Euro 2012: riparla il campo, riparliamo anche noi

Ad inizio della scorsa stagione tentammo una ipotetica griglia di partenza in puro stile Formula 1 per analizzare quello che sarebbe stato il campionato vinto meritatamente dalla Juventus di Antonio Conte. Alcune previsioni si sono rivelate azzeccatissime, altre meno, a dimostrazione del fatto che i pronostici lasciano il tempo che trovano. Ma siccome il bello del mondo pallonaro è proprio questo ce ne possiamo fregare e ritentare lo stesso anche in ottica Euro 2012. Dopo un periodo nerissimo del nostro movimento calcistico, conciso con l’ennesimo scandalo legato alle scommesse, si può tornare a parlare di calcio giocato, lasciando che i tribunali facciano (speriamo, sarebbe veramente un’occasione da non perdere) piazza pulita di chi inquina questo sport già di per sé non proprio lindo come i pavimenti di un hotel a cinque stelle. Fare paragoni con quanto accaduto nel 2006 è simpatico e sicuramente non privo di fondamento, ma meglio lasciar perdere la cabala e concentrarsi sui dati oggettivi. Andiamo quindi ad azzardare la griglia delle sedici magnifiche, premettendo che il livello di un europeo è per certi versi anche più difficile di un mondiale, perchè non ci sono Arabia Saudita e Corea del Nord a fare da materasso, ma tutte squadre che hanno sudato sette camice per arrivare in Polonia ed Ucraina.

Prima fila: la finale dello scorso mondiale era assolutamente quella più giusta ed i valori in cima non sono poi così diversi. La Spagna parte in pole position nonostante qualche pecca in più rispetto al passato: mancherà un fuoriclasse come Puyol ed il bomber di sempre David Villa (entrambi infortunati) ma Del Bosque ha a disposizione un bacino importante in difesa e soprattutto sembra aver recuperato “El niño” Torres, che fu proprio il protagonista dell’Europeo del 2008. Otto vittorie su otto nelle qualificazioni, ventisei gol fatti e solo sei subiti. Aggiungiamoci anche che l’ossatura è composta da giocatori di Real Madrid e Barcellona, ovvero le squadre più forti del pianeta. Può bastare direi. Al suo fianco ancora l’Olanda, che ha giocatori importanti come Robben, Sneijder e soprattutto Van Persie (che potrebbe scatenarsi in questa competizione), ma paga il fatto di essere una delle squadre più “sfigate” della storia. Altro neo è la totale incapacità di vincere ai calci di rigore (quel che accadde a Euro 2000 per loro non è una eccezione, ma la regola), ma a parte questo la rosa è completa (oddio, un portiere forte magari) ed esprimono il miglior gioco del continente.

Seconda fila: Germana senza dubbio, e molto molto vicina alle prime due. Tanti giovani che non sono più promesse bensì certezze. Gente dai piedi buoni e tanti “naturalizzati” indovinati. Molto dipenderà da Gomez, che può far sfracelli e deve dimostrare di saper fare come Klose, ovvero segnare a raffica con la maglia della nazionale. Punto debole sembra essere la difesa, a volte troppo perforabile e poco sicura, ma ci sono sia i nomi sia il fatto di essere appunto “tedeschi”, ovvero freddi come non mai, capaci di arrivare fino in fondo quasi sempre e…sempre vincenti dal dischetto. Accanto a loro, ma con un secondo e mezzo automobilistico di distacco ci siamo noi. Già, noi. Le scelte fatte da Prandelli hanno convinto quasi tutti. Forse una vera prima punta sarebbe servita ma il nostro commissario tecnico ha deciso di puntare su attaccanti rapidi e che soprattutto giocano con la squadra. Siamo la miglior difesa delle qualificazioni ed è un punto basilare nel calcio moderno. Per l’attacco…dipenderà molto da Cassano e Balotelli, che se si sono ricordati di mettere il cervello in valigia (nel caso di SuperMario quel che ne rimane) possono veramente, ma veramente fare grandi cose. Ave Cesare, lavora bene.

Terza fila: Francia e Inghilterra. Le separa la manica, le unisce il gruppo D. I transalpini si sono finalmente liberati di Domenech (e non è poco) ma Blanc dovrà dimostrare ancora tanto. Certo, Benzema, Ribery ed altri sono fuoriclasse e quindi si può fare bene, ma è troppo tempo che toppano di brutto agli appuntamenti importanti e c’è ancora un clima di sfiducia verso di loro. Sono comunque in grado di vincere il girone e di giocarsela bene ai quarti. Gli inglesi invece arrivano all’appuntamento con qualche acciaccato di troppo, ma soprattutto senza Capello. Che vuol dire? Vuol dire che solo giocando all’italiana i sudditi di Sua Maestà sono in grado di vincere qualcosa (Di Matteo docet) e che se continuano a preferire il tipico gioco britannico…peggio per loro e meglio per noi. La squadra però è solida e può sicuramente dire la sua, anche se avrà un accoppiamento difficile nei quarti (se ci arriva).

Quarta fila: Portogallo e Russia. Perchè i lusitani così indietro? Eh semplice, perchè nel loro girone hanno Olanda e Germania, quindi il loro percorso è immensamente più difficile rispetto a tutte le altre squadre che sognano la finale. Cristiano Ronaldo è il miglior giocatore del nostro continente ma purtroppo non ha compagni alla sua altezza, anche se giocatori di livello importante ce ne sono. Se passano il girone possono anche arrivare in fondo però, visto l’accoppiamento possibile nei quarti. Per quanto riguarda la Russia invece c’è da dire che ha una buonissima difesa (seconda per reti subite, dopo l’Italia) ma manca un vero bomber. Talenti come Arshavin sono in declino ma potrebbero stupire come hanno già fatto quattro anni fa.

Quinta fila: Polonia e Svezia. I polacchi giocano in casa ed il sorteggio gli ha regalato il girone più abbordabile possibile (si, anche io penso sia tutto preparato a tavolino, ma tant’è), ma soprattutto non sono scarsi come austriaci e svizzeri che nonostante lo stesso trattamento quattro anni fa fecero quattro punti in due finendo fuori subito. La loro possibilità è arrivare ai quarti, ma difficilmente andare oltre. Gli svedesi sono guidati da uno dei calciatori più chiacchierati del nostro paese, ovvero il re dei bomber Zlatan Ibrahimovic, che ha attorno una squadra che gioca per lui ma anche con lui. In nazionale ha sempre fatto meno capricci (vai a capire perchè) e quindi potrebbero essere la vera e propria mina vagante, non soltanto del loro gruppo, ma in generale.

Sesta fila: Ucraina e Irlanda. Gli ucraini come i polacchi giocano in casa ma l’urna li ha aiutati molto molto meno. Sono poco conosciuti, non sono niente male ma hanno un gruppo sulla carta troppo tosto per far bastare la regola della squadra locale aiutata da tutto e tutti. Soprattutto non avendo fatto le qualificazioni si ritroveranno in una realtà a loro sconosciuta, senza dimenticare che non sarà come per le squadre di club, imbottite di brasiliani ed altri stranieri a noleggio. L’Irlanda del Trap invece…piace. Non ha grossi campioni da un bel pezzo, ma quella vecchia volte di Giovanni una sorpresa può sempre regalarla. Il girone è duro perchè c’è la superfavorita Spagna ed anche una Italia tutta da decifrare, ma si può cercare il miracolo.

Settima fila: Croazia e Danimarca: i croati hanno perso il giocatore più importante, ovvero il bomber Olic, vedendo così crollare le loro quotazioni. Squadra tosta, ma il talento è quello che è e se non si registrano praticamente da subito rischiano una imbarcata colossale. I danesi invece…poverini. Se qualcuno di loro è anticlericale credo che non si saranno contate le bestemmie dopo il sorteggio. Sono un buonissimo team e sarebbero stati sicuramente qualche fila avanti, ma onestamente passare il gruppo B è una impresa che davvero rasenta l’impossibile.

Ottava fila: Repubblica Ceca e Grecia. Bentornati ai cechi che finalmente si riaffacciano nel calcio che conta, ma i tempi d’oro sono sicuramente andati. Cammino troppo altalenante nelle qualificazioni e troppa discontinuità di risultati. Nonostante questo però per assurdo hanno chance di andare ai quarti, semplicemente perchè sono nel girone nettamente più scarso. Stesso discorso si può fare per gli ellenici, ma per loro basta dire questo: i miracoli nel calcio ti succedono una volta sola e non ci sarà un altro Charisteas.

L'urna ha parlato. Vediamo di risponderle.

L’urna ha parlato. Cosa ha detto? Beh, grosso modo qualcosa del tipo “All’Europeo difficilmente becchi nuovamente la Nuova Zelanda”. Esatto, proprio così. Sperare in un girone abbordabile in un campionato europeo è da folli, specie dove su quattro teste di serie ben due sono i paesi ospitanti. Sgomberiamo il campo dagli equivoci. Solo sedici squadre, tutte europee e concentrare in quattro gironi (il discorso sarà diverso dal prossimo europeo, che sarà a ventiquattro squadre). Niente formazioni caraibiche o oceaniche. Intendiamoci, la figura di me…lma è sempre dietro l’angolo e purtroppo lo sappiamo benissimo, ma è indiscutibile il fatto che quel girone del mondiale sudafricano fosse ridicolo (difatti siamo usciti per osceni demeriti nostri, non certo perchè “kiwi” e slovacchi si siano dimostrati meglio del previsto). Nell’europeo devi entrare in forma subito, non passo dopo passo, solo così si può sperare di vincere.
Avere un girone del genere potrebbe essere un vantaggio. Ma andiamo a vederlo nel concreto.

Spagna (prima nel ranking Fifa), Irlanda (ventunesima) e Croazia (ottava). Naturalmente il ranking lascia il tempo che trova (i croati davanti a noi è quantomeno discutibile) ma ci dice che bisogna lottare da subito. L’esordio è con la Spagna. Campioni in carica e vincitori anche della Coppa del Mondo. Sono i più forti? Assolutamente si. Mezzo Barcellona e mezzo Real Madrid, ovvero le due squadre migliori al mondo attualmente. Il gap non è così ampio come certa stampa ridicola vuol far credere, ma bisogna rispettare chi parte in pole-position. Guardiamo il lato positivo: se dovessimo perdere c’è ancora speranza di rialzarsi e di recuperare (e dipenderebbe da noi) ma se invece ne usciamo indenni la strada sarebbe veramente in discesa. Hanno un firmamento di stelle, ma come abbiamo già sottolineato in passato siamo in crescita costante e Prandelli sta lavorando stupendamente.

Ci sarà poi l’Irlanda del Trap. Vecchia volpe, e sebbene “Cat is not in the sack” bisognerà sudare anche contro di loro. Perchè? Esattamente per quello, per il Trap. Non hanno supercampioni ma tanti buoni giocatori (uno su tutti il fortissimo Duff, campioncino spesso sottovalutato) che però giocano un calcio incredibilmente concreto, improntato al risultato e non al bel gioco che non serve a niente ed è solo fine a sé stesso. Partiamo logicamente favoriti ma guai a sottovalutarli. Infine la Croazia. Che dire sui croati, per la prima volta arrivano ad una competizione senza vere “stelle” circondate da comprimari, ma chi li ha visti giocare avrà notato due cose: innanzitutto che sono un gruppo compattissimo, assai poco slavo (del resto sono gli unici dell’ex-Jugoslavia ad essersi qualificati), e poi che hanno due cosiddetti enormi (vedasi il tre a zero rifilato ai turchi in casa loro nei playoff). In pratica possono essere una grande sorpresa o un flop clamoroso.

Un cosa è sicura, si tratta di quattro squadre che sanno giocare a calcio. Preparatevi a partite molto combattute, magari anche non spettacolari ma che sapranno emozionare. Fare meglio dell’ultimo torneo importante sarà facilissimo, ma si spera che i nostri ragazzi possano arrivare fino in fondo.

È tempo di (semi)finali

Sabato e domenica prossima, in un tabellone nord vs sud, si sfideranno per accedere alla finalissima dei mondiali Galles – Francia da una parte e Australia – Nuova Zelanda dall’altra.

Vediamo di analizzare le squadre.
Il Galles è la sorpresa del lotto. È la squadra rilevazione di questo mondiale, ha saputo interpretare magnificamente il quarto con l’Irlanda (nettamente favorita) e si merita di essere dove è. Contro l’Irlanda ha fatto la parte di Davide contro Golia, difendendo caparbiamente per la maggior parte del tempo e punendo poi gli irlandesi al primo errore. Diciamo che è la nostra Cenerentola, quella che si tifa perché è meno grande delle altre.
La Francia ha pescato il jolly contro l’Inghilterra, nel relativo quarto di finale. Lievremont, coach dei transalpini, ha vissuto una fase premondiale e tutto il periodo dei gironi con il fiato dei media sul collo, reo di far giocare i suoi ragazzi fuori ruolo e decisamente male (verissimo). Lui ha sempre risposto cercando di far gruppo, insultando, alzando i toni, evidentemente memore dell’effetto Lippi al mondiale 2006 o guardando al Mourinho del presente. Fatto sta che la Francia ha già un piede in finale, essendo nettamente favorita nello scontro con i gallesi, ha un organico che non ha nulla da invidiare a quello della Nuova Zelanda (nel 2007 gli All Blacks furono proprio rimandati a casa dai francesi ai quarti) e ha battuto l’odiata Inghilterra ai quarti grazie ad un’intensità ed una determinazione sconosciuta agli inglesi e ad un primo tempo da favola terminato sul 16 a 0. Pronostico: Francia (ma il cuore è con i gallesi)
Andiamo dall’altra parte del tabellone.
L’Australia ha già giocato una prima teorica finale nel quarto contro il Sud Africa, campione uscente. La partita di sabato mattina è stata al cardiopalma; mentre gli italiani facevano colazione, l’Australia, demeritando, è riuscita a pescare il jolly contro la squadra più forte vista fin’ora, quel Sud Africa campione uscente e zeppo di campioni alla fine della loro carriera. Proprio questa è stata la chiave del match. 70 minuti di fuoco (ricordiamo che una partita ne dura 80), con la squadra africana avanti 9 a 8 e a dettare il gioco ma che non riesce a fare il break quando dovrebbe e potrebbe, punizione (sacrosanta) per l’Australia ed è James O’Connor (classe 1990), con una fucilata tra i pali, a marcare i 3 punti che portano gli australiani alla corte degli All Blacks. L’Australia parte da sfavorita; ha una squadra giovanissima, piena di campioncini con poca esperienza sulle spalle ma con quella genialità e quel tocco di irresponsabilità che potrebbe essere invece la chiave di volta della semifinale.
La Nuova Zelanda è la squadra da battere, quella più forte, quella che tutti si aspettano che domini l’avversario. Cosa che non è riuscita domenica mattina contro l’Argentina. Una partita che doveva essere a senso unico e piena di mete, è stata invece una bolgia infernale, che ha visto da una parte i Pumas combattere fino alla fine su ogni pallone rovinando il gioco e i piani degli All Blacks che pensavano di fare una passeggiata e che di mete ne hanno segnate solo 2 e la prima al 67′. Il problema principale degli All Blacks è l’infortunio di Dan Carter, mediano d’apertura e giocatore più forte del mondo. Il problema muscolare alla coscia ha mescolato le carte in casa Nuova Zelanda e chi dovrebbe prenderne il posto (Slade in prima battuta e Cruden in seconda) appare non all’altezza.
Che questo possa rivoluzionare una coppa del mondo che all’inizio appariva già scritta?
Pronostico: All Blacks (ma il cuore è con gli australiani)

Irlanda: La Tigre Celtica non morde più

[stextbox id=”custom” big=”true”]Un nuovo autore su Camminando Scalzi.it

Dario Ganci è laureato in giornalismo e in scienze della comunicazione. E’ un giornalista freelance, web content ed è autore del libro “Le campane dell’Inferno”. Lo trovate su twitter e nel suo blog personale. Buona lettura![/stextbox]

Solo fino a qualche anno fa, l’Irlanda era un sogno di smeraldo immerso nel mare del Nord.

Migliaia di giovani da tutta Europa affluivano nel piccolo paese celtico in cerca di un lavoro ben pagato e di un futuro che il paese d’origine non poteva dare loro. Era l’epoca della “Tigre Celtica”. Arrivavi a Dublino, facevi circolare il tuo curriculum e nel giro di una settimana eri assediato dalle offerte di lavoro, con stipendi e benefits che mai ti saresti immaginato. Questa era una delle piacevoli conseguenze del cosiddetto “Modello Irlandese”, una strategia economica che, in soli dieci anni, portò l’Irlanda da fanalino di coda dell’Europa a quarta nazione al mondo per Pil pro capite.

Gli ingredienti del successo?
Tasse sugli utili basse, aiuti di stato per le nuove iniziative imprenditoriali, incentivi agli investimenti e una legislazione sul diritto d’autore tra le più libertarie d’Europa. Se a questi ingredienti aggiungiamo un vasto capitale umano formatosi nella vicina Gran Bretagna, possiamo capire come aziende del calibro di Google, Hp, Dell, Microsoft, Apple e tante altre abbiano aperto sedi e stabilimenti nella verde Irlanda. Una pioggia di denaro si riversò sui cittadini dell’isola di smeraldo, con tutte le storture che questo porta: Speculazioni finanziarie e immobiliari, aumento dei prezzi e allo stesso tempo dei consumi. Le città irlandesi si trasformarono rapidamente, forse troppo.

Dall’oggi al domani sorsero nuovi quartieri residenziali e centri commerciali. Le vie principali si riempirono di boutiques, negozi di moda, di articoli di lusso e di un numero incalcolabile di ristoranti e locali notturni. Un modello simile, basato sui continui investimenti esteri, sulla speculazione bancaria e sul costante aumento dei consumi non era destinato a durare in eterno. Infatti, con la crisi dei mutui subprime del 2008, qualcosa ha iniziato a incepparsi nella fabbrica dei sogni irlandese.

La crisi delle banche, pesantemente esposte a causa della loro politica spregiudicata, ha innestato un micidiale effetto domino che, unito alla crisi globale appena scoppiata, annunciava la fine del “Modello Irlandese”. Il primo segnale concreto fu l’annunciata chiusura dello stabilimento Dell di Limerick nel gennaio 2009 che portò la perdita di quasi 3000 posti di lavoro. Ma già da tempo, colossi come Hp e Xerox stavano gradualmente riducendo investimenti e personale per portare altrove le strutture. Questa silenziosa dismissione, all’inizio, non fu chiaramente percepita dagli irlandesi.

Spesso i primi ad andare via erano proprio gli stranieri, che in massa avevano invaso le strade di Dublino, Galway, Cork. Solo quando ristoranti, pizzerie e centri commerciali iniziarono a svuotarsi e a chiudere i battenti si iniziò ad avere un quadro più preoccupante della situazione. Quando le banche iniziarono a collassare, facendo mancare l’ossigeno alla già asfittica Tigre Celtica, era troppo tardi. Le ottimistiche promesse di rilancio del governo, fantasiosi piani di investimenti infrastrutturali e gli aiuti alle imprese lasciarono il posto al micidiale piano di salvataggio delle banche e ad un deficit di bilancio, letteralmente, da Guinness dei Primati.

Le famiglie irlandesi si trovarono indebitate all’inverosimile, senza soldi e con delle banche in crisi di liquidità che pretendevano il denaro indietro. Il sistema  implose e si accartocciò su se stesso e ora l’Irlanda ha bisogno dell’aiuto dell’Europa, non tanto per uscire dalla crisi, quanto per sopravvivere in attesa di tempi migliori. È di questi giorni la notizia che il famigerato “spread”, cioè la differenza di rendimento tra i titoli di stato di una nazione rispetto a quelli della Germania, considerati come punto di riferimento virtuoso, è esploso, e la Banca Centrale Europea è stata costretta ad acquistare titoli irlandesi per bloccare la speculazione. La speranza dell’Irlanda e, al tempo stesso, quella dell’Europa, è che gli aiuti finanziari di Gran Bretagna e Unione Europea possano stabilizzare l’economia e proteggere il già debole Euro dalle speculazioni finanziarie. Le conseguenze di questo salvataggio verranno pagate a caro prezzo da questa generazione di irlandesi e probabilmente anche dalla prossima.

Un triste destino per la ”Tigre Celtica” che per un decennio ha cavalcato il mondo, e che ora giace trafitta a morte dalla crisi e dai suoi errori.

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