Brian Clough: miglior bomber e miglior allenatore di sempre?

In Inghilterra è un’icona da sempre, anche se otto anni fa è venuto a mancare. Qui da noi però è un personaggio troppo poco conosciuto ed è un sacrilegio per ogni amante del calcio, visti i suoi numeri e i suoi straordinari record. Parliamo di Brian Clough, centravanti e successivamente allenatore inglese, che ha realizzato cose attualmente difficili da eguagliare. Ma andiamo con ordine.Continua a leggere…

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Una partita che si gioca… un quarto di secolo fa

Erano gli anni ottanta. Tutto era diverso. C’era ancora l’Unione Sovietica, il Muro di Berlino era ancora in piedi, passava la cometa di Halley, i Duran Duran spopolavano fra le ragazzine, Berlusconi comprava il Milan, esplodeva una centrale nucleare a Chernobyl e Maradona entrava nella leggenda con la “Mano de Dios” ed un gol pazzesco contro l’Inghilterra. Ma se si chiede ad un napoletano quale avvenimento ricorda del 1986, qualsiasi appassionato di calcio citerà la vittoria a Torino del 9 novembre. Il team di Ottavio Bianchi giocò un match memorabile andando a espugnare il “Comunale” (per oltre metà ospitante tifosi azzurri) per tre a uno, dopo aver rimontato l’iniziale vantaggio bianconero firmato da Laudrup con i gol di Ferrario (uno che andava nella metà campo avversaria tre volte all’anno), Giordano e Volpecina. Cosa significò per i napoletani lo spiega meravigliosamente Maurizio De Giovanni, un bravo scrittore partenopeo, nel suo libro “Juve-Napoli 1-3. La presa di Torino“. Quelli che per anni erano stati i “nemici di sempre” erano stati battuti. La ricca Juventus, dei ricchissimi e potentissimi Agnelli, simbolo del nord industrioso contro il sud meno sviluppato e che cercava una rivalsa nel mondo pallonaro.

Difficile non vedere un déjà-vu con quanto sta accadendo oggi, nel 2012. Entrambe le squadre appaiate in cima alla classifica, la Juventus considerata come la favorita numero uno al titolo, la giornata di campionato quasi uguale (ottava adesso, nona un quarto di secolo fa), la stessa speranza di coloro che intraprenderanno il viaggio verso il nuovissimo “Juventus Stadium“, capolavoro di architettura per visuale e comfort ma decisamente piccolo e che non potrà ospitare i quasi trentamila napoletani come nel 1986, nemmeno il dieci per cento. Intendiamoci, ci sono tante cose diverse. L’attuale squadra bianconera è decisamente la più forte del paese, forte di uno scudetto vinto meritatamente lo scorso anno, di una rosa molto competitiva, di un allenatore che per quanto bistrattato è senza dubbio bravissimo, ma soprattutto di un record di imbattibilità che dura da oltre un anno. La differenza con il Napoli sembra molto più marcata rispetto a quanto accadde anni fa. Però… c’è chi rivede in Cavani il fervore che soltanto il più grande giocatore di tutti i tempi, Diego Armando Maradona, aveva saputo dare ad un intero popolo. I suoi scudieri non sono Giordano, Carnevale e De Napoli, ma Pandev, Hamsik e Maggio.

No, decisamente non è una partita come le altre. Potrebbe anche non decidere nulla, è ovvio, siamo appena ad ottobre e questa lotta a due potrebbe anche spezzarsi in favore di qualcuno. Ma è da ingenui pensare che sabato 20 ottobre qualsiasi tifoso napoletano non si paralizzerà a seguire i propri beniamini, sognando quello che qualcuno vorrebbe tanto rivivere e quello che qualcuno vorrebbe vivere per la prima volta. Dall’altro lato ci sono la consapevolezza di essere la squadra più vincente della storia italiana a livello di scudetti (ventotto, ma come si evince da battute sempre più frequenti per qualcuno sono di più) e la pressione dello scomodo ruolo di favorito, ma anche per gli juventini sarà una gara tutta da seguire, proprio perché un testa a testa del genere non capita tanto spesso (soltanto nella stagione 1974-1975 Juventus e Napoli avevano battagliato per il titolo, andato poi a Bettega e compagni) e perché c’è appunto una imbattibilità da difendere. Voglia di vincere da ambo le parti dunque, con la consapevolezza che magari anche questa partita entrerà negli annali della storia del calcio, e magari qualcuno ci scriverà un libro per raccontare quanto accaduto in terra piemontese alle nuove generazioni.

Sfide del genere fanno solamente bene al nostro calcio, ultimamente fin troppo in ribasso. Se ci si ricorda che si tratta comunque di sport e non di questioni vitali, allora ci si può decisamente abbandonare a questa passione anche con settimane di anticipo. Che i tifosi delle due squadre si godano l’incontro, così come probabilmente faranno anche quelli di tutte le altre compagini, perché tutti vogliono veder fare la storia.

Una Coppa ritrovata

Probabilmente in molti ricorderanno un famoso Reggina-Chievo, partita valida per gli ottavi di finale della Coppa Italia 2006-2007, giocata ad ora di pranzo in infrasettimanale per esigenze televisive (e già qui si può sorridere) e che vide nel settore ospiti uno degli striscioni più memorabili visti in uno stadio di calcio.

Tre, e ribadiamo tre, tifosi del Chievo che avevano attraversato tutto il paese esposero un drappo con su scritto: “Non avevamo un ca… da fare“. Eloquente, non c’è che dire. Già, perchè quello fu un segnale chiarissimo di come la manifestazione fosse diventata davvero un fastidio. Per tutti, le grandi e le piccole. Le grandi per un calendario già intasato dalle competizioni continentali e le piccole perchè non avevano rose adatte a così tante partite. Un primo cambiamento avvenne già l’anno successivo, con la prima finale in gara unica da tempo immemore: Roma-Inter 2-1, in uno stadio “Olimpico” stracolmo. Da qui la decisione di far disputare sempre la finale a Roma in stile Wembley (evidentemente c’è sempre un modello inglese da seguire!). Sul fatto che si giochi sempre nello stesso stadio e che sia quello di due delle principali squadre di Serie A che hanno l’opportunità di giocare la finale in casa se ne può discutere perchè difatti è una stupidaggine colossale (a Wembley infatti non gioca nessun club) ma l’idea di fondo è corretta.

L’allora presidente della Lega Calcio Matarrese esportò nel 200/2009 il modello della Coppa di Francia, con una serie di turni preliminari in gara unica (chi gioca in casa lo decide il sorteggio) e con le “teste di serie” (le prime otto classificate del campionato precedente) che subentrano negli ottavi di finale giocando nel proprio stadio, “obbligando” le big a disputare solo cinque match (finale compresa, visto che solo le semifinali rimangono con la vecchia formula andata-ritorno) per alzare la Coppa. Sembra aver funzionato. Match molto più spettacolari e molta più voglia di andare avanti nella competizione (ok, non come in altri paesi ma è già qualcosa). Per un curioso fenomeno solo l’anno scorso si è avuta una finale senza una squadra romana impegnata (quindi fino a quel momento era ovvio avere lo stadio pieno) ma l’invasione pacifica dei palermitani ha dimostrato che ottantamila persone sono fattibili anche se sono impegnati due team che arrivano dai capi opposti del nostro paese.

Anche l’edizione attuale sembra confermare l’andazzo. Si sono viste partite molto spettacolari, come Milan-Lazio, Napoli-Inter e Juventus-Roma, più la sorpresa Siena arrivata fino alle semifinali e ad un passo da una incredibile qualificazione all’Europa League (la Coppa Italia assegna un posto nella seconda competizione europea). Memorabile anche la doppia sfida fra le attuali dominatrici del campionato di Serie A, Milan e Juventus, conclusasi solamente ai tempi supplementari dopo due incontri “veri”. E la finale? Napoli-Juventus. Si, siamo ad aprile e se ne parla già da settimane. Richiesta di biglietti oltre ogni più rosea aspettativa, con consequenziale polemica del presidente azzurro De Laurentiis che voleva far disputare l’atto finale a Milano. Polemiche sul sistema di vendita (la tessera del tifoso andrà anche in pensione ma continua a far discutere oltremisura) e su eventuali prelazioni, così è facile prevedere una vera e propria “caccia al tagliando”.

La Coppa Italia sembra aver riacquistato l’antico prestigio dunque. Ci sono altre proposte per cercare di renderla ancora più appetibile, come ad esempio assegnare un posto in Champions League a chi la vince, ma per il momento può andar bene così. Con buona pace di quei meravigliosi tre tifosi del Chievo.

Questi (gol) fantasmi

Sabato 26 febbraio in Milan-Juventus si è verificato un episodio che ha fatto parlare molto. Sul punteggio di uno a zero per i rossoneri non è stato concesso un valido gol al ghanese Sulley Muntari, col pallone che aveva ampiamente varcato la linea di porta prima di essere respinto dal portiere juventino Buffon. Incredibilmente il guardalinee non ha notato nulla ed il gioco è andato avanti. Ora, non importa quanto sia finita la partita e nemmeno chi abbia subito un torto arbitrale. La questione centrale è l’utilizzo della tecnologia per dissipare i dubbi a proposito dei cosiddetti “gol fantasma”, ma non soltanto. Il presidente della Uefa Michel Platini si è detto contrario, così come il numero uno della Fifa Joseph Blatter, ma ultimamente sembra essersi aperto qualche spiraglio, specie per quanto concerne lo svizzero. Ma l’aiuto della moviola può davvero rendere migliore il calcio? Innanzitutto è da premettere che negli altri sport a livelli alti viene utlizzata. Nel basket l’istant-replay può essere richiesto anche dagli arbitri (un campionato venne deciso così, con un incredibile finale thrilling nella finale fra Milano e Bologna), nel football americano lo può chiedere un allenatore rinunciando ad un time-out in più, nel rugby c’è addirittura un arbitro che viene chiamato in causa solo durante controversie del genere.

Quali rimedi allora per il mondo pallonaro? Si parla di sperimentare i sensori nelle porte, come accade con buon successo nell’hockey su ghiaccio ed anche di istituire in pianta stabile i due arbitri dietro le porte (come accade per le sole competizioni europee). Passi avanti, senza dubbio, ma è ancora presto per far cantare vittoria ai seguaci di Aldo Biscardi. Eliminare le polemiche ed i sospetti in un mondo diventato fin troppo poco credibile dopo calciopoli sembra essere un motivo sufficiente per accogliere questa proposta, ma sono in tanti coloro che si oppongono a questa novità. Le loro ragioni sono comunque da ascoltare. C’è chi dice che in fondo le decisioni errate sono numericamente parlando nettamente inferiori a quelle corrette (ad esempio subito dopo il gol-fantasma di Muntari sono stati “visti bene” quelli di Sculli, Izco e soprattutto Borini) e che è proprio quello il bello del calcio, che è il sale della contesa. C’è chi (e anche io sono parte di costoro) storce un po’ il naso perchè romanticamente parlando pensa che se la moviola deve essere usata in Serie A allora bisognerebbe farlo anche in Terza Categoria (cosa irrealizzabile per ovvie ragioni) visto che le regole sono uguali indipendentemente da chi giochi e dove giochi. C’è anche chi dice che anche con l’uso della tecnologia le cose rimarrebbero inalterate e le polemiche rimarrebbero comunque (ma d’altra parte la frase “Non la vogliono altrimenti non possono più fare imbrogli” è fin troppo inflazionata.

Il dibattito è già molto acceso perchè indubbiamente siamo di fronte ad una questione tremendamente spinosa. Forse la cosa più democratica sarebbe davvero far decidere alla gente, capire cosa vuole il tifoso (che ricordiamolo…è colui che permette all’intero sistema calcistico mondiale di continuare ad andare avanti) ma non è certamente cosa facile. “Sperimentare” dovrebbe essere la parola d’ordine. Potrebbe andar male ma potrebbe anche andar bene e sinceramente nel calcio moderno per come vanno le cose un tentativo si potrebbe anche fare. Ne potrebbe beneficiare il senso di giustizia che radica in ogni tifoso (quando non è avvantaggiata la sua squadra magari….), i dirigenti delle varie federazioni che oramai hanno una credibilità pari alla mia ad un esame di fisica nucleare, ed anche gli arbitri, che eviterebbero clamorose figuracce ai fischietti (tipo questa, accaduta in America Centrale e che continua ad ispirare pura ilarità). Dite la vostra, che ne pensate riguardo alla moviola in campo?

Mi dia un Ibrahimovic: pacchetto completo

Zlatan Ibrahimovic, nato a Malmo il tre ottobre del 1981 è senza dubbio uno dei migliori giocatori del mondo. Dotato di un talento sopraffino e di un fisico imponente, riesce a riassumere in un solo giocatore classe e potenza. Per questi ed altri motivi è nella top-five mondiale. Ma perchè allora ha così tanti detrattori? Perchè è antipatico a tanti ed è spesso nell’occhio del ciclone? Semplice. Il buon Zlatan ha un rovescio della medaglia: il suo carattere bizzoso ed eccessivamente impulsivo che lo porta a compiere gesti inconsulti e diciamolo…tremendamente antisportivi. Ricordiamo i suoi numeri in positivo e negativo, per avere un quadro completo. Ibrahimovic ha vinto lo scudetto ogni anno, in tutte le squadre in cui ha giocato (Ajax, Juventus, Inter, Barcellona, Milan), segnando con una media impressionante (oltre un gol ogni due partite) e portando a casa per sei volte il Guldbollen (premio assegnato al miglior giocatore svedese). D’altro canto però ha collezionato ben otto espulsioni, quasi tutte per stupidaggini commesse in campo.

Cominciò la sua serie di “follie” con la maglia della Juventus, il venti aprile del 2005, quando rifila un colpo proibito all’interista Cordoba che gli costa tre giornate di squalifica con la prova televisiva (ma i piemontesi ottengono tre vittorie in sua assenza). Prosegue sempre in bianconero contro il Bayern Monaco in Champions League il due novembre 2005, uscendo per doppia ammonizione saltando solo una partita (vinta dai suoi compagni). In nerazzurro sfoggia il peggio di lui, con tre espulsioni in tre mesi: il ventisette settembre 2006 ancora col Bayern viene cacciato per doppia ammonizione, il dodici novembre contro il Parma e due settimane dopo contro la Lazio per comportamento non regolamentare (allo stadio Olimpico calcia un pallone mentre l’arbitro fischia la fine del primo tempo). L’Inter però in sua assenza le vince tutte. Passiamo al Barcellona: il sei novembre 2010 il team di Guardiola sta vincendo ma lui rifila un calcio ad un avversario a terra e il giudice sportivo lo ferma per un turno (il Barca vinse nel turno successivo). Arriviamo ai tempo recenti: prima il cazzotto allo stomaco a Marco Rossi del Bari (tre giornate ridotte a due in appello, con una vittoria ed una sconfitta per il Milan), poi gli insulti al guardalinee a Firenze (tre giornate e tre vittorie rossonere, compreso il decisivo derby che vale il diciottesimo scudetto) ed infine lo schiaffo ad Aronica.

Cosa si evince da tutto ciò? Innanzitutto che scaramanticamente parlando è un bene quando è squalificato, ma tornando seri è palese il suo non sapersi controllare e cadere spesso in comportamenti deprecabili. C’è chi tira in ballo il suo essere di origine slava, ma sarebbe pretestuoso e stupido sostenere che sia per quello. Vero è però che un ragazzo nato e cresciuto in Svezia che passa l’adolescenza a rubare biciclette, litigare con tutti (amici, nemici, allenatori) e tifare contro la nazionale svedese in quanto nelle altre ci sono giocatori che gli piacciono di più (come racconta lui stesso nella sua autobiografia) sicuramente lo rende perlomeno diverso dal tipico stereotipo dello svedese. La realtà è che se una squadra compra un giocatore del genere deve essere disposta ad accettare i due volti del ragazzo: il talento cristallino ed il carattere ingestibile. Il pacchetto completo in pratica. Non c’è da stupirsi se “Ibra” realizza reti straordinarie, calciando con una potenza inaudita e scagliando il pallone alle spalle degli estremi difensori avversari, ma purtroppo per lui non bisogna stupirsi nemmeno se rifila uno schiaffo in maniera del tutto gratuita e stupida ad un avversario. “You can leave the ghetto, but the ghetto never leaves you”: questa è una frase che Ibrahimovic cita molte volte e si sposa perfettamente con il suo modus operandi. C’è poco da fare, chi nasce tondo non muore quadro. Finchè giocherà lo svedese di origine bosniaca continuerà a riempire le prime pagine dei quotidiani sportivi, nel bene e nel male. Lui è “Ibra”.

La meglio gioventù. Rieccola.

1 Marco Amelia, 3 Emiliano Moretti, 5 Daniele Bonera, 6 Daniele De Rossi, 8 Angelo Palombo, 9 Alberto Gilardino, 11 Giuseppe Sculli, 13 Andrea Barzagli, 14 Cesare Bovo, 15 Marco Donadel, 17 Giondomenico Mesto. Sostituti 12 Federico Agliardi, 22 Carlo Zotti, 2 Cristian Zaccardo,  4 Alessandro Gamberini, 10 Matteo Brighi, 16 Alessandro Potenza, 18 Alessandro Rosina, 19 Simone Del Nero, 20 Andrea Caracciolo, 21 Gaetano D’Agostino. Allenatore Claudio Gentile.
Questa è la nazionale under 21 dell’Italia che vinse il campionato europeo nel 2004. Tre a zero alla Serbia, strapazzata dal gioco degli azzurrini che dominarono il torneo. Cinque di questi ragazzi due anni dopo diventavano campioni del mondo, dopo una strepitosa cavalcata in terra tedesca conclusa con il successo contro la Francia in finale ai calci di rigore. Nomi interessanti, che testimoniano come il nostro vivaio (nonostante i giornalisti amino dire il contrario) continua a sfornare giocatori molto interessanti. Spesso si tende a dimenticarsene, ma per una nazionale è importantissimo avere linfa vitale da quelle giovanili e dopo qualche passaggio a vuoto le cose sembrano tornate alla normalità (perché a livello di under 21 nessuno ha vinto quanto noi, è bene ricordarlo sempre). Il merito di tutto ciò bisogna sicuramente riconoscerlo a Ciro Ferrara, capace di raccogliere un’eredità scomoda e di rilanciare un gruppo che sembrava aver perso la fiducia in sé stesso. La gestione di Casiraghi non era stata delle migliori: dopo sette edizioni la qualificazione alla fase finale dell’europeo non è arrivata. Dopo un clamoroso e fortunoso passaggio alla fase degli spareggi e dopo una vittoria per 2-0 in casa contro una modesta Bielorussia arrivò una ancor più clamorosa sconfitta per 3-0 in trasferta che ovviamente costò la panchina all’ex bomber di Juventus e Chelsea.

Ora c’è un gruppo nuovo, capace di fare sfracelli. Cinque vittorie su cinque, con sedici gol fatti e solo due subiti. In più, un gioco brillante ed a tratti anche spettacolare. Ma vuol dire anche che abbiamo giovani di grande talento? Assolutamente si. Facciamo qualche esempio ruolo per ruolo. In porta c’è Carlo Pinsoglio, da molti descritto come il nuovo Buffon (si vabbè, il nuovo-tal dei tali oramai è una espressione inflazionata) ma che sicuramente ha grosse doti: cresciuto nel vivaio juventino si è messo in mostra anche a Viareggio, ma adesso si è consacrato nel Pescara di Zeman (e se un portiere si dimostra bravo in una squadra del boemo è tutto dire!). In difesa un terzetto nerazzurro con Santon (che oramai conosciamo bene perchè in nazionale maggiore ha già giocato e che adesso è passato al Newcastle) e soprattutto Caldirola e Faraoni (occhio perchè a breve imparerete a conoscerli). Senza dimenticare Camporese della Fiorentina e Crescenzi del Bari. A centrocampo Marrone della Juventus è il nuovo che avanza, a breve lo vedremo fare ottime cose in Serie A, ma di fianco a lui sembrano promettere bene anche Bertolacci del Lecce (ricorderete che ha già castigato la Juventus lo scorso anno) e Saponara dell’Empoli. Inoltre ci sono tre o quattro ragazzi che sembrano partire a fari spenti ma potrebbero accenderli ed abbagliare tutti. Le primizie però sono tutte in attacco. Paloschi e Destro in Serie A ci giocano con continuità e sopratutto il secondo sembra essere uno dal gol facile, mentre l’atalantino Gabbiadini sembra in fase di maturazione. C’è anche il “Faraone” El Shaarawy, che ha già segnato un gol con la maglia del Milan (tra l’altro alla miglior difesa della Serie A fino ad oggi, quella dell’Udinese) e che viene visto da molti addirittura come l’erede di Kakà. Infine un ragazzo che sta facendo sognare i tifosi del Napoli, anche se gioca a Pescara: Lorenzo Insigne. Zeman lo ha scoperto lanciandolo nel calcio che conta e lui l’ha ripagato con numeri incredibili. Diciannove gol in trentatré partite a Foggia, sette in dodici presenze finora in terra abruzzese. Aggiungeteci anche una valanga di assist e tirate le somme.

Tanti giovani promettenti. Se anche solo tre o quattro diventassero giocatori di prim’ordine la nostra nazionale potrebbe arricchirsi in maniera veramente importante per i prossimi dieci anni. Alla faccia di chi dice che di talenti nel nostro calcio giovanile non ce ne sono.

Un uomo solo (era) al comando

Lo storico telecronista del ciclismo Ferretti amava aprire le sue telecronache con una frase: “Un uomo solo al comando, la sua maglia è biancoceleste, il suo nome è Fausto Coppi”. Già, perche Coppi volava ed era sempre solo, in positivo. All’Inter invece c’era un altro uomo solo al comando, purtroppo per lui, però.

Gian Piero Gasperini ha concluso la sua avventura sulla panchina interista senza gloria e con tanto rammarico da parte sua, galantuomo apparso subito inadatto ai colori nerazzurri. Senza esperienza in una grande si dirà, ma non soltanto quello. Vediamo cosa ha portato Moratti e compagni a puntare su di lui. Innanzitutto, c’è da premettere che evidentemente per allenare i nerazzurri ci vuole una persona smaliziata. Mourinho è il re in questo e di conseguenza si è rivelato perfetto, Benitez molto meno e difatti non ha avuto vita facile. Allo spagnolo non hanno lasciato tempo, del resto raccoglieva una eredità pesantissima (ma non dimentichiamoci che parliamo di un tecnico che portava con facilità il Liverpool in finale di Champions League, mentre ora i “reds” navigano in cattive acque) ed il suo gioco diverso da quello del portoghese non ha potuto far dimenticare ai tifosi lo “Special one”. Leonardo in pratica non ha fatto altro che riproporre quello che era il gioco della vecchia Inter di Mou.

Ora, cosa accade quest’estate? Semplice, in pochi vogliono prendersi la patata bollente ed a sedersi su una panchina già rovente è uno che era fra le seconde scelte (immaginate come si possa sentire la persona in questione) quindi già non ci siamo. Doveva andare al Napoli ma poi viene rispedito al mittente dopo il chiarimento fra Mazzarri e De Laurentiis (tanti i tifosi azzurri che hanno tirato un sospiro di sollievo). Il curriculum del Gasp però sembrava buono: giovanili alla Juventus (cosa poco gradita ai tifosi interisti) con un Torneo di Viareggio vinto, esordio col Crotone portato incredibilmente in Serie B e mantenuto poi in cadetteria per due anni. Approda al Genoa e riporta il “grifone” in Serie A, venendo confermato, lanciando Milito e meritandosi addirittura la “panchina d’oro”, premio assegnato al miglior allenatore dell’anno dai suoi colleghi. Diviene il primo allenatore della storia rossoblù a vincere tre derby consecutivi, ma poi il suo rapporto con la città ligure si interrompe con un esonero.

Ok, i presupposti per ritenerlo un buon allenatore di Serie A ci sono tutti. Da grande? Uhm, difficile. Innanzitutto per il suo gioco troppo alternativo per una Inter che non ha mai giocato con la difesa a tre. Un mercato strano, con partenze eccellenti come quella di Eto’o (che dice di credere nel progetto della sua nuova squadra russa, con venti milioni di buone ragioni all’anno) e conferme in extremis come quella di Sneijder, da subito apparso inadatto al suo modulo. Arriva Forlan, ma il sei agosto è già tempo di derby. Supercoppa Italiana, col Milan che capisce che in caso di vittoria non solo porta a casa il trofeo ma mette già sotto pressione una diretta concorrente allo scudetto. Segna proprio Sneijder, ma gioca fuori ruolo e quando i Campioni d’Italia cominciano a fare sul serio sono dolori: prima sconfitta e primi mugugni. La difesa non convince ed un mese dopo a Palermo all’esordio in campionato è tragicomica: quattro reti rosanero e i mugugni diventano proteste. Contro il Trabzonspor, squadra turca dal nome impronunciabile, arriva uno stop casalingo in Champions che ha del ridicolo, con incredibili gol falliti (a tradirlo proprio il “suo” Milito) e nessuna scusa: con una team del genere non puoi perdere nemmeno se giochi in otto. Uno zero a zero con la Roma lo porta sul baratro ed un ko con il Novara (che mancava in A da oltre mezzo secolo) è davvero troppo.

Di chi sono le colpe? Di tutti. Della società, che ha dimostrato inadeguatezza nella scelta sia facendolo sentire da subito un ripiego sia nel non capire cosa veramente servisse. Dei giocatori, con alcuni senatori che hanno remato contro forse (lo scopriremo a breve) ma che sicuramente non si sono dannati l’anima. Del tecnico, perchè troppe scelte sono apparse veramente assurde, ma dettate dalla mente di qualcuno che si sente veramente, ma veramente solo. Fin dall’inizio, contro tutti. Per reggere ci vogliono qualità che Gasperini al momento non ha (magari le avrà in futuro), ma una cosa è sicura: questa storia è cominciata male, è proseguita peggio ed è finita…bah, diciamo solo che è finita.

E adesso? Adesso c’è Ranieri, l’uomo perfetto per l’Inter di oggi. Ai nerazzurri serve tranquillità e l’ex-tecnico di Roma e Juventus porta esattamente quello. Purtroppo nulla di più, visto che è stato battezzato “l’eterno secondo”, ma i presupposti per risalire la china ci sono tutti. Innanzitutto sono arrivate subito due vittorie a risollevare campionato e coppa, poi lo stile di gioco più consono alle caratteristiche dei giocatori ed ultimo ma non ultimo…i giocatori stessi. Perchè a quanto pare Ranieri è al comando, ma a differenza del suo predecessore non è… solo.

Adesso parla il campo… ma parliamo anche noi

Abbiamo parlato dello sciopero dei calciatori, come era giusto fare. Adesso finalmente la parola è passata al campo, visto che si è giocato. Ci si può dunque sbizzarrire e discutere di calcio giocato, facendo anche una analisi a lungo termine. Innanzitutto è bene segnalare una cosa: il tanto bistrattato calcio italiano nella sua prima giornata (la seconda a dirla tutta, ma tant’è…) ha sfornato match molto molto godibili, a cominciare da Milan-Lazio, passando per Cesena-Napoli e Juventus-Parma, fino a Palermo-Inter. Trentacinque gol, non succedeva dal 1955 (anche se era un torneo a diciotto squadre), l’anno del boom delle crociere e di Elvis che stava per diventare “The King”. Qualche sorpresa, tante conferme che più che altro tramutano i sospetti in certezze. Cominciamo dalla prima fila. Milan e Napoli. I rossoneri si sono puntellati esattamente dove necessitavano, ovvero a centrocampo e soprattutto in difesa, dove mancava un centrale che sostituisse Thiago Silva e Nesta, che flirtano troppo con gli infortuni. Oltre a Mexes arriva anche un esterno sinistro interessante come Taiwo. Il team di Allegri rimane la squadra da battere, il match di apertura dimostra che la squadra c’è (l’anno scorso forse la partita l’avrebbe persa) perchè dopo uno sbandamento iniziale ha messo sotto una delle squadre che si è rinforzata di più. Il Napoli è cresciuto ancora dopo aver stupito tutti lo scorso anno: vero, avrà la Champions e non ci è abituato ma ha finalmente una panchina decente con una rosa più ampia. La vittoria in terra romagnola conferma che stiamo parlando di una squadra forte, che se avrà una difesa appena sufficiente potrà fare grandi cose.

Seconda fila per Juventus e Lazio. I bianconeri hanno investito tanto nel mercato, forse anche troppo e c’è abbondanza (quest’anno niente impegni europei). L’assenza dal calcio continentale potrebbe essere un vantaggio, ma molto dipenderà da Conte, che ha materiale umano interessantissimo, con un faro come Pirlo (tantissima voglia di dimostrare di essere ancora un campione), un bomber come Matri e tanti giocatori che possono essere importanti (Vucinic su tutti, senza dimenticare il sempreverde Del Piero). Non inganni la roboante vittoria con il Parma, ma c’è da dire che la squadra c’è. Per quanto riguarda i “Reja’s boys” è impressionante il cambio in attacco: Cissè e Klose sono sicuramente meglio di Floccari e Zarate (e se ne è accorto anche Nesta, non uno qualunque). La Lazio ha una squadra di tutto rispetto, che può davvero dire la sua, soprattutto se il tecnico riuscirà a mantenere il livello costante.

Può sembrare incredibile, ma al momento l’Inter è in terza fila. Sottolineamo, al momento. Perdere Eto’o è stato un colpo duro e sarà durissima per Forlan prenderne il posto. Milito sembra essere tornato ma in molti sono scettici e non comprendono l’attuale ruolo di “riserva di lusso” di Pazzini. Le idee di Gasperini sembrano inadatte ad una squadra del genere e forse l’ex-tecnico rossoblù è… troppo “buono” per allenare una squadra dove serve gente come Mourinho (e non Benitez, anche lui troppo docile). Zarate è oggetto misterioso, Sneijder fa l’adattato, la difesa a tre non ha convinto nessuno. I campioni ci sono e se c’è una squadra che può rimontare tante posizioni partendo così dietro questa è proprio l’Inter. Di fianco ai nerazzurri, ma con diversi secondi di distacco c’è l’Udinese. Senza Inler e Sanchez sarà durissima, il bel gioco c’è e l’assetto anche, ma a volte sono i calciatori a fare la differenza e senza “El niño maravilla” non è la stessa cosa. Incoraggiante però l’esordio ed anche l’aver fatto penare l’Arsenal ai preliminari di Champions (il sorteggio grida ancora vendetta).

Quarta fila per Roma e Palermo. Luis Enrique non ha ancora capito che purtroppo in Italia conta solo il risultato e tempo per gli esperimenti non ce n’è. I nuovi arrivati sembrano buoni, ma… c’è troppo nuovo, e non sempre il nuovo è meglio. Josè Angel può rimpiazzare Riise ma le altre facce nuove sono tutte scommesse ed alcune sono veri e proprio “coin flip” (per usare un termine del poker Texas Hold’em). Esordio senza punti ma c’è la possibilità di rifarsi, purchè…si faccia in fretta. I rosanero invece sognano dopo il botto con l’Inter che ha vendicato la finale di Coppa Italia di maggio: quattro gol con tutti e tre gli attaccanti a segno. Hernandez è ancora discontinuo ma ha talento, Miccoli oramai è una garanzia e Pinilla può fare davvero sfracelli se è in giornata. “Mangia ha ancora fame” era la battuta dopo l’esordio, se così fosse allora i tifosi possono sbizzarrirsi con la fantasia.

Ultimi qualificati alla terza sessione di prove sono Fiorentina e Genoa. I viola dovranno stringere i denti ma la rosa non è male e se Jovetic non si rompe possono fare una annata tranquillissima. La chiave sarà fare pace con gli scontenti tipo Montolivo e Gilardino, ma se il buongiorno si vede dal mattino i presupposti per fare una stagione decente ci sono. I liguri invece hanno tutto da dimostrare e Malesani è chiamato ad un vero e proprio salto di qualità rispetto alla passata stagione a Bologna.
Facendo un salto in coda c’è da dire che anche quest’anno sarà bagarre. Se ne chiama definitivamente fuori il Cesena che con l’arrivo di Mutu ed Eder ha un attacco agile e spettacolare, che come dimostra il match col Napoli può davvero fare benissimo. Nonostante la sconfitta i bianconeri hanno convinto e difficilmente non metteranno tre squadre alle loro spalle. Parma e Bologna non sono attrezzatissime ma sono comunque in grado di arrivare almeno alla seconda tornata di qualifiche evitando le ultime cinque piazze. L’Atalanta parte con un handicap pesante, dopo aver sostituito un motore per un guasto causato dal meccanico Doni, ma i cavalli di potenza li ha e potrebbe fare il miracolo. Troppo lenti in qualifica e probabilmente anche in gara appaiono Siena, Chievo, Novara e Lecce. Se i bergamaschi festeggeranno a maggio allora saranno tre di queste squadre a versare lacrime amare.

 

 

Calciomercato: chi ha vinto e chi ha perso

Chi fa il fantacalcio si ritrova un giocatore che aveva preso per un certo motivo in un’altra squadra e magari gli scombina tutti i piani. Il calciomercato di gennaio non ha rispetto per chi ha fatto l’asta a settembre. Ma andiamo a vedere chi ha venduto o comprato meglio. Partiamo dalla capolista: il Milan che sembra avere l’obbligo morale di prendere solo giocatori che erano già nati quando Tardelli segnò il gol alla Germania nei mondiali in Spagna del 1982 porta nella città meneghina Emanuelson, Cassano, Van Bommel e Legrottaglie. Bel quartetto, con “Fantantonio” che sembra essere un arrivo azzeccato, almeno fino a quando non manderà a fare in…diciamo a quel paese Allegri in barese. Emanuelson a parte i tiri in curva contro la Lazio sembra essere buono e Van Bommel oltre a dare mazzate in campo può ancora dare qualcosa prima della pensione. Legrottaglie…uomo di fede, ma per prenderlo ce ne voleva di fede in lui.

L‘Inter si rinforza con Pazzini. E mica male. Il “Pazzo” arriva e vince da solo il match contro il Palermo. Nagatomo dovrebbe portare cross e yen, binomio interessante, visto che per ogni assist si moltiplica il numero di maglie che si venderanno nel paese de sol levante. Kharja…tranquilli, appena torna Sneijder scalderà la panchina o la tribuna. Ranocchia invece è una grande presa, e speriamo bene, visto che il futuro della nazionale per quanto riguarda la difesa è lui.

La Juventus si libera finalmente di Amauri, che fra poco festeggerà un anno senza segnare (in pratica me lo vedo in quei gruppi di recupero dicendo: “Sono Amauri…e sono trecentosessantacinque giorni che non segno!” e tuttu lo applaudono). Prende Toni e Matri, così Delneri non ha più alibi (sebbene Toni ha capito subito come funziona a Vinovo e si è infortunato). Barzagli è una presa importante in difesa, ma bisogna vedere se si ricorda come si difende in Italia.

Il Napoli…bene, non c’è che dire. Ruiz è forte e giovane, quindi anche un investimento per il futuro. Mascara è uno che può prendere il posto di Lavezzi ed Hamsik quando l’argentino si fa squalificare per me ammonizioni beote che prende e quando lo slovacco decide di prendersi pause troppo lunghe. C’è chi diceva che doveva arrivare qualcuno altrettanto forte…eh ma poi chi glielo spiega che deve fare panchina? “Peppiniello” invece può coronare il sogno di arrivare fra le prime quattro e fare anche qualcosa di buono in campo.

Le romane…quasi nulla. La Lazio prende Sculli per tutelarsi in attacco (no, non nel senso di essere protetti dalla ‘ndrangheta) e nonostante girassero nomi come Santa Cruz e Samaras il bomber se lo è ritrovato in casa: Libor Kozak. La Roma invece è riuscita a fare anche meno, non prendendo nessuno e concentrandosi sulla cessione più importante, ovvero quella della società (chissà se a stelle e strisce o con i turbanti).

Le genovesi…eh qui si ride. Il Genoa fa un supermegascambio col Parma…e si ritrova Paloschi rotto ed Antonelli a mezzo servizio. Soffia Floro Flores alla Juventus (ma forse è meglio dire che approfitta dello scarto) e perde Ranocchia e Toni. Mah! La Sampdoria invece cambia l’attacco, passando da Cassano-Pazzini a Maccarone-Macheda. I quattro palloni presi a Napoli dimsotrano che forse si poteva fare meglio. Povero Di Carlo!

La Fiorentina con la grana Mutu vede sfumare Barreto, il Parma prende appunto Amauri ma che dopo due allenamenti farà la riserva di Crespo, il Bari prova a dare una sterzata con Okaka e Rudolf ma probabilmente in B ci finirà lo stesso. Le altre cambiano poco, del resto i soldi da spendere non abbondano. Mica tutt sono come Abramovich, che dichiara di avere perdite per cento milioni di euro e poi prende Fernando Torres per cinquantotto.

Carpiato con doppio avvitamento: quoziente 3,1

Ho qualcosa in serbo per voi: Милош Красић. Beh si, forse è meglio scriverlo nel nostro alfabeto: Miloš Krasić. Il fortissimo calciatore della Juventus che ricorda a tutti quel Pavel Nedved che strappava applausi anche a chi non tifava per la “Vecchia Signora” ieri è stato grande protagonista, così come la domenica precedente. Stavolta però non per aver fatto ammattire i difensori avversari con le sue sgroppate sulla fascia laterale destra, bensì per un gesto molto antisportivo: una simulazione. Nella partita col Bologna infatti non venendo nemmeno sfiorato da Portanova il calciatore si lascia cadere ingannando l’arbitro che concede il calcio di rigore. Inutili le proteste dei calciatori felsinei che si vedono anche rispondere dall’arbitro in maniera piuttosto seccata di allontanarsi. Ok, Iaquinta poi se lo fa parare dall’ottimo Viviano, ma questo è un altro discorso. Così come è un altro discorso il fatto che il giornalista Mediaset Maurizio Pistocchi si confermi un assoluto inetto avendo commentato così: “Credevo che fosse un giocatore serio, invece è solo un serbo”. Ma qui si parla d’altro. La simulazione. Personalmente la ritengo una scorrettezza gravissima, il trarre in inganno l’arbitro merita sempre una punizione. Per farvi capire: secondo me andrebbe anche sempre ammonito chi alza il braccio per chiedere un fuorigioco (Baresi avrebbe giocato sei partite in carriera così).

Di simulazioni storiche ce ne sono a bizzeffe, ma le giornate di squalifica invece sono abbastanza recenti. Ricorderete senz’altro quelle inflitte a Marcelo Zalayeta del Napoli dopo un match proprio contro la Juventus (toccò anche ad Adriano in un Inter-Roma, giusto citarlo). Beh adesso è sacrosanto che anche Miloš Krasić si becchi le sue belle giornate di stop, perché come l’ho applaudito e lo applaudirò in futuro perché lo reputo un giocatore meraviglioso e dal talento sopraffino spero che possa così imparare che questi mezzucci ai campioni non servono.

Anche perché a volte si scade nel ridicolo. Ricordo una volta il mitico Zebina che stramazzò a terra dopo che Moriero aveva mimato (si, avete capito bene, mimato) una gomitata rialzandosi immediatamente fra le risate di tutti gli altri, avversari e compagni. Quindi caro Miloš Krasić…per questa volta la giuria ti ha dato 8,5 per il tuffo, ma la prossima volta evita.

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