Un, due, tre, stella – il debutto

Leggi questo articolo per vedere i trailer della trasmissione e un riassunto degli ultimi 9 anni artistici di Sabina Guzzanti.

Un, due, tre stella va in onda ogni mercoledì alle 21:10 su La7, e in diretta streaming su la7tv e youtube!

 

Cosa si fa dopo una guerra mondiale? Si ricostruisce.
Cosa si fa dopo un terremoto? Si ricostruisce (più o meno…).
Cosa si fa dopo quasi un ventennio di censura tv pseudo-legalizzata? Si ricostruisce, è logico.

E anche se i risultati non sono perfetti, anche se tutto non viene tirato su esattamente come si vorrebbe o come si dovrebbe, ce lo facciamo bastare, perché dopo la distruzione, l’ecatombe e la disperazione, ogni minimo gesto di speranza e volontà umana deve essere gratificato, oltre a essere gratificante.
Ci si stringe tutti vicino vicino, mano nella mano, intorno all’ultimo guizzo di tepore di una pallida candela senza più cera. In attesa di un cazzo di lampadario.

Sabina GuzzantiÈ la sintesi migliore che riesco a dare del nuovo programma di Sabina Guzzanti – Un, due, tre, stella – che ha debuttato ieri in prima serata su La7 (ovviamente. Una cosa per volta. Prima ci riappropriamo di un canale, poi più avanti magari anche della tv che sarebbe nostra di diritto, cioè quella pubblica). Insomma: si apprezza veramente tanto lo sforzo (ma veramente tanto, davvero, sono quasi commosso mentre lo scrivo), ma non si riesce a mettere a tacere il piccolo critico interno.
Sabina è stata lontana dalla tv per nove anni, e forse anche questo ha inciso un pochino sull’equilibrio deambulante del programma. Che però è assolutamente sperimentale e nuovo, e quindi giustifica qualche puntata di assestamento. Non saprei dire con precisione se c’è già stato qualcosa di simile in passato… Non mi pare, ma le tenebre della tv modello Berlusconi hanno ormai rosicato quasi tutta la luce della mia memoria, quindi non so. Posso dire senza paura di smentita che Un, due, tre stella è il programma più originale degli ultimi cinque anni (da Decameron di Daniele Luttazzi, nel 2007, sempre su La7). “Originale” fa sempre rima con “geniale”? Magari.

Sabina Guzzanti +10 punti
Sempre più bella e sempre più brava, muta e si migliora costantemente. È chiaro che la maggior parte delle persone che aspettavano questo programma, aspettavano per lo più lei, e lei sta lì.
Attenzione, però, perché chi non ha seguito bene il suo percorso professionale potrebbe rimanere deluso. Non è più “solo” l’imitatrice di Moana Pozzi di “Avanzi”… Sabina ha sperimentato con successo le tecniche di giornalismo cinematografico alla Michael Moore nei suoi film “Viva Zapatero!” e “Draquila”, ha fatto un film molto bello e tecnicamente interessante come “Le ragioni dell’aragosta” (di cui parlai all’epoca sul mio blog, CS ancora non c’era) e in generale è diventata praticamente un’attivista e una ribelle, cosa di cui ha più volte pagato lo scotto.
Inutile quindi aspettarsi da lei uno show esclusivamente comico-satirico.

Gag +3 punti
E infatti le gag sono forse le cose che convincono meno. Si parte con Monti, si prosegue con l’Annunziata e con la Colombelli. Sì, si ride, ma con i denti stretti, e c’è da rivedere un po’ la scaletta, perché a volte certe gag sono pigiate a forza in momenti sbagliati della trasmissione (palese l’esempio della “candidata di centro-destra” in mezzo all’intervista con Fassina; semplicemente sbagliato).
Funzionano meglio altre cose, come “La banca della magliana” o il cartone animato della Tiwi.

Talk show N.C.
È difficile inquadrare Un, due, tre stella… Ci sono troppe poche gag per essere un programma di intrattenimento e basta. Sembra anzi piuttosto costruito sull’archetipo del talk show… Però è un talk show strano, prima di tutto perché c’è poco contraddittorio (calmi, ne parliamo tra poco), secondariamente perché nonostante l’importanza data alla cosa, scenografia e regia sembrano quasi voler “nascondere” gli ospiti, non sono riuscito a capire se di proposito o per disorganizzazione.
Il contraddittorio è qualcosa che ha sempre infastidito Berlusconi, e infatti da quando è andato al governo per la prima volta è sempre stata una delle sue battaglie private più importanti: impedire che gli altri potessero contraddirlo. Una delle prime leggi al riguardo fu la famosa par codicio, che in teoria doveva riguardare solo il periodo elettorale ma che, come una malattia, nel corso del tempo è diventata una “norma” accettata e condivisa, tant’è che oggi non siamo più abituati a vedere un programma in cui un tizio esprime un concetto senza che ci sia un altro tizio che lo contesta.
La sensazione è strana e diversa, ci si deve abituare. Il talk show di Sabina è quasi tutto improntato così. Ospiti della prima puntata un giurista (Ugo Mattei), un economista (Andrea Fumagalli) e un giornalista (Giulietto Chiesa) che sono sostanzialmente tutti d’accordo tra di loro.
Passato l’impatto iniziale, devo dire che è una cosa fresca… Riporta quasi alla memoria vecchie trasmissioni degli anni in cui in televisione c’era più libertà. Bisogna riabituarci a questa sensazione.
Detto questo, l’intento dichiarato era fare “un programma di satira e approfondimento insieme” e ancora “l’impressione recente è che in TV si parli tanto ma non si capiscano mai bene le cose. […] Noi vogliamo fare domande vere e pretendere una risposta vera e chiara”.
Ci sono riusciti? Mah, sicuramente non del tutto: purtroppo l’idea di fondo alla “mi manda raitre” è forse semplicistica… È difficile che certi argomenti si possano semplificare oltre un certo punto. Il risultato della trasmissione, sinceramente, mi è sembrato spesso confuso e mi ha lasciato perplesso.

Ospiti politici -10 punti
La politica si rimangia tutti i punti regalati in partenza da Sabina. Diciamolo chiaramente: non ne possiamo più. Non è possibile discutere con i politici, questo è un dato di fatto. La politica oggi è un mostro aberrante e deforme che segue (il)logiche e dinamiche sue, lontane parsec dalle necessità della popolazione non politica.
Sabina era stata “aiutata” dai politici stessi – che non volevano venire in trasmissione – ma alla fine è riuscita ad avere Fassina (PD). Non si è nemmeno comportato male, ma la sua sola presenza ha calato una patina di tristezza e noia sull’intera trasmissione. Davvero una brutta parentesi, spero di non vedere altri politici nelle prossime puntate.

Conduzione -3 punti
Sabina presentatrice funziona a tratti. Troppe incertezze e tempi morti, il pubblico moderno è spietato e pretende la perfezione, abituato a un ritmo serrato che tuttavia spesso nemmeno riesce a seguire. Va bene la ribellione, ma bisogna anche sapersi esprimere in base ai tempi in cui ci si espone e con il linguaggio comunemente accettato. Niente che Sabina non possa imparare mentre lo show procede, comunque.
L’idea del “conduttore automatico” poteva essere simpatica due o tre volte, ma stufa subito, anche perché riporta alla memoria il triste “comitato” de “I fatti vostri”. Una cosa da limitare se non rimuovere del tutto.

Regia +3 punti
Sono stato largo, perché per essere completamente sinceri, c’è qualcosa che non va nella regia di Michele Mally (“L’infedele”), soprattutto nel suo dialogo con la scenografia. Dicevo prima dell’importanza della componente talk show… Eppure quando sono inquadrati, gli ospiti sono illuminati male, rimangono in ombra, relegati in un angolo dello studio con un fastidioso albero a fargli da quinta troppo ingombrante. Quando arriva Fassina, il controcampo degli altri ospiti non può essere ripreso dalla posizione in cui si trovano, per cui sono costretti ad alzarsi in piedi, spostarsi alla luce e… Rimanere appesi lì, perché non è prevista una scenografia per farli accomodare. Insomma, una roba un po’ amatoriale, per non dire da dilettanti. C’è molto da lavorare, anche se in quasi tutti gli altri casi c’è fantasia e abilità.

Michael Moore +3 punti
So che a molti ha ormai rotto le palle, ma il furbissimo regista di “Bowling a Colombine”, “Fahrenheit 9/11”, “Sicko” e dell’ultimo “Capitalism” è una delle voci più interessanti del panorama controculturale moderno. Ogni tanto fa bene sentire cosa sta facendo.
Sabina lo ha conosciuto durante le riprese del suo “Viva Zapatero!” e sfrutta l’amicizia con successo e utilità.

Nuovi volti +3 punti
Sabina porta in tv giovani autori che ha conosciuto durante la sua occupazione del teatro romano da cui trasmette. Due comici sotto i 30 (Saverio Raimondo ed Edoardo Ferrario) che non sarebbero nemmeno male, ma a cui credo manchi l'”X-factor”. La sensazione che lasciano è proprio quella di trovarsi alla “Corrida” o allo “Zelig”. Però se nessuno desse loro possibilità sarebbe peggio, quindi tre punti per l’iniziativa.

Stacchetti hip hop -5 punti
Non ci siamo proprio. Brutti, brutti, brutti, ridicoli. Se proprio ci devi mettere qualche pseudo artista sconosciuto, scegline di migliori, c’è l’imbarazzo della scelta. Personalmente preferirei una scelta simile a quella di Serena Dandini (a “Parla con me” prima e “The show must go off” poi), ma se non te lo puoi permettere almeno evita gli sfigati alla Trucebaldazzi. Veramente una tristezza immensa.

Caterina Guzzanti +10 punti
La più piccola della famiglia si è costruita una solida carriera di comica ma anche di attrice (“Boris”), ed è ormai una certezza di cui si sono accorti entrambi i suoi fratelli, che infatti se la contendono continuamente (Corrado se l’è portata dietro nel suo ultimo spettacolo teatrale, di cui abbiamo anche parlato).
Semplicemente bravissima.

Nino Frassica +5 punti
Avevo un po’ di pregiudizi su questo comico che non ho mai apprezzato granché, e sono felice di potermeli rimangiare. Frassica porta al programma due personaggi strampalati dotati di un umorismo semplice, ma in realtà anche molto attuale, dato che ricalca il surrealismo tanto amato ne “I Griffin”. Mi ha fatto venire voglia di andare a ricercare cosa faceva Frassica venti anni fa per vedere se era un genio incompreso da riscoprire.

Sabina Guzzanti prepara Mario MontiVerdetto finale: 19 punti.
Ma non vi dirò su che scala.
Non lo farò perché non si può giudicare un programma del genere con la matematica, che vi piaccia o meno.
Un, due, tre, stella ha battuto la champion’s league con il 5% di ascolti, più del doppio del nuovo programma della Dandini, che è un buon valore rispetto alla media di La7, che sta intorno al 3%, ma non arriva nemmeno vicino all’8% di debutto del Decameron di Luttazzi (che aumentò nelle successive puntate).
Su internet vedo che la reazione generica è di smarrimento e confusione. C’è chi l’ha denigrato (come Aldo Grasso) su basi quasi esclusivamente tecniche (e un po’ umorali), e chi invece si è espresso in spudorati commenti estatici che trovo poco veri e soprattutto poco utili.
Temo che ognuno di voi debba valutare con mano, perché potenzialmente questo programma potrebbe diventare una bomba o anche un pessimo flop. Ma potrebbe persino rimanere un programma “meh”, senza grossi picchi né in alto né in basso. Vedremo cosa saranno in grado di fare, seguendo con grande interesse.
Senza dubbio è qualcosa di nuovo e azzardato, il primo mattone posato sulle rovine di una città distrutta. Per posare quel mattone serve sempre molto coraggio, forza di volontà e capacità di vincere l’imbarazzo di rompere il ghiaccio. Quando poi tutti cominceranno a mettere il proprio mattone diventerà la normalità e nessuno si ricorderà più della forza di Sabina Guzzanti.
Ma intanto questo mattone l’ha posato.

Sito ufficiale su LA7
L’intera prima puntata online, su LA7tv
Pagina Facebook del programma e di Sabina Guzzanti.

La Guzzanti di nuovo in TV!

DEO GRATIA!

Quindi da mercoledì 14 marzo torna finalmente, in prima serata alle 21:10 su LA7, l’eccezionale Sabina Guzzanti.

Calciata fuori dalla Rai nel 2003 dall’allora direttore generale Cattaneo, con una delle abilissime e furbissime mosse di stampo berlusconiano, dopo solo la prima puntata del suo nuovo spettacolo Raiot (originariamente pensato in sei puntate), Sabina si è data con capacità e successo al cinema. Viva Zapatero (2005) e Draquila – L’italia che trema (2010) sono due film-documentari che ricordano lo stile di Michael Moore (Bowling a Columbine, Fahrenheit 9/11), ma ha realizzato anche una gustosissima chicca meta-narrativa adorata da chiunque mastichi cinema, Le ragioni dell’aragosta (2007).

Ovviamente, a tutto questo ha affiancato il consueto lavoro in teatro, con vari tour, l’ultimo dei quali – Sì, sì, sì, oh sì – è veramente una summa completa del suo lavoro artistico e “reazionario”.
Ha dovuto lottare a denti stretti per anni, Sabina, con una forza e una determinazione ammirevoli, sempre sdegnata e arrabbiata per il modo in cui questo nostro paese è affondato nella melma per quasi due decenni. Ha portato in piazza tantissima gente e tantissimi argomenti, in modi non sempre pacati, e per questo si è dovuta beccare pure qualche querela, oltre alle solite offese e commenti velenosi.

Ultimamente è apparsa nelle pagine di cronaca in ambiti non troppo lusinghieri, a causa della maxitruffa “Madoff dei Parioli”, che l’ha lasciata, come lei dice, senza soldi.
Quando ha realizzato che il contratto con La7 aveva preso forma e che effettivamente sarebbe riuscita a tornare in tv, si è commossa. E i suoi fan con lei, perché la censura che hanno subìto lei e i grandi comici come lei, dal famoso “editto bulgaro” in poi, è stata un atto atroce che ci ha privato di voci di cui avevamo tantissimo bisogno, in questi anni di tenebra.
Ci siamo arrangiati come abbiamo potuto, ma ora finalmente si apre uno spiraglietto di luce e di libertà: Sabina torna in tv.

Il recente (oddio, è già passato un anno) ritorno di suo fratello Corrado con Aniene, su sky devo confessare che mi lasciò piuttosto tiepido. Ma credo che Sabina sia di un’altra pasta. Penso che ci divertiremo.

Facendole tutti gli auguri possibili, vi rimando a questa ricca intervista rilasciata ad “A”.

 

"Il Contratto": Lavorare… in diretta

Nell’Italia dei talk show, dei reality show e dei talent show,  martedì 22 febbraio ha fatto irruzione una nuova tipologia di intrattenimento televisivo, il job show.

Stiamo parlando de “Il Contratto – gente di talento” il nuovo programma in prima serata di La 7.

Il format è in sé molto semplice, l’azienda X mette in palio un contratto a tempo indeterminato (sogno proibito dei giovani d’oggi), a contenderselo saranno tre candidati attentamente selezionati. Dopo una settimana di stage, uno dei tre verrà assunto dall’azienda X.

La pretesa del programma è di far entrare la dura realtà della ricerca di un’occupazione nelle case degli italiani, con la mediazione del tubo catodico ma non solo. “Il Contratto” vuole anche fornire uno spaccato sul mercato del lavoro, sulle sue dinamiche, sui principi che guidano il reclutamento da parte delle aziende. Grossi gruppi imprenditoriali come l’agenzia di recruitment Monster (ospite d’onore della prima puntata), Salmoiraghi & Viganò o la catena francese di negozi tecnologici Fnac, hanno garantito la loro partecipazione.

Ma nonostante le ottime premesse, uno spot rassicurante e annunci più o meno ambiziosi, la prima puntata non ha convinto.

In primo luogo il programma ricalca molti degli stilemi tipici del reality show, con “confessionale”, “nomination” e manifestazioni più o meno spiccate di egocentrismo da parte dei concorrenti – pardon, dei candidati -. Ma, trattandosi di un programma televisivo, creato per fare audience, un po’  ci può stare.
A essere debole, anzi debolissimo, è il lato “documentaristico”, che nelle intenzioni doveva essere la vera chicca, l’elemento di distinzione de “Il Contratto”. Per coloro che hanno vissuto e vivono giornalmente la realtà lavorativa italiana, il mondo apparso su La 7 sarà sicuramente sembrato un enorme e dolce confetto rosa, niente a che vedere con quello che succede tutti i giorni a partire già dall’ingresso dei candidati in azienda. Un colloquio farsa, quasi senza alcuna tensione, e test di valutazione del personale svolti con metodologie quali modellazione di plastilina o gioco di ruolo raramente trovano spazio nel mondo del lavoro italiano.

Ma il distacco totale dalla realtà arriva durante l’inserimento e la settimana di stage.

Il benvenuto del management ai nuovi arrivati, le attenzioni quasi affettuose da parte degli altri colleghi, l’ambiente di lavoro presentato quasi come idilliaco, popolato da persone compite che non alzano mai la voce e tanto altro, sono tutti elementi che segnano una distanza enorme tra il mondo reale e la pseudo realtà rappresentata all’interno del programma.

Altre note dolenti sono venute dai candidati scelti per l’ambito posto. Tre casi limite, tre personalità eccentriche (altro frammento di realtà venduto allo show business?), pescate chissà dove dal recruitment di Monster, che in questo caso non fa certo una bella figura. I tre aspiranti lavoratori a tempo indeterminato sono apparsi, loro malgrado, poco determinati, impreparati, pigri, incapaci di adattarsi alle situazioni e molto vogliosi di mettersi in mostra (vedesi i ragionamenti del candidato di 39 anni riguardanti il numero 8). Un po’ di realtà si inizia a intravedere quando la scena si sposta nello studio dove, attorno a una Sabrina Nobile un po’ impacciata, trova posto la solita pletora di ospiti ed esperti. Al di là dei discorsi scontati e ovvi (l’ossimoro “giovane con esperienza”) e di alcune fortunate invenzioni linguistiche (il termine adultescenti coniato per definire gli “adulti bambini” partecipanti allo show), qualche spunto reale e qualche analisi acuta sul mercato del lavoro italiano è, fortunatamente, venuta fuori, salvando in corner la parte informativa.

“Il Contratto – gente di talento” non riesce a dare, come nelle intenzioni, un quadro reale del mondo del lavoro, bensì una sua versione buonistica, ovattata, troppo sacrificata allo show e soprattutto volta a mettere in buona luce la “generosa” azienda che mette in palio il posto di lavoro. Al di là delle “performance” dei tre candidati, c’è solo da sperare che nelle prossime puntate la scelta del fortunato e futuro lavoratore ricada sul migliore e non sul meno peggiore.

Emerge così la problematica che fin dall’inizio ha gettato un’ombra pesante sullo show: il lavoro e la sua ricerca non possono essere il soggetto di un reality. Se l’intenzione era quella di realizzare un programma di pubblica utilità, bisogna lavorare molto, aumentando la parte informativa, migliorando decisamente i contenuti a scapito della spettacolarizzazione.

Restano ancora sette puntate, il tempo e il modo di migliorare c’è tutto, anche perché più in basso di così è difficile andare.