Giornalismo e libertà di informazione: Intervista a Luca Telese

Abbiamo intervistato Luca Telese , attualmente giornalista de “Il Fatto Quotidiano” e di La7, che ci ha concesso una piacevole chiacchierata sui temi a noi cari della libertà di informazione e del mondo del giornalismo in Italia. Telese ha lavorato per dieci anni al Giornale, per poi passare al quotidiano diretto da Antonio Padellaro, oltre a essere autore televisivo (Chiambretti c’è, Batti e Ribatti, Cronache Marziane), conduttore di Tetris, si occupa anche della collana Sperling&Kupfer “Radici nel presente”, dedicata a vicende storico-politiche scomode.

Qui trovate il suo sito ufficiale e qui il suo blog su ilfattoquotidiano.it

Camminando Scalzi: Nella biografia di wikipedia a te dedicata si legge che sei stato “giornalista parlamentare ed ex portavoce del partito Rifondazione Comunista e poi nell’ufficio stampa del Movimento dei Comunisti Unitari” e che il 21 agosto 2008 ti sei definito “un comunista italiano a lungo impegnato in un giornale di destra”. Potresti raccontarci come sei riuscito a conciliare la linea editoriale del quotidiano in cui hai lavorato per 10 anni (Il Giornale) e le tue personali opinioni politiche?

Luca Telese: Quando sono entrato al Giornale ero dichiaratamente di sinistra; sapevano come la pensavo, e quindi mi hanno preso dicendomi “a te garantiremo la libertà di scrivere quello che pensi, non ti imbavaglieremo, perché di giornalisti di destra ne abbiamo già tanti”. Inoltre io facevo cronaca, non facevo editoriali. Raccontavo tendenzialmente quello che vedevo. C’è una cosa che spiego sempre, cioè che la libertà di stampa è una condizione soggettiva. Al Corriere della sera, dove ero prima, con un contratto che scadeva ogni tre mesi, ero oggettivamente più libero ma anche oggettivamente meno libero. Se invece sei in un giornale più schierato (come il Giornale), però ti hanno preso, ti hanno voluto e ti hanno  fatto un contratto a tempo indeterminato, è il loro interesse che tu funzioni, non hanno interesse a imbavagliarti.

CS: Uno dei principi cardine della professione giornalistica è l’obiettività. Dalla tua esperienza personale ritieni che sia davvero possibile, per un giornalista, scegliere la notizia e raccontarla in modo neutrale e oggettivo?

LT: Non esiste la neutralità perché ogni racconto è per definizione soggettivo. Esiste la possibilità di essere onesti nel racconto che si fa ed esiste la possibilità di spiegare ai lettori, raccontare insieme a quello che si vede qual è il proprio punto di vista, qual è il proprio modo di vedere le cose. Quindi non è oggettivo, ma è onesto, questa è la grande differenza. Ovviamente ci deve essere un minimo di aderenza ai fatti, e c’è gente che viola anche quella. Ma tolta questa, c’è proprio un bisogno di raccontare. Io racconto quello che vedo e dico come lo vedo e perché.

CS: Il principio di obiettività si scontra molto spesso anche con le scelte editoriali del giornale per cui si scrive. Nel corso della tua carriera giornalistica hai mai subito pressioni politiche o censure?

LT: Sono stato licenziato più o meno sei volte, e ognuno di questi licenziamenti era una censura non riuscita. Quindi c’era una reazione, o il prodotto di una fama di rompicoglioni che uno si fa. I licenziamenti che ho avuto sono le censure che non ho accettato, diciamo.

CS: Dall’esterno il Fatto Quotidiano viene percepito come un giornale innovativo, perché non accetta finanziamenti pubblici ed è esclusivamente finanziato dalle vendite, dalla pubblicità e da una SpA realizzata ad hoc, dove ciascun azionista non può possedere oltre il 16% delle azioni complessive (per evitare che vi sia un azionista di maggioranza). Trovi che questa formula riesca a garantire una maggiore libertà al giornale? Per la tua personale esperienza, ad esempio, hai riscontrato delle differenze quando sei passato da Il Giornale (di proprietà della famiglia Berlusconi) a Il Fatto Quotidiano?

LT: Ho lasciato Il Giornale, in cui avevo un’ottima condizione personale, per poter costruire un giornale in cui ci fosse un’ottima condizione collettiva. Il Fatto è il primo giornale che io conosca, tra i tanti in cui ho lavorato, dove non c’è il cono d’ombra. Cioè il luogo buio dove non puoi scrivere, che è dove risiede la proprietà del giornale. Al Fatto questa cosa non c’è.

CS: Il giornalista Giuseppe Altamore nel libro “I padroni delle notizie”, ha scritto che la maggior parte degli introiti delle società editoriali oggi provengono dagli inserzionisti pubblicitari e che questo influenza molto le scelte dei direttori delle testate. Ritieni che abbia ragione? Pensi che, in un periodo di crisi della carta stampata, anche un giornale indipendente come il Fatto Quotidiano potrebbe cedere alle pressioni degli inserzionisti?

LT: Nel nostro caso non possiamo cedere perché già siamo un giornale che macina utili in maniera prodigiosa. Noi non abbiamo in questo momento nessun problema. Anche se avessimo pubblicità zero avremmo comunque dei profitti. Siamo un’isola felice e non abbiamo problemi di inserzioni. Non risentiamo della crisi. Siamo anche molto morigerati: avevamo un obiettivo di pareggio molto basso proprio perché non volevamo essere dipendenti da nessuno.

CS: Pensi che la libertà d’informazione in Italia sia compromessa dal noto conflitto d’interessi del premier Silvio Berlusconi? E come spieghi il fatto che la Freedom House ci collochi sempre in posizioni bassissime sul fronte della libertà di informazione?

LT: Sicuramente il conflitto di interessi è un grave vulnus che dovrebbe essere aggirato, ed è una delle coglionerie (sic) del centro-sinistra, una di quelle per cui si passa alla storia, il fatto di non aver cancellato il conflitto di interessi con una legge. È importante però anche dire che non è che Berlusconi vince perché ha le televisioni. Berlusconi vince perché è più convincente degli addormentati del centro-sinistra. Il conflitto di interessi c’è, e il tentativo di Berlusconi di controllare l’informazione anche. Anche i democristiani controllavano l’informazione, certo non con la scientificità. Si potrebbe battere Berlusconi anche se avesse sei canali. Detto questo, il conflitto di interessi c’è ed è una zavorra pesantissima per chiunque lavora nei giornali di Berlusconi. Il fatto che io fossi libero quando ero al Giornale è perché non scrivevo di Berlusconi. Se avessi scritto di Berlusconi sarei stato molto colpito dal conflitto di interessi. Il mio modo per ritagliarmi la mia libertà al Giornale era non scrivere di Berlusconi.

CS: Cosa pensi dell’Ordine dei giornalisti e del fatto che l’Italia sia uno dei pochissimi paesi europei ad averne uno? Tenendo conto delle svariate problematiche che affliggono il giornalismo italiano, ritieni che l’Ordine sia realmente in grado di tutelare la libertà di espressione dei giornalisti e il diritto di buona informazione dei lettori?

LT: Purtroppo l’Ordine in Italia è un apparato burocratico che solo ogni tanto si ricorda di quale dovrebbe essere la sua funzione. Amministra tendenzialmente dei fondi previdenziali (male), amministra una cassa sanitaria (male), e ogni tanto si ricorda di fare le grandi campagne in difesa della libertà di stampa. È un’anomalia che non è giustificata dal modo in cui lavorano.

CS: Il futuro dell’Informazione: ci troviamo in un’epoca in cui il giornalismo cede ogni giorno di più il passo a un’informazione dal basso, libera. La gente sta imparando a crearsi il proprio giornale virtuale, ed è una realtà che prende sempre più piede, con veri e propri scoop (vedi Wikileaks). Come dovrà evolversi il giornalismo tradizionale per sopravvivere?

LT: Il giornalismo tradizionale può sopravvivere se si rinnova. Se perde la presunzione di superiorità, se perde la sua assoluta capacità di appiattirsi sul potere, cosa che in questo momento non sembra abbia la minima intenzione di fare. Poi si dice la cazzata epocale “c’è la crisi ai giornali perché c’è Internet”. Il Fatto è un giornale che è nato da internet, è arrivato sulla carta dopo essere nato come sito. C’è sempre un enorme spazio di mercato per la carta. Quindi se i giornali si rinnovano e diventano interessanti hanno tutta la possibilità di vendere e guadagnare consensi e credibilità dai lettori. Non lo fanno; anzi fanno esattamente il contrario, di questi tempi. I giornali sono macchine di tristezza, sono chiusi a qualunque rinnovamento. Se arriva un giovane deve essere iperprecario e il babbione che sta accanto a lui deve guadagnare il doppio, sennò non funzionano, i giornali.

CS: Giovani e giornalismo. Una domanda secca e concisa: quale futuro c’è per i giovani che vogliono intraprendere questa carriera?

LT: Intanto dico di non cedere alla committenza. Tendenzialmente nei primi vent’anni della tua carriera tutto quello che ti chiedono è sbagliato, quindi uno dovrebbe fare il contrario. Quando entrai nei giornali mi chiedevano le cose che non mi piacevano e che non sapevo fare e che neanche a loro servivano; è proprio un esercizio sadico che i giornali di oggi fanno e che la generazione dei bolliti cinquanta-sessantenni tende ad applicare. Semplicemente loro ammazzano tutto quello che si muove, sono invidiosi del gap generazionale. Sono meno preparati e più cialtroni, quindi l’unico modo che hanno per dominare la nostra generazione e le successive è nonnizzarle; questa è la costante dei giornali italiani: analfabeti, impreparati, hanno studiato poco, tiravano il libretto agli esami, hanno un’idea vecchia del potere, quindi per loro il giornale non è manco la questione di fare il giornale, ma un luogo di potere. I giovani dovrebbero rifiutare tutti gli input, dato che tutto quello che ti chiedono è sbagliato. Dovrebbero formarsi per cazzi propri sulle cose che ritengono importanti (scusate la crudezza oxfordiana). E soprattutto crederci, perché alla fine ci si arriva. Tolti i servi e i raccomandati, in giro c’è una tale quantità di brocchi che alla fine si fa carriera.

CS: Ti ringraziamo per il tempo che ci hai dedicato.

LT: Grazie mille a voi tutti.

Oggi muore un pezzo di libertà

Alla fine ci sono riusciti. Il Senato ha votato in tarda mattina la fiducia sul discusso ddl intercettazioni. Un incubo per la libertà di stampa, un attacco diretto e senza pietà alla democrazia. Oggi l’Italia perde un altro pezzo di libertà, la libertà di essere informati.

Dimenticatevi delle risate la notte di L’Aquila, dimenticatevi il lettone grande, dimenticatevi le banche dei partiti… Dimenticatevi di tutto questo, perché non sentiremo parlare più di nessuna intercettazione. E non bisogna essere di chissà quale fede politica sinistroide per ritenersi derubati di questa libertà, perché a destra e a sinistra, a chi non ha nulla da nascondere, a chi è veramente onesto, poco importa delle intercettazioni. La maggioranza ha dipinto questo provvedimento come una grande libertà, una difesa della privacy, l’ha definito democratico, ha venduto una pillola che puzza di escrementi come fosse una squisita caramella alla frutta. La gente insorge, l’opposizione timidamente protesta, persino i finiani ci trovano qualcosa di male (per poi fare dietrofront). Il testo viene rimandato, modificato, fino a che il nostro futuro Sovrano Maximo si infuria, si innervosisce, sbraita che con la nostra Costituzione non si può governare (e vattene allora!), e decide di blindare il decreto e porlo sotto fiducia. Insomma, qui si fa come dice lui, è bene che tutti se lo ricordino, e non sono ammesse repliche. Kaputt!

La gravità del momento è enorme, e c’è da chiedersi quante persone se ne stiano veramente rendendo conto. Ieri sera l’Italia dei Valori ha occupato i banchi del Senato, oggi sono stati espulsi da Schifani. Il resto dell’opposizione non ha saputo far altro che rilasciare un’accesa e accorata dichiarazione del Presidente dei Senatori democratici Anna finocchiaro: “Il Pd non parteciperà al voto. Questa legge non tutela la privacy dei soggetti ma i criminali, uccide la libertà di informazione e limita i mezzi a disposizione degli investigatori per individuare e punire i colpevoli”. (fonte | Repubblica.it). Poi i senatori del PD lasciano l’aula, ritirandosi dalle operazioni di voto (perché non votare contro?). Di Pietro tuonerà ancora contro il resto dell’opposizione, colpevole di aver fatto troppo poco per impedire questo ddl (“Voi dell’opposizione e voi cittadini svegliatevi perchè fare Ponzio Pilato e anche peggio di Erode”), e annuncia una raccolta firme per un referendum abrogativo. Nel frattempo fuori dal palazzo si affolla un sit-in del Popolo Viola.

La Fnsi annuncia che il 9 luglio ci sarà “una giornata del silenzio per la stampa italiana con lo sciopero generale contro il ddl intercettazioni”. Persino i comitati di redazione della Mediaset (TG5, TG4, Studio Aperto, News Mediaset, Sport Mediaset) annunciano il loro completo sostegno a qualsiasi iniziativa di protesta che prenderà la Federazione nei confronti del decreto.

Questo decreto, insomma, non va bene a nessuno, tranne che a pochi: i soliti pochi. Chissà come mai si affrettano tanto a risolvere un “problema” del genere quando l’Italia sta vivendo una profonda crisi economica. È successo già altre volte, questa è l’ennesima legge ad personam di una casta che non vuole più essere toccata, che sta limitando la libertà dei cittadini lentamente, rosicchiandola piano piano, senza che questi se ne accorgano. È come una gangrena, un processo necrotico irreversibile, indolore, che piano piano finisce per mangiarti pezzi del tuo corpo, senza che quasi te ne accorga.

Oggi è morto un altro pezzo di Libertà. L’informazione permette alle menti di rimanere sveglie, di stare attente ai dettagli, di farsi le proprie opinioni sulla nostra classe dirigente. Meglio che non sappiano niente di niente, meglio che il lettone di Putin e le puttane rimangano nel segreto, meglio che le risate di L’Aquila si perdano in quella notte tremenda.

Il controllo dà fastidio a chi deve fare cose turpi.

La stampa è per eccellenza lo strumento democratico della libertà. (Alexis de Tocqueville)

Berlusconi brinda e blinda il testo del ddl sulle intercettazioni

Il testo blindato Da questo momento in poi niente più modifiche. Dice Lui: “Basta perdere tempo, la magistratura politicizzata blocca il Paese“. E ancora: “La legge è stata ostacolata da toghe e giornalisti ma adesso basta. Il testo che arriva alla Camera non sarà modificato“. Ok, lo ammetto:  mi sento un tantino ossessionata da Berlusconi. Ma lui sarà altrettanto ossessionato dalla “magistratura politicizzata” oppure no?

Stavolta l’eroe Fini non è più tale. Soddisfatto, firma pure lui.  Rimangono tutte le porcherie primarie, come il carcere di tre anni per il giornalista che pubblica intercettazioni delle quali è stata ordinata la distruzione e lapossibilità di raccontare solo per riassunto gli atti ufficiali di un procedimento giudiziario. Unico passo in avanti, se così si può definire, l’innalzamento da 48 a 72 ore dell’arco temporale per la proroga delle intercettazioni e la volontà (ancora di volontà si parla) di superare il limite rigido di 75 giorni per le intercettazioni. Sempre una porcheria rimane, e ne vanno fieri.

Ci criminalizzano perchè dicono che noi vogliamo impedire la libertà di stampa“, queste l’ennesime parole di Berlusconi: dite che, fosse vero, sarebbe una criminalizzazione infondata? Io, non so perché, mi sento ossessionata dalla paura della limitazione della libertà di stampa (che mi sembra si limiti già molto di suo – vedi il tg1, che tratta un argomento di cronaca come il servizio più importante dell’intero tg e trascura totalmente la politica). La libertà di stampa e di giornalismo più in generale si impedisce già da sola… perché andare a mettere il dito nella piaga?

Speriamo che questa legge porcheria non passi, soprattutto se ormai è “blindata”. Odio questa parola, sa molto di fascismo e poco, molto poco, di democrazia.

Camminando Scalzi e Net1News!

Come avrete sicuramente notato, da oggi, in alto a destra, è presente una linguetta-banner che riporta al sito di informazione libera Net1News.org. Siamo molto orgogliosi di prendere parte a questa nuova iniziativa.

Ma che cos’è Net1News (da pronunciarsi “Nettuno News”)?

Dietro questo simpatico nome si cela un’iniziativa nuova per il mondo dell’informazione in Italia. Net1News si propone di creare un grosso network che affonda le basi nei blog di informazione libera italiani (e quindi anche noi di Camminando Scalzi), al fine di aggregare le notizie più interessanti, abbracciando tutti gli argomenti possibili. La cosa bella è che le notizie non vengono gestite in base a qualche gerarchia, o ci vengono imposte (come ormai ci hanno abituato i media tradizionali), ma le scelgono i lettori, le scegliete voi.

Net1News è gestito da un gruppo di giovani (professionisti, giornalisti, studenti, impiegati, appassionati della Rete) che hanno un sogno, un sogno che noi condividiamo appieno sin dalla creazione della nostra blog-zine: un’informazione libera in un mondo libero. E come potevamo fare a meno di partecipare a questo progetto nascente?

Ci auguriamo che Net1News possa avere il successo che merita, consci che l’obbiettivo comune di tutti, quello da raggiungere, è la Libertà; e questa libertà famosa la si raggiunge solo con l’informazione: pulita, onesta, vera, reale, ma soprattutto libera. Vi lasciamo anche l’indirizzo al blog del network: http://net1news.blogspot.com/

E noi di Camminando Scalzi?

Non cambierà assolutamente nulla, il sito sarà sempre quello che è, pieno di quei contenuti di assoluta qualità ai quali vi abbiamo abituato, pieno di rubriche, argomenti interessanti, e con le nostre classiche caratteristiche che sono la nostra punta di diamante: l’informazione libera e la possibilità di fare informazione collaborando con noi. Quindi tutti voi lettori potrete continuare a leggerci, ma soprattutto a partecipare, come di consueto. Da oggi, semplicemente, ci troverete anche sulle pagine di questo nuovo network, astro nascente dell’Informazione in Italia.

Il network Net1News inoltre donerà una parte degli introiti pubblicitari ai siti che faranno più lettori. Naturalmente noi continueremo con la nostra etica no-profit e senza scopo di lucro, quindi nel caso ricevessimo un qualche tipo di introito, lo utilizzeremo esclusivamente per le spese di mantenimento del dominio (che al momento è autofinanziato) e, in caso di surplus, lo doneremo ad enti od organizzazioni (a noi è venuto in mente Wikipedia ad esempio, ma se ne conoscete di meritevoli, segnalateceli!), sempre con la massima trasparenza nei confronti dei lettori con un report pubblicato. Questo ci tenevamo a precisarlo, perché quello che per noi conta è l’Informazione Libera, prima di tutto.

Quindi buona lettura, in bocca al lupo a tutti per questa iniziativa, e sentitevi sempre liberi…

…come ci si sente Camminando Scalzi.

Censura, ormai una realtà

[stextbox id=”custom” big=”true”] L’articolo di oggi ci arriva da Novalgina2Fast, già autore per Camminando Scalzi.it del post dedicato all’iniziativa “Internet for Peace” [/stextbox]

Italy has one of the lowest levels of press freedom in Europe. A 2009 report by Freedom House classified Italy as “partly free”, one of only two country in western Europe (the second being Turkey), also ranking it behind most former communist states of eastern Europe. Censorship is applied in television such as in press for several reasons.”

Trad:

La mappa sulla libertà di stampa nel mondo (2009) Click per ingrandire

“L’Italia ha uno dei livelli più bassi per la libertà di stampa in Europa. Un rapporto del 2009 di Freedom House ha classificato l’Italia come “parzialmente libera“, uno degli unici due paesi in Europa occidentale (il secondo è la Turchia), dietro anche la maggior parte degli Stati ex-comunisti dell’Europa orientale. La censura è applicata in televisione come nella stampa per diverse ragioni.”

fonte | Wikipedia

Ebbene sì, abbiamo un articolo su Wikipedia dedicato alla censura nel nostro paese.

Ma adesso ricapitoliamo i vari passi che hanno portato alla censura di Internet in Italia. Sono stati poco pubblicizzati e poche testate giornalistiche se ne sono davvero occupate; il problema è che il governo attraverso alcune riforme ha progressivamente censurato il web.

  1. Inizia tutto con la legge del 7 marzo 2001 per l’editoria. Secondo questa legge si assimilano i siti web a testate giornalistiche, infatti chiunque pubblichi informazioni periodiche deve registrare il sito presso il tribunale, pena fino a due anni di reclusione.
  2. Legge del  15 aprile 2004, presentata da Giuliano Urbani, decreta che tutti i siti web italiani debbano presentare una copia elettronica del sito presso le biblioteche centrali di Roma e Firenze.
  3. La legge del 27 luglio 2005 per combattere il terrorismo, invece, impone ai provider di tenere traccia di tutto il traffico generato dagli utenti per un periodo di 6 mesi. Praticamente vengono salvate le e-mail, i siti visitati, cosa avete scaricato in p2p (emule, LimeWire e compagnia bella).
  4. I decreti dell’AMMS che nel 2006 e 2007 hanno bloccato tutti i siti di scommesse estere che ormai arrivano a quota 2073, infatti il gioco d’azzardo è Monopolio di Stato e quindi solo l’AMMS può gestirlo, inoltre per la nostra protezione sono stati oscurati anche tutti i siti di pedopornografia.
  5. Vi è anche il progetto di legge dell’ On. Carlucci secondo cui ogni video postato su Youtube, ogni commento su qualsiasi blog o sito internet e qualsiasi operazione effettuata online non può essere anonima, ovvero l’utente dovrebbe identificarsi. Per fortuna questa legge, così com’è stata presentata, non potrebbe essere applicata in quanto, come ha sottolineato l’avvocato Guido Scorza, internet non dà gli strumenti per farlo: ”scrivere il proprio nome e cognome sopra ogni commento o video non è una valida identificazione”.
  6. Infine il decreto Romani, sul quale non mi dilungo in quanto ne ha già parlato in un ottimo articolo Erika Farris qui su Camminando Scalzi.

Non siamo tanto diversi dalla Cina, dove Google ha rifiutato di mettere i filtri richiesti dal governo e minaccia di non fornire più i propri servizi; dalla Turchia, dove il governo ha praticamente bloccato l’uso di Internet alla popolazione, o da qualsiasi paese in cui vige una dittatura, o uno stato di polizia. Non possiamo esprimerci liberamente, l’informazione che riceviamo è filtrata dal governo, ed ogni notizia trasmessa alla televisione lascia spazio a molti dubbi.

Insomma, la censura in Italia è già diffusa e Berlusconi controlla già tutti i mezzi di informazione cartacei e televisivi: non può controllare anche l’informazione libera del web, ma la può censurare con “piccole riforme” rilasciate di anno in anno, che lentamente logorano il diritto di ognuno di esprimersi liberamente.

A questo punto vi chiedo una cosa: pensando a tutte le riforme, alla situazione del nostro paese, al nostro governo, in Italia, siamo davvero liberi di esprimerci?

E soprattutto, credete davvero a tutto quello che viene detto dai mezzi di informazione?

[stextbox id=”info” caption=”Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?” bcolor=”4682b4″ bgcolor=”9fdaf8″ cbgcolor=”2f587a”]Collaborare con la blogzine è facile. Inviateci i vostri articoli seguendo le istruzioni che trovate qui. Siamo interessati alle vostre idee, alle vostre opinioni, alla vostra visione del mondo. Sentitevi liberi di scrivere di qualsiasi tematica vogliate. Vi aspettiamo numerosi.[/stextbox]

Obbiettivo Annozero.

Ormai in Italia si va avanti così, a minacce. Non si fa in tempo a festeggiare la nascita di un quotidiano libero, che ci ritroviamo subito sommersi da nuove polemiche.

Marco Travaglio, "ospite" ad Annozero
Marco Travaglio, "ospite" ad Annozero

Dopo la prima puntata di Annozero, di Michele Santoro, nonostante Travaglio sia stato “ospite” (cioè, il suo contratto non è stato regolarizzato), nonostante l’imbarazzante conferenza stampa di presentazione del programma, dove il direttore di rete Liofredi dice di non condividere la trasmissione (dove si è mai visto?), le polemiche non si sono fermate. Annozero va in onda, con Travaglio, con una interessantissima puntata sulla libertà di stampa e sul caso escort (ancora additato come semplicissimo Gossip dalla maggioranza), fa ascolti enormi (secondi solo alla “bellissima” fiction Don Matteo, quella sera)  eppure…

Eppure il giorno dopo Scajola dichiara: “E’ ora di finirla. Quella di ieri è l’ennesima puntata di una campagna mediatica basata sui pruriti, sulla spazzatura, sulla vergogna, sull’infamia, sulle porcherie” ed aggiunge, come se non bastasse, “Convocherò i vertici della Rai per verificare se trasmissioni come Annozero rispettino l’impegno, assunto dalla Rai nel contratto di servizio, a garantire un’informazione completa e imparziale” (via | Repubblica.it). Ora, bisognerebbe spiegare a questi signori che la Rai radiotelevisione italiana non è una “Televisione di Stato“. Non decide il governo cosa può andare in onda e cosa non può andarci, siamo decisamente stanchi di editti bulgari. Siamo arrivati alla minaccia, a quel “convocare i vertici Rai”. Ma per fare cosa? La Rai appartiene agli abbonati italiani, la Rai appartiene ai cittadini, non è l’organo di stampa del governo, ce lo vogliamo mettere in testa una volta per tutte? Eppure le polemiche non si placano, Schifani oggi tenta di minimizzare, parlando ancora di gossip riguardo al caso escort, e viene annunciata addirittura un’istruttoria sul programma dal viceministro delle Comunicazioni.

Claudio Scajola, Ministro dello Sviluppo economico
Claudio Scajola, Ministro dello Sviluppo economico

L’opposizione, dal canto suo, si comporta come al solito, si indigna, si smuove, alza la manina per parlare e poi finisce tutto là. Giusto D’Alema si spinge un po’ oltre etichettando con un terribiledel tutto inopportuno” la dichiarazione di Scajola. Gentiloni concluderà poi: “Il governo non ha alcun potere di istruttoria su singoli programmi della Rai. In quindici anni di vigenza dei contratti di servizio non si è mai visto un intervento del genere. Si tratta di un abuso di potere e di un’invasione delle competenze di Agcom e commissione di Vigilanza ribadite proprio dall’articolo 39 del contratto di servizio.”

Ma spostiamo un attimo la discussione. Questi sono i fatti, sono gli avvenimenti. Sono sotto gli occhi di tutti i cittadini, di qualunque fede politica.

Possibile che nessuno riesca veramente ad indignarsi? Questo è un attacco continuo alla libertà di informazione, non si ferma mai un giorno, è una costanta. Tutto comincio con l’ormai -purtroppo- famoso editto bulgaro, dove un mostro sacro del giornalismo italiano fu semplicemente messo alla porta. Motivo? Dava fastidio, diceva le cose come stavano, e dava quindi fastidio. E poi via Luttazzi (che si macchiò della terribile intervista di Marco Travaglio, entrambe le cause furono vinte tra l’altro), via Santoro (una prima volta, anche lui vinse la causa). E si è continuato anno per anno. Dapprima le querele ad ogni starnuto fatto dai giornali che seguivano la linea dell’opposizione, poi l’anomalia tutta italiana di querelare le DOMANDE di un giornale (la Repubblica ndr). Non importa in questo momento di che “fede” siate, chiedetevelo sinceramente: in una democrazia che prevedere in uno dei suoi articoli la totale libertà di stampa e informazione, secondo voi è normale che delle domande (a cui si può rispondere e negare, tuttalpiù), siano oggetto di querela per calunnia e diffamazione? E i suddetti signori non si fermano davanti a niente, continuando con questa continua “minaccia”, spesso seguita dai fatti, altre volte rimangono solo parole. ù

Ma sono parole pesanti. Sono parole che rappresentanti del governo non dovrebbero poter dire così con leggerezza. E’ una minaccia bell’e buona. Inutile stare tanto a girarci intorno. Si sta cercando in tutti i modi di controllare e normalizzare l’informazione. E questo lo sapete in che paesi capita? Non so, fatevi un po’ un giro, chiedetevi ad esempio in Cina come sono messi. E fate 2+2. Fatelo però, fatelo per davvero.

Concludo con la dichiarazione di oggi di Marco Travaglio, che più di mille parole spiega la totale anomalia di una situazione simile:

“Quello che è successo ieri è più grave dell’editto bulgaro è una dichiarazione illegale ed eversiva che pretende di istituzionalizzare il controllo del governo sulla televisione“.