Meridiano Zero – Occasioni perse.

Mi viene da pensare che sia il periodo delle “occasioni perse”. In un momento di profonda crisi sociale, finanziaria e (di conseguenza) politica, si dovrebbe essere pronti a cogliere le poche palle pervenute al balzo e farne punti, per usare una metafora sportiva. E invece si dorme, si discute continuamente su Berlusconi, sulle sue frequentazioni, sui suoi festini, e il resto cade nel vuoto dell’indifferenza.
L’occasione di Fini è ormai persa. Non si è dimesso quando doveva dimettersi, quando giurò che l’avrebbe fatto se si fosse confermata la proprietà della casa di Montecarlo. Poteva essere l’occasione per far risaltare un profilo politico di integerrima onestà, invece dell’ennesimo politicante attaccato con le unghie e con i denti alla propria poltrona. Poteva essere una spallata importante al Governo, sicuramente avrebbe avuto la sua eco, avrebbe richiesto reazioni, da una parte e dall’altra. Invece il FLI si sta spaccando, disfacendo sotto le bordate di Berlusconi e gli interessi dei cosiddetti “responsabili”.
L’occasione della sinistra si è persa ormai da secoli. Appare sempre di più non pervenuta, immobile agli spunti offerti, con un Bersani sibillino, troppo intento a far la figura del politico che parla in punta di fioretto e che non batte i pugni quando ce n’è bisogno. Gli altri si organizzano come possono, cercando una poltrona per le prossime elezioni. L’unico vero “riformista” sembra Grillo, con le sue candidature popolari, ma è ancora secondo me troppo legato a un’immagine di comico macchietta che del politico pronto a vincere delle elezioni, a qualsiasi livello queste siano.
L’occasione di bella figura come politica estera si è persa quando si è accolto con le Frecce Tricolori quello che ora sta bombardando i dissidenti, che pure prima non è che fosse il ritratto del dittatore libertario, magari libertino. L’onu si prepara alle contromosse, Frattini si dissocia, Napolitano ammonisce, Obama minaccia. Intanto laggiù si continua a morire, nell’indifferenza generale, perché è facile schernirsi, ma poi, di concreto, non succede niente. Pochi ricordano l’eroico sacrificio delle Brigate Internazionali, quando negli anni 30 si riunirono in Spagna a sostegno dell’esercito repubblicano contro il Generale Franco. Altri tempi, altri luoghi, altri momenti forse. Cosa succederebbe oggi? Utopia?
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Meridiano Zero – Egitto: il popolo conta ancora qualcosa

C’è una Tienanmen a un passo da qui e in pochi se ne sono accorti. Tutti presi dal Sexygate, dalle intercettazioni e dal bunga bunga, dalle raccomandazioni, dai festini e da quello che succede nella casa più spiata d’Italia (non quella del Grande Fratello, quella di Arcore), il riordino dell’assetto mediorientale è passato, o comunque sta passando, in secondo piano.

Il connubio Italia-Egitto si è sintetizzato nei kebab, nei resort di Sharm el Sheik e nelle giovani adolescenti tirate fuori dalle questure perché nipoti di Mubarak. Già, proprio lui che, in questi giorni, è assediato dal suo stesso popolo, che gli urla a gran voce di dimettersi. L’ennesimo regime sotto scacco, che segue da vicino le rivolte Algerine e Albanesi. Cosa attendersi ora? E perché ora? La prossima nazione sarà la Libia. Il vecchio Gheddafi, con i suoi cavalli e le sue cavalle con le mostrine, farà posto presto o tardi al figlio, molto più occidentalizzato, al passo con i tempi e più simpatico agli Stati Uniti. Il vecchio troverà sicuramente posto in una dependance di Arcore. Il perché, a mio avviso, è da ricercarsi nel cambio di rotta che stanno prendendo gli Stati Uniti nei confronti di Israele; il partner storico, dopo le disfatte in Iraq e Afghanistan e la difficoltà nelle trattative in Palestina, inizia a essere indigesto, soprattutto alla compagine democratica che, a differenza di quella repubblicana, ha pochi interessi in ballo con le major delle armi&similia. L’America guarda oltre, guarda alle economie cinesi e indiane, cercando di ridisegnare dei confini dentro le quali stringerle: a oriente tra filippine, giappone e siam, a occidente in questo nuovo “medioriente” capitanato da un Egitto in piena rivoluzione.
La prova l’abbiamo avuta pochi giorni fa, quando l’Egitto ha dovuto chiedere l’autorizzazione a Israele per far avanzare i carrarmati nella pianura del Sinai, zona demilitarizzata, autorizzazione concessa e che ha fatto infuriare Hillary. Mentre in America chiedono elezioni e che Mubarak si dimetta per il bene del (suo) paese, Frattini cambia idea come una banderuola cambia direzione in un giorno di vento. Poche ore prima assicura appoggio a Mubarak, poche ore dopo chiede le sue dimissioni, evidentemente informato di aver detto una cazzata. L’esercito è stretto tra due fuochi. Da una parte Mubarak che chiede la soppressione delle rivolte, dall’altro un popolo che chiede ciò che è giusto: giustizia e democrazia. Il Cairo è nel caos. Piazza Tahir è la nuova Tienanmen e il popolo egiziano è la dimostrazione chiara, lampante, splendida, che il popolo conta ancora qualcosa.

Noi, invece, mangiamo popcorn e seguiamo il nostro personale sexygate.

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Meridiano Zero – La nave Italia affonda.

Ci si è completamente dimenticati del popolo. Noi stessi, cittadini con un’opinione, ormai nicchiamo, facciamo spallucce, perché “tanto è così”, perché il mondo gira in questo modo e che ci vuoi fare, perché loro sono i potenti e noi solo pecore e via così.

Il popolo è sovrano di questa nazione e pare che se ne siano dimenticati tutti, dai politici che non eleggiamo più direttamente (e così ecco le veline e le pompinare in parlamento) al popolo stesso che non rivendica ciò che è suo.

Un Governo, indipendentemente dallo schieramento di appartenenza, ha tutto il diritto di fare il suo lavoro e in linea generale non apprezzo i criticoni del primo giorno. Sono liberale in questo. Ma quando un Governo implode su sé stesso e inizia a perdere i pezzi, e a cedere, a dire “non è più sostenibile” è pure uno come Fini, è lampante che sia l’ora di schiacciare forte sul tasto reset e fare tabula rasa di quel che rimane; invece il Parlamento viene usato trasversalmente come il giardino di casa propria, da destra a sinistra: è assurdo che Napolitano (ex comunista e mai stato simpatizzante di Berlusconi) si appelli al dovere istituzionale del presidente della Camera (un mese fa) per far votare la sfiducia oggi, dando tutto il tempo a Berlusconi per fare i conti necessari a strappare un 314 a 311 con 2 astenuti; è diventata un’oligarchia che si rimbalza il joystick del paese, un po’ a me e un po’ a te e tutti contenti e i franchi tiratori (in questo caso con fucili caricati a salve) a pararsi il culo (http://www.domenicoscilipoti.it/ già online le motivazioni del voto di fiducia, non male per un sito normale) e a pienarsi le tasche a suon di consulenze da 100.000 euro.

E ora? Passerà Natale, ma il Governo non ha i numeri per governare seriamente e, esattamente come 16 anni, è tenuto per le palle da Bossi che avrà carta bianca prima di far staccare la spina al moribondo.

E’ una nave che sta affondando e io, onestamente, vorrei tanto scendere.

Meridiano Zero – Il popolo dei pecoroni

Il popolo dei pecoroni,  è così che ci devono vedere quelli dei “piani alti”. Il popolo, esattamente come duemila anni fa al tempo dei gladiatori, che vuole e si nutre di spettacolo, di sangue, di dettagli. Duemila anni fa attorno all’arena e agli spettacoli che lì si tenevano si decideva la popolarità di un imperatore.

11 milioni per lo spettacolo di Ivan martedì sera, roba che la Nazionale normalmente se la sogna; e poi gli innumerevoli spettacoli di approfondimento dedicati alla triste vicenda di Sarah, dei suoi account su Facebook e degli sms che mandava e via discorrendo.

E chi comanda, ovviamente, si adegua, visto che più  cruento è il linciaggio e più favori incontra. Castrazione chimica per i pedofili, urla Calderoli, pistole ai tassisti risponde Salvini, bombe sui bombardieri fa eco La Russa (sempre scenico).

E un po’ si fa finta di dimenticare che la castrazione chimica, pur impedendo ai pedofili di avere erezioni, non gli impedisce di pensare come pedofili, nè tantomeno di agire come tali. I tassisti, avessero pistole e le usassero, sarebbero tacciati di violenza gratuita, al primo colpo sparato contro un cliente facinoroso. E vorrei vedere il bombardiere che mentre il terrorista imbraccia un bazooka contro un nostro mezzo blindato, decolla, raggiunge la quota stabilita, arma le bombe, le sgancia e salva i soldati in pericolo. E anche se le bombe fossero sugli elicotteri che proteggono dall’alto i mezzi blindati per le strade Irachene, vorrei capire di quali bombe sta parlando il ministro La Russa, visto che bombe in grado di identificare le mine piazzate lungo le strade non ne esistono.

Ci importa una beatissima, tra l’altro, che “gli altri le bombe ce le hanno”, visto che l’articolo 11, seppur applicato come ci pare e aggirato da sofismi letterari che evitano di dire “guerra” ma piuttosto “regole di ingaggio”, comunque sta lì a dire che l’Italia, la guerra, anche chiamata come preferiscono quelli dei piani alti, la ripudia.

Il PD riesce a spaccarsi anche in questa occasione: chi si ricorda di essere di sinistra e si oppone, chi se lo dimentica e avalla, c’è chi come Bersani mantiene salda la linea del PD seguita fin’ora: non si oppone e non avalla, semplicemente non si sbilancia.

E tutti i pecoroni a seguire, a destra e a manca, senza soluzione di continuità.

Usciamo dal gregge. È ora.

Meridiano Zero – Notizie civetta

Esplodono, come bombe a orologeria, perfettamente coordinate alle ore di punta.

Ricordano i prodotti civetta, quelli messi nei supermercati nei punti strategici per attirare le persone: funziona che si posiziona un prodotto X, particolarmente appetibile dalla folla, in un’area di nostro interesse, dove vogliamo che il cliente faccia acquisti. Il prodotto X lo vendiamo a un prezzo ottimo, con un margine di guadagno minimo, se non addirittura a rimessa. Il cliente, attirato dal prezzo invitante, cadrà nella nostra trappola consumistica e il gioco è fatto, si ritroverà nel carrello della spesa prodotti che nella lista originale non c’erano.

Qui invece abbiamo le notizie civetta: l’ascoltatore, attratto dalla notizia civetta, si farà l’idea che vogliamo noi, nel momento in cui lo vogliamo noi, del personaggio X, travolto dallo scandalo mediatico scoppiato ad hoc sulle sue abitudini scoperecce/drogherecce. Fa un po’ impressione, sinceramente, pensare che teoricamente in un ipotetico giornale, magari scritto con la lettera maiuscola, esista uno schedario di riferimento nel quale sono accumulate tutta una serie di notizie su tutti i personaggi politici che ci possono interessare, notizie poi da utilizzare o riutilizzare a seconda delle necessità elettorali del momento, quando ci interessa. È proprio questo che mi spaventa, il “quando”. Il fatto di avere notizie a orologeria, che possano scoppiare quando ce n’è bisogno, in barba al primo dovere che si dovrebbe prefiggere un giornalista, quello di informare.

Esempio.

Nel momento in cui scrivo, dalle home di tre giornali differenti.

LaRepubblica.it: Obama: “via dall’Iraq ma non è una vittoria”. La seconda notizia riguarda il processo lungo, per allungare le cause del Premier e farle così cadere in prescrizione.

IlCorriere.it apre con Obama, passa la parola al Premier “adesso basta con attacchi a Fini” e poi si lancia nella fuffa dei gatti lanciati e delle gare di tango.

IlGiornale.it dedica la sua homepage a Obama, poco sotto fotone del Gauccione che dice “Basta bugie ora querelo Elisabetta” (Tullani) e poco a destra “La campagna: Raccolta firme per dire Via Fini” con tanto di modulo da scaricare.

Nessuno che parla di Dell’Utri contestato pesantemente a Como alla presentazione del suo nuovo libro, i ricatti politici di Gheddafi (5 miliardi per fermare l’immigrazione), il “comportamento grave e colposo” della giunta Moratti citando il Gip di Milano nell’archiviazione del processo per le consulenze d’oro.
E facendo mente locale, fa un po’ specie notare come la questione Montecarlo sia scoppiata in concomitanza con la rottura di Fini, martellando strenuamente sulla poca limpidezza del leader. Non mi interessa commentare la notizia, che onestamente mi sembra un pretesto per screditare il leader ex AN e per dare a Feltri qualcuno su cui smitragliare quotidianamente (dopo quelle a Di Pietro, che gli hanno fruttato ben 35 querele, a Boffo, a Gherardo Colombo).
A questo scenario, si ricollegano bene o male tutti i telegiornali di riferimento e i programmi di approfondimento. Il tg1 di Minzolini, che tra la lettera della Busi e prese in giro su internet ormai è diventato una macchietta; Studio Aperto, che lo è sempre stata una macchietta; Matrix che saluta Mentana in favore del telegenico Vinci e tappa la bocca a Gianna Nannini sulla questione L’Aquila; il tg5 e rai due che si mantengono in quel limbo più o meno neutrale di cronaca e cani abbandonati. Non mi sorprende quindi il 7,8 % di share (77% in più di telespettatori rispetto l’anno scorso) fatto da Mentana sul tg di La7, con un milione e seicentomila telespettatori strappati ai tg di riferimento di Rai e Mediaset. Che lo spettatore medio si sia stufato dei metodi per combattere il caldo? Dell’appartamento a Montecarlo di Fini? Dell’informazione dirottata o addormentata secondo le necessità politiche del caso? Aspettando la nuova stagione invernale con qualche speranza democratica in più, a voi studio.

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Meridiano Zero – Facce da culo

Diciamo che tu diventi premier di un paese industrializzato, di quelli di prima fascia. Proclami, feste, sorrisi, foto, coriandoli eccetera eccetera. Poi c’è la crisi, c’è bisogno di tirare la cinghia e fai una manovra finanziaria molto impopolare, tra l’altro fortemente attaccata da una parte della stampa locale (ma comunque necessaria) ridistribuendo pressione fiscale e cotillon assortiti in maniera opinabile. Successivamente rimani invischiato in uno scandalo sulla corruzione e fai la figura del cretino ad una cerimonia ufficiale.
Oppure possiamo dire che non tu, ma tua moglie, si diverte con il ragazzo (maggiorenne) che pulisce la piscina.
Anzi no. Diciamo che tu hai vinto le elezioni e il tuo partito è anche il più votato. Ma non hai i numeri per governare e devi formare una coalizione con partiti che non la pensano sempre esattamente come te.
Ti beccano con le escort.
Vieni trombato in sede europea.
Vai in Afghanistan e ricevi critiche, non solo dall’opposizione ma anche dalla coalizione di governo.
Hai un crollo nella popolarità.

Diciamo che tu, contrariamente a quello che potresti pensare, non sei Berlusconi, ma Yukio Hatoyama e tutta una serie di premier che negli ultimi anni hanno fatto la stessa fine del nipponico. Dimessi. Ho esteso la lista a premier di mezzo mondo, dall’India, alla Repubblica Ceca, alla Croazia, proprio per cercare di dare uno spessore globale a quella cosa che in Italia abbonda e non riusciamo proprio ad esportare: la faccia da culo. Quelli sopraccitati sono i motivi che li hanno portati alle dimissioni, tutti (e dico tutti, nessuno escluso) in comune con il nostro presidentissimo. Non è stupefacente? Ora, io non chiedo la solerzia del Sol Levante, dove ti dimetti se i tuoi treni arrivano in ritardo, ma comunque è evidente che i nostri parlamentari&funzionari mancano di quella dote in cui dovrebbero eccellere, l’onorabilità. Se un Presidente del Consiglio irrompe in un dibattito (dove era rappresentato dal suo ministro del tesoro, non l’ultimo pirletti che passava di là), se un ministro usa una casa non sua, la cui proprietà non è nota, chi paga l’affitto non è noto (e si dimette solo perché costretto), e lo stesso fa il capo del Dipartimento di Protezione Civile mentre sua moglie ristruttura giardinetti di impresari collusi un po’ ovunque, si potrebbe avere l’ardire di pensare che c’è qualcosa che non va. La conferma la si dovrebbe ottenere dalla querela perpetrata da quel capo del Dipartimento di Protezione Civile nei confronti di Marco Travaglio e l’Antefatto per aver dipinto la questione a tinte troppo forti. Senza contare che le tinte usate erano virgolettati del Gup che si sta occupando delle indagini. E noi? Zitti. Fermi. Schiacciati sotto i servizi sui cani abbandonati, il caldo record (ma non pioveva fino a ieri?), le letterine, le pupe e i secchioni, Mastella all’Isola dei Famosi, i dati inventati di sana pianta, i giudizi sommari, le gogne mediatiche.

Meridiano Zero – "Draquila – L'Italia che trema"

Ore 3:32 del 6 Aprile 2009. L’Italia trema. Una parte di essa, ferita mortalmente, cade. Dalla fine della scossa, pochi secondi forse, poi le urla, le sirene. E Draquila. Draquila non è Silvio Berlusconi. Nel film della Guzzanti, Berlusconi non è l’antagonista, quello che ti aspetteresti da un documentario della Guzzanti, ne fa parte, ma non è lui. Draquila è “la macchina”. Quella macchina, alimentata a corruzione, collusioni e connivenze, guidata da pochi (amici e amici di amici) che si mette in moto subito, pochi minuti dopo, assetata, inarrestabile. Ce lo dicono le intercettazioni, i documenti. Una marea di soldi sotto forma di macerie, tragedie, vite spezzate, famiglie distrutte, sangue e lacrime, da depredare, da stillare dal collo dello Stato. 93 minuti di documentario, implacabile, che silenzioso si muove tra le macerie, che dà voce a quella parte d’Italia inascoltata, quella che rimane lontana dai riflettori berlusconiani della consegna delle case comprate con i soldi della Croce Rossa e che urla, disperata, tutto il suo malcontento, la sua tristezza, tutte le incongruenze e i limiti di una gestione mediocre. Il lavoro della Guzzanti è martellante e meticoloso, si espande inesorabile in ogni direzione, Napoli, La Maddalena, Roma, alternando dati a fatti (alcuni noti, altri meno noti) a considerazioni e ragionamenti precisi e pertinenti (a volte più, a volte meno: la gestione di un campo non è stata inventata da Bertolaso).
La Guzzanti già con “Viva Zapatero!” ci aveva mostrato tutto il suo disagio verso i confini del documentario nel senso stretto del termine, e anche qui si allarga, svaria, si pone come : abiti normali, gente normale, fatti. Niente green screen, niente effetti speciali, niente 3d, solo la realtà, cruda. Questo è il grande pregio e il grande difetto del film: Draquila è di parte e non nasconde di esserlo e per questo rischia di parlare a chi già la pensa allo stesso modo senza suscitare il minimo interesse dall’altra parte, al di là dei Bondi, Cannes & Co. Ha il merito di evidenziare il peso del PD in tutta la faccenda, ovvero nullo. L’opposizione è assente, connivente con il Draquila assetato di sangue e l’immagine del tendone, chiuso di giorno come di notte, d’estate come d’inverno, dà perfettamente l’idea di come opposizione, nell’immaginario collettivo, faccia ormai rima con desolazione.

Vi lasciamo al trailer…

Meridiano Zero – Rimpiango un po' l'ispettore Callaghan

Quando si guarda un film, un film dell’orrore o un thriller, quello che nelle intenzioni degli sceneggiatori dovrebbe mettere maggior ansia è il “potrebbe succedere pure a te”. L‘immedesimazione, è questo quello che spaventa; che dietro la porta, o nell’armadio, piuttosto che fuori dalla stanza proprio mentre ti stai addormentando, ci sia un pericoloso killer. O che ti ritrovi immischiato in un intrigo internazionale. O magari che un folle sadico se la prenda con te per uno sguardo di troppo. Che chi ti vuole bene impazzisca e ti insegua con un’ascia. Film, appunto, nulla più. Quello che invece fa davvero paura è che tu ti possa ritrovare in galera per la maglietta del colore sbagliato, o peggio morto ammazzato per una canna tenuta in tasca o un paio di schiaffi in un autogrill. E questo non è un film, questa è la vita vera.
Quello che fa paura, davvero paura, è che in uno stato democratico, dove a dispetto dei desideri di un capo partito un po’ bassetto e decisamente spelacchiato le libertà personali sono tutte garantite, una persona si possa ritrovare con la vita rovinata (se non peggio) per motivi assurdi, futili o addirittura inesistenti; una persona come tutte le altre – attenzione – perfettamente normale, integrata, con i suoi amici, i suoi amori, le sue cazzate. E che -come se tutto il resto non fosse già gravissimo- si associ l’imbarazzo delle Istituzioni o addirittura il negazionismo e la menzogna come meccanismo forzato di discolpa.

Stefano Gugliotta è rimasto in galera fino ad a oggi perché indossava una maglietta rossa mentre passava vicino allo Stadio Olimpico il 5 maggio scorso. È stato arrestato e menato in maniera selvaggia perché anche il sospetto che i poliziotti stavano cercando aveva una maglietta rossa. Ora, permettetemi una piccola annotazione: non mi sembra che indossare una maglietta rossa fuori dall’Olimpico in occasione di una partita della Roma sia un elemento poi così selettivo.
Aldo Bianzino è morto a 44 anni nel 2007 dopo essere stato arrestato per spaccio. Gli inquirenti rinvenirono e sequestrarono nel suo casolare 110 piantine di Marjiuana. Ufficialmente è morto per infarto, anche se nel referto autoptico si rilevano lividi e costole rotte, lesioni epatiche e cerebrali.
Giuseppe Uva, 43 anni, viene portato nella caserma dei carabinieri di Varese per stato di ubriachezza. È il 14 giugno 2008. Rimane per 2 ore in balia dei militari, prima del trasferimento al pronto soccorso locale e la morte causata dall’inspiegabile somministrazione di sedativi e tranquillanti lì eseguita. I medici rimangono gli unici indagati di questa storia, per le lesioni si sta ancora procedendo contro ignoti.
Federico Aldovrandi muore nel 2005, dopo essere stato fermato sotto gli effetti della ketamina per le percosse subite. Ufficialmente, anche qui, si parla di infarto, ma il referto autoptico rileva la possibilità di un’anossia cerebrale posturale. Soffocamento indotto dalla mancata espansione toracica, causata da qualcuno seduto o in piedi sulla schiena del giovane.
Marcello Lonzi, 29 anni, muore nel 2003 nel carcere di Livorno, ufficialmente per arresto cardiaco. La schiena è coperta di ecchimosi e striature viola, il volto tumefatto. Ancora nel registro degli indagati non è riportato alcun nome.
Manuel Eliantonio, 22 anni, muore nel 2008. Tossicodipendente, condannato a 5 mesi di reclusione per resistenza a pubblico ufficiale sotto gli effetti della cocaina, muore a 10 giorni dalla scarcerazione ufficialmente per intossicazione da butano. Il corpo è martoriato, pieno di lividi e segni di emorragie interne. A oggi non si hanno notizie di procedimenti penali.
Riccardo Rasman, 34 anni, muore in casa sua nel 2006. Soffriva di un disturbo schizoide, viene trovato con le manette e le mani dietro la schiena, filo di ferro alle caviglie, bavaglio alla bocca, lividi sulla schiena oltre che lesioni causate da un piede di porco e un manico di ascia. La morte sopraggiunge per asfissia posturale.
E si potrebbe continuare.

Il rischio è quello di cadere nella demagogia populista, delle signore di paese, “son drogati, ben gli sta”, ma a ben guardare la maggior parte di noi avrebbe potuto essere al posto di un Aldovrandi o un Gugliotta. Attenzione, non si vuol far di tutta l’erba un fascio; le nostre forze dell’ordine fanno quotidianamente uno splendido lavoro ed è giusto che possano lavorare serenamente, e a maggior ragione quello che si condanna e che si dovrebbe condannare universalmente è la gratuità del gesto violento, nel quale vengono riversate le frustrazioni personali, lo sfogo sul vulnerabile. Al posto della condanna decisa di certi eventi, utile anche per ripulire un’immagine sempre più infangata di un corpo di polizia visto come fascista e violento, si ha invece un atteggiamento attendista, imbarazzato, come se di questa patata bollente non si sappia poi che farne.

Meridiano Zero – Mia nonna decide le sorti dell'Italia

Ieri ero da mia nonna. Con mia nonna non ho un buon rapporto, anzi, è uno di quei rapporti basati sull’ipocrisia e le frecciatine mai abbastanza velate, di quelli che può avere una suocera con una nuora, non la nonna col nipote più grande. Fatto sta che ero da lei per mantenere ben saldo il velo di ipocrisia che tutto ammanta, e lei se ne stava lì a parlarmi a guardarmi con i suoi occhi infossati e non so come, ha iniziato a parlare di Berlusconi.

Ho sempre saputo che mia nonna fosse destroide, ma è stata venti minuti buoni a difendere Berlusconi, il povero Berlusconi, quello colpito perseguitato malmenato squarciato affondato vessato oppresso tormentato dalla sinistra infame. Quello preso di mira dai giudici rossi, quello invidiato per i suoi successi, quello che lotta per noi, al nostro fianco, che non ha paura di metterci la faccia e di sporcarsi le mani. Quello che ha ricostruito L’Aquila, quello che ha aiutato Messina, quello che ha reso grande l’Italia.

Quindi, gentile Dottor Masi, non è corretto dire “neanche in Zimbabwe“, perché secondo la Freedom House (http://goo.gl/Y2bg), l’Italia si piazza 73esima, ben 100 posizioni al di sopra dello Zimbabwe. Avrebbe potuto dire “neanche in Bulgaria”, o “neanche in India”, ecco, sarebbe stato più giusto e gli interlocutori – magistrati, spioni e noi tutti compresi – avremmo capito subito a cosa si stava riferendo. Il problema vero non sono io, non è la mia generazione, quella che è abituata a sgassare con il mouse invece che con la Lambretta, che si sa informare, che sa ascoltare più campane e giungere ad una verità che non è assoluta, ma per lo meno si avvicina ad una oggettività apprezzabile. Il problema è mia nonna e la sua generazione, con la manifesta passività all’informazione; perché in fondo mia nonna è rimasta a Radio Londra ascoltata nel sotto scala, quando la voce parlante era un po’ come l’arcangelo Gabriele per Maria, quando ambasciatore e quando boia a dar notizie a rinsaldare speranze ad asciugar lacrime.

E a mia nonna quello che le metti davanti è quello a cui crede: i Travaglio e i Luttazzi sono solo fumo negli occhi, sono comunisti perseguitatori e basta, proprio come dice Berlusconi. Ed è giusto che abbiano chiuso i talk show, perché tanto era solo un processo mediatico continuo ed immorale contro il Presidente del Consiglio, proprio come dice Berlusconi.

Si crea quindi un’avaria informatica; mentre si imbavagliano i giornalisti di sinistra, mentre si chiudono i talk show, mentre da Trani vengono fuori intercettazioni che legittime o meno fotografano bene la realtà istituzionale che amministra l’informazione, e che quindi dovrebbero quantomeno aprire gli occhi su chi ci governa, mia nonna è ancora lì, radicata nella congiura di sinistra, agitando i pugni al cielo contro l’ingiustizia che affligge Berlusconi.

Rimane da chiedersi quante “mia nonna” ci siano in Italia.

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Meridiano Zero – L'influenza di Topo Gigio

E anche questa è (quasi) andata. Le analisi statali -come al solito aggiungo io- sono state “leggermente” catastrofiche: ventiquattro milioni le dosi ordinate (praticamente un italiano su due), dieci milioni quelle effettivamente ritirate (che, se la pandemia annunciata si fosse scatenata c’era praticamente un vaccino ogni cinque italiani), 900 mila quelle inoculate (praticamente un cazzo).

Una pandemia che ci è costata quanto la rosa dell’inter, quindi neanche propriamente due spiccioli, e si è rivelata per quello che effettivamente era: un raffreddore un po’ più forte, ma che con la complicità dei media italiani si è tramutato in una specie di virus ebola in grado di spazzare via metropoli come fa lo swiffer con la polvere. Un virus nato in Messico (questi virus sono itineranti quasi quanto i film dei Vanzina), che sembra una normale influenza, si manifesta come una normale influenza, agisce come una normale influenza, finisce come una normale influenza ma è potenzialmente mortale (come una normale influenza).

E quindi assoldiamo Topo Gigio (!) e riempiamo i notiziari di personaggi politici o pubblici che ci consigliano cosa fare per fronteggiare questo nemico invisibile. La vera novità è che l’italiano medio, quello dei luoghi comuni, non ci è cascato questa volta; l’inoculazione di 900 mila dosi -considerando che buona parte di queste sono finite nei deltoidi dei dipendenti pubblici- rappresenta una cifra ridicola, a fronte di una campagna del terrore che neanche contro i nazisti; e così dopo le mucche e i polli, nel tritacarne mediatico (ma non solo mediatico eh) sono finiti i maiali, rei di aver creato questo abominio genetico dal nome H1N1: un virus a trasmissione aerea, che ha come bersagli privilegiati immunodepressi e anziani. Rabbrividiamo. L’HIV, per dirne uno famoso, ha come via preferenziale lo scambio di liquidi biologici (e anche in una certa quantità. La puntura accidentale con un ago infetto si attesta attorno al 5% di probabilità di contrarre la malattia), quindi figuriamoci gli sfaceli che avrebbe dovuto fare un simile virus: di grazia, conoscete qualcuno che è morto di suina? Di aviaria? Di mucca pazza?

Ed ecco arrivare in nostro soccorso il Governo, attento ai bisogni del popolo. Stai per morire? Ci siamo qua noi, vai tranquillo; imponiamo le mani e tac! Tutto risolto. Pur di salvaguardare la tua salute, alla Novartis gli versiamo 184 milioni di euro, anche se mancano ancora all’appello 14 milioni di dosi (lo so, non sono propriamente un paio, ma sulla salute non si guarda mica a queste cose!); se per qualsiasi motivo la Novartis ci consegnasse i vaccini in ritardo, li paghiamo comunque, perché, caro mio, che fai, li lasci lì? E siccome ci hanno omaggiato di qualche campioncino gratuito di cerotti, sai che facciamo? Niente penali! Consegnino i vaccini quando gli pare (oggi, domani, mai), fa lo stesso! E se il vaccino causasse una reazione allergica inaspettata e incontrollata, paghiamo noi i danni, ci manca solo che qualcuno gli faccia pure causa!

E che nessuno insinui che tutto questo casino sia nato per distogliere l’attenzione dalla cronaca estiva eh!