Nessuno è perfetto

Finite le elezioni e consegnato all’Italia l’ennesimo risultato inconcludente (grazie Porcellum), è iniziato l’insostenibile balletto delle alleanze, delle strategie, delle tattiche per riuscire a creare un esecutivo che abbia una qualche parvenza di solidità.

Rispetto al solito, però, come ormai tutti sappiamo, è arrivato il terzo incomodo, il “Movimento 5 Stelle”, che ha preso il suo bel carico di voti (un quarto degli elettori), e si siederà finalmente in Parlamento. Glissando per un attimo sulle varie polemiche sollevate in questi giorni riguardo il vago programma – dove si dicono tante cose belle, ma non il “come” – e al tira e molla con il PD per decidere se appoggiare, in un modo o nell’altro, una coalizione “allargata”, lanciamoci a bomba sull’atteggiamento del M5S post-voto.

Dopo aver ottenuto un risultato assolutamente straordinario per un partito nato solo qualche anno fa, il M5S attraverso il suo “portavoce” Beppe Grillo (non è un leader, mi raccomando, è il PORTAVOCE) fa sapere all’Italia che non ci sarà nessuna alleanza, nessun “inciucio”, niente di niente. O si fa quello che dice lui -pardon il Movimento – oppure niet, non c’è modo di trovare un accordo. Sebbene lo sgangherato PD si sia quantomeno mosso nella direzione degli stellati, introducendo gli ormai famigerati otto punti, e invitando i ragazzi giovani/preparati/faccenuove/chipiùnehapiùnemetta a realizzare qualcosa che sia presente nel loro programma, il muro eretto dai Grillini pare assolutamente invalicabile.Continua a leggere…

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Lettera aperta a chi si trova nella "sala dei bottoni" e ancora può spingerne qualcuno…

[stextbox id=”custom” big=”true”]Una nuova autrice su Camminando Scalzi.

Vi presentiamo oggi Oriana, alla sua prima collaborazione con la blogzine.
Innamorata della vita in tutte le sue forme , architetto , redattrice, web master, content manager. Il periodo creativo di cui va più fiera sono gli anni a capo dell’ ufficio stampa di una nota associazione umanitaria con missioni in tutto il mondo, periodo che l’ hanno portata a contatto di persone eccezionali e di realtà inimmaginabili. Oggi sostenitrice e attivista del M5S in una piccola città di provincia, la citazione che le calza a pennello è tratta da un vecchio film: “ …amava talmente la vita da amare anche quella degli altri…” Blade Runner  [/stextbox]

Sono una signora, movimentista 5 stelle di una piccola città di provincia; niente nomi… Niente pubblicità.
Dopo una vita vissuta in una grande e bellissima metropoli ho deciso di cercare una dimensione più “umana” per farci vivere le mie bambine. Il punto di svolta è stato guardare dormire la più piccola beatamente e accorgermi che mentre ero impegnata da anni a battermi per creare campagne a favore di bambini del terzo mondo, per portare l’ acqua nei deserti, per migliorare le condizioni di salute di chi aveva la vita appesa a un filo di ragnatela… Qualcuno stava divorando il paese dove lei sarebbe dovuta diventare grande. Il mio punto esclamativo , bussola della sua esistenza , improvvisamente aveva piegato la testa ed era diventato un punto interrogativo, e rimaneva lì, immobile, affacciato alla finestra della mia coscienza, in attesa una risposta che gli permettesse di rialzare la testa. Anche una madre si trova in una stanza dei bottoni e ogni volta che prende decisioni per i propri figli rischia in prima persona, perché sa che nel futuro della sua famiglia è implicito anche il proprio.

Ma esistono anche madri che uccidono i loro figli o che li abbandonano, segnando così per sempre anche la loro stessa vita. Abbiamo bisogno di persone, non di partiti, abbiamo bisogno di libertà, perché la libertà “è solo un’occasione per essere migliori” dice Camus.

C’è chi parla a sproposito di “crescita” senza rendersi conto che la formula capitalistica è stata fallimentare; Bob Kennedy ha pagato con la vita per averlo detto con quasi cinquant’anni di anticipo. Ma è deprimente anche pensare di regredire all’età della pietra; dobbiamo cercare un punto di equilibrio. Tutto ciò che è vita, esiste su un punto di equilibrio; quel punto che, se viene disatteso, provoca la degenerazione del sistema stesso del quale aveva rappresentato l’occasione di vita. Il futuro dell’umanità è legato al futuro del pianeta del quale è parte integrante .

Credo davvero che la degenerazione di valori alla quale siamo arrivati in Italia sia stato il frutto del nostro disinteresse a occuparci di quello che stava accadendo nel sistema di chi avevamo delegato ad amministrarlo… Sì, è vero, abbiamo consegnato una delega in bianco.

Ma in mezzo a tante voci che si alzano, puntando il dito contro chi ha dormito, contro chi non ha partecipato, contro chi ha lasciato fare, io vi dico che anche le mie figlie mi hanno consegnato una delega in bianco, e ogni mattina che mi sveglio cerco di onorare quella delega scegliendo quello che è più giusto per loro.

Non abbiamo bisogno di un partito, abbiamo bisogno di coscienze: coscienze per le quali la parola “onore” abbia ancora un senso compiuto, per le quali essere delegati significa sentirsi la responsabilità della vita di chi delega.

Dicono le Upanishad che alla fine dei tempi di un’epoca buia “gli uomini si aggireranno come ciechi guidati da un cieco” un’espressione che ben si adatta alla totale cecità di chi oggi si trova nella famosa sala dei bottoni.

Sto scrivendo in una di quelle ore che si trovano a cavallo di quella terra di nessuno che separa la notte dal giorno, una di quelle che appartengono al buio più scuro, ma che anticipano di pochissimo un’incredibile sorpresa: la luminosità rassicurante dell’aurora. Vorrei poter dire alle mie figlie e a tutti i giovani che hanno perso la fiducia di chi aveva in mano la loro delega in bianco di non preoccuparsi, che la vita è come questa strana ora tra il buio e la luce e che quando vedi tutto nero, ecco all’improvviso spuntare il primo raggio di sole.

Vorrei potergli dire che nella stagione della saggezza si accorgeranno che quello che avrà reso bella la loro vita non sarà la quantità di “cose” che si saranno potuti comperare, ma tutti i “voli” che avranno saputo osare. Vorrei potergli dire che la vita è un percorso e che bisogna goderselo con la testa alta senza mai barattare la mèta con il viaggio e vorrei poter dire a tutti coloro che hanno disonorato la nostra delega in bianco di smettere di raccontare la vita ai propri giovani e lasciare che siano loro a raccontarla a noi.

La vera e unica crescita che può essere davvero senza fine è quella dell’individuo come persona, della sua consapevolezza, della sua spiritualità, della sua intelligenza, della sua capacità di costruire rapporti e società rispettosi degli altri e dell’ambiente circostante.
Sappiamo che si può vivere, alimentarsi, risparmiare e produrre energia, costruire, lavorare, avere socialità e rapporti diversi da quelli che ci dice la pubblicità o ci vuole imporre la crescita, compresa quella colorata un po’ di green. Quella è la vera strada da intraprendere. Crescere come intendono i nostri governi significa schiantarsi contro un muro.

Pensare come le montagne di Paolo Ermani e Valerio Pignatta, edizioni Terra Nuova 2011

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Intervista a Massimo Bugani – Movimento 5 Stelle

[stextbox id=”custom” big=”true”]Abbiamo intervistato Massimo Bugani, fotografo di 33 anni, oggi consigliere comunale del Movimento 5 Stelle a Bologna, eletto alle ultime elezioni amministrative con 19.969 (9.5%) preferenze. Buona lettura![/stextbox]

Camminando Scalzi: Il Movimento a 5 Stelle oggi presenta dei candidati alle elezioni, fa campagna elettorale e occupa delle posizioni all’interno delle giunte comunali, e in tanti accusano il Movimento di avere perso di vista il suo ruolo di contrasto alla partitocrazia. Tu cosa hai da dire a tal proposito? Qual è la differenza fra il Movimento a 5 Stelle e i tradizionali partiti politici?

Massimo Bugani: Essere all’interno delle istituzioni con cittadini liberi che vivono la politica come un servizio civile, con totale dedizione e senza poteri forti sopra, sotto o di fianco che decidono ciò che devi pensare o ciò che devi fare è già di per sè una differenza abissale fra noi e i partiti.

CS: Qual è il significato politico di prendere il 10% in una città importante come Bologna?

MB: Il significato è che il paese sta uscendo dal torpore in cui era stato per troppi anni. Non solo a Bologna, ma in tutta Italia, i segnali sono davvero incoraggianti. I cittadini si stanno riprendendo il proprio futuro e non voglio più delegare a nessuno la gestione della cosa pubblica. Con me all’interno del Comune di Bologna ci sono 20.000 cittadini che prima non avrebbero mai potuto sapere cosa avviene all’interno del Palazzo se non in forma marginale.

CS: Anche tu, come detto per Mattia Calise, candidato sindaco a Milano, giudichi l’inesperienza come un valore aggiunto?

MB: No, io credo che l’inesperienza sia un nostro limite iniziale, ma la dedizione, la passione e un gruppo di persone meravigliose pronte a sostenere i ragazzi che entrano nei comuni sono una fonte inesauribile di curiosità e conoscenze. Quindi l’inesperienza la stiamo già superando in queste prime settimane. Ma non si smette mai di imparare. Noi dobbiamo restare umili e sapere che c’è molto da fare e da studiare per migliorarsi ogni giorno.

CS: In che modo, come consiglieri della giunta comunale bolognese, avete intenzione di comportarvi per contraddistinguervi all’interno di quello stesso sistema che il Movimento critica e contesta sin dalla nascita? Quali saranno le vostre azioni concrete per differenziarvi dagli altri consiglieri?

MB: Ti sto scrivendo dal pc del mio ufficio comunale. Sono in mezzo a tutti gli uffici dei vari gruppi consiliari. Io ci sono ogni giorno, gli altri consiglieri si vedono sporadicamente. Credo che sia già una notevole differenza.

CS: In che modo ti terrai in contatto con i cittadini? In quale modo comunicherai direttamente con i bolognesi, accogliendo le loro proposte e facendo sapere loro come vanno le cose al comune?

Rispondo ogni giorno a centinaia di mail, il contatto è diretto. Nessuno scrive per me. Quando le persone ricevono una mail da Massimo Bugani sanno che sono stato proprio io a scriverla. E poi il nostro ufficio ha la porta sempre aperta. Chi vuole può venire a trovarci a Palazzo D’Accursio quando vuole.

CS: Cosa rappresenta la figura di Beppe Grillo per il Movimento, oltre a essere l’ideatore di questa nuova modalità di partecipazione politica? Un leader, un simbolo, o un sostegno alla visibilità dei candidati del movimento? Perché il M5S non dovrebbe assomigliare al PdL, spesso accusato di essere il regno di un monarca più che un vero partito?

MB: Noi non abbiamo nessun leader e tantomeno un monarca. Noi abbiamo in Beppe Grillo un amico e una grande finestra aperta nel mondo dell’informazione, mondo nel quale non saremmo mai potuti entrare senza Beppe Grillo. Lui ha aperto una via nuova, ha consentito a cittadini liberi di avere voce. Per il resto io ci tengo a dirvi quella che è stata la mia esperienza personale: io ho fatto una campagna elettorale come candidato sindaco di una città importante come Bologna e Beppe non ha mai influito su nulla di ciò che ho fatto o detto. Lui non sa quale programma abbiamo fatto insieme ai bolognesi, non conosceva i nostri candidati, non ha messo becco in nessuna delle nostre scelte. Come si fa a chiamare “capo” una persona che si comporta in questo modo? In tutte le telefonate che mi ha fatto in questi mesi mi ha sempre e solo dato conforto e un grande calore umano. Rispetto al PDL siamo agli antipodi.

CS: Il M5S si pone come una forza innovativa, con l’obiettivo di superare gli attuali schemi politici. La vostra dialettica, tuttavia, non è di confronto ma di scontro frontale. Come vi comportereste se nascesse nel panorama italiano un movimento strutturato come il M5S ma di posizioni differenti? Lo considerereste una forza politica vera o uno degli altri partiti morti, come li definisce Grillo? Potrebbe essere una sorta di vostro corrispettivo “al di là del guado”?

MB: Personalmente non ho fatto scontri frontali con nessuno. Dal 14 novembre 2010 sono stato candidato sindaco di Bologna, ho parlato di tutto e di tutti credo con equilibrio e moderazione. Ho sempre evitato polemiche inutili e aggressività. Fa comodo ai nostri detrattori rappresentarci come dei pazzi scatenati e indemoniati. Noi siamo ben altro. Basta venire a conoscerci. Chi è stato a Cesena a settembre nei due giorni chiamati “Woodstock a 5 stelle”) ha potuto constatare di persona l’incredibile livello di rispetto, educazione, cultura e civiltà che sta alla base del M5S. La nostra è una rivoluzione che si ispira a Gandhi e non ai guerriglieri.

CS: È più che legittimo non rispecchiarsi in nessun partito di quelli cosiddetti tradizionali, ma è intellettualmente onesto metterli tutti sullo stesso piano, al grido di “sono tutti uguali”?

MB: Non ho mai detto che sono tutti uguali. Io ho sempre detto, anche in campagna elettorale, che destra e sinistra hanno fatto dei gravissimi errori diversi e che alcuni fra i più gravi (inceneritori, tav, civis) li hanno fatti insieme. Su queste parole sfido chiunque a contraddirmi.

CS: Come fa il Movimento a sostenere le proprie attività? Ad esempio per far fronte alle spese di una campagna elettorale?

MB: In questi giorni abbiamo fatto il totale definitivo delle spese sostenute per la campagna elettorale. Abbiamo speso in tutto 5025 € iva compresa. Dai cittadini però, attraverso le donazioni spontanee, abbiamo ricevuto più di 9000 €. Abbiamo ancora 4000 € in cassa per portare avanti le attività del Movimento in questi mesi. I partiti vivono grazie ai soldi rubati ai cittadini attraverso i rimborsi elettorali. Il movimento 5 stelle rinuncia ai rimborsi elettorali (un milione di euro circa) e viene sovvenzionato volontariamente dai cittadini. Se non è rivoluzionario questo, ditemi voi cosa lo è?

CS: Come mai al sud il M5S sta incontrando maggiori difficoltà?

MB: Al sud la rete è meno seguita e questo per noi è un grande limite. Questo significa che dovrà essere il nord a fare da traino e io sono sicuro che ci riusciremo. Abbiamo dei gruppi di persone straordinarie in tutto il sud, sicuramente molti di quei ragazzi saranno i prossimi parlamentari a 5 stelle.

CS: Ora una domanda su Napoli, dove il M5S non è riuscito a far eleggere i propri candidati. Come mai il M5S rifiutò tempo fa l’idea di De Magistris di coalizzarsi con Idv? Oggi, alla luce del successo dell’ex pm, potrebbe essere una strada ancora percorribile?

MB: Noi e IDV siamo come il tennis e il ping-pong: si gioca sempre con una racchetta e una pallina ma sono due sport completamente diversi. Credo che De Magistris abbia avuto fretta e abbia sbagliato ad entrare in IDV. Sarebbe stato un candidato perfetto per il M5S, oggi non sarebbe stato dentro ad un partito e sarebbe circondato da meravigliosi ragazzi liberi. Comunque vedremo cosa riuscirà a fare a Napoli, io mi auguro che possa lavorare bene, ma la classe dirigente di IDV non ha il calore, il colore e il profumo dei ragazzi del M5S.

CS: Ti ringraziamo per il tempo che ci hai dedicato

MB: Grazie mille a tutti voi.

Meridiano Zero – Occasioni perse.

Mi viene da pensare che sia il periodo delle “occasioni perse”. In un momento di profonda crisi sociale, finanziaria e (di conseguenza) politica, si dovrebbe essere pronti a cogliere le poche palle pervenute al balzo e farne punti, per usare una metafora sportiva. E invece si dorme, si discute continuamente su Berlusconi, sulle sue frequentazioni, sui suoi festini, e il resto cade nel vuoto dell’indifferenza.
L’occasione di Fini è ormai persa. Non si è dimesso quando doveva dimettersi, quando giurò che l’avrebbe fatto se si fosse confermata la proprietà della casa di Montecarlo. Poteva essere l’occasione per far risaltare un profilo politico di integerrima onestà, invece dell’ennesimo politicante attaccato con le unghie e con i denti alla propria poltrona. Poteva essere una spallata importante al Governo, sicuramente avrebbe avuto la sua eco, avrebbe richiesto reazioni, da una parte e dall’altra. Invece il FLI si sta spaccando, disfacendo sotto le bordate di Berlusconi e gli interessi dei cosiddetti “responsabili”.
L’occasione della sinistra si è persa ormai da secoli. Appare sempre di più non pervenuta, immobile agli spunti offerti, con un Bersani sibillino, troppo intento a far la figura del politico che parla in punta di fioretto e che non batte i pugni quando ce n’è bisogno. Gli altri si organizzano come possono, cercando una poltrona per le prossime elezioni. L’unico vero “riformista” sembra Grillo, con le sue candidature popolari, ma è ancora secondo me troppo legato a un’immagine di comico macchietta che del politico pronto a vincere delle elezioni, a qualsiasi livello queste siano.
L’occasione di bella figura come politica estera si è persa quando si è accolto con le Frecce Tricolori quello che ora sta bombardando i dissidenti, che pure prima non è che fosse il ritratto del dittatore libertario, magari libertino. L’onu si prepara alle contromosse, Frattini si dissocia, Napolitano ammonisce, Obama minaccia. Intanto laggiù si continua a morire, nell’indifferenza generale, perché è facile schernirsi, ma poi, di concreto, non succede niente. Pochi ricordano l’eroico sacrificio delle Brigate Internazionali, quando negli anni 30 si riunirono in Spagna a sostegno dell’esercito repubblicano contro il Generale Franco. Altri tempi, altri luoghi, altri momenti forse. Cosa succederebbe oggi? Utopia?
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La vittoria dell'astensionismo

Renata Polverini

Le elezioni regionali appena trascorse rappresentavano un banco di prova per l’intero establishment della politica italiana. Gli scandali dell’ultimo periodo avevano insinuato qualche timore tra gli esponenti di Governo che temevano il decollo dei consensi, mentre l’opposizione incrociava le dita speranzosa di poter finalmente raccogliere i frutti del disastro “made in Italy”.

I risultati sono arrivati con lo schiacciante peso di un macigno, tra il malumore di un 35,8% di astensionisti, la singolare vittoria di Nichi Vendola e l’escalation di voti del partito leghista, che rispetto al 2005 ha raddoppiato il numero di elettori.

Aldilà delle prevedibili conferme di regioni come Toscana, Emilia Romagna, Liguria, Umbria, Marche e Basilicata, il centro-sinistra ambiva a conquistare l’elettorato piemontese e laziale. Ma contro gli ottimistici pronostici di chi vedeva un Pd rinvigorito e vittorioso, il Piemonte ha scelto di cacciare in malo modo l’uscente Mercedes Bresso, e il Lazio ha deciso di premiare la Polverini e i suoi dibattuti “ritardi” nella presentazione delle liste. Nel frattempo il PDL ha portato a casa la schiacciante vittoria di Lombardia, Veneto, Calabria e Campania, sebbene si ritrovi a fare i conti con un calo di 6 punti percentuali rispetto alle elezioni Europee, e con un partito di coalizione che continua a mettere in scacco l’incontrastata leadership berlusconiana.

Nichi Vendola

Uno scenario in cui Bersani abbandona la scelta di una costruttiva autocritica per puntare il dito contro il movimento di Beppe Grillo e i voti sottratti al PD, mentre Berlusconi si pavoneggia dell’inimmaginabile successo annunciando riforme alla Giustizia e al fisco.
Uno panorama che annienta Casini e tutti i suoi pronostici sul bisogno di un “estremo centro”, là dove l’elettorato sembra proiettato verso le cosiddette “estremità” dell’attuale sistema politico, tra quelli che scelgono il “Movimento a 5 stelle” perché vorrebbero modificare completamente l’attuale apparato partitico, e quelli che votano Lega perché ne apprezzano le idee-limite, spesso piuttosto oltre-limite.

Così, mentre tutti gli altri partiti perdono consensi, il Carroccio acquista punti trasformandosi nel gruppo politico più apprezzato d’Italia… Proprio loro che nell’ITALIA non ci hanno neppure mai creduto.

[stextbox id=”custom” caption=”Web-comics”]E per concludere ecco il pensiero dell’elfo Segolas su queste elezioni regionali 2010! [/stextbox]


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