Aucan – Black Rainbow

La sperimentazione contraddistingue questo trio bresciano, apprezzato molto all’estero e nella scena underground italiana.
La benedetta ottusità nostrana spesso allontana la creatività a tal punto di disprezzarla in nome del conformismo. Un paese in cui si preferisce esportare talenti lontano piuttosto di importarli. Il “sofisticato” metro di giudizio made in Italy di sopravalutare musicisti privi di originalità, rappresenta il disinteresse nello stimare artisti all’avanguardia. Per fortuna esistono dei paesi, dove musicisti di questa portata sono accolti con entusiasmo.

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Cammariere e Concato

La primavera ci ha regalato due importanti uscite discografiche. Infatti possiamo ascoltare i nuovi brani di Sergio Cammariere e di Fabio Concato. Andiamo in ordine di uscita discografica ed ecco a voi l’omonimo album: “Sergio Cammariere”. Dopo le “evasioni arabeggianti” dell’album “Carovane” che poco avevano convinto pubblico e critica, Cammariere torna sui suoi passi e soprattutto ridiventa padrone del suo stile a metà tra il cantautorale, lo swing ed il jazz. Si presenta ai suoi fans con un album carico di energia e con la formazione che lo spalleggia al completo da anni in dischi e tour. Album piacevole anche se, devo ammetterlo, non va troppo al di là delle aspettative. Ottime le parti musicali ma le idee ricalcano spesso temi e melodie già ascoltate negli album passati, quelli che lo portarono alla ribalta delle scene musicali da “Tutto quello che un uomo” in poi. Ecco la track list:
1.Ogni cosa di me. E’ il brano che apre l’album nonché il primo singolo ufficiale che ha anticipato il disco.
2.Inevitabilmente bossa. La tromba di Fabrizio Bosso introduce questo brano appunto “bossa” con il secondo testo di Roberto Kunstler.
3.La mia felicità. Un bel ensamble di fiati prelude a questo brano scorrevole che ha però un “qualcosa” di già sentito.
4.Il principe Amleto. Il violino di Olen Cesari fa partire questa “ballata” che Cammariere scrive sulle parole di Sergio Secondiano Sacchi (Liberamente tratto da Vladimir Vysotskij) raccontandoci in musica le angosce del principe Amleto.
5.Transamericana. Latin ed il Cammariere che conosciamo con le parole di Giulio Casale.
6.Come è che ti va? Testo rielaborato da Bardotti e Giacomelli di “Onde anda voce”.
7.Controluce. Brano più “intimista” e ancora il testo di Casale.
8.Thomas. Anche in questo album non mancano i brani strumentali
9.Notturno swing. Un bello swing dall’aria romantica e folle.
10.C’era un favola. Ecco un’altra ballata “alla De Andrè”.
11.Buonanotte per te. Brano soft che annuncia la chiusura dell’album.
12.Essaouira. L’album si chiude con un altro brano strumentale.
Il tour di Sergio Cammariere e già cominciato e proseguirà nell’estate. Seguitelo su http://www.sergiocammariere.com

Album “5 stelle con lode” invece per Fabio Concato e il suo “Tutto qua”. Testi, musiche e arrangiamenti di qualità come non se ne sentivano da un pezzo negli album di musica italiana. Un ritorno sulle scene dopo ben undici anni dall’ultimo album di inediti. Concato entra con “umiltà” anche nella presentazione di questo album, chiedendo scusa ai suoi fan e a se stesso per aver fatto passare così tanto tempo per un nuovo lavoro. Ma ora è arrivato il nuovo Concato e va assaporato con molto piacere. Ecco la track-list:
1.L’altro di me. E’ un po’ l’emblema di questo album e del ritorno: ti apetterò, l’altro di me è finalmente tornato
2.Stazione nord. Si sentono gli odori, si vedono le immagini si percepiscono gli stati d’animo di questa storia d’amore che sta finendo in mezzo alle persone della stazione nord.
3.Tutto qua. Brano sull’immigrazione e sulla dignità di chi non si è ancora integrato nel nostro Paese. Niente luoghi comuni o ideali da super-uomo, ma la semplice e profonda riflessione di un uomo di fronte a questa “gente da difendere” e “che è meglio non guardare sennò sarà un rogna”.
4.Papier mais. Un raffinato viaggio di pensieri su una strada Bretone.
5.Carlo che sorride. Brano dedicato a Carlo Gargioni, musicista morto per una leucemia fulminante e amico di Concato. Una musica non eccessivamente malinconica e che sorride alla vita passata tra i due musicisti. C’è affetto, la vera cosa che si sente.
6.Se non fosse per la musica. Voce e il piano di Stefano Bollani, è vero jazz. Concato si lascia andare con le sue doti e Bollani che “fa reparto” da solo. Bello!
7.Non smetto di aspettarti. Ecco un altro brano da brividi, nella vera tradizione pop. Quando un amore manca con tutti e 5 i sensi.
8.Breve racconto di moto. Concato gioca con le parole e con i doppi sensi. Torna ragazzo con la moto e la voglia di fare l’amore e un bel arrangiamento.
9.Il filo. E’ la richiesta di una mano e di uno stimolo per tornare se stessi al meglio. Altro tema importante ma affrontato con disinvoltura con arrangiamenti sognanti fino al ritonello quasi “swedish blues”.
10.Sant’Anna (di Stazzema). Brano che racconta l’eccidio dagli occhi di un bambino. Strage che personalmente credo sconosciuta ai più, in realtà una strage con 560 morti.
11.Un trenino nel petto. Quando ho sentito per la prima volta questa canzone sono rimasto estasiato. Bellissimo anche il video ufficiale che raccomando a tutti. Semplicità e profondità, brano che merita una grande nota di merito.
Per ci ha comprato il cd è stata data la possibilità di scaricare gratuitamente 5 brani live acustici, un’altra belle iniziativa!
Anche per Concato ci sarà una importante stagione di concerti e spesso in bellissime location. Non perdetevi gli appuntamenti: http://www.fabioconcato.net

La musica in Italia oggi.

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Un nuovo autore su Camminando Scalzi.it

Enrico Renna è un compositore italiano. La sua formazione è avvenuta presso il “Conservatorio San Pietro a Majella” di Napoli (dove attualmente insegna Composizione), con Umberto Rotondi e Luigi Nono. È considerato uno dei musicisti più completi e rappresentativi della sua generazione. Ha scritto musica da camera, sinfonica, elettronica o e teatrale eseguita in Europa e negli Stati Uniti, ha pubblicato diverse opere ed ha inciso dischi con BMG, Ricordi, Suvini-Zerboni, Edipan, RCA, CPC, Eurarte, Mnemes. Ha diretto l’Orchestra Alessandro Scarlatti della RAI di Napoli, l’Ensemble NNM, il Collegium Philarmonicum ed altri complessi musicali con programmi dedicati prevalentemente alla musica contemporanea. Sulla sua figura ed opera hanno scritto critici musicali quali Mario Bortolotto, Renzo Cresti, Girolamo De Simone, Gillo Dorfles. Collabora con diverse riviste musicali. È citato nel Dizionario Enciclopedico Universale della Musica e dei Musicisti della Utet. Nell’agosto 2009 fonda, nel Convento S. Antonio di Oppido Lucano, la Bottega Musicale Santa Maria de Jesu.

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Chi l’ha vista?

musica_3-280x284E’ scomparsa. Forse è rannicchiata in qualche angolino nascosto, forse è un vago ricordo. C’è da dire che prima è stata abbandonata. Negli Anni ’50 ebbe grande proliferazione: quattro orchestre Rai, associazioni concertistiche, cori, festival, e la ricerca. Già, gli studi di fonologia (1) in tutta Europa. L’Italia faceva sempre parte delle sorelle povere e un po’ sciatte, tuttavia la musica c’era, come l’editoria musicale, il diritto d’autore con il Fondo d’incentivazione per la Musica Contemporanea (2). Certo, perdeva pubblico e, come si dice, mercato. I linguaggi evolvevano, i compositori ricercavano, alcuni provocavano: lo iato tra gusto e offerta si allargava. Fino all’abbandono, fino alla scomparsa. Poi venne la grande stagione dei network aggressivi, della televisione, dell’intrattenimento puro e semplice, del Grande Fratello. Quale posto poteva occupare un’arte così intima, metafisica come la musica? La Rai dovette pure adeguarsi al gusto corrente: furono chiuse, negli Anni ’90, tre delle quattro orchestre Rai; l’editoria perse il sostegno di un diritto d’autore fatto di numeri e non di qualità, e così furono messe via anche le grandi, storiche case editrici italiane (3). Via, in un angolino: o sopravvivi in un aggressivo mercato o muori. Ma l’arte dei suoni raramente, nella storia, aveva occupato spazi globali; spesso era stata appannaggio di classi agiate o delle chiese (4), era un’arte colta, fatta di pensiero, difficile nell’approccio più di altre. Un po’ criptica, un’arte da conquistare. E quindi la bella dovette fare largo alla seducente, e diventò una Cenerentola. Non conta, quindi non esiste. raiCosa sia diventata la seducente, lascio ad ognuno la riflessione. Cosa vuole la gente, il gusto comune? La ricerca timbrica di un Varèse, la speculazione numerologica di uno Schoenberg, le proliferazioni dei materiali degli strutturalisti, l’alea controllata e non di un Cage, e via fino al silenzio (5); o vuole una bella canzonetta da canticchiare, magari lavorando, facile da ricordare? Con una bella armonia fatta di uno, due, tre accordi, magari da cantare accompagnandosi ad orecchio con una tastiera? I numeri parlano nel concreto: se vendi un milione di dischi diventi ricco e famoso. E allora la tua canzonetta diventa un concerto e la musica leggera italiana diventa la “grande musica italiana” (6)… Ed una provocante ragazzetta una donna assai ricercata. Così vanno le cose. Dunque, il presente è buio. Chi coltiva quest’arte lo sappia. E’ una missione. Eppure tanti giovani studiano, si affaticano, ricercano uno spazio che non c’è. Non è romanticismo, è la realtà, dura. Quale futuro? E chi può saperlo? Rimane un oggi desolato. Chi crede nella necessità di connotare una civiltà in modo meno mercantile rifletta! Ma c’è, non lo sentite, un assordante silenzio? Vuoto, solitudine, sofferenza, e vie di fuga da realtà crudeli. E riempirsi le orecchie di titillamenti aggressivi di poco costrutto. Questa la civiltà musicale italiana oggi.

Amen.

Note

  1. Gli studi di fonologia studiavano il suono nei suoi aspetti fisici e le possibili applicazioni in ambito di musica elettronica. In Italia famoso fu quello di Milano, fondato da Luciano Berio e Bruno Maderna, con Marino Zuccheri per la parte tecnica.
  2. Il Fondo d’incentivazione per la Musica Contemporanea dotava le pubbliche esecuzioni, soprattutto quelle radiofoniche, della musica colta di un’aggiunta piuttosto sensibile in termini di quote, tale da permettere agli editori di produrre anche in presenza di scarse vendite cartacee e discografiche. Il Fondo fu abolito nei primi Anni ’90.
  3. Casa Ricordi, una delle più antiche e gloriose case editrici musicali, fu venduta al colosso tedesco Bmg che già aveva acquistato la Rca italiana.
  4. L’uso sacrale della musica appartiene a tutte le epoche e civiltà.
  5. Sulle provocazioni, anche un po’ gratuite e snob, del simpatico John Cage molto si è detto e scritto. Il punto culminante di tali atti iconoclasti è rappresentato da 4:33, un lavoro che dura appunto quattro minuti e trentatré secondi di silenzio. Su tali atteggiamenti sarà la Storia a stabilirne la portata, oltre la curiosità del momento.
  6. E’ assai in voga presso un certo giornalismo, soprattutto televisivo, usare i termini suddetti, evidentemente in modo improprio ed approssimativo.

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