Rubygate: ai posteri l’ardua sentenza.

[stextbox id=”custom” big=”true”]Torna a scrivere per noi richpoly, al secolo Riccardo Sarta, laureato in giurisprudenza e appassionato di diritto che aspira a diventare un magistrato (e noi glielo auguriamo!). Oggi ci racconta del “rito immediato”, e di tutta la faccenda giudiziaria che sta dietro al “Rubygate”[/stextbox]

Da qualche tempo a questa parte tiene banco, nei talk show, nei bar, nelle strade e nelle case degli italiani, la vicenda relativa alla richiesta di giudizio immediato annunciata dal Procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati nei confronti del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, indagato per concussione e prostituzione minorile nell’ambito dell’inchiesta sul cosiddetto “Rubygate”. E allora, spieghiamo in poche righe di cosa si tratta.

Il giudizio immediato è uno dei cosiddetti riti alternativi a quello ordinario per la celebrazione di un processo, categoria di cui fanno parte anche il giudizio abbreviato, l’applicazione della pena su richiesta delle parti (c.d. patteggiamento), il giudizio direttissimo e il procedimento per decreto. È previsto dagli articoli 453 e seguenti del Codice di procedura penale. Il giudizio immediato è caratterizzato dalla mancanza dell’udienza preliminare e può essere instaurato in seguito alla richiesta del pubblico ministero o dell’imputato, così da velocizzare i tempi della giustizia portando il procedimento direttamente alla fase del dibattimento. Il dibattimento, del resto, costituisce il fulcro del processo penale, il suo cuore pulsante, luogo deputato alla formazione della prova davanti a un giudice terzo e imparziale che emetterà la sentenza. Il pubblico ministero chiede il giudizio immediato quando sussiste l’evidenza della prova della colpevolezza dell’indagato. L’imputato, a sua volta, qualora ritenga di essere innocente, e abbia le relative prove per dimostrarlo, chiede il giudizio immediato in modo da definire al più presto la propria posizione.

Condizioni imprescindibili per la legittima richiesta del pubblico ministero sono che l’indagato sia stato sottoposto a interrogatorio sui fatti dai quali emerge l’evidenza della prova e che il pubblico ministero abbia trasmesso la richiesta alla cancelleria del giudice per le indagini preliminari entro novanta giorni dall’iscrizione della notizia di reato. D’altronde, il fatto che l’indagato (come nel caso del Premier), pur essendo stato regolarmente convocato dal pubblico ministero, non si sia presentato all’interrogatorio non pregiudica la richiesta di giudizio immediato che, quindi, potrà essere ugualmente presentata.

Sarà il Gip Cristina Di Censo a decidere entro cinque giorni se far processare Berlusconi per l’accusa di avere abusato dei suoi poteri, in qualità di Presidente del Consiglio, allo scopo di far rilasciare Ruby nella notte tra il 27 e il 28 maggio 2009 dalla Questura di Milano e affidarla a Nicole Minetti (reato di concussione) e di avere avuto rapporti sessuali ad Arcore con la giovane marocchina quando lei era minorenne (reato di prostituzione minorile). Il giudice per le indagini preliminari dovrà valutare la sussistenza dei presupposti richiesti dalla legge ed eventualmente disporre con decreto il rito immediato, fissando la data dell’udienza dibattimentale dove, come detto, comincerà a pulsare il cuore del processo. I pubblici ministeri hanno “stralciato” la posizione del presidente del Consiglio, cioè l’hanno separata da quella degli altri indagati, tra i quali spiccano le figure di Nicole Minetti, Emilio Fede e Lele Mora, creando un autonomo fascicolo.

Il giudizio immediato è stato chiesto per entrambi i reati formulati nei riguardi del premier, e cioè la concussione e la prostituzione minorile. La richiesta di giudizio immediato inviata dalla procura al gip, Cristina Di Censo, è di 782 pagine contenute in due volumi; del resto i faldoni contengono anche le copie delle procedure relative alle intercettazione telefoniche. Oltre alla richiesta di giudizio immediato per il Premier, motivata sulla base dell’esistenza di prove evidenti, i pm hanno inviato al gip una memoria in cui ritengono non sussistere l’ipotesi «di reato ministeriale». Inoltre, è stata trasmessa al gip una memoria nella quale, a seguito dell’esame degli atti ricevuti dalla Camera e da quelli depositati dalla difesa, i pubblici ministeri espongono le ragioni per le quali in ordine alla concussione non sussiste ipotesi di reato ministeriale.

Tutto ciò per sottolineare come la procura ritenga che la competenza sia del tribunale di Milano e non del tribunale dei ministri, come sostenuto invece dalla difesa del Premier. Secondo quanto previsto dal Codice di procedura penale, il giudice emetterà il suo provvedimento senza dover celebrare un’udienza in contradditorio tra le parti. In questa fase e fino alla decisione del giudice, che non sarà motivata, le difese non potranno avere copia degli atti inviati dalla procura. Potranno invece prendere gli atti dopo che il giudice avrà deciso se mandare a processo il premier. Se il Gip dovesse disporre il rito immediato il processo potrebbe avere inizio già nel maggio di quest’anno.

Come direbbe Manzoni “ai posteri l’ardua sentenza”…

L’invincibile B.

Parlare di politica in questi giorni tumultuosi è veramente difficile. L’ennesima vicenda giudiziaria che ha colpito il nostro Imperatore Maximo la fa da padrone su tutti gli organi di stampa. Non si sente parlare d’altro: Ruby, Nicole Minetti, il giro di squillo, le notti bunga bunga

Un’atmosfera desolante, in un momento in cui il Paese ha tantissimi problemi, problemi di non facile soluzione, mentre tutta l’attenzione si sposta sull’ennesimo vizietto politico, sull’ennesima vicenda degradante che coinvolge il Presidente del Consiglio. Siamo stanchi. Siamo stanchi di vederci rappresentati da una persona che ha degli evidenti problemi a rapportarsi con le donne (per dirla politically correct), che viene coinvolto in uno scandalo che in qualsiasi altro paese occidentale avrebbe portato alle immediate dimissioni di chiunque, dal sottosegretario al ministro, dall’assessore del comune di venti abitanti al capo di stato. Da noi non funziona così, e lo sappiamo bene. Ma siamo stanchi anche di questo, di dire “da noi non è così” o “da un’altra parte non sarebbe successo”. Siamo stanchi di quindici e passa anni di governo berlusconiano, di scandali, di processi rinviati, di legittimi impedimenti.

Cadono le braccia. Viene da pensare che il Silvio Berlusconi sia davvero invincibile. Rappresenta il più grosso problema della politica italiana, ne è il portabandiera: il rimanere attaccati alla propria poltrona. Poco importa il modo, l’importante è il risultato, in una distorsione totalmente negativa del machiavellico fine che giustifica i mezzi. E pazienza se si va a trans, se si va a puttane o se si manda a puttane il Paese in cui viviamo. L’importante è rimanere attaccati nella posizione più ambita da tutti, quella inattaccabile.

Immagino un normale cittadino che si fosse trovato invischiato nella stessa brutta vicenda (ultima di tante.) Sarebbe stato processato, arrestato e tutto il resto senza neanche passare dal via. Ma se sei un politico hai un’arma in più. È come pescare “uscite gratis di prigione” al Monopoly; qui si chiamerebbe “non andate mai a fare un processo”. Siamo stanchi di questo degrado politico, di questa politica vecchia. Nel 2011 stiamo ancora a farci mille domande sulle notti brave del premier, a chiederci chi sia la fidanzata immaginaria apparsa casualmente proprio in questo momento di scandalo. Cosa deve accadere perché questo Paese si indigni e si svegli una volta per tutte e mandi a casa un uomo anziano che si sta distruggendo da solo ossessionato dai suoi vizi? Possibile che dobbiamo ancora sentire frasi politically correct come quella del Presidente della Repubblica che dice “Serve chiarezza”? Serve chiarezza? Ma siamo davvero diventati così stupidi e inutilmente garantisti? Sei coinvolto in uno scandalo sessuale dai contorni inquietanti? Bene, a casa, vatti a difendere, poi se ne riparla.

È ovvio che tutte le cose andranno provate in sede giudiziaria, che le prove andranno vagliate (sebbene le evidenze di fatto siano già sotto gli occhi di tutti, ad esempio qui), che bisognerà vedere se è tutto vero  e tutto il resto, e su questo non ci piove. Ma in una situazione del genere bisogna prendersi la responsabilità morale e politica di dire “ok, mi avete accusato, mi dimetto e mi difendo in tribunale”. Tutto qua. Fantascienza.

L’Imperatore Maximo sembra davvero “invincibile”, rimane là sul suo trono, respinge ogni attacco, attorniato dai suoi fedelissimi che lo difendono a spada tratta, da una Chiesa che misteriosamente tace in questi giorni (ma d’altronde si sa, fanno più male alla famiglia i DICO che le puttane minorenni e le porno-orgie del potere)… ma sì, sarà tutto inventato, aspettiamo che si sgonfi anche questa faccenda, magari portando Ruby in TV dal suddito Signorini, rimontiamo la storia, convinciamo la gente che è stata tutta una bufala. Passate un paio di settimane ce lo saremmo dimenticati tutti questo brutto evento, si sgonfierà. Ed ecco il più grande potere dell’Imperatore: qualsiasi cosa accada, nega, evita i tribunali, si arrocca nel suo palazzo, e con un po’ di tempo e pazienza tutto si dimentica. È stato così per scandali ben più gravi (da un punto di vista politico) nel passato, dei tanti soldi pubblici sperperati, dei risultati non raggiunti e tutto il resto, figuriamoci se non ci riesce anche questa volta per quattro ragazze sgallettate. La storia della D’Addario ce lo ha dimostrato non più tardi di un anno fa. O Noemi Letizia. Che fine hanno fatto queste vicende? Ce le siamo dimenticate, semplicemente, perché si parla di altro, perché si tentenna, perché ognuno vuole rimanere al proprio posto, e guai a rompere l’equilibrio delle cose.

Poi pazienza se il nostro capo di Governo, la persona che dovrebbe rappresentare tutto il Paese, che dovrebbe essere dotata di un’etica e di una moralità al di sopra del comune, abbia il leggero vizietto di organizzare serate che manco Alvaro Vitali ai tempi d’oro avrebbe immaginato.

La cosa sconcertante e triste e che, in tutto questo, a prenderlo in quel posto siamo sempre noi comuni cittadini. E a noi manco ci pagano…