Sound City, regia di Dave Grohl

Dave Grohl è la Musica incarnata.
Non vi posso stare a spiegare perché, ci vorrebbe troppo tempo: o siete d’accordo o non lo siete. Su Camminando Scalzi abbiamo comunque una nutrita documentazione con cui potrete passare diverso tempo, se non capite perché apro una recensione di un film con questa frase a effetto.

In questi anni bui e tetri siamo infestati di una musica disgustosa. Inutilmente rumorosa, vuota, cretina, inconcludente, raffazzonata, e potrei continuare. Il mezzo si è svenduto completamente attraverso la massificazione, per cui è ormai possibile per qualsiasi stronzo che non ha la più pallida idea di cosa sia una scala musicale realizzare una canzone in digitale e metterla in vendita su iTunes, dove altra gente ignorante come e più di lui ne comprerà un sacco di copie rendendolo ricco e famoso.
Viviamo nei tempi della “guerra del rumore“, una cosa che dovrebbe far rabbrividire ogni amante della buona musica degno di questo nome. In breve: dove una volta si cercava sempre più la purezza del suono, la sua vera anima, oggigiorno nel disco prodotto già a cazzo di cane in partenza con i metodi di cui sopra, si aggiunge ulteriormente del “rumore” di fondo per aumentare il volume, con lo scopo di far “suonare più forte” il disco in modo che risalti sugli altri “dischi concorrenti” e potenzialmente farlo vendere di più. Se questo non è un segno evidente dell’involuzione in cui l’umanità si sta affossando, non so cosa possa esserlo.

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Wasting Light – Recensione

I Foo Fighters sono tornati. Wasting Light è il settimo album di studio dei Foo, capitanati dal sempre più “signore del Rock” Dave Grohl. Il ragazzaccio della Virginia proprio non riesce a stare con le mani in mano, e dopo le ultimissime collaborazioni (“Them Crooked Vultures” vi dice niente?), è tornato in studio con la sua band di sempre.

“Echoes, Silence, Patience & Grace”, il precedente album, aveva lasciato i fan più accaniti con un po’ d’amaro in bocca. La sensazione che si respirava era quella di trovarsi di fronte agli scarti (di qualità in ogni caso) di “In Your Honor” (vero e proprio capolavoro assoluto dei Foo), e il successivo Greatest Hits aveva accresciuto un po’ lo scoramento nei confronti della band.

Ma quando tutto ormai sembra avviato verso la via della ripetizione ad libitum di sé stessi, ecco arrivare “Wasting Light”. Chiariamoci subito, i Foo non hanno fatto grande sperimentazione (non sono famosi per farlo, comunque): ciò che ci ritroviamo davanti è esattamente quello che ci si aspetta da loro, con in più la grossa (e non del tutto prevedibile) sorpresa di trovarsi di fronte undici brani che spaccano letteralmente il cervello per quanto ti si piantano in testa. Un rock genuino, una serie di riff che si stampano nella memoria come impronte nel cemento, con i classici ritornelli alla Foo che ripeterete e ripeterete mentre fate qualsiasi cosa. Spicca in maniera esorbitante la produzione di Butch Vig, tornato a collaborare con Grohl dopo i tempi epici dei Nirvana; il suo apporto si sente, e tanto. Wasting Light è stato tutto registrato nel garage di Dave, doveva essere un album cattivo, rock vecchio stampo. Quindi via i computer, i sequencer, le modifiche in digitale, rispolverati i mixer multitraccia e il nastro, il suono è la cosa che colpisce di più al primo impatto. Caldo, potente, con il basso che martella il ritmo, le chitarre che tirano giù riff che ti fanno fare headbangin’ in continuazione, la batteria di Taylor che è una vera macchina da guerra. L’idea è semplice e geniale. Fare un rock che suoni duro, sporco, semplice, come il rock deve essere (tanto Grohl ha ben altri modi per sperimentare). Il risultato è garantito. L’idea è piaciuta così tanto al gruppo che in USA hanno indetto un concorso per portare Wasting Light nei garage dei fan. Esatto, i Foo Fighters, che riempiono in due giorni Wembley con centottantamila persone, vengono a suonare a casa tua per te e i tuoi amici. Ennesima qualità di questa band, del suo indissolubile legame con i fan, della voglia di divertirsi che traspare in continuazione. E quando ci si diverte, fare bella musica viene naturale.

httpv://www.youtube.com/watch?v=pdAMSUFoKK0

Tornando alle tracce, ci troviamo di fronte a qualche spunto tecnico più complesso rispetto al passato (Rope), con tempi dispari e riff heavy metal (White Limo), insieme a pezzi più classici (One of these days, Back&Forth), che hanno forse l’unico difetto ascrivibile al disco: ci si ritrova ad ascoltare il “solito” ritornello alla Foo Fighters. Ciò che colpisce di più in ogni caso è la totale riuscita di ogni brano, che mantiene quella forza incisiva che forse era mancata con il lavoro precedente (di cui ci si ricorda “The Pretender” e poco altro). Qui ogni brano rimane piantato nella memoria, non viene mai a noia, mantiene la sua forza. Ascoltatelo dieci volte consecutive, e l’undicesima sarete ancora lì col tasto play. Una grossa qualità. I testi sono sempre belli, e si nota con piacere un po’ meno di nonsense a cui Grohl ci aveva abituati (il testo di Big Me rimarrà un mistero), continuando la strada iniziata con In Your Honor. I temi sono i più disparati, si va dalla love song Dear Rosemary (che vede la collaborazione di Bob Mould degli Husker Du; gruppo fondamentale tra le influenze di Dave), al travagliato rapporto con il luogo di origine di Arlandria (“You and what army, Arlandria?” epico). Non manca una piacevole sorpresa, la collaborazione di Krist Novoselic nella registrazione di I Should Have Known, che insieme a Pat Smear – ormai rientrato a far parte ufficialmente della band -, fa un po’ da revival-raccordo con il discorso lasciato ai tempi dei Nirvana.

Wasting Light è un album decisamente riuscito sotto tutti gli aspetti, una spanna sopra il precedente senza dubbio, consigliato anche a chi è a digiuno di Foo Fighters, perché un po’ di sano rock&roll non può che fare bene in questi tempi di magra e Justin Bieber.

Vi lasciamo con un live della band. Tutto l’album suonato di seguito, senza mai fermarsi, nel loro studio 606. Sono dei mostri, innegabilmente.

httpv://www.youtube.com/watch?v=Xnmzins2Uow

Una generazione fa: 1991 – 2011

Gli anni 2000 sono finiti, e l’inizio di un nuovo decennio mi è sembrato una giusta occasione per fare un salto indietro di vent’anni, in quel 1991 che non sembra essere poi così lontano; un anno in cui si sono succeduti avvenimenti che hanno cambiato per sempre la storia del mondo. Non ci credete? Beh, accendiamo la macchina del tempo e facciamo un salto nel passato, per quelli che c’erano e “sembra ieri”, e per quelli che nel 1991 nemmeno erano nati, e oggi guidano la macchina.

Nel mondo
L’anno inizia con la sanguinosa Guerra in Iraq, che si rivelerà successivamente come la prima di una serie. Bush padre ottiene, l’11 Gennaio 1991, l’ok dal Congresso per dare il via alle operazioni che prenderanno il nome di “Guerra nel Golfo”. Il conflitto comincerà ufficialmente il 17 Gennaio, quando gli alleati cominceranno i bombardamenti e l’Iraq reagirà lanciando missili su Israele. La liberazione del Kuwait, con le immagini – rimaste impresse nella memoria di noi tutti – dei pozzi petroliferi dati alle fiamme, segna l’inizio della guerra via terra. Il conflitto si chiuderà nell’aprile dello stesso anno. Saddam Hussein verrà destituito anni e anni dopo da Bush figlio, nella seconda guerra in Iraq.
L’Unione Sovietica si sfalda, con molti stati che dichiarano l’indipendenza in rapida successione; un diritto che viene riconosciuto a tutte le Repubbliche dell’Unione nell’agosto di quello stesso anno. Nascono Georgia, Lituania, Azerbaijan, Kirgizistan, Uzbekistan, Armenia, e nel mese di Dicembre l’URSS, per anni superpotenza mondiale, si scioglie ufficialmente, dopo le dimissioni di Michail Gorbachev. Anche la Croazia e la Slovenia dichiarano la propria indipendenza in Jugoslavia, andando a formare altri due nuovi Stati che ritroviamo nell’attuale fotografia geografica dell’Europa.
E proprio l’Europa a fine anno conoscerà un momento fondamentale, storico, che cambierà l’economia e la politica del mondo per sempre: l’11 dicembre nasce a Maastricht l’Unione Europea.

In Italia
Il Partito Comunista Italiano viene sciolto, e si trasforma, a opera di Achille Occhetto, nel PDS (Partito Democratico della Sinistra). Una parte del vecchio partito convergerà, sotto la leadership di Armando Cossutta, nel partito di Rifondazione Comunista. Nasce inoltre un altro gigante delle telecomunicazioni, che cambierà le sorti del nostro Paese: a gennaio Fininvest (oggi Mediaset) apre i battenti con Studio Aperto, diretto da Emilio Fede. Manca ancora qualche anno perché Berlusconi “scenda in campo” (espressione curiosa che oggi suona come un normale sinonimo di “darsi alla politica”, ndR), ma non se ne sta certo con le mani in mano. Risale proprio al 1991 il famoso lodo Mondadori, con l’accordo post-disputa tra De Benedetti e Berlusconi sulla gestione dell’editoria Mondadori. I giudici che si occuparono della vicenda saranno poi processati negli anni successivi. Il dominio dell’Imperatore Maximo cominciava a crescere esponenzialmente.
Il presidente della Repubblica era Francesco Cossiga, che a fine anno verrà accusato dal PDS di aver attentato alla Costituzione a proposito della vicenda del Gladio, che vi invito ad approfondire più ampiamente qui. Una delle tante storie “sottobanco” accadute nella Repubblica Italiana…
Nel 1991 nasce anche la Lega Nord, oggi uno dei maggiori partiti presenti nel Governo che ha influito negli anni successivi più volte sulla storia della nostra Repubblica.

Tecnologia.
Il 1991 è un anno da ricordare. Se oggi siamo qua a leggerci, a scriverci, a comunicare attraverso la rete, lo dobbiamo proprio al 1991. Nasce infatti il 6 agosto il World Wide Web, con Tim Bernes-Lee che mette online il primo sito. In realtà lo sviluppo di una rete di comunicazione attraverso la linea telefonica è leggermente precedente, ma il primo sito pubblico arrivò online proprio in quel giorno. Il mondo sarebbe stato stravolto totalmente da quell’avvenimento, e in vent’anni Internet sarebbe diventato presente in ogni campo della nostra vita. Riuscite a immaginare una giornata senza Internet? Ecco, fino al 1991 era proprio così…
E i cellulari? Il GSM nasce proprio in quegli anni, in Francia, con l’obiettivo di creare una rete cellulare standardizzata che permettesse a tutti di comunicare telefonicamente in mobilità. Comincia qui la lunga scalata che ci ha portati dalle telefonate “aspetta-che-qui-non-c’è-campo”, alla nascita degli smartphone che ci permettono di fare praticamente tutto, sempre connessi, sempre raggiungibili.

Musica e Cinema.
Diciamolo subito, il 1991 è stato un anno musicale che rimarrà per sempre nella Storia, quella con la S maiuscola. Qualche nome? I Nirvana pubblicano Nevermind, che porta il rock alternativo su MTV e sdogana ufficialmente il Grunge. I Soundgarden pubblicano Badmotorfinger, i Red Hot Chili Peppers escono con Blood Sugar Sex Magik, gli U2 con il loro masterpiece Achtung Baby. Innuendo dei Queen (proprio nel 1991 scomparirà il grande leader e frontman Freddie Mercury, malato di Aids da tempo) è l’ultimo album di studio della band inglese… Solo a guardare questi nomi e questi album viene un’immensa nostalgia confrontata alla situazione attuale della musica, che latita ormai da anni sguazzando nel già visto-già sentito.
A Cannes trionfano i fratelli Coen con il loro “Barton Fink – È successo ad Hollywood“, con protagonista un immenso Turturro che porterà via anche il premio di miglior attore protagonista. A Hollywood a trionfare è Balla coi Lupi, mentre il premio per il miglior attore va a Jeremy Irons. Da segnalare i due attori non protagonisti che vincono le statuette: una bravissima Kathy Bates nella trasposizione cinematografica di Misery di King, e il grande Joe Pesci che vince per il film Goodfellas (“Quei bravi ragazzi”, di Martin Scorsese).

Tanti, tantissimi avvenimenti importanti accaduti soltanto vent’anni fa. Con un po’ di necessaria retorica viene da pensare “sembra ieri”, eppure sono passate due decadi, che hanno visto nascere e crescere un’intera nuova generazione, che deve tantissimo a quell’anno particolare della storia del mondo sotto tutti gli aspetti, dalla politica alla tecnologia, alla musica, alla vita di tutti i giorni. Pensateci quando ascoltate “Come as you are” dei Nirvana nel vostro iPhone, dopo una videochiamata, condividendo qualche notizia su Internet, mentre magari fate acquisti online in euro

Vi lascio questa vignetta un po’ nostalgica, che ben si sposa con l’articolo(click per zoomarla):

Listening 03: Dave Grohl

Quella di Dave Grohl è una lunga storia. Mettetevi comodi quindi, indossate le vostre cuffie migliori, e mettete il volume al massimo. Si comincia.

L’ultimo Listening, quello dedicato a Josh Homme, si chiudeva con l’annuncio del nuovo “supergruppo”, quei Them Crooked Vultures di cui abbiamo parlato anche su Camminando Scalzi. Partiamo dalla fine della storia questa volta, e guardiamoci Dave Grohl che ritorna dietro alla batteria. Questa è Scumbag Blues:

Le origini: Dave, i Led Zeppelin e la band del liceo
Dave GrohlDavid Eric Grohl nasce a Warren, nell’Ohio, il 14 Gennaio 1969, da padre flautista classico e madre cantante. Da bambino capisce subito che la sua vita sarà la Musica e, sebbene schivi con una certa facilità le lezioni di chitarra, la scoperta del punk lo porterà a suonare nella classica band del liceo. Dave ha un carattere subito molto aperto e disponibile, segno caratteristico della sua personalità. Lui stesso ha dichiarato “fumavo erba con chi lo faceva, facevo rock con i rockettari ed ero cordiale con tutti gli altri”. Un carattere che si rivelerà fondamentale per la sua carriera. I Freak Baby, questo il nome della band, è il gruppo in cui Dave muove i suoi primi passi. Subito dimostra la sua intraprendenza e la voglia di suonare qualsiasi cosa. E’ proprio in questi anni che mollerà la chitarra per mettersi dietro alla batteria, lo strumento che lui ha sempre (allora come adesso) apprezzato di più. La sua fonte di ispirazione è John Bonham dei Led Zeppelin, tanto che si tatua da solo il simbolo del batterista degli Zep sull’avambraccio, all’età di sedici anni. Chissà se a quell’età pensava che un giorno sarebbe arrivato a suonare con due degli Zeppelin originali… Negli anni dell’adolescenza Dave suona in tantissime band locali, fino ad entrare negli Scream dopo un provino, inaspettatamente. Una delle sue band preferite di quel periodo sono i Melvins di Buzz Osborne, ed è proprio con quest’ultimo che Dave stringerà un’amicizia che si rivelerà fondamentale per la sua vita. E’ proprio Buzz infatti a portare due suoi amici ad un concerto degli Scream. Uno di questi due amici era Kurt Cobain.

Qui siamo nel 1988, e questi sono gli Scream, con un giovanissimo Dave Grohl che picchia come un pazzo la batteria.

I Nirvana: Dave, Kurt, la morte, la rinascita.
nirvana-3Nel 1994 Kurt Cobain si suicida, ponendo fine a quella che è stata una delle band fondamentali del rock anni ’90, e quasi sicuramente dell’intera storia della Musica. Dave entra nella band nel 1989, quando i Nirvana avevano già registrato parte delle demo di Bleach. Con lui completeranno l’album d’esordio che farà raggiungere ai Nirvana la fama mondiale. Di lì a Nevermind il passo è breve. L’album che ha probabilmente distrutto Cobain è allo stesso tempo uno degli album più conosciuti e più venduti della storia del Rock. A mio parere è anche il più sopravvalutato dei Nirvana. In ogni caso in quegli anni Dave dimostra ancora una volta il suo carattere molto disponibile e non interferisce troppo nel suono della band, non volendo modificare in alcun modo l’alchimia che si era creata nel gruppo. Tutta la sua creatività la sfogherà in un album solista pubblicato sotto lo pseudonimo di Late!: Poketwatch, album distribuito solo in cassetta, e in cui Dave suona tutti gli strumenti. Dave in quegli anni visse per un periodo insieme a Kurt Cobain, e strinse una forte amicizia con lui, sebbene abbia sempre dichiarato che Kurt non si fosse mai espresso troppo riguardo questa amicizia. Dave suonava bene la batteria, faceva sentire sicuro Kurt, e tanto bastava. Pare che solo una volta Kurt si sia espresso, ubriaco, nei confronti di Grohl chiamandolo “fratello”. Eppure Dave porterà per sempre nel suo cuore Cobain. In quel periodo, insieme a Cobain, scriverà una canzone dal titolo “Colours of Marigold”, successivamente rilasciata prima come B-Side di Heart Shaped Box, e poi come canzone acustica dai Foo Fighters anni dopo (dal titolo Marigold). Le cronache narrano anche della scrittura del riff di Scentless Apprentice, a cui Dave avrebbe partecipato. Eccola qua, live, con i Nirvana al completo.

Con la fine dei Nirvana, Dave si trova a dover ricostruire la sua carriera musicale. Ma come si fa a ripartire dopo essere stati il batterista di una delle band più importanti di sempre? Nelle ultime sessioni di registrazione dei Nirvana, Dave riesce a produrre qualcosa di suo (Big Me, February Stars ed altre), materiale che andrà a comporre il primo album della sua nuova vita. Nascono così i Foo Fighters.

Foo Fighters: dalle ceneri dei Nirvana agli 86.000 di Wembley
foo_fightersCon il titolo omonimo, nel 1995 uscì l’album di debutto dei Foo Fighters. In realtà erano tutte demo sistemate e remixate per l’occasione, sebbene Dave si dia da fare sin da subito per formare una vera e propria band. Dismessi i panni di batterista, imbraccia la sei corde, gomma da masticare sempre in bocca(più che un tic una questione pratica, visto che il suo modo di cantare gli porta secchezza alla gola), e passa dietro al microfono. I Foo conosceranno l’inizio di un grande successo con il loro successivo album, The Colour and the Shape, datato 1997. Nell’album ci sono pezzi fondamentali che diverranno dei veri e propri classici della band. Tanto per citarne un paio: Everlong, My Hero, Monkey Wrench. E questo è proprio il video ufficiale di Monkey Wrench.

Il terzo album del gruppo si intitola “There is nothing left to lose“, “non è rimasto niente da perdere”. Nel frattempo alla band si uniscono in pianta stabile Chris Shiflett e il batterista Taylor Hawkins (che precedentemente suonava per Alanis Morisette). E’ forse l’album più “commerciale” – mi si passi il termine – della band. Il prossimo video l’ho scelto per analizzare un altro aspetto fondamentale della vita di Dave Grohl: il gioco. Dave non perde mai occasione per ridere, per fare casino, per travestirsi, per partecipare alle cose più stupide e divertenti. Una cosa che mi è sempre piaciuta è che tutto quello che fa lo fa con il sorriso sulle labbra. Insomma, è impossibile non farsi coinvolgere empaticamente da un semplice fatto: Dave si diverte facendo Musica, e non lo nasconde. La canzone si intitola Learn to Fly.

Arriva così il momento di “One by one”, album del 2002. In realtà le registrazioni erano cominciate più di un anno prima, ma Dave si è preso una pausa per andare a registrare “l’album definitivo” con i Queens of the stone age, il più volte citato su questa rubrica “Songs for the deaf” (il gruppo di Josh Homme, altro Them Crooked Vultures). Ma delle sue collaborazioni parleremo dopo. Intanto andiamoci ad ascoltare All my life, canzone che è una chiara ode al cunnilingus (leggetevi il testo).

Il capolavoro assoluto di Dave arriva però nel 2005, e si intitola “In your Honor”. L’album è un vero e proprio doppio LP, con una prima parte elettrica e una seconda acustica. E’ la pietra miliare dei Foo Fighters, e probabilmente l’album in cui Dave mette più cuore in assoluto. Ci sono capolavori indiscutibili, e tante collaborazioni, soprattutto nella parte acustica. Over and Out, Friend of a friend (canzone ripresa da “Pocketwatch”, che parla di Kurt, scritta nel 1990, quando i due vivevano insieme in uno squallido appartamento), Another Round (il piano è suonato da John Paul Jones, altro TCV), Virginia Moon (la voce femminile è di Norah Jones), Razor (la chitarra la suona Josh Homme, e tutto ritorna…). Ma anche la prima parte, quella più rock, è piena di pezzi di indiscutibile valore, come la title track, DOA e la meravigliosa Best of you. Eccola qua.

L’ultimo album di studio del gruppo risale al 2007 e si intitola Echoes, Silence, Patience and Grace. Lavoro leggermente al di sotto delle aspettative, ma con un paio di brani veramente forti (The Pretender, scritta in piena campagna per le elezioni presidenziali in america, ne è un esempio), e ancora tanta musica acustica. È dell’anno successivo il concerto che consacrerà i Foo Fighters nella storia del Rock. Il 6 e il 7 Giugno 2008 i Foo Fighters si esibiscono a Wembley nello show da loro stessi definito “the biggest show ever”. 86.000 spettatori ogni sera, lo special guest di Page e Jones dei Led Zeppelin, uno stadio pieno, i fuochi d’artificio. È difficile raccontare quell’esperienza per me, per il semplice motivo che io ero là, tra quegli 86.000 spettatori, e riguardando il video che state per vedere mi vengono ancora i brividi e le lacrime agli occhi. Perdonate la qualità non eccelsa, ma questo lo dovevo mettere per forza, il MIO video di Everlong a Wembley. Ottantaseimila voci che cantano all’unisono insieme a quella di Dave Grohl. Non riesco neanche a immaginare che emozione abbia provato lui mentre cantava “The only thing I’ll ever ask of you/You’ve got to promise not to stop when I say when/She sang”. Che spettacolo.

Skin and bones: la musica acustica fatta da Dio.
Capitolo a parte merita il tour acustico, culminato con un DVD e un CD live, dal titolo Skin and Bones. Grohl e soci hanno riarrangiato i loro pezzi più famosi in versione acustica, spostando i brani in una dimensione più intima, più sensibile. Sebbene gran parte della tracklist sia basata sulla parte acustica di “In your Honor”, trovano spazio anche versioni riviste dei loro brani più famosi. Un altro concerto imperdibile. Se potete, regalatevi questo DVD; una volta messo nel player sarà difficile che lo tiriate fuori, fidatevi. Questa qui è Razor, tratta da Skin and Bones. Il concerto si apre così…

Le collaborazioni, ovvero: anche io vorrei avere la sua rubrica telefonica.
4b20b_18471760-18471761-slargeSebbene abbia lasciato per ultimo questo aspetto della personalità di Grohl, forse questa è la caratteristica predominante del suo carattere. Non c’è gruppo importante con cui non abbia collaborato. Nel 2001 suona insieme al suo batterista Taylor con i QueenBrian May e Roger Taylor– alla Rock and roll hall of fame. May ricambierà registrando la chitarra di Tired of you in One by one. Registra le batterie per due album dei Tenacious D, del suo grande amico Jack Black. I due sono legati a doppio filo, e spesso uno partecipa ai progetti dell’altro. Non è raro vedere Black in qualche video dei Foo Fighters, e viceversa Grohl in quelli dei Tenacious D. Dave parteciperà anche come attore al film di questi ultimi, nei panni di Beelzeboss. Nel 2001, come già detto, va a sedersi dietro la batteria dei Queens of the stone age, e registra Songs for the Deaf (raccontando il simpatico anedotto che mentre tutti i QOTSA si facevano, lui andava a guardare Il signore degli Anelli), album fondamentale che consiglio sempre di ascoltare e di tenere nella propria collezione di CD. L’incontro con John Paul Jones degli Zeppelin comincia in In Your Honor e arriva fino ad oggi con i Them Crooked Vultures. Altro progetto interessantissimo quello del 2003 che porta il nome di Probot. Dave decide di registrare un album metal, riunendo grandi personalità del genere, come Lemmy dei Motorhead e Max Cavalera dei Sepultura. Registra diversi pezzi dell’album With Teeth dei Nine inch Nails. Registra You are free di Cat Power. Partecipa all’ultimo album dei Prodigy e a quello dei Killing Jokes. Appare in un video degli Eagles of Death Metal (altro progetto alternativo di Josh Homme…qui in un live). Appare anche come special guest ad un concerto di Paul McCartney per i Grammy nel febbraio di quest’anno.  Senza contare un’altra miriade di partecipazioni qua e là. Ora come ora è in giro con i signori che avete visto nel primo video, e per il futuro è prevista una sua collaborazione nell’album solista di Slash (poteva mai mancare lui? Figuriamoci). Insomma, una vera macchina da guerra, una persona che vive per la Musica.

Poliedrico, creativo, inarrestabile. Questo è Dave Grohl. L’anima del Rock.

Come piace pensare a me, in realtà, è la Musica che vive attraverso Dave.

Vi lascio con una chicca, una cover di “Have a Cigar” dei Pink Floyd, fatta dal vivo con Dave alle pelli. Buon ascolto e alla prossima, con Listening.