Sonata Organi

Da anni il maestro Christian Tarabbia è al vertice di un’associazione che vuole valorizzare la musica sacra ed in particolare quella “solenne” dedicata all’organo. I risultati sono al momento molto soddisfacenti e “Sonata Organi” si dimostra un importante festival a livello mondiale nella cornice di Arona, sulle sponde del Lago Maggiore. Diamo subito la parola al protagonista di questa intervista.
Siamo in compagnia del maestro Christian Tarabbia. Vuoi farci una tua breve biografia
artistica e parlarci della tua presidenza di “Sonata Organi”?    Mi chiamo Christian Tarabbia, ho 30 anni e praticamente da quando ero un bambino convivo con la mia passione per la musica. Mi sono diplomato in organo e composizione organistica presso il conservatorio di Novara e poi mi sono specializzato in musica antica a Milano. Da circa 10 anni sono l’organista titolare della collegiata di Santa Maria di Arona, dove è ospitato un bellissimo strumento costruito sui modelli degli organi barocchi tedeschi e dalla sua fondazione avvenuta nel 2005 sono presidente e direttore artistico dell’associazione culturale senza scopo di lucro Sonata Organi. Come musicista ho tenuto concerti in molti festival e rassegne in Italia e all’estero e molte volte ho collaborato con orchestre e cori sia come accompagnatore che come solista.

Christian Tarabbia

Vuoi parlarci di questa associazione?    La nostra associazione è nata grazie alla volontà di un gruppo di giovani appassionati di provare a riprendere l’organizzazione dopo qualche anno di interruzione del festival organistico internazionale di Arona. Quest’anno saremo già alla settima edizione, ma se mi guardo indietro sembra ieri quando ci ritrovavamo le prime volte completamente inesperti e a digiuno di ogni nozione su come ci si deve muovere per organizzare un evento internazionale. Il nostro entusiasmo e la nostra voglia di fare ci hanno permesso però grazie anche a un po’ di fortuna di riuscire nel nostro intento e anzi ci auguriamo di averlo migliorato e ingrandito sempre più nel corso degli anni. La nostra associazione pian piano è stata sempre conosciuta anche fuori dai confini aronesi e proprio grazie a questo da qualche anno abbiamo creato un altro festival con molti appuntamenti che si sposta su gran parte della provincia di Novara con l’intento di far conoscere e valorizzare gli organi storici che sono ospitati nelle nostre chiese. La nostra area è davvero molto ricca di strumenti belli e preziosi, tra i quali sicuramente un posto particolare è occupato dall’organo della parrocchiale di Sillavengo, che risale alla metà del ‘600 e che è l’organo completamente originale più antico di tutto il Piemonte. Anche dal punto di vista dei collaboratori stretti la nostra associazione si è allargata e questo è una fortuna considerando i sempre maggiori impegni e sforzi che organizzare la nostra proposta annuale richiede: mi fa piacere che comunque alla base di tutto proprio come ai tempi in cui muovevamo i primi passi sia rimasta l’amicizia che ci lega e la voglia di fare del nostro meglio per il bene della musica e della cultura.

Il festival “Sonata organi” è arrivato alla settima edizione. Noi ci conosciamo dalla prima,
da quando tu ed altri appassionati avete raccolto l’eredità della manifestazione “In tempore
organi”. Quante soddisfazioni e quanti sforzi sono tra i più vivi in te?    Le varie edizioni del festival di Arona che finora abbiamo presentato racchiudono ognuna in sé particolari che le rendono uniche: dall’emozione e incertezza su come il pubblico ci avrebbe accolto della prima edizione ai primi concertisti internazionali che abbiamo ospitato, alle varie collaborazioni che ci hanno permesso di ospitare non solo organisti ma anche gruppi orchestrali e corali dall’Italia e dall’estero, al progetto in quattro anni di eseguire l’integrale dei concerti per organo e orchestra di Haendel. Forse però la soddisfazione più grande finora almeno per me è quella di essere riuscito ad allestire il Magnifficat di Bach nell’edizione del 2010. Questo brano, già di per sé bellissimo e monumentale, per me costituiva un sogno ed essere riuscito a presentarlo ad Arona mi ha riempito di gioia e anche un po’di orgoglio, mi ricordo che quella sera piangevo talmente ero felice.. Di sforzi anche questi l’elenco sarebbe molto lungo. Forse una persona che assiste ai nostri concerti non immagina quanto lavoro ci sia dietro per allestirli. Ormai diciamo che lavoriamo quasi con un anno di anticipo per trovare gli artisti, i finanziamenti e per cercare di offrire un festival sempre più curato e che gratifichi il nostro pubblico. Nel corso di questi anni ho incontrato molte persone e in alcuni casi ho ricevuto parole molto belle di elogio per quello che stiamo facendo. Non vorrei sembrare immodesto ma forse è proprio in questo la differenza tra noi e altre realtà. Noi vogliamo non solo presentare un concerto, ma vogliamo creare un dialogo con il nostro pubblico e farlo sentire “a casa” quando assiste ai nostri appuntamenti, cercando anche di guidarlo con la massima cura ad ascoltare i nostri programmi e puntando non solo sugli appassionati che già si recherebbero a un concerto, ma cercando di coinvolgere la gente comune che magari per la prima volta scopre che l’organo ha una bellissima letteratura concertistica e non è solo uno strumento liturgico.

foto di Emanuele Sandon

Vuoi parlarci della “location” e dell’organo della collegiata?    Quale sarà il programma di questa settima edizione e cosa ci consigli vivamente di seguire? Il settimo festival di Arona come nelle ultime edizioni sarà composto di quattro appuntamenti: venerdì 22 giugno il concerto di apertura sarà nella chiesa di San Graziano e come spesso è successo negli ultimi anni sarà un concerto speciale, che quest’anno vedrà coinvolti un gruppo di strumentisti barocchi e due cantanti già molto affermati sulla scena internazionale, il soprano Gemma Bertagnoli e il basso Federico Sacchi. Proporremo un viaggio nei capolavori vocali e strumentali nella Germania del Nord di fine ‘600 con autori quali Buxtehude, Bruhns e Tunder e poi ci sarà l’esecuzione di un Gloria di Haendel che è stato scoperto solo pochi anni fa e che quindi costituisce un ulteriore fiore all’occhiello per questa prima serata.
Il programma del festival proseguirà poi il 30 giugno con un concerto di Matteo Imbruno, organista titolare della Oude Kerk di Amsterdam. Questo concerto sarà particolare in quanto nel 2012 ricorre il 450° anniversario dalla nascita di Jan Pieterszoon Sweelinck, un autore importantissimo che ha dato il via a una vera e propria scuola organistica del nord: Sweelinck fu organista proprio nella Oude Kerk ad Amsterdam e avere l’attuale titolare dello stesso organo che fu di Sweelinck mi sembra un bel modo per festeggiare questo anniversario. Il festival proseguirà sabato 7 luglio con un concerto dell’organista olandese Peter Westerbrinck e si chiuderà il 14 luglio con l’organista Manuel Tomadin, un giovane italiano che lo scorso anno ha vinto un concorso internazionale che lo ha insignito di “Giovane organista europeo dell’anno”. Manuel oltre che essere un musicista eccezionale è un amico e sono veramente felice di essere riuscito ad invitarlo.
La vera novità per questa edizione del festival di Arona è che per la prima volta organizzeremo un corso di alta formazione dal 28 al 30 giugno rivolto ad organisti professionisti, amatoriali o semplici appassionati. Avremo ospiti numerosi studenti che per tre giorni suoneranno e studieranno ad Arona sull’organo della collegiata. L’organizzazione di questo corso rappresenta per noi un notevole sforzo in termini economici e di tempo, però siamo veramente felici di poter allargare la nostra attività non solo in senso concertistico ma anche didattico e speriamo che la nostra proposta venga accolta e di avere un buon numero di iscritti.

Accanto al festival di Arona la vostra associazione è coinvolta anche nella rassegna sulla provincia di Novara. Quale sarà il programma di quest’anno?    Ormai le due rassegne, quella itinerante sul territorio della Provincia di Novara e il festival internazionale di Arona, pur restando indipendenti tra loro sono divenute complementari e dal punto di vista del calendario si incastrano e vanno a formare un unico percorso da maggio a ottobre. Quest’anno i concerti hanno preso il via sabato 12 maggio con un concerto che ho tenuto personalmente per l’inaugurazione di un organo ottocentesco dopo gli interventi di restauro che lo hanno riportato nelle sue condizioni originali al santuario della madonna di Loreto (frazione di Oleggio). Ci sono stati poi appuntamenti il 19 maggio a Montrigiasco (concerto con organo e flauto di Pan) , il 1 giugno a Sillavengo e il 10 giugno a Invorio Superiore. La rassegna sul territorio comprenderà poi numerosi altri appuntamenti: il calendario completo così come tutte le informazioni sull’attività da noi promossa è visibile sul nostro sito www.sonataorgani.it

Non mi resta che ringraziare il Maestro Tarabbia, e porgere l’invito a visitare Arona e assaporare questa bellissima musica.

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La differenza fra superfluo ed essenziale

[stextbox id=”custom” big=”true”]Oggi scrive per Camminando Scalzi Roberto Pirani, esperto in gestione e riduzione di materiali post utilizzo tramite riuso, raccolta differenziata e altre strategie. Economista ambientale autodidatta, collabora a livello informale con l’Associazione Comuni Virtuosi oltre ad essere volontario della Rete regionale rifiuti del Lazio. Ha già realizzato progetti di gestione per Pubbliche amministrazioni, e sta lavorando alla loro applicazione insieme con l’amico e socio Paolo Garelli, autore del brevetto Carretta Caretta. Ha un sito personale (www.buonsenso.info) con l’obiettivo di mettere in relazione la rete di contatti, collaborazioni e buone pratiche attive in tutto il Paese nella lotta agli sprechi.[/stextbox]

In Italia, nella quasi totalità dei casi, i media hanno un approccio al tema dei “rifiuti” che si potrebbe definire come cronaca dei disastri. Nei migliori dei casi affrontano il tema parlando di smaltimento. A questo proposito propongo un vecchio articolo capace di integrare quanto segue.

Lo smaltimento rappresenta soltanto l’ultima e peggiore opzione possibile per i mal definiti “rifiuti”, indice di fallimento del sistema produttivo e del fallimento delle scelte di tanti, troppi amministratori pubblici. Sia per i media che per la P.A. è necessario assumersi le proprie responsabilità, per i primi cominciando a informare su come si risolvono i problemi (senza etichettare sempre tutto come “emergenza”, termine che viene abusato per nascondere vari livelli di incapacità, leggasi su tutti il libro “Ecoballe” di Rabitti), mentre per le Istituzioni a qualunque livello occorre maturare la consapevolezza che il criterio indispensabile per gestire al meglio i materiali al termine del loro primo utilizzo è proprio la volontà politica. Dal Parlamento si scaricano le responsabilità sull’anello debole della catena, i Comuni, ma questo non può assolverli.

L’ordine di azione viene sollecitato dall’ultima direttiva sui rifiuti 2008.98.CE del 19.11.2008 che all’art 4 (Gerarchia dei rifiuti) al comma 2 dice testualmente:

“Nell’applicare la gerarchia dei rifiuti di cui al paragrafo 1 (prevenzione, preparazione per il riutilizzo, riciclaggio, recupero di altro tipo, per esempio di energia; e smaltimento), gli Stati Membri adottano misure volte a incoraggiare le opzioni che danno il migliore risultato ambientale complessivo”.

Nelle normative precedenti si parlava di minimizzare il rischio dello smaltimento, ora si imposta il criterio su come prevenire e produrre materiali e imballaggi “preparati” per il riuso e riciclo.

Almeno 10 milioni di italiani in oltre 2000 Comuni, dati ampiamente sottostimati ma gli ultimi disponibili, dimostrano ogni giorno che questa gerarchia non solo è corretta, ma economicamente conveniente sia a livello tariffario diretto, che per il complessivo “sistema-Paese” (compresi i cosiddetti costi esterni evitabili), dovendo l’Italia importare grandi quantitativi di materie prime di cui è del tutto o in parte sprovvista. La qualità, l’organizzazione, la competenza, la solidarietà sono i parametri di riferimento nel settore della gestione dei materiali di scarto.

secchio_differenziatoAlcune righe della parte iniziale di questo articolo fanno parte della nuova Piattaforma operativa della Rete regionale rifiuti del lazio, che dopo 5 anni (la versione precedente è rintracciabile in rete) è stata rivista per tenere conto degli aggiornamenti nel settore. Grazie alla RRR in tutta la regione Lazio si sono avviati quartieri e intere città con sistemi di selezione spinta dei rifiuti; alcuni quartieri anche dentro la città di Roma, ma nonostante i benefici riscontrati e la praticabilità, in molti comuni laziali permane soltanto l’anacronistico sistema a cassonetto stradale e si parla di nuove discariche (o peggio). Un altro errore che si commette spesso per imperizia, e le cronache dei giornali in questi giorni ne sono testimoni  nel quartiere Testaccio a Roma come in Comuni quali Ariccia e Ronciglione, è voler imporre i nuovi sistemi senza coinvolgere con una corretta progettazione partecipata le popolazioni interessate. Come se il cambio di abitudini fosse una cosa dovuta e non qualcosa da pianificare insieme per raggiungere i migliori risultati.

Come dimostrano Associazioni come quella dei Comuni Virtuosi, condividere le scelte e coinvolgere i cittadini è il solo modo per ottenere risultati, mantenerli e migliorarli nel tempo. Come qualsiasi attività umana, non si può improvvisare, specie quando a livello culturale gli amministratori ne sanno meno di comitati e associazioni sviluppate nei territori: tessuti sociali coagulatisi per opporsi a scelte biocide come gli inceneritori si sono fatte promotrici, a vari livelli e in diversi modi, di proposte alternative migliori e subito applicabili, spesso traendo forza e dati inconfutabili proprio da esperienze come quelle in atto (e diffuse) grazie al lavoro dell’Associazione Comuni Virtuosi. Testimone di progetti replicabili con una banca dati a disposizione è il “Premio Comuni a 5 stelle” giunto al terzo anno da quando è stato istituito e che quest’anno ha visto “vincitore” il Comune di Bra (Cuneo) ma menzioni nelle 5 categorie, tra cui i rifiuti, a Comuni del nord, centro e sud. Per maggiori informazioni, articoli, video, vedasi www.comunivirtuosi.org. Uno degli incipit è proprio: copiateci e adattate al vostro territorio quanto viene messo a disposizione; al posto del campanilismo la condivisione: per non ricominciare sempre da zero a livello amministrativo.

Premio Comuni a 5 Stelle
Premio Comuni a 5 Stelle

Da tempo sui media romani possiamo leggere articoli (curioso come non si verifichino mai certe dichiarazioni) in cui  l’AD di Ama Panzironi dichiara che il porta a porta “costa troppo”. Peccato sia esattamente il contrario: ogni 50mila abitanti che vengono messi nelle condizioni di poter usufruire di un servizio corretto senza cassonetti stradali, si liberano risorse per diffondere il sistema ad altri 50mila abitanti; il sistema di selezione spinta insomma è così conveniente che si autoalimenta. Dal raffronto fra i comuni delle Regioni Veneto e Lombardia (regioni con le più alte percentuali di raccolta differenziata), scaricabile integralmente anche dal sito buonsenso.info (Migliore gestione dei Rifiuti Urbani – Raffronto tra Lombardia e Veneto [1]) possiamo leggere queste conclusioni.

La raccolta domiciliare con separazione secco/umido, presenta sempre in modo nettissimo i migliori risultati, perché:

  • ha la minore produzione di rifiuti;
  • ha le più alte rese di raccolta differenziata;
  • ha i minori costi procapite del servizio di igiene urbana

La raccolta differenziata sta al 25,8% in media in Italia come conseguenza della truffa via Enel che la sola cosa che “valorizza” sono i bilanci dei soliti noti. Si sottraggono carta cartoni plastiche e legno a prassi in assoluto migliori e meno costose. In discarica, a causa di questo sistema basato sullo spreco finiscono materiali perfettamente riciclabili. In atmosfera, utilizzando impianti biocidi finiscono inquinanti organici e particolato da metalli pesanti (un inquinante eterno).

Ci sono enti, associazioni che ogni anno ci propongono le medie divise fra nord, centro e sud dei livelli di raccolta differenziata raggiunti, ma una media fra città simili con sistemi non comparabili come ad esempio Ravenna e Novara è un puro esercizio di stile né utile né suggestivo:
Ravenna ha ancora i cassonetti stradali mentre Novara grazie al porta a porta ha superato il 70% di raccolta differenziata. Con il sistema tradizionale non si riduce la produzione di scarti, col sistema “porta a porta” in atto in città come Novara, Capannori, Ponte nella Alpi, etc invece si.

Chi gestisce la raccolta non può e non deve avere impianti di smaltimento perché ne guadagna direttamente un tanto al kg: ci si avvita in un conflitto di interessi insanabile senza la necessaria regolamentazione fra interessi privati e interessi collettivi.

Col “porta a porta” soprattutto si riesce a produrre compost di ottima qualità, (impossibile col sistema stradale) che può essere usato in agricoltura al posto di costosi e impattanti fertilizzanti chimici. Inoltre si previene un processo misconosciuto ai più ma in atto, con l’uso di compost. Un esempio eclatante, è la pianura padana soggetta a desertificazione, per mancati apporti di sostanza organica, e a causa dell’inquinamento. La scelta di spingere sull’utilizzo dell’organico selezionato alla fonte costituisce un obiettivo strategico nazionale di politica energetica, verso una riduzione della dipendenza dai combustibili fossili. Insomma, si può ottimizzare un percorso che dagli scarti di cibo non produca costi e oneri, ma UTILI per tutti, favorendo una agricoltura di qualità: terreni più ricchi, più facilmente lavorabili, in grado di trattenere maggiori quantità di acqua. Ma dipende dalla volontà politica.
La raccolta differenziata “spinta” non è un fine ultimo comunque: è un mezzo, una buona pratica. Se proprio non si è in grado di fare di meglio ci si riduce ad avviare a riciclo la materia. Un sistema corretto non si pianifica per ottenere alte percentuali  di RD, ma partendo dalla prevenzione, passando dal RIUSO… per arrivare alla riduzione del conferimento in discarica: il vero dato dirimente. A Capannori in 4 anni si è dimezzata la produzione di scarti, vuol dire che la pubblica amministrazione non ha più il quantitativo di partenza da raccogliere ma un quantitativo dimezzato. A Ponte nelle Alpi si è passati da 360 kg procapite/anno smaltiti in discarica a meno di 40 kg grazie al nuovo sistema (e alla passione e consapevolezza di tecnici, amministratori e cittadini).

Roberto Pirani
Roberto Pirani

Il bisogno di un cittadino è un prodotto: un litro di latte, delle uova, qualunque cosa (davvero) necessaria. NON il loro contenitore. Se un cittadino può fare a meno di un contenitore usa e getta è ben contento, da qui ogni esperienza di utilizzo di pannolini lavabili, prodotti alla spina come latte, detersivi etc, le vere alternative di sistema anche secondo la nuova Direttiva europea.

L’Italia può essere salvata dallo “sviluppismo” solo con una ricerca spietata della qualità e dell’efficienza, che non ammetta discrezionalità (leggasi incapacità, mediazioni al ribasso e pigrizia politica). L’amico nonché coordinatore della Associazione Comuni Virtuosi Marco Boschini mi ha insegnato che il difetto peggiore della politica, sembrerà paradossale, è proprio la pigrizia, qui il suo video.

Per questo e per chi insiste testardamente a voler cambiare IL paese (piuttosto che cambiare Paese) è stato scritto questo libro da Marco Boschini: http://www.anticasta.it. Il coautore di questo libro, Michele Dotti, un educatore impegnato nella cooperazione ci parla della molla maggiore per spingere al cambiamento: la “nostalgia del futuro”. Immaginate diciamo nel 2040 vostro nipote chiedervi: “…nonno, ma è vero che nel 2010 sotterravate in dei grandi buchi il rame, l’alluminio, la carta?…” (e adesso come glielo spiego?) ”…ma perché??!”. Pensate alla difficoltà di spiegare azioni così insensate…

I “rifiuti” non sono un problema, ma una diseconomia: in natura siamo l’unica specie a produrre scorie che l’habitat non può riutilizzare. Questo dovrebbe farci dubitare della nostra effettiva intelligenza. Per ogni comunità locale farsi carico della propria impronta ecologica rappresenta anche il più grande sforzo di solidarietà concreta verso un sud del mondo al quale, negli ultimi 500 anni, si è sottratta anche l’aria pulita. Noi occidentali anneghiamo nel superfluo, scarti compresi, proprio perché al sud del mondo manca l’essenziale.

Roberto Pirani – www.buonsenso.info



[1] Dott. Natale Belosi Coord. Comitato Scientifico Ecoistituto di Faenza