Oggi muore un pezzo di libertà

Alla fine ci sono riusciti. Il Senato ha votato in tarda mattina la fiducia sul discusso ddl intercettazioni. Un incubo per la libertà di stampa, un attacco diretto e senza pietà alla democrazia. Oggi l’Italia perde un altro pezzo di libertà, la libertà di essere informati.

Dimenticatevi delle risate la notte di L’Aquila, dimenticatevi il lettone grande, dimenticatevi le banche dei partiti… Dimenticatevi di tutto questo, perché non sentiremo parlare più di nessuna intercettazione. E non bisogna essere di chissà quale fede politica sinistroide per ritenersi derubati di questa libertà, perché a destra e a sinistra, a chi non ha nulla da nascondere, a chi è veramente onesto, poco importa delle intercettazioni. La maggioranza ha dipinto questo provvedimento come una grande libertà, una difesa della privacy, l’ha definito democratico, ha venduto una pillola che puzza di escrementi come fosse una squisita caramella alla frutta. La gente insorge, l’opposizione timidamente protesta, persino i finiani ci trovano qualcosa di male (per poi fare dietrofront). Il testo viene rimandato, modificato, fino a che il nostro futuro Sovrano Maximo si infuria, si innervosisce, sbraita che con la nostra Costituzione non si può governare (e vattene allora!), e decide di blindare il decreto e porlo sotto fiducia. Insomma, qui si fa come dice lui, è bene che tutti se lo ricordino, e non sono ammesse repliche. Kaputt!

La gravità del momento è enorme, e c’è da chiedersi quante persone se ne stiano veramente rendendo conto. Ieri sera l’Italia dei Valori ha occupato i banchi del Senato, oggi sono stati espulsi da Schifani. Il resto dell’opposizione non ha saputo far altro che rilasciare un’accesa e accorata dichiarazione del Presidente dei Senatori democratici Anna finocchiaro: “Il Pd non parteciperà al voto. Questa legge non tutela la privacy dei soggetti ma i criminali, uccide la libertà di informazione e limita i mezzi a disposizione degli investigatori per individuare e punire i colpevoli”. (fonte | Repubblica.it). Poi i senatori del PD lasciano l’aula, ritirandosi dalle operazioni di voto (perché non votare contro?). Di Pietro tuonerà ancora contro il resto dell’opposizione, colpevole di aver fatto troppo poco per impedire questo ddl (“Voi dell’opposizione e voi cittadini svegliatevi perchè fare Ponzio Pilato e anche peggio di Erode”), e annuncia una raccolta firme per un referendum abrogativo. Nel frattempo fuori dal palazzo si affolla un sit-in del Popolo Viola.

La Fnsi annuncia che il 9 luglio ci sarà “una giornata del silenzio per la stampa italiana con lo sciopero generale contro il ddl intercettazioni”. Persino i comitati di redazione della Mediaset (TG5, TG4, Studio Aperto, News Mediaset, Sport Mediaset) annunciano il loro completo sostegno a qualsiasi iniziativa di protesta che prenderà la Federazione nei confronti del decreto.

Questo decreto, insomma, non va bene a nessuno, tranne che a pochi: i soliti pochi. Chissà come mai si affrettano tanto a risolvere un “problema” del genere quando l’Italia sta vivendo una profonda crisi economica. È successo già altre volte, questa è l’ennesima legge ad personam di una casta che non vuole più essere toccata, che sta limitando la libertà dei cittadini lentamente, rosicchiandola piano piano, senza che questi se ne accorgano. È come una gangrena, un processo necrotico irreversibile, indolore, che piano piano finisce per mangiarti pezzi del tuo corpo, senza che quasi te ne accorga.

Oggi è morto un altro pezzo di Libertà. L’informazione permette alle menti di rimanere sveglie, di stare attente ai dettagli, di farsi le proprie opinioni sulla nostra classe dirigente. Meglio che non sappiano niente di niente, meglio che il lettone di Putin e le puttane rimangano nel segreto, meglio che le risate di L’Aquila si perdano in quella notte tremenda.

Il controllo dà fastidio a chi deve fare cose turpi.

La stampa è per eccellenza lo strumento democratico della libertà. (Alexis de Tocqueville)

Il ritorno del Popolo Viola

Li avevamo lasciati il 5 dicembre nel famoso giorno del No B-Day, dedicando un ampio speciale a tutto l’evento anche qui su Camminando Scalzi. Ma il Popolo Viola, come promesso in questi mesi, non si è fermato. Oltre alle tante iniziative che già stanno seguendo i ragazzi in viola (basti pensare al sit in di protesta per la Costituzione, davanti al Parlamento, o la patente viola ai politici virtuosi), ieri a Roma si è tenuta una nuova manifestazione, totalmente autofinanziata. Un grande successo anche questa volta.

Come al solito però nessuno ne ha parlato come si deve, come se quelle migliaia di persone non esistessero. Ma poco importa in fondo: la partecipazione in massa della gente ci dimostra che, nonostante l’informazione faccia di tutto per far passare sotto banco certe notizie -e modificarne altre- questo nuovo movimento nato dal basso sta diventando sempre più solido e presente.

Ieri in piazza del Popolo si è manifestato a favore della legalità, a difesa della Costituzione e contro le leggi ad personam tanto care al Presidente (ne riparleremo sicuramente nei prossimi giorni, ma basti pensare al caso Mills). Due sono, a nostro parere, gli elementi importanti di questo secondo grande appuntamento del Popolo Viola: l’assenza di finanziamenti “esterni” e l’adesione di larghissima parte dell’opposizione.

Il primo fattore, quello dell’autofinanziamento, rappresenta il vero e proprio fulcro dell’essere del Popolo Viola. Un movimento che ha sempre urlato a gran voce la propria lontananza da qualsiasi vecchio partito, quasi a prendere le -dovute- distanze da un’opposizione che si ritrova a rappresentare una parte sempre più piccola del paese. Una macchina organizzativa nata  su Facebook, che ormai conta sedi in tutta Italia, e che ha dimostrato di funzionare in maniera perfetta – vista anche l’enorme quantità di gente accorsa a Roma da tutto il Paese – senza alcun intervento economico da parte dei partiti.

Questa volta, inoltre, i partiti di opposizione sono scesi coesi in campo accanto alle sciarpe Viola, compreso il Partito Democratico (che, ricorderete, aveva fatto nascere una bella bagarre sulla sua adesione al No B-Day). Chiare le parole del Senatore Marino: “È importante essere qui come Partito Democratico che, rispetto alla precedente edizione della manifestazione, ha dato adesione piena” (via | Repubblica.it). Almeno questa volta hanno evitato figure ridicole, diciamolo. Non sono mancati naturalmente gli esponenti dell’Italia dei Valori, dei Verdi, ma anche Pannella e la candidata alla presidenza del Lazio Bonino. Certo, a fare i maligni viene da pensare che in vista delle elezioni fa anche bene farsi vedere con un movimento che sta risultando così positivo e propositivo, ma l’importante è che questa volta la presenza della presunta opposizione sia stata comunque massiccia, segno che questo Popolo Viola comincia a prendere sempre più dei contorni definiti.

Non sono mancati gli interventi di grandi personalità del mondo della cultura, della stampa, del mondo del lavoro. Interventi di Roberto Saviano, Giorgio Bocca, Marco Travaglio e tante altre persone serie che donano credibilità a tutto il movimento.

Cosa farà adesso il Popolo Viola? Sicuramente apprezzabile la decisione di non candidarsi alle regionali, perché sì, qualche preoccupazione che sarebbe diventato un nuovo partito-accozzaglia c’era tutta. Non so se e quanto durerà, ma mi auguro che la strategia scelta dai fondatori e dagli organizzatori possa rimanere questa, prendendo le distanze e rimanendo ben lontani dalla massa gelatinosa (è proprio il caso di dirlo di questi tempi) dei partiti politici italiani. La gente, quella di sinistra, quella di opposizione vera, riesce a difficoltà a trovare una controparte politica, un punto di riferimento che possa rappresentare un’opposizione vera. Il Popolo Viola sta andando pian piano a colmare questo vuoto, sta riportando la gente in piazza, sta unendo le persone sotto un’unica idea, quella di difesa della legalità, della democrazia, della Costituzione.

E di questi tempi, scusate se è poco.

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Il Processo Breve passa al Senato

163 voti favorevoli, 130 contrari, 2 astenuti. Questi i numeri che hanno portato oggi all’approvazione del cosiddetto “Processo Breve” in Senato. Un primo passo verso questo possibile disastro giudiziario è stato compiuto.

E se da un lato (la maggioranza) si professano tutti i presunti vantaggi dell’arrivo di questa legge, dall’altro (Idv, Anm) le proteste si fanno più aspre, e in Senato oggi ci sono stati momenti di tensione per le solite bagarre a cui ci hanno abituato i nostri politici. Striscioni di protesta esposti, provocazioni, le carte degli emendamenti lanciate dal Pdl sui banchi dell’Italia dei Valori. Una situazione desolante a fronte di un argomento così importante.

Ciò che passa è sempre la solita confusione degna del nostro Paese. Discutono, sbraitano, urlano (il presidente Schifani ha dovuto sospendere la seduta), e alla gente comune nessuno fa capire niente. Fumo negli occhi, quando forse sarebbe stato molto più utile informare realmente le persone su quello che è questo ddl.

E’ però incontestabile il fatto che questo provvedimento serva a dare una spinta alle situazioni controverse del nostro Presidente del Consiglio. La normativa infatti si applica anche ai processi in corso con reati punibili con pene inferiori ai 10 anni, commessi fino al maggio del 2006 (vi dice qualcosa?) che abbiano superato i due anni di procedimento. Il giudice, in soldoni, potrà decidere di archiviare questi processi, per il semplice motivo che è trascorso “troppo” tempo.

Quello che rimane, a fondo della vicenda, è sempre la solita domanda. Ma invece di ridurre i tempi dei processi (che poi sembra più che si stia facendo di tutto per far “sparire” certi processi di qualcuno in particolare), non sarebbe più importante garantire la giustizia, garantire che i reati vengano giustamente contestati nei tre gradi di giudizio e giustamente puniti? Perché concentrarsi tanto a ridurre i tempi, quando forse sarebbe più importante dotare gli organi preposti di maggiori mezzi per portare a termine i suoi “processi interminabili”? E in definitiva, con tutti i problemi che ci sono in Italia, con la mancanza di lavoro che sta effettivamente mangiando l’aspettativa di una vita serena alle persone, con le pensioni che diventano sempre più un miraggio, è davvero necessario concentrare tutte queste energie su una certa giustizia? Perché la gente non si rende conto che non sono questi i problemi REALI del paese, ma semplicemente i problemi di qualcuno in particolare?

Tante domande a cui, in fondo, è facile rispondere.

Berlusconi fu ferito

Ci siamo cascati.
Ci siamo cascati come delle pere cotte.
Non abbiamo capito che era proprio questo l’inganno: insultarci tra di noi.
Sì, perché la conseguenza più grave della riproduzione del duomo di Milano tirata in faccia a Berlusconi da Massimo Tartaglia è proprio questa: tutti hanno cominciato ad insultare.
berlusconi-si-e-toccato-il-fondoNon sto parlando dei politici di centro-destra pro-Berlusconi, la loro reazione era prevedibile e scontata. No, no, sto parlando proprio del grande gruppo degli “anti-berlusconiani”, praticanti o meno, cioè quella buona metà della popolazione italiana che NON l’ha votato (perché ricordiamoci sempre che le percentuali di Berlusconi non stanno né in cielo né in terra).
La maggior parte di loro si è unita nella blogosfera per lanciare messaggi di condanna del gesto di Tartaglia e, talvolta, solidarietà al Premiere. Solo in pochi si sono distaccati dal coro conformista: Gianky ha colto in pieno il punto, Sabina Guzzanti meno, ma almeno non è scaduta nella banalità del mainstream.

Ognuno ha visto in quello che è successo quello che gli è parso: c’è chi ha parlato di “un povero settantreenne debole e indifeso” e chi continua a far notare la sofferenza sul suo volto. Boh, sarò scemo, io la sofferenza sul volto di Berlusconi non l’ho proprio vista. Ho visto rabbia, quella luce di violenza che è trapelata altre volte dai suoi occhietti biechi. Penso che se avesse avuto tra le mani Tartaglia, avrebbe provato a strangolarlo. Ma la sofferenza, proprio…
Ergo, ognuno ha reagito come ha creduto alla notizia del ferimento del Presidente del Consiglio. Dalle mie parti siamo gente di pancia, come si suol dire, e non ho potuto proprio fare a meno di gioire.
L’avessi mai fatto. Nel giro di un’ora ogni status facebook dei miei amici “democratici” e “liberali” mi stava insultando.
Mi son preso del cretino, dell’imbecille e dell’ignorante. C’è chi ha detto che “partorisco cacate e mi bullo del mio cinismo infantile” (Luigi Ruffolo, negli ultimi tempi un po’ troppo cerchiobottista e inconcludente nella sua ferrea volontà di rimanere equilibrato a tutti i costi, secondo me; tuttavia ha aggiustato un po’ il tiro in un post successivo); c’è chi ha detto che sono scemo, o matto, o matto scemo, proprio su queste pagine di Camminando Scalzi.

Coda di paglia? Non direi: queste persone si riferivano a chi non ha preso le distanze dal gesto di Tartaglia contro Berlusconi; a chi non ha rifiutato la violenza dell’atto. Io non l’ho rifiutata, non ho preso le distanze… Temo quindi che parlassero proprio di me.

Ora, vediamo di arrivare al punto ragionando e spiegando, evitando di continuare ad insultarci a vicenda.
OITBS-CGIL-GOVERNOIo sono convinto che “la violenza è l’ultimo rifugio dell’incapace” e se tutte le persone del mondo fossero come me (Dio ce ne scampi) non esisterebbero guerre, soprusi, mafia. Ma questo non significa affatto che io debba necessariamente condannare ogni atto di violenza che vedo nel mondo, perché sarebbe ipocrita. E con questo non voglio dire che ci sono atti di violenza che sono giustificabili, solo che l’essere umano non è affatto buono, puro e casto come certa gente vuol far finta di credere. Pensate che il Male provenga solo da quelli che fanno la guerra, da quelli che sfruttano altre persone, da quelli che rubano e ammazzano? Il Male è anche augurare di schiantarsi contro un palo al tizio che vi sfaretta in autostrada, o al vicino del piano di sopra che si mette a spostare i mobili alle sette di domenica mattina. Il Male fa parte dell’essere umano esattamente come il Bene, per il semplice motivo che se così non fosse, non esisterebbe nemmeno il Bene, in mancanza di termini di paragone.
Sveglia! Gli anni ’70 sono finiti! I figli dei fiori oggi sono morti, o scrivono libri di scarso successo, o fanno gli opinionisti senza opinioni. Ci vogliamo scrollare di dosso l’utopia del pacifismo Lennoniano? Non arriveremo mai a quella situazione, non prima di un’apocalisse culturale che sradichi completamente i nostri attuali sistemi sociali, economici, politici e quant’altro.
Anticipo la vostra obiezione: “non vorrai mica paragonare un augurio di morte estemporaneo con chi commercia in organi tolti senza consenso?!”: non siate ingenui. Oggigiorno c’è bisogno di un eroismo meno ovvio. E’ chiaro che non è quello che sto dicendo.

Cosa vorreste fare ai bracconieri che uccidono le foche a martellate in testa? A quelli che scuoiano gli ermellini vivi? A quelli che uccidono bambini? A quelli che stuprano e picchiano le minorenni? A quello che governa le vostre vite più o meno da quindici anni ed ha nel suo partito (almeno) un colluso con la mafia, va con prostitute e controlla direttamente tre reti di informazione e indirettamente le altre tre, oltre ad avere la fetta di maggioranza di quotidiani e riviste?
Io capisco che “moralità” significhi anche dover condannare certi gesti, ma se esagerate dalla parte opposta, se vi mordete la lingua quando state per dire ad alta voce cosa vorreste fare a queste categorie di persone, diventate moralisti. Diventate ipocriti. Questo perché state negando il vostro stesso essere, state bloccando la naturalezza di un pensiero. Siete come il monaco penitente che si fustiga con le catene perché “ha avuto pensieri peccaminosi”. Avere pensieri peccaminosi non è peccato, è solo dannatamente umano.

duomo statua berlusconiIo non avrei mai e poi mai tirato un duomo in testa a Berlusconi, ma penso comunque che se lo sia meritato, e che sia il minimo che gli possa essere successo, a livello karmico. E godo di quel momento, perché per me è naturale farlo e sarebbe innaturale negarlo. È stato un gesto liberatorio, per me e per altre (almeno) 50.000 persone (no, non mi basta più mandarlo a fanculo, dopo tutto quello che ha combinato. Mi può bastare mandare a fanculo l’opposizione che non fa opposizione, come gesto liberatorio. Per Berlusconi ci voleva qualcosa di più): un gesto liberatorio, né più né meno. Questo a prescindere dalle conseguenze. Lo vedo da me che non ha fatto in tempo ad uscire, la notizia, e subito è stata manipolata e strumentalizzata per tutt’altri scopi. E quindi? Cosa avrei potuto farci io? E’ scritto nel Tempo che Massimo Tartaglia avrebbe tirato un duomo in faccia a Berlusconi. Che io ne gioisca o condanni il gesto, non avrei potuto comunque evitarlo, così come le sue conseguenze. Mettervi a postare su facebook annunci su quanto siate indignati per quello che è successo non migliora la situazione. Cicchitto avrebbe comunque dato la colpa a Travaglio, al Fatto e ad Annozero; Maroni e la Carlucci avrebbero comunque tirato fuori fregnacce indicibili sulla censura ad internet e alle manifestazioni pubbliche.

Vediamo quindi di darci una regolata e finirla di offendere a cuor leggero chi non si nasconde dietro le spesse vetrate riflettenti del super ego ma cerca invece il contatto dell’ego o addirittura dell’es. Non vanno bene nemmeno i raffinati giri di parole di Greenwich, qui su CS, come “Si ha tutto il diritto di essere cretini“. Ma cretini chi, perché? Lo capite che offendere l’intelligenza altrui è un atto di violenza tale e quale a scagliare un duomo sui denti a qualcuno (se non peggiore: il corpo fisico più o meno guarisce, quello mentale non sempre)?

Se odiate chi odia, non siete differenti da lui: prenderne le distanze offendendolo vi avvicina.
Penso di poterla dire meglio: facciamo tutti la cacca, e la cacca puzza a tutti. Non esiste un modo per convincermi che la vostra puzza un po’ meno.

Compagno Fini

1943_Ossessione

Ossessione.

La parola che mi rimbalza più spesso in testa in questi giorni è proprio questa, “ossessione”. L’ossessione del nostro premier riguardo le leggi ad personam. La ricerca continua e costante di una scappatoia che possa metterlo al riparo dalle sue beghe giudiziarie. Bocciato il lodo Alfano, si passa alla riforma dei processi. Quello che ci viene venduto come “processo dalla durata certa”, altro non è che un modo per ridurre ulteriormente i tempi di prescrizione, un’ennesima scappatoia messa in piedi dal pool di legali vicini al Presidente del Consiglio che gli permetta di “governare legittimamente”. Che poi questo “governare legittimamente” significhi non affrontare i processi per cui si è imputati (in una maniera o nell’altra), poco importa.

L’ossessione della sinistrainesistente, sempre pronta a fare la sua sterile e inutile polemica contro le leggi ad personam del Premier. Sembra di rivedere lo stesso percorso visto altre decine di volte negli ultimi anni. Da un lato l’eterna nemesi che cerca di sistemarsi le leggi a suo piacimento, dall’altro un’opposizione che ha come unici argomenti proprio questa sua eterna nemesi. Nel concreto però non fa mai niente. Si limita a dire “è una proposta di legge sbagliata” oppure “è un’ingiustizia”, ma siamo sempre lì, fermi allo stesso punto. Opposizione che è simbionte, che sembra non poter sopravvivere senza il suo ospite. Verme solitario che si ciba degli scarti digestivi delle proposte del centro-destra. E nel mezzo ci siamo noi gente comune.

L’ossessione della ricerca per il popolo di sinistra di una rappresentanza che non esiste. Masochisti noi, ormai all’eterna ricerca di qualcuno che possa rappresentarci, che possa urlare i “no” che urliamo ogni giorno nelle nostre case, nei nostri blog, nei nostri piccoli circoli di provincia, nei forum, nei gruppi di discussione e nei gruppi di amici. Masochisti perché ci aggrappiamo alla flebile speranza che qualcosa cambi, una flebile speranza che ancora non si vuol spegnere, nonostante l’atmosfera di totale desolazione che ci circonda.

legge3

E ancora una volta ci troviamo di fronte ad una situazione grottesca, che dovrebbe far rabbrividire anche il meno assennato dei cittadini. Il grosso pupazzone travestito da “giustizia certa”, buttata giù la maschera, svela la sua terribile identità di impunità, di privilegio. Impunità per tanti reati, che finirebbero semplicemente nel dimenticatoio (poi qualcuno, esperto giurista, un giorno riuscirà a spiegarmi che senso ha il concetto di prescrizione… Lo spero), con un colpo di forbici. E poco importa se dentro questo calderone finiranno anche tante disonestà, tanti obbrobri e reati che andrebbero giustamente perseguiti. Cosa fare lo si è detto più volte, ci vogliono più risorse per i magistrati, per le forze dell’ordine, ci vuole più denaro per la macchina giudiziaria. Questo assicurerebbe un miglior funzionamento della Giustizia. Non certo garantire l’impunità qua e là, pur di gratificare e di placare l’Ossessione.

Incredibile dictu, le parole più sovversive, più di sinistra, più d’opposizione, arrivano dal presidente della Camera Gianfranco Fini. Non è difficile distinguere un uomo politico serio, un politico vero, in mezzo a tutti i Giovanardi, Brunetta, Calderoli, fino ad arrivare agli enfant prodige Gelmini e Carfagna. L’unico che si sta in qualche maniera “opponendo”, che sta facendo delle giuste riflessioni, sembra essere proprio l’ex-AN Fini, dall’alto della sua lunga esperienza politica.

fini 3Oggi (ieri ndr) ha dichiarato “La maggioranza non può fare le regole a proprio piacimento. Una riscrittura delle regole deve essere quanto più possibile condivisa perché non deve accadere che ogni maggioranza modifichi a proprio piacimento quelle che sono le regole del vivere civile. Riscrivere le regole deve necessariamente comportare l’impegno per una riscrittura che sia quanto più possibile condivisa perché le regole riguardano tutti, perché le istituzioni della Repubblica sono le istituzioni di ogni italiano […] sarebbe certamente un momento difficile per il nostro Paese quello in cui dovesse affermarsi il principio che in una democrazia dell’alternanza ogni maggioranza modifica a proprio piacimento quelle che sono le regole del vivere civile, le regole che devono impegnare tutti gli italiani”  (via | Repubblica.it)

E così mi ritrovo nel 2009 a tessere le lodi di Gianfranco Fini, esponente di una frangia politica da cui ho sempre preso il più possibile le distanze e che rappresenta l’esatto opposto dei miei ideali. Eppure…
Eppure questo Governo dei saltimbanchi è riuscito anche in questa incredibile impresa: far cose talmente fuori di testa che ci si ritrova ad allearsi anche con i “vecchi nemici”, almeno dal punto di vista idealistico, riguardo un argomento così importante e così fondante come la legalità. Gente, questa è una cosa che riguarda la vita di tutti noi, si sta mettendo in dubbio l’unica cosa che ci rende tutti davvero uguali, la Legge. E’ l’unica cosa che davvero non conosce razza, età, religione, sesso, stato sociale. La Legge è uguale per tutti (recitano le grosse targhe nei tribunali), anche se sempre più spesso siamo portati a pensare il contrario. E adesso si sta facendo di tutto per far sì che davanti alla Legge qualcuno sia più uguale di qualcun’altro. Non permettiamoglielo.

monopoliAnzi, facciamo una cosa, andiamo a prendere le nostre scatole di Monopoli, cerchiamo in mezzo alla candela e il fiasco, agli alberghi e i contratti, e prendiamo il mitico cartoncino arancione degli Imprevisti che titola “Uscite gratis di prigione”. Imbustiamolo, e mandiamolo tutti a Palazzo Chigi. Può darsi che in questa maniera l’Ossessione finisca un po’. Non si sa mai.

Battute a parte, vi segnalo la raccolta firme promossa da un appello di Roberto Saviano che sta facendo Repubblica in questi giorni. Le firme sono (al momento) già più di 150mila, non possiamo far altro che invitare tutti voi a sottoscrivere la petizione, le istruzioni le trovate cliccando sul link:

Presidente, ritiri quella norma del privilegio

Certo, magari nel concreto non servirà a molto. Forse non risolverà le cose. Ma noi continuiamo a provarci. Ricordate: il silenzio è molto peggio.

Il caso Opposizione.

Il Caso Opposizione

Era una notte piovosa. Il Detective e il suo fido Agente aiutante erano intenti a barcamenarsi in un caso che gli toglieva il sonno da mesi. Il Caso Opposizione.

“Detective, non riusciamo a trovarla in nessun modo.”

“Agente, ma come è possibile? Solo lei e Carmen Sandiego riescono sempre a sfuggirci in questa maniera.”

“Non lo so Detective, ormai sono due anni che è andata via via scomparendo. Ricapitolo i rapporti signore?”

“Sì, magari viene fuori qualcosa che ci è sfuggito…”

“Allora, 1994, Berlusconi scende in campo…”

“No per favore, niente big B per oggi, ne ho le palle piene.”

Accese una sigaretta, mentre il suo aiutante continuava a sfogliare cartelle, aiutandosi con il pollice bagnato di saliva. Fuori continuava a piovere a dirotto. Detective si versò un altro bicchiere di scotch e si mise comodo.

“Ecco ecco, l’ho trovato. Allora nel 1996 primo governo Prodi. Sono i tempi dell’Ulivo, e dell’appoggio esterno di Rifondazione Comunista. Poi succede qualcosa, Bertinotti e Rifondazione non rinnovano la fiducia al governo, Prodi si dimette. Ed eccola che appare. Possiamo partire da questa traccia…”

“Vada avanti agente.”

“Dunque, abbiamo notizie certe che il successore di Prodi è un certo Massimo D’Alema.”

“Il tipo delle barche…”

“Esattamente. Nel 2000 cade pure il governo D’Alema. Sono fatali le elezioni regionali (in particolare la vittoria di Storace e di An nel Lazio). Il signore delle barche si dimette, ed eccola qui, che comincia a fare la sua comparsa. Prima però al governo c’è  un certo Amato, ma il suo governo durerà pochissimo (fino al 2001). Ecco che si forma la nostra ricercata, l’Opposizione, il grande male della Sinistra. Da quel momento, per cinque anni, sarà al governo Berlusc…”

“Agente! Che cosa le ho detto?” Tuonò.

“Detective ma è importante, non posso non nominarlo!”

“Per oggi faccia uno sforzo agente.” Disse il detective dopo aver spento l’ennesima sigaretta. Era visibilmente nervoso, quel caso non lo faceva dormire da mesi. Un inseguimento che non portava a nulla.

“Dunque, dov’eravamo rimasti, ah sì. Allora, da quel momento al governo c’è Berlus…ehm, le forze politiche di centro-destra. Il governo riesce a portare alla fine il proprio mandato, e si arriva così alle elezioni. La nostra Opposizione promette che quando ritornerà al governo si impegnerà per risolvere una cosa importante…”

Il conflitto di interessi. Una legge importante sì.” Disse il Detective appuntandosi la frase sul blocknote.

“Esattamente. Sembra che questa volta l’Opposizione si sia palesata e , seppur in maniera risicatissima, riesce a tornare a capo del governo italiano nelle elezioni del 2006.”

“Bene, e in quei cinque anni sono riusciti a fare la legge, no?”

“Nossignore, non è durato cinque anni.”

“Come no?”

“Nossignore. Prima di tutto c’è una crisi di governo nel 2007, mancata fiducia a D’Alema a quanto pare.”

“Di nuovo quello delle barche.”

“Esattamente. Ma il governo si tiene su per i capelli. Successivamente, nel 2008, l’onorevole Mastella, con una mossa che manco Houdini per sfuggire alla cassa con le catene, fa cadere il secondo governo Prodi. Si va alle elezioni. Berl..Silvio si candida per la quarta volta…”

“La quarta? Guardi agente, se ci penso bene in effetti a me pare che non se ne sia mai andato.”

“Colpa della sinistra signore, colpa della sinistra. Dicevo, Silvio si ricandida e stavolta, complice una campagna elettorale vincente -o se vogliamo totalmente sbagliata da parte della Sinistra- viene eletto con un’ampia maggioranza.”

“E la sinistra radicale? I Verdi? Rifondazione?”

“Non li vota più nessuno Detective, scompaiono semplicemente.”

“Sa che le dico Agente, ma rimanga tra noi. Questa è stata una cosa più che positiva. Ci siamo tolti dalle scatole un po’ di gente che aveva una mentalità sin troppo vecchia e retrograda per questo paese. E poi cos’è successo?”

“E poi Detective, l’Opposizione scompare. Sembra che non esista più. Semplicemente, a quanto pare, si ha come l’impressione che faccia di tutto per rimanere in questo ruolo, quasi avesse paura ad opporsi seriamente e a proporre un’alternativa. Semplicemente, non funziona più. Tutti i vecchi gerarchi della sinistra continuano a fare proclami, si va avanti con un’inutile idea di Partito Democratico, un partito in cui nessuno sa veramente cosa vuole. E poi ci sono le nuove primarie…”

“Di nuovo questa storia delle primarie…”

“Sì, e si scontrano, ma per modo di dire, tre candidati. Bersani, Franceschini e Marino. E’ uno scontro inutile, senza senso, secondo me. Sembra che facciano di tutto per sembrare più belli agli occhi degli elettori, ma nessuno propone un programma concreto, nessuno parla della gente, dei lavoratori. Sono troppo impegnati a mettere uno i piedi in testa all’altro.”

“Vabbè ma almeno ci sono delle facce nuove.”

“Di facciata, signore. Si sente sempre parlare dei vari Fassino, Rutelli, e di D’Alema che spara a zero su Franceschini per appoggiare Bersani.”

“D’Alema, di nuovo? Sempre quello delle barche.”

“Sempre lui signore. E gira e volta, sono sempre le stesse persone che non sono state capaci di mantenere una promessa fatta nel loro programma elettorale del precedente governo. Non sono riusciti a fare la legge sul conflitto di interessi. Questo sa cosa mi fa pensare Detective?”

“Immagino quello che sto pensando io Agente. Che a loro piaccia stare all’Opposizione.”

“Sembra proprio di sì signore. Arriviamo così al caso di questi giorni, con un’esponente del Partito Democratico, l’onorevole Binetti, che ha votato contro una legge sull’omofobia.”

“Deve esserci un errore Agente. Controlli meglio. Come, una del PD che vota contro una legge del genere? E l’uguaglianza? E la tutela dei diritti di tutti?”

“Nessun errore signore. C’è confusione nell’Opposizione, sembra che non si riesca a trovare altro da fare oltre che scontrarsi internamente. Non andranno mai da nessun parte così, non riusciremo mai a rintracciarla, questa Opposizione.”

“E’ impossibile. Ma non ci rimane qualche traccia, qualche pista da seguire? Possibile che non esista più una vera Opposizione in Italia? O semplicemente questi signori non la sanno fare? Beh, ora che ci penso, pure se riuscissero ad andare al governo, cosa propongono concretamente? Sarebbero in grado di togliere dal cuore dei loro elettori la mancata realizzazione di un punto così importante come quella famosa legge di cui parlavamo?”

“Ci sono tante domande Detective, e le risposte sono tutte abbastanza nebulose. Così come la sorte di quest’Opposizione. Non riusciremo mai a prenderla Detective, semplicemente sembra non esistere.”

“E di questo Di Pietro che mi dice?”

“Non so signore, è uno che parla di provoloni…”