Nessuno è perfetto

Finite le elezioni e consegnato all’Italia l’ennesimo risultato inconcludente (grazie Porcellum), è iniziato l’insostenibile balletto delle alleanze, delle strategie, delle tattiche per riuscire a creare un esecutivo che abbia una qualche parvenza di solidità.

Rispetto al solito, però, come ormai tutti sappiamo, è arrivato il terzo incomodo, il “Movimento 5 Stelle”, che ha preso il suo bel carico di voti (un quarto degli elettori), e si siederà finalmente in Parlamento. Glissando per un attimo sulle varie polemiche sollevate in questi giorni riguardo il vago programma – dove si dicono tante cose belle, ma non il “come” – e al tira e molla con il PD per decidere se appoggiare, in un modo o nell’altro, una coalizione “allargata”, lanciamoci a bomba sull’atteggiamento del M5S post-voto.

Dopo aver ottenuto un risultato assolutamente straordinario per un partito nato solo qualche anno fa, il M5S attraverso il suo “portavoce” Beppe Grillo (non è un leader, mi raccomando, è il PORTAVOCE) fa sapere all’Italia che non ci sarà nessuna alleanza, nessun “inciucio”, niente di niente. O si fa quello che dice lui -pardon il Movimento – oppure niet, non c’è modo di trovare un accordo. Sebbene lo sgangherato PD si sia quantomeno mosso nella direzione degli stellati, introducendo gli ormai famigerati otto punti, e invitando i ragazzi giovani/preparati/faccenuove/chipiùnehapiùnemetta a realizzare qualcosa che sia presente nel loro programma, il muro eretto dai Grillini pare assolutamente invalicabile.Continua a leggere…

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Nella piccola politica (a volte) c’è il vino buono

La cronaca giudiziaria delle ultime settimane è costellata di scandali e inchieste i cui protagonisti diretti sono proprio i politici, la cosiddetta classe dirigente italiana. Diventa veramente difficile ignorare il sentiero del qualunquismo, della retorica del “sono tutti uguali” e “meglio non votare” quando a distanza di pochi mesi ben due tesorieri sono stati accusati di gestione criminosa dei fondi destinati ai rispettivi partiti.

Che siano cene a base di pesce, soggiorni in hotel lussuosi o qualifiche in diplomifici privati di area inglese il problema rimane. La politica, forse, non è mai stata così torbida. Come se non bastasse ciò a sminuire le istituzioni italiane, diversi programmi televisivi continuano a esaminare deputati e senatori, interrogandoli su temi di strettissima attualità o cultura generale. Il quadro che emerge è allucinante. Dalle inchieste della “iena” Sabrina Nobile, per esempio, si evince che non solo alcuni politici non riescono a menzionare almeno un’opera di Shakespeare (es.: Romeo e Giulietta), ma utilizzano spesso termini del lessico politico ed economico di cui ignorano completamente il significato, come rating, spread, deficit e inflazione. Persino la TAV, di cui tanto si è dibattuto, diventa un elemento alieno.

Qual è allora la soluzione a questo distacco tra ceto di governo e società civile? Di sicuro, a dispetto di quanto molti prescrivono, non questo governo tecnico che si segnala più per le scelte inique in nome del divino Spread, che per la compostezza e sobrietà dei suoi rappresentanti. Il partito-non partito di Beppe Grillo, allora? Lo scopriremo solo nel 2013. È certo, però, che se esiste una grande politica con tutte le sue delusioni, vi sono anche piccole realtà locali, teatri di storie in cui è la buona politica a trionfare.

Sì, perché se a candidarsi a sindaco ultimamente sono anche pornostar e scrittori di romanzi per adolescenti, c’è ancora chi sceglie il percorso dell’amministrazione pubblica per senso di civiltà e voglia di cambiare.

È il caso di Maria Carmela Lanzetta, sindaco di Monstarace, eletta in una coalizione di centrosinistra in un paese in provincia di Reggio Calabria. Un racconto già sentito il suo: quello di centinaia di amministratori che si ritrovano a fronteggiare la minaccia incombente della criminalità organizzata. La donna aveva rinunciato alla propria carica in seguito allo stillicidio di intimidazioni ricevute. Nel giugno del 2011 la sua farmacia era stata incendiata e la famiglia era riuscita a salvarsi appena in tempo dalle fiamme. Ma il colpo di grazia era stato inferto il 29 marzo, quando la donna aveva trovato la propria macchina crivellata di colpi di pistola. Era stato troppo, persino per lei. Aveva rassegnato le dimissioni: ”mollo perché non sono nelle condizioni di svolgere la mia funzione di primo cittadino”, aveva dichiarato, ”non solo e non tanto per le minacce e le intimidazioni, ma perché non ho gli strumenti per realizzare ciò che avevo in mente”.
A nulla era valsa la fiaccolata dei concittadini, affamati di legalità almeno quanto lei.

Come provare a combattere il senso di impotenza che attanaglia chi si trova ad affrontare un simile cancro della società a mani nude? Dovrebbe essere la grande politica a soccorrere la piccola, fornendole gli strumenti per districarsi nella melma della corruzione e delinquenza italiana. La soluzione non è “non votare” come molti sostengono ma “votare consapevolmente”. Informarsi, documentarsi, conoscere i programmi e valorizzare la possibilità di decidere. Abbiamo perso tanti diritti ma non quello di scegliere i nostri rappresentanti. È importante arrivare alle elezioni del 2013 con la consapevolezza che la democrazia non si scambia, non si vende. Che un governo tecnico, imposto dai mercati, può costituire solo una fase provvisoria e che un organismo sovranazionale non può arrogarsi il diritto di anteporre le proprie necessità a quelle dei diversi stati. La politica pulita esiste. Forse la crisi ci renderà poveri ma non disumani.

Pochi giorni fa la Lanzetta ha ritirato le proprie dimissioni, con riserva. Ed è bello. È bello sapere che per ogni dura e pura Rosi Mauro, (ex) Lega Nord, c’è una Maria Carmela Lanzetta. A Monstarace in provincia di Reggio Calabria.

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