Ci stiamo ricascando.

Ne parlavo proprio qualche giorno fa qui su Camminando Scalzi: la strategia – tutta italiana – adottata di aspettare che le acque si calmino (magari confondendo un po’ le idee e usando i media come neanche il Joker di Frank Miller) distribuendo bugie, false verità, ma soprattutto – unico obiettivo da raggiungere – convincendo le persone. Se una cosa la ripeti in TV una, due, dieci, cento volte, quella cosa, per quanto possa essere falsa, comincerà ad avere una sua autonomia, una sua identità. Inizierà a comparire il dubbio “e se fosse così? Se fosse davvero perseguitato dai giudici?”. Ovviamente mi riferisco a una certa fetta di pubblico, conscio (e speranzoso) che molti di voi la TV non la accendano neanche più viste le condizioni in cui versa oggi. Mi riferisco a quella fetta di pubblico che idolatra Maria De Filippi, che passa i pomeriggi a vedere Uomini e Donne con i vecchi che si corteggiano, in uno squallido spettacolo ridicolo e patetico, che fugge dalla realtà quotidiana, dalla crisi e da tutto il resto… Fetta di pubblico (elettorato-pubblico) facilmente influenzabile, tanto cattolica-praticante sotto certi punti di vista quanto omertosa-senzaopinione dall’altra. Insomma: con una mano prego, con l’altra nascondo i miei (e gli altrui) peccati nelle tasche sporche, sperando vengano dimenticati. Vi ricorda qualcuno?

L’analogia è semplice, e spiega un concetto che ormai comincia a entrare nelle teste di tutti noi. Il nostro Imperatore Maximo B. rappresenta quella fetta di italiani a cui piacciono i culi, le tette, le raccomandazioni e la vittoria a tutti i costi. Perché lui è uno che ce l’ha fatta, e vogliono tutti diventare come lui. Ecco perché ha sempre ragione. Anche quando ci sono sospetti (e ben più che sospetti, spesso) che combini cose fuori dal normale, invece rimane tutto assolutamente normale, tutto statico. I cattivi giornali dell’Opposizione sbraitano inutilmente, i movimenti politici di opposizione cercano di aizzare le folle e sperare in una reazione; reazione che non arriva mai, perché siamo sempre incastrati in questo adorabile maledetto Paese dove un Premier è sospettato dell’organizzazione di festini osè, ma nessuno si indigna, nessuno dice niente. Sì ok, si sbraita, si fanno i post sui blog di protesta, si linkano le vignette anti-B. su Facebook, si fanno quattro proclami, ma chi lo dovrebbe prendere e mandare a casa sua (prima) e dai giudici (poi), non fa niente. Rimangono tutti lì in un limbo, ad aspettare che anche questa tempesta passi, quasi spaventati di fronte alla possibilità di dover prendere in mano la situazione. E poco importa che l’Imperatore Maximo non durerà per sempre. Per ora c’è, e speriamo che duri a lungo. Procrastinate at procrastination.

Ci stiamo ricascando ancora una volta. Passano i giorni, appaiono discutibili memorie difensive in cui TUTTO quello che è accaduto appare finto, falso, si smontano le costruzioni dei PM (cattivi PM! Subito una leggina punitiva per loro, dannati persecutori! Cattivi!), si cerca prima di tutto di fare un processo mediatico (ma non erano loro a dire che la Sinistra fa i processi mediatici?), si scagiona il Premier in tutte le sedi possibili e immaginabili (soprattutto le sue di sedi, tipo la Rai e Mediaset), si invita Ruby a fare la parte della santa da Signorini (e non si capisce chi sia più diabolico tra i due… Roba da pelle d’oca), perseguitata e aiutata dal Santo Imperatore Maximo. Un uomo buono, ma così buono che aiuta tante ragazze (possibilmente belle), che paga affitti, che dona soldi… Ma così, per bontà d’animo. Ma com’è che tra tante persone aiutate non si sente parlare mai di una vecchina rimasta senza un soldo, di un terremotato, di un disoccupato che ha tre figli da curare? Strano eh? Stranissimo.

Ma insomma, basta continuare a dire che è solo un semplice benefattore, a ripeterlo una, dieci, cento, mille volte. Prima o poi qualcuno ci crederà, e poi qualcun altro. E nel frattempo la faccenda sarà dimenticata, così come tutte le altre, a suon di Santanchè che urla nei programmi televisivi (e poi se ne va), di telefonate di B. (che come una adolescente chiama, urla, insulta, e poi attacca), e di tutti gli esponenti di centrodestra che difendono a spada tratta il Premier, anche sull’indifendibile affaire delle prostitute ad Arcore (ma guai a chiamarle prostitute eh! Si mina la dignità delle donne… Mica organizzando feste e lap dance, ma chiamandole prostitute, stiamo bene attenti…)

Chi di dovere, il Presidente della Repubblica, le altre forze politiche, ma anche i suoi alleati che conservano ancora un briciolo di dignità politica e non siano ridotti a ripetere le sue parole in eterno, faccia qualcosa. Quest’uomo è il peggior Premier che l’Italia potesse avere, perché rappresenta tutte le debolezze e tutti i difetti del Paese, li estremizza, e li trasforma in virtù.

Non caschiamoci di nuovo.

L’invincibile B.

Parlare di politica in questi giorni tumultuosi è veramente difficile. L’ennesima vicenda giudiziaria che ha colpito il nostro Imperatore Maximo la fa da padrone su tutti gli organi di stampa. Non si sente parlare d’altro: Ruby, Nicole Minetti, il giro di squillo, le notti bunga bunga

Un’atmosfera desolante, in un momento in cui il Paese ha tantissimi problemi, problemi di non facile soluzione, mentre tutta l’attenzione si sposta sull’ennesimo vizietto politico, sull’ennesima vicenda degradante che coinvolge il Presidente del Consiglio. Siamo stanchi. Siamo stanchi di vederci rappresentati da una persona che ha degli evidenti problemi a rapportarsi con le donne (per dirla politically correct), che viene coinvolto in uno scandalo che in qualsiasi altro paese occidentale avrebbe portato alle immediate dimissioni di chiunque, dal sottosegretario al ministro, dall’assessore del comune di venti abitanti al capo di stato. Da noi non funziona così, e lo sappiamo bene. Ma siamo stanchi anche di questo, di dire “da noi non è così” o “da un’altra parte non sarebbe successo”. Siamo stanchi di quindici e passa anni di governo berlusconiano, di scandali, di processi rinviati, di legittimi impedimenti.

Cadono le braccia. Viene da pensare che il Silvio Berlusconi sia davvero invincibile. Rappresenta il più grosso problema della politica italiana, ne è il portabandiera: il rimanere attaccati alla propria poltrona. Poco importa il modo, l’importante è il risultato, in una distorsione totalmente negativa del machiavellico fine che giustifica i mezzi. E pazienza se si va a trans, se si va a puttane o se si manda a puttane il Paese in cui viviamo. L’importante è rimanere attaccati nella posizione più ambita da tutti, quella inattaccabile.

Immagino un normale cittadino che si fosse trovato invischiato nella stessa brutta vicenda (ultima di tante.) Sarebbe stato processato, arrestato e tutto il resto senza neanche passare dal via. Ma se sei un politico hai un’arma in più. È come pescare “uscite gratis di prigione” al Monopoly; qui si chiamerebbe “non andate mai a fare un processo”. Siamo stanchi di questo degrado politico, di questa politica vecchia. Nel 2011 stiamo ancora a farci mille domande sulle notti brave del premier, a chiederci chi sia la fidanzata immaginaria apparsa casualmente proprio in questo momento di scandalo. Cosa deve accadere perché questo Paese si indigni e si svegli una volta per tutte e mandi a casa un uomo anziano che si sta distruggendo da solo ossessionato dai suoi vizi? Possibile che dobbiamo ancora sentire frasi politically correct come quella del Presidente della Repubblica che dice “Serve chiarezza”? Serve chiarezza? Ma siamo davvero diventati così stupidi e inutilmente garantisti? Sei coinvolto in uno scandalo sessuale dai contorni inquietanti? Bene, a casa, vatti a difendere, poi se ne riparla.

È ovvio che tutte le cose andranno provate in sede giudiziaria, che le prove andranno vagliate (sebbene le evidenze di fatto siano già sotto gli occhi di tutti, ad esempio qui), che bisognerà vedere se è tutto vero  e tutto il resto, e su questo non ci piove. Ma in una situazione del genere bisogna prendersi la responsabilità morale e politica di dire “ok, mi avete accusato, mi dimetto e mi difendo in tribunale”. Tutto qua. Fantascienza.

L’Imperatore Maximo sembra davvero “invincibile”, rimane là sul suo trono, respinge ogni attacco, attorniato dai suoi fedelissimi che lo difendono a spada tratta, da una Chiesa che misteriosamente tace in questi giorni (ma d’altronde si sa, fanno più male alla famiglia i DICO che le puttane minorenni e le porno-orgie del potere)… ma sì, sarà tutto inventato, aspettiamo che si sgonfi anche questa faccenda, magari portando Ruby in TV dal suddito Signorini, rimontiamo la storia, convinciamo la gente che è stata tutta una bufala. Passate un paio di settimane ce lo saremmo dimenticati tutti questo brutto evento, si sgonfierà. Ed ecco il più grande potere dell’Imperatore: qualsiasi cosa accada, nega, evita i tribunali, si arrocca nel suo palazzo, e con un po’ di tempo e pazienza tutto si dimentica. È stato così per scandali ben più gravi (da un punto di vista politico) nel passato, dei tanti soldi pubblici sperperati, dei risultati non raggiunti e tutto il resto, figuriamoci se non ci riesce anche questa volta per quattro ragazze sgallettate. La storia della D’Addario ce lo ha dimostrato non più tardi di un anno fa. O Noemi Letizia. Che fine hanno fatto queste vicende? Ce le siamo dimenticate, semplicemente, perché si parla di altro, perché si tentenna, perché ognuno vuole rimanere al proprio posto, e guai a rompere l’equilibrio delle cose.

Poi pazienza se il nostro capo di Governo, la persona che dovrebbe rappresentare tutto il Paese, che dovrebbe essere dotata di un’etica e di una moralità al di sopra del comune, abbia il leggero vizietto di organizzare serate che manco Alvaro Vitali ai tempi d’oro avrebbe immaginato.

La cosa sconcertante e triste e che, in tutto questo, a prenderlo in quel posto siamo sempre noi comuni cittadini. E a noi manco ci pagano…

Il vizietto del ricatto

berlusconi

Nelle scorse settimane ci siamo ritrovati ad affrontare l’argomento Berlusconi-escort, e ci siamo resi conto di come il nostro Presidente del Consiglio, valutazioni morali a parte, sia in realtà una persona “ricattabile”. E’ bastato che una delle escort che frequentava fosse “infelice” (per un impegno politico non mantenuto) per far venire fuori uno scandalo nazionale. Fiumi di parole sono stati spesi sull’argomento, discussioni su quanto sia giusto o meno, se sia morale o meno, se debba dimettersi o meno.

Giovedì scorso il presidente  (ormai ex) della Regione Lazio Piero Marrazzo si è trovato coinvolto in un nuovo scandalo a sfondo sessuale tutto all’italiana. Nel mese di Luglio scorso viene beccato in flagrante da quattro carabinieri mentre si intrattiene con un transessuale in un’abitazione. I quattro filmano la loro irruzione nell’abitazione e, a quanto pare, imbastiscono una scena ancora più umiliante (si parla di immagini che ritraggono della cocaina vicino alla tessera del presidente), al fine di estorcere dei soldi al politico. Un ricatto in piena regola. Tu mi dai dei soldi, io non dico niente a nessuno e non ti rovino la vita.

In quel momento Piero Marrazzo commette il terribile errore (che, se vogliamo, è anche comprensibile vista la situazione) di piegarsi a quel ricatto. Dà così dei soldi ai carabinieri, firma quattro assegni (secondo le ipotesi di indagine, ma l’istruttoria ancora non ha chiarito precisamente questa vicenda) e spera che tutto finisca nel dimenticatoio. Dimenticando però la componente essenziale di ogni ricatto: da un ricatto non si esce. Il ricatto non finisce mai. Si assopisce soltanto, finché il ricattatore non avrà bisogno di ottenere qualcos’altro.
La settimana scorsa accade un fatto ancora più inquietante. Il filmato –che gli indagati hanno provato a vendere per tutto il periodo estivo– comincia a girare per i giornali scandalistici più famosi, fino ad arrivare nelle mani di Alfonso Signorini, attuale direttore della rivista di gossip “Chi”. Signorini, per chi non lo sapesse, fa capo alla casa editrice della figlia del nostro Premier, Marina Berlusconi, la quale, convocata, non ci pensa su due volte e avvisa il Papi, che a sua volta fa un colpo di telefono a Marrazzo, facendogli sapere del filmato e promettendogli che loro non lo pubblicheranno. Come dire “il filmato ce l’abbiamo noi, è al sicuro“. Passano i giorni e Marrazzo, forse per la pressione terribile a cui è sottoposto, forse in un tardivo slancio di coscienza, si decide a denunciare tutto l’accaduto. Scoppia l’inevitabile scandalo, il pressing mediatico si fa insostenibile, e l’ex presidente tenta prima in maniera un po’ goffa di negare, per poi raccontare tutto l’accaduto sia ai giudici che alla stampa.

Questo, in sintesi, cio che è accaduto nei movimentatissimi ultimi giorni.

Il viziettoNon voglio addentrarmi troppo sul discorso morale, non è questa la sede, e in fondo interessa anche poco al nostro ragionamento. Marrazzo ha commesso degli errori, ma questi errori non sono da ricercare nel suo “vizietto”, bisogna andare ben più a monte del problema. Marrazzo si è prima di tutto rovinato con le sue stesse mani. Ha permesso ad una sua debolezza di prendere il sopravvento, di mettere a rischio non solo la sua vita politica, ma anche quella personale, con la sua famiglia. Insomma, non ci vuole molto a capire che se proprio hai il bisogno di andare con un trans, magari puoi evitare di farlo con l’auto blu, di andare sempre nello stesso posto, di metterti nella condizione di essere riconosciuto. Un uomo politico dovrebbe prendere delle precauzioni. E non mi sto riferendo a quelle per le malattie veneree.
Un uomo politico non si dovrebbe mai mettere nelle condizioni di essere ricattato. Il comportamento in sé sarà forse discutibile, ma rimane comunque una faccenda che riguarda la sua vita privata. Nel momento in cui cede al ricatto, però, diventa “inabile” a fare politica. Si mette sotto il giogo di qualcuno (poco importa chi sia questo qualcuno), gli permette di controllare la sua vita e con essa le sue decisioni politiche. Non è riuscito a denunciare tutto subito? Benissimo, lo si può accettare, ma non appena confessa deve abbandonare le sue cariche. L’ex presidente della regione Lazio in effetti si dimette, è di oggi l’annuncio dell’abbandono totale della vita politica. Fine dei giochi, adesso lasciamolo in pace a sistemare la sua vita privata.
Questo stesso discorso lo possiamo allargare al caso Berlusconi-escort. Nel momento in cui una escort, Patrizia D’Addario, dimostra che il premier può essere messo sotto ricatto, automaticamente quest’ultimo dovrebbe rassegnare le dimissioni, perché “inabile” a fare politica. Se può essere ricattato da lei -e sappiamo che nei famosi festini Patrizia non era la sola- senza parlare dei collegamenti di alcuni dei suoi alleati con ben peggiori realtà, chi ci assicura che non sia attualmente sotto il  ricatto di qualcuno? La sua storia recente ci ha dimostrato che è ricattabile. E quando una persona diventa ricattabile deve lasciare immediatamente la gestione della cosa pubblica. Non ce n’è, inutile girarci tanto intorno. E’ una questione, questa sì, di correttezza morale nei confronti di chi gli ha dato mandato di governare.

Mi viene in mente un esempio recente, una lezione di stile in piena regola. Lo statunitense conduttore del Late Show, il famosissimo David Letterman, si è ritrovato invischiato qualche tempo fa in uno scandalo analogo. Qualcuno ha scoperto le sue scappatelle extraconiugali con una autrice del programma, e ha deciso di ricattare il presentatore. Soldi in cambio di silenzio. E cosa ha fatto David Letterman? Ha raccontato tutto in diretta, nella sua puntata dello show serale, davanti a milioni di ascoltatori. Ha denunciato il ricattatore, lo ha letteralmente sputtanato in pubblico, e ne è uscito in qualche maniera pulito. L’unico modo per rendere inutile un ricatto è rivelarlo. A volte essere chiari, dire la verità, evitare di voler tenere nascoste le cose, è la strada migliore da percorrere. Anzi, togliamoci pure quel “a volte”.

Rimane un ultimo, inevitabile dubbio. Lecito chiedersi quanti dei nostri politici, dei nostri governanti, dei nostri rappresentanti (da una parte e dall’altra) abbiano qualche scheletro nell’armadio, siano persone ricattabili o siano addirittura già sotto un qualche tipo di ricatto.

E non è detto che si tratti sempre di puttane e transessuali.

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Web Comics

L’articolo di oggi è arricchito da una strip di ENTJ autore del web-comic satirico Caos Deterministico che vi invitiamo a leggere. Ringraziamo l’autore per questa strip in esclusiva per Camminando Scalzi.it[/stextbox]

Caos Deterministico in esclusiva per Camminando Scalzi.it

Disponibilità: no.

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Un nuovo autore su Camminando Scalzi.it

E’ con sommo piacere che presentiamo la nostra prima redattrice, Ari (al secolo Arianna Galati), blogger di successo ed ora redattrice di CamminandoScalzi. Avevamo proprio bisogno di una voce femminile che desse voce a tutte quelle donne che hanno bisogno, ora come non mai, di gridare la loro dignità. Tanti auguri Ari, in bocca al lupo e benvenuta nella nostra redazione.

La redazione di CamminandoScalzi.it

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Caro Silvio,

mi chiamo Arianna, ho ventisei anni e sono, modestamente, una bella ragazza. Magari non così appariscente come Patrizia D’Addario, sicuramente non finta donna costruita come Noemi Letizia; ho un mio fascino da bambola di porcellana che piace sempre.

E sono incazzata nera, caro Silvio. Con te. Ma soprattutto con gli esempi che i tuoi comportamenti e quelli dei tuoi imitatori in piccolo -Briatore è il primo esempio-  inculcano negli uomini e le donne di questo paese. Gli uomini sono sempre potenti, forti e virili (così li si definiva una volta), mentre noi donne siamo divise in due categorie: o amorevoli mogli e padrone di casa, o sublimi zoccole. Non escort: zoccole. Puttane di potere.

Il precedente è eccellente: studi storici dimostrano la visione semplicistica e binaria delle donne in epoca fascista. (Victoria De Grazia “Le donne nel regime fascista”). Insomma, Silvio, un altro calzante paragone con Benito Mussolini dopo i mille che ti hanno già fatto.

C’è una parola che si rincorre, sommessa, nelle lettere elettroniche che scambio con le mie amiche fuggite dall’Italia e con coloro che sono rimaste a farsi strapazzare la dignità collettiva: disgusto. Il pensiero del maschio italiano medio nei confronti della donna italiana media è disgustoso ed è disgustoso che molte donne si lascino trattare come delle pedine sulla scacchiera di un gioco che si chiama Celopiulungoio. Il femminismo degli anni 70 è scemato, sotto certi aspetti, si è evoluto nello scontro indiretto e nella capacità delle donne di conquistare consapevolezze diverse senza cannibalizzare l’uomo; ci sono saggi meravigliosi sull’argomento, persino una categoria di studi culturali dedicata ai Women Studies, nati negli Stati uniti, a San Diego, nel 1970 (Wikipedia); purtroppo il femminismo, nella sua evoluzione, ha perso il forte ascendente che aveva sulle donne stesse ed è diventato, negli anni ottanta, un grido di stupida emancipazione lassista.

Per cui noi donne, oggi, ci incazziamo spessissimo: perchè ci riducono a macchiette di gnocca, come dimostra il bellissimo documentario che da mesi gira in rete, intitolato “Il corpo delle donne”, di Lorella Zanardo. Molte di noi non vogliono essere solo “ciarpame senza pudore” e si pongono ancora delle domande. E si incazzano, appunto.

Perchè andare ai colloqui di lavoro accompagnata da un uomo, o peggio ancora munita di registratore in borsetta, in caso il datore capo di un’azienda mi faccia delle avances sessuali. Perchè ricorrere a mezzucci infimi di favori e piaceri a destra e a manca per ottenere un lavoro. Perchè, banalmente, se indosso un rossetto rosso -o una scollatura, o una minigonna, o qualunque cosa attiri l’attezione- e cammino per strada devo sentirmi fischiare dietro (fischiare, cazzo! come ai cani!) in continuazione ed essere vittima di apprezzamenti volgari e gratuiti. Perchè, se ho delle responsabilità lavorative e sto discutendo appassionatamente del mio operato, l’unica cosa che viene usata per smontare le mie fatiche o le mie teorie è il mio sesso.

“Zitta tu che sei donna”. O “Lei è più bella che intelligente”.

Il disgusto. Il disgusto che provo ogni volta che rivedo quel video. L’espressione ferita ma dignitosa di Rosy Bindi che vorrebbe insultare gratuitamente a sua volta ma essendo una donna intelligente, veramente intelligente, ribatte con la migliore frase possibile: “Presidente, io sono una donna che non è a sua disposizione”. E non eri nuovo, Silvio, a queste esternazioni offensive sulla Bindi: all’epoca dello scandalo delle candidature alle Europee, ti eri lasciato sfuggire questa perla in un’intervista al Corriere: “E che male c’è se so­no anche carine? Non possia­mo candidare tutte Rosy Bin­di…”.

Disgusto. Stomaco che si chiude, lingua acida. E l’impressione, schifosa, che moltissimi uomini la pensino esattamente come te, Silvio. Insultare una donna perchè ha un bel cervello ma non è bona è facile, veloce e offre una rapida sghignazzata all’uditorio becero della riunione. Nella risposta di Rosy Bindi ci sono tutte le donne che sentono di avere una dignità fatta non solo di piccoli accorgimenti estetici. E le donne del Pdl, che sono donne anche loro e in molte campagne del passato sullo stupro e sull’aborto lo hanno dimostrato, stavolta neanche loro hanno detto niente. E tutto ciò è disgustoso, perchè la più bassa logica di partito non può vincere sulla lesione della dignità femminile.

Ha scritto Concita de Gregorio, combattiva direttrice de “L’Unità” e più volte, lei stessa, vittima di frecciatine ingiuriose nel corso di varie trasmissioni da esponenenti di governo -col tacito silenzioassenso dell’opposizione-: “Dice Giorgio Bocca a Oreste Pivetta: Berlusconi ha dato una patente alla corruzione diffusa nel paese, lo fa lui sono dunque autorizzati tutti. Corruzione materiale e culturale.” “Dire che la vicepresidente della Camera è brutta e stupida non deve sembrare affatto strano. Aggiungere come ha fatto Castelli che è «una zitella petulante» neppure. Qui le donne interessano se somigliano alla bagnina di Baywatch e per quel tipo di sollecitazione. Il resto stia a casa nascosto alla vista.”

No, grazie, ma io non sono disponibile, Silvio. La faccina da bambola me la tengo per me.

Sexgate all'italiana.

Monica Lewinsky1998 – Stati Uniti: all’allora presidente  Bill Clinton viene contestata la procedura di impeachment. Il motivo? Clinton aveva dichiarato il falso riguardo la sua relazione extraconiugale con la stagista Monica Lewinsky. Tutti sicuramente ricorderanno gli eventi di quel periodo, il famoso Sexgate, uno scandalo che, tra macchie sui vestiti e abbracci “particolari”, fece il giro di tutto il mondo. Non c’era TV, programma, telegiornale, giornale che non parlasse dei piccanti incontri nello studio ovale (e le battute si sprecavano naturalmente).

2009 – Italia: ce l’hanno insegnato fin da piccoli ad imitare gli americani. Abbiamo bevuto la Coca Cola, abbiamo ballato il rock’n’roll, abbiamo imparato che il panino con la polpetta si chiama Hamburger, e se ci metti una sottiletta dentro diventa Cheesburger. Abbiamo portato i capelli come Fonzie, abbiamo comprato le automobili Ford, abbiamo sognato tutti di vivere in una casa in cui le camere da letto erano al piano di sopra, e ad ogni battuta che facevamo immaginavamo un invisibile pubblico che ridesse a crepapelle. Potevamo mai farci mancare il nostro Sexgate? Condito con la pasta, il pomodoro e due canzoni suonate con la chitarra in napoletano.

Patrizia D’Addario. Un nome che rimbalza da un lato all’altro della info-sfera (sì, l’ho inventato ora questo termine) da questa estate. Una prostituta, una “escort” come si usa dire nel maledetto politically correct. Non la dimenticheremo più, non dimenticheremo più questa raffinata bionda che è riuscita a monopolizzare le attenzioni di milioni di italiani, e di uno in particolare, il nostro Presidente del Consiglio.

Patrizia D'AddarioNon vogliamo entrare nel merito della questione, e non vogliamo neanche parlare delle rivelazioni che la D’Addario ha fatto questa sera ad Annozero. Vorrei più che altro spostare il punto della discussione, concentrarmi sulla cosa che sta forse sfuggendo alla maggior parte di noi.

Questa sera ascoltavo attentamente le parole della “escort”, e sono rimasto abbastanza incuriosito dall’intervista, da quello che le si chiedeva. Ho avuto la terribile impressione che fosse considerato da tutti “normale” chiedere favori in cambio di una -presunta?- prestazione sessuale. La cosa che mi ha stranito di più è stata il fatto che la D’Addario non era sola in queste famose feste. Alienazione N°1Non era l’unica “donna da compagnia” (tra un po’ avrò finito i termini politically correct, vi avviso…) portata da Tarantini, ma c’erano tante altre ragazze, giovani, poco più che ventenni che erano lì per fare il “grande salto”. E trovo terribile che questa cosa sia quasi passata in secondo piano. Ormai ci si ritrovava a giustificare un comportamento del genere, quel mercificare il proprio corpo che è diventato la chiave per entrare nel mondo luccicante che conta. Poco importa se si tratta di una poltrona in politica, di un ruolo in una fiction, o di andare a fare due scorregge al Grande Fratello.
Queste ragazze sono disposte a fare di tutto pur di fare parte di quel giro che conta, per far parte di quel prodotto che ci viene sparato in faccia ogni giorno. Perfino vendere il proprio corpo, la propria presenza, la propria compagnia.

E non posso fare a meno di apprezzare l'”onestà” della D’Addario che almeno ha ammesso di ricercare un tornaconto. Non che la cosa sia moralmente condivisibile, ma ha avuto la gran faccia tosta di prendersi la responsabilità di quello che ha fatto, per quanto sia totalmente e insindacabilmente discutibile. Che poi nessuno si fermi a pensare un attimo e a chiedersi “ma dove siamo arrivati?”, quello è un altro paio di maniche.
Ma possibile che siano tutti talmente concentrati sul fatto che questa donna sia stata coinvolta in questo scandalo, da arrivare quasi a dimenticarsi che non era sola, che non è la prima né sarà l’ultima volta che accade una cosa del genere (a tutti i livelli)?

Vorrei vedere un po’ d’orgoglio femminile, vorrei che si gridasse allo scandalo per il terribile messaggio che in qualche maniera sta passando. Non esiste più il merito, non esiste più il lavoro. Esistono le scorciatoie, le vie facili. E tutto questo sta pericolosamente diventando sempre di più “normale”, guardiamo distratti uno scandalo che coinvolge un capo di Stato (il NOSTRO capo di stato, è bene comunque ricordarlo), e quasi ci voltiamo dall’altra parte, quasi pensando “vabbè, è andata sempre così, che sarà mai…”.

Merito, qualità, lavoro, impegno. E prendere i giusti provvedimenti contro le menzogne e le bugie.

Abbiamo imparato ad imitare tutto dagli americani, dovremmo imparare anche questo.