Meridiano Zero – E ora che succede?

Come se effettivamente ci fosse qualcuno che davvero non c’aveva creduto, Arcangelo Martino, all’interno dell’inchiesta sulla P3, punta il dito contro Berlusconi; un giro di poltrone, seggi e cotillons che passano dall’Oceania a Prodi a Dini (esiste ancora?!), a Andreotti, a Verdini, fino a Ernesto Sica, un assessore del PDL che ha fatto strada grazie a dossier sulle abitudini sessuali di mezza classe politica.

Ovviamente alla notizia non viene dato il risalto che in realtà meriterebbe, e passa in secondo piano rispetto alle aule sovrannumerarie (cosa reale, per carità, ma io 20 anni fa ero in una classe di 32 persone) o agli spari contro i nostri pescherecci (e la blanda reazione del Governo, come a dire “so’ ragazzi“); ma comunque evidenzia come il Premier sia sempre più solo, ormai abbandonato e tradito.

Gruppo di responsabilità, chi è costui?

Berlusconi ha bisogno di mandare avanti la Legislatura, se non altro per rimettere insieme i pezzi e per evitare di sottostare al giogo del Quirinale. L’attuale crisi potrebbe portare a un governo tecnico, cosa che non è contemplata dal Premier. Ora come ora però è solo. Gli acquisti di Robinho e Ibrahimovic saranno buoni per un pugno di voti, ma tra i banchi di Montecitorio gli attuali subalterni sono personaggi di dubbia provenienza che mal si addicono a una campagna elettorale; avanti quindi con il seggiomercato… E chi meglio di democristiani siciliani come Cuffaro o Mannino per ripartire con stile! Il PdL appare molto più debole di quanto non fosse Forza Italia prima della fusione con AN, Berlusconi deve quindi leccarsi le ferite e rimettere insieme un po’ di nomi per ripartire, sapendo di non poter contare su un Capezzone (ci attendiamo la svolta Leghista a minuti), aspettando un Pierferdinando, sempre più lontano dal PD.

Fini

Fini ormai lo vedono girare con la maglietta del Che e i pantaloni a vita bassa. Attualmente è il personaggio più di sinistra che sa far perdere il sonno a Berlusconi (non che ci voglia molto), e da questa situazione potrebbe guadagnarci notevolmente. La quota di AN pre-PdL era dovuta più alla sua immagine che non a quella del Partito, e probabilmente la simpatia nei suoi confronti è aumentata, sopratutto al centro. Corresse da solo, oggi, potrei scommettere che tornerebbe tranquillamente sulle percentuali di AN.

Lega

La lega è un equivoco che ci trasciniamo dietro da decenni. Senza niente di davvero concreto in mano, se non un mucchio di slogan e una marea di uscite a effetto dei suoi leader, è sempre in mezzo, qualsiasi cosa succeda in Itali,a e ora punta a espandersi verso sud, puntando a Bologna.

Nel caos del PdL, forte dei risultati nei sondaggi (ora è attestata al 10%), il senatùr vuole allargarsi, acconsentendo a spostare addirittura il confine leghista oltre il Po.

PD

Il PD non è pronto. Lo dice Veltroni, come se ci fosse bisogno di sottolinearlo, che non è pronto né nel caso di elezioni anticipate, né nel caso di un governo tecnico. In pratica, ciò che vuole il PD, è continuare a fare l’opposizione e lasciare che Berlusconi giochi le sue carte. Un anno, dice. Un anno prima di mettere in campo una formazione per un dialogo civile. Bersani si incazza, alla fine il Segretario è lui, ma Veltroni fotografa, come se ci fosse bisogno di farlo, ciò che è oggi la sinistra.

Energia pulita, traffici sporchi

Un tempo si parlava di mafie con lo sguardo rivolto al sud Italia: Sicilia, Campania, Calabria e Puglia. Il problema sembrava riguardare un circoscritto del Paese, e la cronaca nazionale si disinteressava del tema pensando che fosse una “questione locale”, che i cittadini non residenti in quelle specifiche regioni ritenevano troppo lontana per potersene interessare…

In seguito il successo di Gomorra e le sue 13 milioni di copie vendute in tutto il mondo, hanno fatto capire che il le mafie hanno un potere che va ben oltre i limitati confini regionali del Meridione italiano, che sconfina sino all’oltreoceano. “In tv Angelina Jolie calpestava la passerella della notte degli Oscar indossando un completo di raso bianco, bellissimo – si legge nel famoso libro di Roberto Saviano. – Uno di quelli su misura, di quelli che gli stilisti italiani, contendendosele, offrono alle star. Quel vestito l’aveva cucito Pasquale in una fabbrica in nero ad Arzano”.

La Camorra è arrivata sino ad Hollywood, e non ci sarebbe nulla di cui sorprendersi nel leggere il reportage di Fabrizio Gatti apparso su “L’Espresso” del 30 aprile. “Vento di Mafia” è il titolo dell’inchiesta, e gli affari illeciti legati al business dell’eolico sono il drammatico tema dell’articolo.

Ci siamo giocati anche la Sardegna – scrive il giornalista nelle prime due righe del pezzo. – […] Montagne di calcare e granito rosso, di pascoli e sughereti sono state sventrate per innalzare eliche e torri. […] Si possono vedere all’opera a Cagliari amministratori di società che a Napoli si occupano di noleggio di pedalò: in fondo si tratta sempre di fonti alternative. Oppure capita di inciampare nelle aziende del capitalismo nazionale. E scoprire che l’ex socio che ha aperto la via del vento ai fratelli Gianmarco e Massimo Moratti è stato condannato il 9 marzo a Palermo per corruzione. Con l’aggravante di aver favorito proprio Cosa Nostra. Si chiama Luigi Franzinelli, 66 anni: ha disseminato l’Italia di pale e piloni”.

L’inchiesta de “L’Espresso” prosegue percorrendo l’isola lungo il cammino del Maestrale. Da Buddusò a Olbia, da Cagliari a Sassari, sino a giungere all’ultima inchiesta della Procura di Roma su affari e politica, dove sono partiti gli accertamenti per Ignazio Farris, il direttore generale dell’Agenzia regionale sarda per la protezione dell’ambiente, nominato lo scorso 6 agosto dalla nuova giunta del Governatore Ugo Cappellacci. Le indagini per corruzione riguarderebbero il parco eolico nella zona industriale di Cagliari, “e c’è il lavoro dell’ex assessore ai servizi sociali della Provincia di Cagliari, Pinello Cossu (Udc) – si legge nell’inchiesta. […] e coinvolge pure l’ex assessore socialista del Comune di Napoli, arcangelo Martino […]”.

Un’inchiesta lunga e dettagliata dove la lungimirante prospettiva di investire in gigantesche eliche e pali che producono energia pulita si trasformano nella rischiosa possibilità di agevolare sporchissimi traffici di mafia e corruzione.

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Lombardo e l'ennesima (ingiustificata?) "aggressione mediatica"

Raffaele Lombardo“Sono vittima di un’aggressione mediatica congegnata da menti raffinate”, “vengo aggredito senza avere ricevuto un avviso di garanzia”, accusato “da un personaggio non attendibile, una personalità inquietante la cui collaborazione con la giustizia è ritenuta inaffidabile”.

Queste sono le dichiarazioni di Lombardo, accusato per concorso esterno in associazione mafiosa. “L’aggressione mediatica” a cui fa riferimento il Presidente della regione Sicilia è riferibile all’ennesima fuga di notizie avvenuta nella Procura di Catania per l’inchiesta di cui lui è oggetto. Mi chiedo se quelli di destra parlino tutti così, se si copino a vicenda oppure se lo facciano apposta. Sembra quasi di sentir parlare Berlusconi… Per entrambi infatti – e anche per molti altri – un’ “aggressione mediatica” altro non è che rendere pubblica un’inchiesta, in modo tale che i lettori-elettori possano pensare e farsi una propria idea riguardo le procedure avviate nei loro confronti e, di conseguenza, degli stessi politici. Se i giornali scrivessero le stesse notizie che danno al tg di Minzolini avremmo ben poco di che formarci una nostra opinione politica.

Raffaele Lombardo
Raffaele Lombardo con il sindaco di Messina durante l'alluvione dell'ottobre scorso, evidentemente sconvolti.

Devo dare atto a Lombardo però di una cosa: non si tira indietro di fronte alle domande, non fugge come fa Berlusconi, anzi: fa dichiarazioni spontanee, come quelle di sabato scorso (10 Aprile), durante la quale  ha consegnato alla Procura della Repubblica di Palermo una relazione “contenente i nomi e i cognomi scritti sulle carte, ma anche i nomi dei prestanome, con le contrade e le discariche per i rifiuti pericolosi”. Per Lombardo, infatti, “l’infiltrazione della mafia è soprattutto nel sistema rifiuti, in una società in particolare”.

Sotto certi versi risulta essere più furbo rispetto a Berlusconi. Devo dare atto anche di un’altra cosa: fino a quando non viene emessa una sentenza definitiva, un imputato ha la presunzione di innocenza. Quindi non voglio emettere facili sentenze su Lombardo solo perché è contro la mia parte politica, solo perché non sono d’accordo con quello che dice e quello che fa: è anche vero che, però – e questo dubbio mi viene da libera cittadina – se una persona fosse pulita al 100% certe accuse non potrebbero saltare mai fuori.

Mettiamo, ad esempio, Berlusconi: io stessa non credo che sia la causa di tutti i mali del mondo e che sia colpevole di tutti i reati a lui imputati. Certo è, però, che se non avesse fatto nulla di illegale in vita sua tutte le accuse e i processi a suo carico non ci sarebbero mai stati.

“Aggressione mediatica”, la chiamano.

Ma fatemi il piacere…

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Gli italiani non esistono

Ho deciso di rendere nota la mia traduzione di un articolo svedese riguardante l’Italia, pubblicato poco prima delle nostre elezioni regionali.

Perché ho deciso di sottoporlo alla vostra attenzione? Prima di tutto, perché può essere sempre interessante conoscere punti di vista esterni o alternativi su qualsiasi situazione, compresa quella italiana. Secondo, per stimolare in voi una riflessione e magari, perché no, per conoscere le vostre sensazioni a riguardo. Che ve ne pare? Buona lettura!

“Gli italiani non esistono”

Di Kristina Kappelin, pubblicato il 27 marzo 2010 sul quotidiano svedese “Sydsvenskan” (http://sydsvenskan.se)

Il treno da Salerno a Roma è ovviamente in ritardo. Quando finalmente entra in stazione è infinitamente lento. E’ partito da Palermo stamattina alle sette. Ora sono le quattro del pomeriggio. Praticamente è avanzato sui malridotti binari a una velocità media di 80 kilometri orari.

Le cabine sono degradate e i sedili così sporchi che quasi si è restii sedersi. La situazione rispecchia il razzismo che ancora esiste in Italia. I ferrivecchi servono per i viaggi verso il sud, mentre i vagoni nuovi e belli si dirigono da Roma verso il nord. Ci sono voluti anni e anni per fare arrivare il treno rapido Eurostar a Napoli e a Bari. Eppure va ancora più lentamente nella tratta Milano-Torino.

L’Italia è fatta. Ora dobbiamo fare gli italiani”. Più o meno così scrisse il capo di stato Massimo d’Azeglio nel 1860. È ancora vero.

Gli italiani si sentono patrioti solamente in occasione dei mondiali o delle olimpiadi. Altrimenti sono ancora prima di tutto siciliani, lombardi o veneziani. Si noti che gli sportivi italiani non gareggiano indossando i colori della bandiera italiana, ma l’azzurro, il “blu Savoia”, un tempo il colore della famiglia reale.

Insomma, quanto sono uniti gli italiani? Il paese si prepara a celebrare i suoi primi 150 come nazione il prossimo anno. La dichiarazione di unità è datata  17 marzo 1861. Il conto alla rovescia è già cominciato.

Uno dei siti prescelti per i festeggiamenti è Torino. La città fu la capitale durante i primi quattro anni. Divenne anche rapidamente il centro industriale del paese, più che altro grazie alla Fiat. Quando coloro che cercavano lavoro dal sud prendevano il treno verso il nord per trovarne impiego nelle fabbriche di automobili, si andavano a scontrare con il dramma degli italiani che non erano ancora “fatti”. Il lavoro lo ottenevano. La residenza andava male. “Stanze in affitto, ma non ai cani e ai meridionali” si vedeva scritto su molti cartelli.

Torino è il capoluogo del Piemonte. Quando l’Italia nel fine settimana andrà al voto per le regionali, avrà fra i candidati Roberto Cota, del partito settentrionale “Lega Nord”. Il partito conduce una politica contro gli extracomunitari così come contro i meridionali e vuole fare dell’Italia uno stato federale. Il sogno è che il nord Italia diventi un piccolo regno a sé, con il fiume Po come confine meridionale.

Cota ha buone probabilità di vincere. La Lega Nord potrebbe prendere il posto del partito di Berlusconi, il Popolo della Libertà, nelle regioni del nord. Gli italiani, fino ad oggi, non sono ancora stati “fatti”.

Mentre il vecchio treno lentamente si avvicina a Roma, vedo il paesaggio campano, con le sue costruzioni abusive, e i mucchi di spazzatura fra i peschi in fiore. L’Italia del sud avrebbe avuto lo stesso problema di criminalità organizzata oggi se gli italiani fossero stati “fatti”, se tutto il paese si riconoscesse nella Costituzione, se la politica fosse considerata giusta e i politici onesti?

La bandiera italiana sventola sulla stazione di Formia. È verde, bianca e rossa come il basilico, la mozzarella e il pomodoro. Una cosa sulla quale la maggior parte degli italiani vanno d’accordo.

[Ringrazio per la collaborazione Emilio Ballatore, ndT]

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Il decreto "salva liste", il ritorno del popolo viola e la Rivoluzione dei fiori

[stextbox id=”custom” big=”true”]L’articolo di oggi è scritto da “millecose“, la nostra nuova collaboratrice. Vi invitiamo a seguire anche il suo interessante blog che trovate all’indirizzo http://millecose.wordpress.com/ Buona lettura! [/stextbox]

Chi ci tiene ad informarsi (soprattutto tramite la rete), sarà rimasto forse disorientato per gli avvenimenti caotici avvenuti in questi giorni, relativi alla presentazione delle liste in Lazio e ai problemi burocratici  in Lombardia per la lista di Formigoni.
Ma cosa è successo di preciso? Procediamo con ordine.

Entro le 12 del 27 febbraio si sarebbero dovute presentare le liste per le elezioni regionali ma, inspiegabilmente, la lista del Pdl in Lazio non ha presentato i documenti entro i termini concessi.
Contemporaneamente – o quasi – in Lombardia la lista per Formigoni non viene ammessa per riscontrata irregolarità di oltre 500 firme.

Cosa succede all’interno del Pdl? Possibile che il partito più forte (e più ricco, e più organizzato, e più ecc, ecc.) in Italia si perda in un bicchiere d’acqua per questioni di carattere burocratico? Comunque sia, la cosa non ci riguarderebbe se solo i Pdlibertini si fossero limitati ad accettare  le conseguenze delle loro azioni. Invece no: mentre un qualsiasi cittadino vede ogni giorno respingersi legittime domande  relative ad invalidità, pensione, concessione di una casa popolare; mentre si vede costretto a pagare due volte nello stesso bimestre la luce o il gas a causa di un cavillo burocratico o di qualche modulo compilato parzialmente o in maniera errata, in nome della legge e della Santa Burocrazia, loro (i Libertini) fatta la legge trovano l’inganno (o almeno ci provano). Da qui il decreto “salva-liste” (per salvare la lista in Lombardia) che dovrebbe consentire il corretto svolgimento delle consultazioni elettorali per il rinnovo degli organi delle Regioni a statuto ordinario fissate per il 28 e 29 marzo 2010 tramite interpretazione autentica delle disposizioni del procedimento elettorale e il ricorso per salvare la lista in Lazio.

La mano violaIl Presidente Napolitano, con non poche perplessità iniziali, firma. Il popolo viola si mobilita per sabato prossimo (13 marzo, ndR), per celebrare il funerale del diritto in piazza Navona. Milioni di persone si mobilitano su facebook, il gruppo “5 marzo 2010. Oggi c’è stato un golpe” (http://www.facebook.com/group.php?v=wall&ref=mf&gid=358735789264) conta, ad oggi, più di 35.000 iscritti. Per il 20 Marzo già più di 1.000 persone hanno aderito alla “Rivoluzione dei fiori”, durante la quale mazzetti di crisantemi saranno portati all’Altare della Patria a Roma e alle sedi delle prefetture nelle altre città.

Mentre il Pdl, secondo sondaggi, perde credito anche presso i propri elettori, il Tar del Lazio si pronuncia: respinto il ricorso del Pdl per le candidature di Roma e provincia. I giudici hanno rinviato al 6 maggio prossimo (quindi a elezioni avvenute) l’udienza per discutere il merito del ricorso (fonte: Repubblica.it).

Sarà valsa la pena non ammettere di aver sbagliato? Avrebbero fatto meglio ad accettare l’errore? Solo il tempo lo dirà.

Un golpe militare di scarso interesse

Il 18 febbraio 2010 un golpe militare ha rovesciato il presidente del Niger Tandja Mamadou, e pare che la precaria condizione di questo Paese rimarrà invariata sino alle prossime elezioni. “Un colpo di stato atteso e tranquillo” afferma Simone Teggi, un cooperante della ONG COSPE (Cooperazione e Sviluppo dei Paesi Emergenti) in Niger dal 2008. “Il presidente Tandja – prosegue Teggi, intervistato dal quotidiano on line “Affaritaliani.it” – aveva recentemente stravolto la Costituzione sciogliendo il Parlamento, abolendo la figura del Primo Ministro e garantendosi di fatto un altro mandato. Questo aveva già comportato il blocco dell’erogazione del budget di Stato garantito dall’Unione Europea nell’ambito degli accordi di cooperazione internazionale e che copre il 60% di tutto il bilancio statale”.

Tandja Mamadou

La notizia non ha suscitato particolare interesse da parte del mondo dell’informazione né dei leader di Stato mondiali, ma in fondo a pochi importa di uno dei Paesi economicamente e socialmente più svantaggiati dell’Africa. Una condizione che si specchia nell’instabilità politica di questo territorio e nella quieta rassegnazione dei cittadini che vi convivono serenamente, oramai incapaci di rimanerne turbati.

Volgendo uno sguardo al passato nella ricerca delle cause di questa drammatica situazione è difficile dimenticare il periodo colonialista e le sue responsabilità storiche. Il Niger, infatti, è uno dei tanti Stati africani caduti sotto le mire espansionistiche della vecchia potenza francese, che completò la colonizzazione nel XIX secolo. Da quel momento l’attuale territorio del Niger venne inglobato all’interno della cosiddetta “Africa Occidentale Francese”, il Franco CFA divenne la moneta nazionale e il civilizzato idioma della “liberté, égalité, fraternité” si diffuse come lingua ufficiale.

Un magazzino da cui prelevare risorse dove oggi, si legge su Wikipedia, “la mortalità infantile del Niger si mantiene su altissimi livelli e la mortalità dei bambini di età compresa fra uno e quattro anni di età è eccezionalmente elevata (248 su 1000) ed è dovuta all’alimentazione povera e alle precarie condizioni di salute”.

Una Repubblica Presidenziale che ha conquistato l’indipendenza dalla Francia il 3 agosto 1960, ma che tutt’oggi rimane strettamente legata alla sua nazione colonizzatrice per lo sfruttamento dell’uranio nel Nord del Niger. Un sistema politico in cui le previste elezioni democratiche vengono troppo spesso sostituite da violenti golpe militari e governi passeggeri.

E’ davvero molto difficile non pensare alle responsabilità “europee” della drammatica condizione di questo Paese, ed è ancora più complicato accettare la silenziosa indifferenza con cui queste situazioni vengono affrontate.

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Il ritorno del Popolo Viola

Li avevamo lasciati il 5 dicembre nel famoso giorno del No B-Day, dedicando un ampio speciale a tutto l’evento anche qui su Camminando Scalzi. Ma il Popolo Viola, come promesso in questi mesi, non si è fermato. Oltre alle tante iniziative che già stanno seguendo i ragazzi in viola (basti pensare al sit in di protesta per la Costituzione, davanti al Parlamento, o la patente viola ai politici virtuosi), ieri a Roma si è tenuta una nuova manifestazione, totalmente autofinanziata. Un grande successo anche questa volta.

Come al solito però nessuno ne ha parlato come si deve, come se quelle migliaia di persone non esistessero. Ma poco importa in fondo: la partecipazione in massa della gente ci dimostra che, nonostante l’informazione faccia di tutto per far passare sotto banco certe notizie -e modificarne altre- questo nuovo movimento nato dal basso sta diventando sempre più solido e presente.

Ieri in piazza del Popolo si è manifestato a favore della legalità, a difesa della Costituzione e contro le leggi ad personam tanto care al Presidente (ne riparleremo sicuramente nei prossimi giorni, ma basti pensare al caso Mills). Due sono, a nostro parere, gli elementi importanti di questo secondo grande appuntamento del Popolo Viola: l’assenza di finanziamenti “esterni” e l’adesione di larghissima parte dell’opposizione.

Il primo fattore, quello dell’autofinanziamento, rappresenta il vero e proprio fulcro dell’essere del Popolo Viola. Un movimento che ha sempre urlato a gran voce la propria lontananza da qualsiasi vecchio partito, quasi a prendere le -dovute- distanze da un’opposizione che si ritrova a rappresentare una parte sempre più piccola del paese. Una macchina organizzativa nata  su Facebook, che ormai conta sedi in tutta Italia, e che ha dimostrato di funzionare in maniera perfetta – vista anche l’enorme quantità di gente accorsa a Roma da tutto il Paese – senza alcun intervento economico da parte dei partiti.

Questa volta, inoltre, i partiti di opposizione sono scesi coesi in campo accanto alle sciarpe Viola, compreso il Partito Democratico (che, ricorderete, aveva fatto nascere una bella bagarre sulla sua adesione al No B-Day). Chiare le parole del Senatore Marino: “È importante essere qui come Partito Democratico che, rispetto alla precedente edizione della manifestazione, ha dato adesione piena” (via | Repubblica.it). Almeno questa volta hanno evitato figure ridicole, diciamolo. Non sono mancati naturalmente gli esponenti dell’Italia dei Valori, dei Verdi, ma anche Pannella e la candidata alla presidenza del Lazio Bonino. Certo, a fare i maligni viene da pensare che in vista delle elezioni fa anche bene farsi vedere con un movimento che sta risultando così positivo e propositivo, ma l’importante è che questa volta la presenza della presunta opposizione sia stata comunque massiccia, segno che questo Popolo Viola comincia a prendere sempre più dei contorni definiti.

Non sono mancati gli interventi di grandi personalità del mondo della cultura, della stampa, del mondo del lavoro. Interventi di Roberto Saviano, Giorgio Bocca, Marco Travaglio e tante altre persone serie che donano credibilità a tutto il movimento.

Cosa farà adesso il Popolo Viola? Sicuramente apprezzabile la decisione di non candidarsi alle regionali, perché sì, qualche preoccupazione che sarebbe diventato un nuovo partito-accozzaglia c’era tutta. Non so se e quanto durerà, ma mi auguro che la strategia scelta dai fondatori e dagli organizzatori possa rimanere questa, prendendo le distanze e rimanendo ben lontani dalla massa gelatinosa (è proprio il caso di dirlo di questi tempi) dei partiti politici italiani. La gente, quella di sinistra, quella di opposizione vera, riesce a difficoltà a trovare una controparte politica, un punto di riferimento che possa rappresentare un’opposizione vera. Il Popolo Viola sta andando pian piano a colmare questo vuoto, sta riportando la gente in piazza, sta unendo le persone sotto un’unica idea, quella di difesa della legalità, della democrazia, della Costituzione.

E di questi tempi, scusate se è poco.

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La protesta della Giustizia.

Questa mattina in tutta Italia si apre l’anno giudiziario. L’Associazione Nazionale Magistrati ha scelto proprio questa giornata per manifestare il proprio dissenso nei confronti delle idee di questo governo riguardo la giustizia. E così oggi in molte città (Napoli, Roma, Milano, Firenze, Campobasso, Palermo, ecc.) i magistrati dell’Anm hanno attuato la loro protesta. Durante l’intervento del rappresentante del Governo sono usciti dall’aula in silenzio, con un foglio con su scritto “Costituzione” in mano.

È un momento realmente critico per la Giustizia in Italia: quando persino i magistrati protestano, bisogna rendersi conto che c’è un problema in atto, che sta succedendo un qualcosa che non rientra nella “normalità” di un Paese civile. I continui tentativi di Berlusconi e del suo Governo di mettere mano alla Costituzione, per fini non propriamente pubblici, ma piuttosto per risolvere delle controversie personali, sta avendo l’effetto di rendere difficoltosa la professione dei magistrati. Questi ultimi, oltre agli allarmi lanciati continuamente, agli appunti fatti ai vari lodi proposti da Alfano e dalla crew legale del Governo, oggi sono arrivati a compiere un atto diretto, una presa di posizione concreta (non tutti, bisogna precisarlo) nei confronti di uno Stato che vuole cambiare a tutti i costi delle regole per gli interessi personali di determinati soggetti.

Vi chiedo: ma a voi non si accappona la pelle quando sentite parlare di “processo breve” e “legittimo impedimento”? Legittimo impedimento di cosa? Ma perché una persona che governa, che quindi lavora PER noi, deve avere dei privilegi che il comune cittadino non ha? E ci stanno provando in tutti i modi: immunità per le alte cariche dello Stato, estensione di questa immunità a molti rappresentanti parlamentari, “legittimo impedimento”, mettere mano alle intercettazioni e quell’orrore giudiziario che è il processo breve, che per salvarne uno ne manda al macero tantissimi altri. Quella che ormai è diventata praticamente un’ossessione per il nostro Presidente del Consiglio, rischia seriamente di danneggiare il sistema Giustizia in Italia. È ora che ci si renda conto di questa cosa, è ora che la si imprima nella memoria, per tirarla fuori nel momento in cui ci sarà da dare la famosa preferenza sulla scheda elettorale.

Non è possible che da un po’ di mesi a questa parte non si faccia altro che parlare della riforma della Giustizia, quando c’è una Crisi (sì, con la maiuscola) in atto che sta realmente sfasciando la serena vita quotidiana di milioni di cittadini italiani. Il lavoro è diventato una chimera, un obiettivo irraggiungibile per chi non ce l’ha, una non-certezza per chi ce l’ha. Andatelo a raccontare ai 18 operai sul tetto di Termini Imerese, che lavorano là da 25 anni e ora si vedono licenziati, che per l’Italia è importante la legge sul “legittimo impedimento”, e vediamo cosa vi rispondono.

Ma insomma, ora che anche i Magistrati, i garanti della giustizia imparziale, persone che hanno dedicato la propria vita alla difesa di quella Costituzione e delle sue leggi che sono i fondamenti dello stato Italiano, ora che anche loro sono lì a battere concretamente i piedi per terra, a fare una protesta di tale portata, non sarebbe ora che ci rendessimo un po’ tutti conto che la famosa “Riforma della Giustizia” è tutto fuori che una Riforma della Giustizia?

Concludo con un pensiero del Governo, attraverso il ministro dell’Ambiente Prestigiacomo, che commentando la protesta si è rivolta così ai magistrati: “La riforma della giustizia va avanti con il consenso dei cittadini. I magistrati si ricordino che le leggi le fa il Parlamento” (fonte | via Repubblica.it)…

Insomma, si fa come diciamo noi, fate un po’ quello che vi pare.

Meridiano Zero – La Chiesa nella Politica

Cardinal Bagnasco

Splendido. Non ho davvero altre parole, se non “splendido”. Se non fosse per gli abiti appariscenti, le mani giunte sul petto e la montatura degli occhiali dorata (molto demodé, diciamocelo. Il primo passo è assumere un consulente immagine), si potrebbe pensare che a parlare sia un Obama, un Martin Luther King, un De Gasperi; qualcuno comunque dalla parlantina sciolta, che infiamma le masse e sa quel che dice. Uno che arriverà lontano, ce l’ha scritto in fronte. E invece è il pacioso Cardinal Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana (quella che, per intenderci, gestisce i soldi dell’8×1000 versati alla Chiesa). Il pacioso Angelo, in occasione dell’apertura dei lavori del Consiglio permanente, ha smentito il suo diretto superiore, che il 25 dicembre aveva invitato la Chiesa e i vescovi a non fare politica, lanciandosi in una lunga e articolata disamina sulla politica italiana, senza tralasciare nulla.

Per la demagogia cattolica che trasuda dalle parole del cardinale parrebbe più un discorso da fine campagna elettorale, quando anche un voto potrebbe fare la differenza e bisogna caricar giù duro, senza sconti per nessuno. Uno scandalo, in un paese normale. E invece passa tutto come normale, come se fosse all’ordine del giorno che un cardinale, presidente di un organo di amministrazione della Chiesa Cattolica, si metta davanti ad un microfono ad insegnarci a stare al mondo. Bello, no?

Riforme. Sono un “obiettivo urgente, colpevolmente sempre rinviato ed è invece dovere della politica mettervi mano. Per questo occorre mettere da parte calcoli individuali” dice il cardinale di Genova. “Molto opportunamente” raccomandate dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Per farle, ovviamente, occorre il clima adatto. E quello attuale non piace al cardinale. Che vede un confronto pubblico “sistematicamente ridotto a rissa” e critica la “denigrazione reciproca” che arriva a “denigrare il paese intero”. Uno scenario al quale non sono estranei i mass media, “da cui provengono a volte deviazioni e intossicazioni”. Quello che serve, continua Bagnasco, è un “disarmo duraturo tra schieramenti e gruppi”.

Che mi suona terribilmente banale e demagogico. Il tempo delle riforme è una di quelle cose che si sentono dire dai politici, ma che il cittadino non capisce mai a cosa si stia alludendo. Io mi immagino sempre una sorta di fiera, dove tutti giulivi fanno riforme bellissime e perfette e tutti sono amici e si vogliono bene e si sente proprio che l’Italia ha una marcia più, ora che è arrivato il tempo delle riforme. E invece le stagioni politiche si susseguono, ma di questo tempo io ancora non ne ho visto l’ombra. È bellissima sopratutto la chiosa, invitando alla pace tra schieramenti e gruppi: massì, Berlusconi, Fini, Casini, D’Alema e Bersani tutti insieme concordi sul conflitto di interessi, sulle leggi ad personam, su pacs, dico e droghe leggere! FICHISSIMO ANGELO, COME ABBIAMO FATTO A NON PENSARCI PRIMA?!

Aborto e fine vita. Non potevano mancare i temi legati alla bioetica e all’aborto. Per Bagnasco la commercializzazione in italia della pillola abortiva ru486 “rischia di introdurre una prassi di banalizzazione ulteriore nella tutela della vita umana”. Chiedendo a Parlamento, ministero della Salute e Regioni di “circoscrivere quanto è più possibile” la diffusione della pillola, nonostante il via libera dell’Aifa (l’Agenzia italiana del farmaco). Anche i registri del testamento biologico istituiti in questi giorni da diversi Comuni italiani, raccolgono le “riserve” della Conferenza episcopale, che li definisce “una fuga irresponsabile in avanti”.

Al Cardinale non la si fa, miei cari. Sì, quei comunisti boriosi saccenti che non sanno nulla di vita, morte e compagnia bella dell’Aifa hanno approvato la pillola abortiva, ma perdindirindina, che il Parlamento, o il ministero se quest’ultimo non dice niente, o addirittura le Regioni (che amministrano le ASL, ocio), facciano qualcosa! Mica vorremo lasciare il libero arbitrio a questa massa di bifolchi ignoranti! Mica che se in possesso di ogni capacità di giudizio decidano autonomamente come o quando morire noi che abitiamo tra gli agi dei palazzi vaticani a chilometri di distanza non ci possiamo mettere bocca!

Cattolici in politica. Bagnasco dice di sognare “una generazione nuova di italiani e di cattolici” che “sono disposti a dare il meglio dei loro pensieri, dei loro progetti, dei loro giorni” per “la cosa pubblica”. “Vorremmo”, continua l’alto prelato, “che i valori che costituiscono il fondamento della civiltà formassero anche il presupposto razionale di ogni ulteriore impresa, e perciò fossero da costoro ritenuti irrinunciabili sia nella fase della programmazione sia in quella della verifica”.

La prima parte è fuffa che non vuol dire nulla, la seconda invece è quella più divertente:
“Vorremmo che i valori che costituiscono il fondamento della civiltà (cattolica ovviamente) formassero anche il presupposto razionale di ogni ulteriore impresa (atto politico), e perciò fossero da costoro ritenuti irrinunciabili sia nella fase della programmazione sia in quella della verifica”. In pratica tenere sempre bene a mente l’ideologia cattolica in ogni momento della vita politica italiana, dalla programmazione alla verifica appunto.

Ma non s’era detto che l’Italia è uno stato laico?

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Craxi: Gesù o Barabba?

“La menzogna diventa verità

e passa alla storia.”

George Orwell

Quando i giudizi morali, e non, relativi ad un uomo  si articolano lungo un continuum i  cui estremi sono “ladrone” e “santone”, aldilà del bene e del male stiamo parlando sicuramente di una personalità di un certo rilievo. Dare la soluzione a questa atavica dicotomia non è il proposito di questo articolo, in primis perché non ne ho il potere, in secundis perché non è lo scopo dell’articolo stesso. Di certo è impossibile sfuggire da opinioni ed inclinazioni personali, ma il mio obiettivo è cercare di porre pro e contro di questo controverso uomo politico, per dare una panoramica, se non completa, quantomeno verosimile dell’uomo Craxi.

Tutto il polverone è esploso al decennale della morte dell’ex socialista. Da un  lato chi ne proponeva la beatificazione, dall’altro chi ne ripudiava la memoria. Insomma, la solita storia.

A vantaggio dei sostenitori è doveroso menzionare che stiamo parlando comunque di un uomo che a soli 19 anni è entrato in politica, dopo poco è divenuto funzionario del partito socialista e a 26 anni era già assessore a Milano. Inoltre da responsabile della politica estera del PSI si è impegnato a finanziare economicamente i partiti messi al bando dai regimi dittatoriali in Spagna, Grecia e Cile.

Stiamo parlando di un politico che partendo dal ruolo di segretario transitorio del partito, diede vita ad uno dei governi più longevi della storia italiana e che pose le basi per numerose riforme. Infine di un uomo, e sia ben inteso che non voglio assolutamente intenzione di farlo passare per martire, a cui fu negato il ritorno in patria per sottoporsi ad una delicata operazione per diabete mellito che lo affliggeva da tempo e che morì solo durante il suo esilio (o latitanza ) in Tunisia… Però, però, però… Detta così pare si stia parlando di una vittima, di un bersaglio del sistema. Beh, la verità non è proprio questa. Craxi ha percorso un lungo cammino politico prima di giungere a questa fine. Un cammino fatto di alleanze politiche più disparate, pur di ottenere consensi elettorali, e che lo portarono a contraddire i principi storici del partito. Un esempio su tutti sono gli accordi con la Chiesa che stridono fortemente con la tradizione anticlericale del PSI. E’ stato il fautore di quella politica-spettacolo, spesso ricca di demagogia e povera di sostanza, che ancora oggi, attraverso il suo maggiore discepolo, sta dilaniando il nostro Paese. Craxi varò il famoso “Decreto Berlusconi” (che poi ha permesso l’ascesa allo sconfinato potere del nostro eroe), sul quale Vittorio Feltri (si badi bene) pronunciò le seguenti parole di “elogio”: ” […] la scappatoia che consente all’intestatario di fare provvisoriamente i propri comodi in attesa che possa farseli definitivamente. Decreto elaborato in fretta e furia nel 1984 ad opera di Bettino Craxi in persona, decreto in sospetta posizione di fuorigioco costituzionale, decreto che perfino in una repubblica delle banane avrebbe suscitato scandalo e sarebbe stato cancellato dalla magistratura, in un soprassalto di dignità, e che invece in Italia è ancora spudoratamente in vigore senza che i suoi genitori siano morti suicidi per la vergogna.

"Il Fatto Quotidiano" 03/01/2010

Naturalmente, il pezzo forte deve ancora venire, queste sono solo ciliegine su di un’enorme torta dall’impasto mooooolto variegato, fatto di corruzione nel processo Eni-Snai e nel caso Enimont, mazzette per la costruzione della metropolitana milanese, tangenti Enel, il famoso caso del “Conto Protezione” in cui era coinvolta anche la P2,  finanziamento illecito del partito ed altri reati estinti a causa del decesso dell’imputato. Il tutto per un totale di venti avvisi di garanzia circa e, ad occhio e croce, un ergastolo.

I sostenitori portano avanti la tesi che questo arricchimento  sia stato posto in essere per ragion di partito e non per scopi personali. Ora, a parte il fatto che è stato dimostrato dalla magistratura il contrario, in quanto quei soldi sono stati investiti in parte per beni immobili, il reato è reato, non è in maniera assoluta giustificato dal qualsiasi tipo di fine. Il voler far passare un reo per un principe machiavellico è un’opera di riabilitazione che non mi sento di accettare. Inoltre se le mozioni difensive fossero state davvero tanto valide, credo che la fuga, seguita dalla latitanza, in Tunisia non sarebbe stata necessaria.

In questo stato di controversia, il fumo del tempo trascorso pare annebbiare le memorie, e così ci ritroviamo a leggere che il Presidente Giorgio Napolitano riabilita la figura politica di Craxi, e si respira nell’aria dell’opinione comune una sorta di profumo di perdono, di voglia di restituire alla storia un personaggio dipinto solo di colori vivi, trascurando l’uso di toni scuri e cupi. Fortunatamente o fortunosamente poi ci sono persone, come l’on. Di Pietro, che ci riportano con i piedi per terra e ci ricordano che comunque in quegli anni è forse stata dipinta la pagina più nera della Repubblica italiana.

Anche se è sacrosanto il detto “chi è causa del suo mal pianga se stesso” sul piano umano sono dispiaciuto per la fine miserabile di Craxi, e per il fatto che in fin dei conti personaggi che sono saliti sulla stessa giostra (uno su tutti, Giulio Andreotti) ne sono scesi senza pagare alcun biglietto.

Pur non illudendomi di dirimere questa annosa questione, ho cercato di porre semplicemente i fatti,  l’unica cosa vera ed incontestabile nella nostra caliginosa realtà. I fatti sono incontestabili, e consegnano agli annali un uomo, un politico, uno statista, che come altri e forse più di altri ha sfruttato il potere per se stesso e per la stretta accolita al suo seguito. Che come altri o forse più di altri ha calpestato la dignità di chi gli ha permesso di governare, abbagliato dalle promesse di giustizia e libertà.

A chiusura di questo articolo mi ronza per la mente una famosa frase del già citato Andreotti, caro amico del nostro Craxi, che sosteneva: “il potere logora chi non ce l’ha”, ma se alla fine della fiera è questo il prezzo da pagare, non so fino a che punto ciò sia veritiero e condivisibile.