Il ragioniere

Secondo me, qualcuno, là fuori, non ha le idee chiare.

Quando ormai due mesi fa Berlusconi fu destituito dallo spread, orde di persone giù in piazza a festeggiare, bottiglie di spumante alla mano, la caduta del peggior premier italiano dal ’46 ad oggi; ciò che si festeggiava, in realtà, era sì la destituzione di un governo opinabile sotto molteplici aspetti economico-politici (suvvia, ce ne saranno stati di peggio) ma sopratutto la destituzione dalle nostre coscienze di un governo moralmente ed eticamente discutibile, dove le mazzette, i favori, le connivenze, erano pane quotidiano. Via. Sciò. Aria.
E così arrivano i colletti bianchi. Tutti belli a modo loro, con i completi scuri, i capelli raccolti, i tailleur al ginocchio. Basta veline, abbiamo bisogno di credibilità, di gente seria, vendibile. Tutti con 2 o 3 cognomi, mica una Carfagna qualsiasi.
E scatta qualcosa, nel subconscio di tanti, troppi: se Berlusconi e tutto il circo che si portava dietro è la destra, Monti e tutto il senato accademico che si porta dietro è la sinistra!
Primo errore!
E se Monti è la sinistra, farà cose di sinistra!
Secondo errore!
Monti è un ragioniere. Un ragioniere dal curriculum molto lungo, ma sempre ragioniere è; il ragioniere fa tornare i conti. Punto. Non fa cose di sinistra, perché non è un politico.
Prima di tutto perché anche lo fosse (un politico), probabilmente non sarebbe di sinistra (liberal-cattolico… al massimo Margherita, dai). Ma sopratutto perché a Monti gli mancano due cose, ovvero un mandato elettorale e di conseguenza un parlamento che gli dia retta. Monti invece si ritrova un parlamento in ebollizione, dove tutti si guardano in cagnesco e dove tutti guardano in cagnesco lui, pronti a sbranarlo alla prima parola fuori posto. Ed ecco le pagliacciate leghiste con tanto di cartelli in parlamento, le squallide ed assurde parole della Mussolini, Di Pietro che ormai mette la sfiducia pure alla moglie quando serve la cena, Bersani che dice “sono d’accordo, però” “condividiamo, però” “ascoltiamo con piacere, però” ecc.
No.
Monti fa il ragioniere. Quindi:
1) non può abbassare lo stipendio dei parlamentari. Come è stato chiarito nei giorni precedenti, la decisione spetta al Parlamento, non al Governo. E questo punto lo possiamo tranquillamente rimandare alle prossime elezioni.
2) Monti deve far tornare i conti. Prima cosa è pagare gli stipendi e le pensioni e con cosa si pagano? Con i soldi. E dove si trovano si soldi? Nelle tasche dei cittadini. E quindi più tasse, più accise, più pressione fiscale. Era lampante. La Lega fa un gioco mediatico al massacro urlando meno tasse, ma per me non c’era altro modo.
3) Ora, al di là del populismo nascosto dietro “facciamo pagare l’ICI alla chiesa”, e dico populismo perché non l’ha mai pagato, non è che se l’è inventato Monti o Berlusconi che la chiesa l’ICI non la paga, l’idea è da perseguire con tutte le forze. Ma…
4) Ma Monti non ha un parlamento che lo supporta a scatola chiusa, come ce l’ha normalmente chi vince delle elezioni politiche. Quindi deve riuscire a mediare e a trovare un accordo con quelle parti politiche cattoliche o filocattoliche che non saranno d’accordo.
In ultima istanza, solo due cose:
1) Che la sinistra, piuttosto che guardare a ciò che fanno gli altri, si chiarisca le idee su chi sarà il premier alle prossime elezioni. Che è vero che per adesso è Bersani, ma mi pare che dietro a lui ci siano quasi un centinaio di senatori o giovani rampanti pronti a fargli le scarpe e non credo sia una mossa vincente presentarsi con questa confusione alle elezioni.
2) Che ci si renda conto che se un Governo cade per colpa dell’economia, se si fanno riforme per colpa dell’economia, se si decidono gli assetti politici per colpa dell’economia, si è rotto qualcosa, perché pare evidente che qui, ora, adesso, la sovranità era del popolo e qualcuno ci ha speculato sopra.

Meridiano Zero – Tutti contro uno, uno contro tutti

Evidentemente, tra legittimo impedimento e Lodo Alfano ha fatto confusione. Qualche cattivo consigliere gli avrà suggerito che può dire quello che gli pare, tanto già fa, come gli pare; quindi, con la solita violenza che accompagna i suoi discorsi e con la meticolosità di un chirurgo, ha sferrato i suoi incoerenti attacchi contro scuola, magistratura, sinistra (spargiamolo un po’ di sale sulla terra deserta, tante volte dovesse nascere qualcosa). Tutti contro Silvio, la magistratura eversiva (addirittura a Milano spuntano manifesti che paragonano PM e BR) la scuola che inculca valori di sinistra (!) grazie all’opera di professori di sinistra (!!); e ce li vedo, questi manifesti di propaganda comunista appesi nelle aule dei licei, falci e martelli ovunque, “bandiera rossa” cantata durante l’intervallo e se qualcuno fiata, nel gulag. Molto meglio le scuole private, nelle quali studiano i figli di mezza Camera e Senato; grazie al buono scuola, infatti, nella Lombardia del fido Formigoni, sono stati distribuiti a caso 400 milioni di euro in 8 anni senza ottenere, tra l’altro, risultati in termini di efficacia formativa (http://www.leragioni.it/2009/11/30/lombardia-fallimento-del-buono-scuola-di-formigoni/). E così si è ritrovato sul podio della convention indetta dalla Brambilla a Roma, osannato dai fedelissimi sostenitori, ciechi come topolini di fronte al loro Leader (dalla folla urlano “sei pure bello!”), urlanti di fronte allo sproloquio del presidente. Ci è andato giù duro Berlusconi, come se si fosse dimenticato che non era nel bagno di casa sua, dove può dire quello che gli pare. Accecato da cotanta piaggeria, si butta sui magistrati con ferocia, che “Hanno fatto fuori Craxi e la prima Repubblica, ora vogliono fare fuori me, ma io resisterò”. Evidentemente il presidente si è dimenticato la storia, ma nella storia che conosco io, quella che mi hanno insegnato professori di sinistra nelle scuole di sinistra, Craxi e la prima Repubblica non sono stati fatti fuori, ma il primo è scappato al sicuro a Tunisi e la seconda si è sgretolata sotto al peso delle tangenti che volavano da una parte all’altra del Parlamento. Si è pure dimenticato del suo, di passato, affermando “l’opportunità di una commissione di inchiesta che accerti se esiste un’associazione a delinquere a fini eversivi nella magistratura”; l’associazione a delinquere a fini eversivi, Presidente, c’era, si chiamava P2 e non era solo nella magistratura, lei lo dovrebbe sapere visto che ne faceva parte. Difende la legge sul processo breve, buttando là ogni tanto un “ridicolo!”, o “illazioni!” a cui rispondono minuti di applausi. Troppo facile così, signor Presidente; su quel podio potrebbe dire davvero quel che le pare che scroscerebbero applausi.

Da domani, il lunedì, il giorno più brutto della settimana, si chiamerà Bersanedì, mentre il venerdì che è quello più bello lo chiameremo Silviedì. O Berlusconedì, devo decidere.

Siiii! Bravo! Bono!

Troppo facile così. Ci vorrebbe un Travaglio lì davanti, o uno Stella qualsiasi, giusto per correggerle il tiro quando la dice un po’ troppo grossa. Come quando stempera l’atmosfera con una battuta puramente omofoba delle sue, “ognuno è per il 25% gay, ma il mio 25% è lesbico”. Signor Presidente, tenga a freno la sua libido, che poi si ritrova a spergiurare sui suoi nipoti che quelle cene erano cene elegantissime tra un vecchio di settantanni e delle diciottenni, mentre le varie brasiliane e neolaureate giurano che le cene elegantissime c’erano, ma poi era tutto un fottifotti che neanche nei peggio porno (http://www.repubblica.it/politica/2011/04/15/news/ragazze_smentiscono-14954485/). Diciottenni signor Presidente, anche se immagino già il sorriso beffardo con cui potrebbe suggerire “beh, ma mi consenta, bisogna essere orgogliosi di un presidente che soddisfa una diciottenne. Lo sa che il 25% di quella diciottenne anche se è lesbico si è innamorato di me?”.