Processo Mills… A due passi dalla prescrizione

In questi giorni l’attenzione mediatica relativa ai fatti giudiziari del premier Silvio Berlusconi è tutta concentrata sul “processo Mills”, che vede il Presidente del Consiglio imputato del reato di corruzione in atti giudiziari. E’ prevista per domani, infatti, la ripresa delle udienze nel procedimento a suo carico, del quale ripercorriamo, brevissimamente, la travagliata storia.

L’avvocato Mills era consulente della Fininvest per la finanza estera inglese, ed è stato condannato in primo e secondo grado per corruzione  in atti giudiziari e falsa testimonianza in favore di Silvio Berlusconi.

Il processo era nato proprio da una lettera dello stesso avvocato Mills, al suo commercialista, Bob Drennan, dove Mills  dichiarava che Berlusconi aveva versato in nero sul suo conto in Svizzera 600.000 dollari. Il versamento sarebbe stato dovuto alle testimonianze reticenti rese dinanzi al tribunale di Milano dove, nel processo per corruzione alla Guardia di Finanza e nel processo dei fondi neri di  All Iberian, Mills non disse tutto quello che sapeva, per tenere indenne Berlusconi. Mills disse testualmente al suo commercialista “Ho tenuto fuori Mr B. da un mare di guai”. A Londra, il commercialista, una volta  letta quella lettera, denunciò il suo cliente al fisco inglese per corruzione ed evasione fiscale.

Dalle motivazioni della sentenza della Cassazione dello scorso anno emerge come risultò provata la corruzione in atti giudiziari a seguito delle testimonianze, ritenute false e reticenti, rese nell’intento di favorire Silvio Berlusconi. Il prezzo? “600mila dollari e la promessa di tale compenso nell’autunno 1999”.

Un anno fa, come sappiamo,  la Cassazione ha annullato la sentenza di condanna per “intervenuta prescrizione del reato”, ma riconoscendo colpevole Mills di danno all’ immagine dello Stato. Nella stessa sentenza, la Corte riconosce che il reato è stato commesso e che Silvio Berlusconi ha corrotto David Mills.

D’altronde la “prescrizione” non significa che sia stata accertata l’innocenza dell’imputato, ma è un proscioglimento tecnico per motivi esclusivamente procedurali. La prescrizione, infatti, non è altro che l’estinzione di un reato a seguito del trascorrere di un determinato periodo di tempo. La sua finalità è quella di evitare di punire fatti dopo che sia passato molto tempo dalla loro verificazione, perché proprio il passare del tempo fa venir meno l’interesse dello Stato a punirne la relativa condotta.

La prescrizione, quindi, non ha nulla a che vedere con la assoluzione.

E proprio a seguito dell’applicazione della prescrizione l ‘avvocato inglese David Mills è sì colpevole di essersi fatto corrompere con 600 mila dollari per favorire l’imputato Berlusconi in due processi (tangenti alla Guardia di Finanza; fondi neri Fininvest – All Iberian), ma non può più essere punito, perché ha incassato la tangente più di dieci anni fa.

Della condanna di primo grado, che era stata confermata anche in appello, resta valido solo il risarcimento del danno morale (che non cade in prescrizione): Mills dovrà versare 250 mila euro allo Stato italiano, che per legge, paradossalmente, è rappresentato nel processo dalla presidenza del Consiglio dei Ministri. Quindi Mills, il corrotto, deve risarcire la presidenza del Consiglio, presieduta da Berlusconi, il corruttore, che fantastico paradosso!. Il filosofo Zenone non sarebbe stato in grado di coltivarne uno migliore.

La cassazione, sostanzialmente, ha dovuto risolvere un problema di date: quando fu commessa quella corruzione? La Corte ha deciso che Mills si era impadronito di quei soldi già tre mesi prima, e cioè quando fornì le istruzioni per far entrare quella tangente in un precedente contenitore (il fondo Giano Capital), dove i soldi dell’avvocato inglese erano mescolati con quelli di altri suoi clienti. Da questa seconda data, a differenza che dalla prima, sono ormai passati più di dieci anni, per cui la corruzione è stata dichiarata prescritta.

Ovviamente se c’è stato un corrotto è evidente che ci sia stato anche un corruttore. Non è un’ eresia allora credere che, come Mills sia stato ritenuto colpevole per essere stato corrotto da Berlusconi, il premier dovrebbe essere ritenuto colpevole per aver corrotto l’avvocato inglese.

La domanda che ci poniamo, quindi, è la seguente: cosa si prevede che accadrà nei confronti di Berlusconi, la cui posizione nel processo ancora non è definita?

La risposta è estremamente semplice. I PM ritengono che, per il medesimo fatto per il quale è stata definita la prescrizione del reato nei confronti di Mills, trattandosi dello stesso fatto incriminato, il Tribunale dovrà dichiarare la prescrizione anche nei confronti del Premier. Questo dovrebbe accadere probabilmente (settimana più o settimana meno) nel novembre prossimo.

Pertanto il processo potrà continuare, ma sarà difficile arrivare a una sentenza di primo grado, e ancora più arduo sarà chiudere in tempo anche l’appello e la Cassazione. Berlusconi, in questo processo, originariamente era imputato insieme a Mills, ma la sua posizione venne separato per effetto del lodo Alfano, in seguito dichiarato incostituzionale dalla Corte Costituzionale per violazione del principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Si fa presto a far tornare i conti, se solo si considera che il rinvio alla data di domani nei confronti di Berlusconi (con circa un anno di ritardo rispetto alla conclusione del processo nei confronti di Mills) è dovuto proprio alla legge del Ministro Alfano che, per sospendere il processo, sospese tutti i termini pendenti nei suoi confronti.

La prescrizione, che non fa rima con assoluzione, per Berlusconi è davvero vicina, anzi, a due passi.

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TG1: Mills assolto?

Partiamo prima di tutto da due definizioni:

Assoluzione: dichiarazione del giudice che riconosce innocente l’imputato. (via | Worldreference)

Prescrizione: La prescrizione nell’ordinamento penale italiano indica l’estinzione di un reato a seguito del trascorrere di un determinato periodo di tempo. (via | Wikipedia)

Sono due termini che non hanno, come si può ben vedere, nulla a che fare l’uno con l’altro. Dove il primo si riferisce ad una riconoscenza della diretta innocenza da parte del giudice riguardo l’imputato, il secondo sancisce la decadenza dei termini processuali, ma non cambia lo status della sentenza. In soldoni, chi viene condannato oltre una certa decorrenza dei termini (che variano in base ai vari reati), non è obbligato a scontarne la pena. Ma non c’è alcuna traccia di dichiarazione di non colpevolezza da parte del giudice.

Bene, questo più o meno lo sanno tutti. Più o meno.

Il 26 Febbraio scorso, il TG1 dichiara per ben due volte che David Mills è stato assolto, e non prescritto. Ecco il video che lo testimonia:

L’avvocato Mills, nei primi due gradi di giudizio, si era visto infliggere una pena di quattro anni e mezzo per il reato di corruzione. La Corte di Cassazione ha però deciso per l’estinzione del reato causa prescrizione, in quanto il suddetto procedimento era andato oltre la decorrenza dei termini (il passaggio di denaro, secondo il processo, è avvenuto nel novembre del 1999, e i termini scadevano più di tre mesi fa, quindi). Tantopiù che la Cassazione ha confermato la pena pecuniaria di 250 mila euro da pagare alla presidenza del Consiglio, costituitasi parte civile ai tempi del governo Prodi. Quindi, ironia della sorte, le pene accessorie (la parte pecuniaria) devono essere  comunque scontate, mentre la condanna alla reclusione, come già detto, non viene eseguita in quanto sono passati dieci anni dal reato.

Questi sono i Fatti.

Procediamo con un’altra definizione: “Il giornalismo è la professione di chi, operando nel mondo dell’editoria, è specializzato nella raccolta, nell’elaborazione e nella trasmissione di notizie.” (via | Wikipedia)

In questi tempi in cui l’informazione appare in una crisi profonda, soprattutto quella dei media tradizionali (giornali e televisioni), si viene a riproporre un tema sempre attuale, quello della “realtà imposta”. Il TG1 è probabilmente il telegiornale più importante e seguito della televisione italiana, è il telegiornale della prima rete nazionale della Televisione di Stato. La Rai è finanziata dalle tasse pagate dai cittadini (ricordiamo, l’abbonamento Rai non è facoltativo, è una tassa sul possesso dell’apparecchio ricevente), è un servizio statale, è qualcosa che dovrebbe avere un rispetto infinito per l’informazione e le notizie.

Questa volta, invece, c’è stata una totale deformazione della realtà, anzi, diciamo pure che è stata data una notizia che nella pratica è assolutamente falsa. L’etica dei giornalisti dovrebbe stare davanti a qualsiasi altro tipo di interesse personale. Così come i medici non devono fare nulla -per etica- che danneggi il paziente, così il giornalista non dovrebbe dare mai una notizia falsa. Per un giornalista dichiarare il falso, farlo in un telegiornale nazionale, farlo nel più importante telegiornale nazionale della tv di Stato, è la summa dell’errore etico. È una manipolazione palese delle masse, è un inquinamento totale e assoluto dell’istituto del “dare una notizia”. Può esserci una linea editoriale, possono essere scelte le notizie, può essere seguita una linea politica (penso ai giornali), e ognuno può esprimere una sua opinione, questo è poco ma sicuro; ma nessun giornalista deve dare mai una notizia falsa, una notizia che fa venire a tutti il sospetto di una propaganda, di un’informazione manipolata, di un dire alla gente quello che non è vero, di nascondere la verità. Un errore (perché noi vogliamo sperare che di errore si tratti, lo vogliamo sperare perché altrimenti c’è da preoccuparsi seriamente) imperdonabile, un errore a cui ancora non è stato posto rimedio.

Intanto però alla rete non sfugge niente. L’ultimo luogo rimasto di informazione pulita, libera, senza vincoli dei poterucoli, si è immediatamente mobilitata contro questo totale abuso. Su Facebook (avete notato quanto stia diventando importante questa piattaforma per quanto riguarda l’attivismo dei cittadini?) è nata una raccolta firme, firme che verranno inviate domani o dopodomani all’ordine dei giornalisti e alla Rai. È bello sapere che la gente sa ancora indignarsi, e che è rimasto qualcuno che crede ancora fermamente nell’Informazione Libera, base di ogni democrazia (peccato poi pensare che ora tutti i programmi di approfondimento verranno sospesi per il periodo elettorale… Ma di questo ne riparleremo.)

Concludo con un estratto dalla lettera della raccolta firme del suddetto gruppo, un brano di Michele Serra che è più che pregnante sulla questione:

“Certo che per dire in un tigì, o scrivere su un giornale, che “Mills è stato assolto”, spacciando la prescrizione di un reato accertato per “assoluzione”, bisogna essere dei bei mascalzoni. Non dico faziosi, o manipolatori, o servi, dico proprio mascalzoni perché per un giornalista manomettere la verità è un crimine, tal quale per un fornaio sputare nel pane che vende. Qui non si tratta di opinioni, di interpretazioni, di passione politica. È proprio una frode, una lurida frode che non descrive più l’aspra dialettica di un paese spaccato, descrive qualcosa di molto peggiore: l’impunità conclamata di chi mente con dolo, con metodo, con intenzione, sicuro di non doverne rispondere ad alcuno (all’Ordine dei giornalisti? È più realistico sperare che intervenga Batman).
Per altro in un Paese di impuniti, perché proprio i giornalisti dovrebbero essere esentati dal privilegio di poter sparare bugie e ingannare la pubblica opinione senza conseguenze? Molti dei loro padroni e dei loro referenti politici negli ultimi vent’anni hanno perseguito con ogni mezzo, e ampiamente sperimentato, il piacere dell’impunità. Se ne sentono partecipi anche i loro impiegati”

Michele Serra

Compagno Fini

1943_Ossessione

Ossessione.

La parola che mi rimbalza più spesso in testa in questi giorni è proprio questa, “ossessione”. L’ossessione del nostro premier riguardo le leggi ad personam. La ricerca continua e costante di una scappatoia che possa metterlo al riparo dalle sue beghe giudiziarie. Bocciato il lodo Alfano, si passa alla riforma dei processi. Quello che ci viene venduto come “processo dalla durata certa”, altro non è che un modo per ridurre ulteriormente i tempi di prescrizione, un’ennesima scappatoia messa in piedi dal pool di legali vicini al Presidente del Consiglio che gli permetta di “governare legittimamente”. Che poi questo “governare legittimamente” significhi non affrontare i processi per cui si è imputati (in una maniera o nell’altra), poco importa.

L’ossessione della sinistrainesistente, sempre pronta a fare la sua sterile e inutile polemica contro le leggi ad personam del Premier. Sembra di rivedere lo stesso percorso visto altre decine di volte negli ultimi anni. Da un lato l’eterna nemesi che cerca di sistemarsi le leggi a suo piacimento, dall’altro un’opposizione che ha come unici argomenti proprio questa sua eterna nemesi. Nel concreto però non fa mai niente. Si limita a dire “è una proposta di legge sbagliata” oppure “è un’ingiustizia”, ma siamo sempre lì, fermi allo stesso punto. Opposizione che è simbionte, che sembra non poter sopravvivere senza il suo ospite. Verme solitario che si ciba degli scarti digestivi delle proposte del centro-destra. E nel mezzo ci siamo noi gente comune.

L’ossessione della ricerca per il popolo di sinistra di una rappresentanza che non esiste. Masochisti noi, ormai all’eterna ricerca di qualcuno che possa rappresentarci, che possa urlare i “no” che urliamo ogni giorno nelle nostre case, nei nostri blog, nei nostri piccoli circoli di provincia, nei forum, nei gruppi di discussione e nei gruppi di amici. Masochisti perché ci aggrappiamo alla flebile speranza che qualcosa cambi, una flebile speranza che ancora non si vuol spegnere, nonostante l’atmosfera di totale desolazione che ci circonda.

legge3

E ancora una volta ci troviamo di fronte ad una situazione grottesca, che dovrebbe far rabbrividire anche il meno assennato dei cittadini. Il grosso pupazzone travestito da “giustizia certa”, buttata giù la maschera, svela la sua terribile identità di impunità, di privilegio. Impunità per tanti reati, che finirebbero semplicemente nel dimenticatoio (poi qualcuno, esperto giurista, un giorno riuscirà a spiegarmi che senso ha il concetto di prescrizione… Lo spero), con un colpo di forbici. E poco importa se dentro questo calderone finiranno anche tante disonestà, tanti obbrobri e reati che andrebbero giustamente perseguiti. Cosa fare lo si è detto più volte, ci vogliono più risorse per i magistrati, per le forze dell’ordine, ci vuole più denaro per la macchina giudiziaria. Questo assicurerebbe un miglior funzionamento della Giustizia. Non certo garantire l’impunità qua e là, pur di gratificare e di placare l’Ossessione.

Incredibile dictu, le parole più sovversive, più di sinistra, più d’opposizione, arrivano dal presidente della Camera Gianfranco Fini. Non è difficile distinguere un uomo politico serio, un politico vero, in mezzo a tutti i Giovanardi, Brunetta, Calderoli, fino ad arrivare agli enfant prodige Gelmini e Carfagna. L’unico che si sta in qualche maniera “opponendo”, che sta facendo delle giuste riflessioni, sembra essere proprio l’ex-AN Fini, dall’alto della sua lunga esperienza politica.

fini 3Oggi (ieri ndr) ha dichiarato “La maggioranza non può fare le regole a proprio piacimento. Una riscrittura delle regole deve essere quanto più possibile condivisa perché non deve accadere che ogni maggioranza modifichi a proprio piacimento quelle che sono le regole del vivere civile. Riscrivere le regole deve necessariamente comportare l’impegno per una riscrittura che sia quanto più possibile condivisa perché le regole riguardano tutti, perché le istituzioni della Repubblica sono le istituzioni di ogni italiano […] sarebbe certamente un momento difficile per il nostro Paese quello in cui dovesse affermarsi il principio che in una democrazia dell’alternanza ogni maggioranza modifica a proprio piacimento quelle che sono le regole del vivere civile, le regole che devono impegnare tutti gli italiani”  (via | Repubblica.it)

E così mi ritrovo nel 2009 a tessere le lodi di Gianfranco Fini, esponente di una frangia politica da cui ho sempre preso il più possibile le distanze e che rappresenta l’esatto opposto dei miei ideali. Eppure…
Eppure questo Governo dei saltimbanchi è riuscito anche in questa incredibile impresa: far cose talmente fuori di testa che ci si ritrova ad allearsi anche con i “vecchi nemici”, almeno dal punto di vista idealistico, riguardo un argomento così importante e così fondante come la legalità. Gente, questa è una cosa che riguarda la vita di tutti noi, si sta mettendo in dubbio l’unica cosa che ci rende tutti davvero uguali, la Legge. E’ l’unica cosa che davvero non conosce razza, età, religione, sesso, stato sociale. La Legge è uguale per tutti (recitano le grosse targhe nei tribunali), anche se sempre più spesso siamo portati a pensare il contrario. E adesso si sta facendo di tutto per far sì che davanti alla Legge qualcuno sia più uguale di qualcun’altro. Non permettiamoglielo.

monopoliAnzi, facciamo una cosa, andiamo a prendere le nostre scatole di Monopoli, cerchiamo in mezzo alla candela e il fiasco, agli alberghi e i contratti, e prendiamo il mitico cartoncino arancione degli Imprevisti che titola “Uscite gratis di prigione”. Imbustiamolo, e mandiamolo tutti a Palazzo Chigi. Può darsi che in questa maniera l’Ossessione finisca un po’. Non si sa mai.

Battute a parte, vi segnalo la raccolta firme promossa da un appello di Roberto Saviano che sta facendo Repubblica in questi giorni. Le firme sono (al momento) già più di 150mila, non possiamo far altro che invitare tutti voi a sottoscrivere la petizione, le istruzioni le trovate cliccando sul link:

Presidente, ritiri quella norma del privilegio

Certo, magari nel concreto non servirà a molto. Forse non risolverà le cose. Ma noi continuiamo a provarci. Ricordate: il silenzio è molto peggio.