L’invincibile B.

Parlare di politica in questi giorni tumultuosi è veramente difficile. L’ennesima vicenda giudiziaria che ha colpito il nostro Imperatore Maximo la fa da padrone su tutti gli organi di stampa. Non si sente parlare d’altro: Ruby, Nicole Minetti, il giro di squillo, le notti bunga bunga

Un’atmosfera desolante, in un momento in cui il Paese ha tantissimi problemi, problemi di non facile soluzione, mentre tutta l’attenzione si sposta sull’ennesimo vizietto politico, sull’ennesima vicenda degradante che coinvolge il Presidente del Consiglio. Siamo stanchi. Siamo stanchi di vederci rappresentati da una persona che ha degli evidenti problemi a rapportarsi con le donne (per dirla politically correct), che viene coinvolto in uno scandalo che in qualsiasi altro paese occidentale avrebbe portato alle immediate dimissioni di chiunque, dal sottosegretario al ministro, dall’assessore del comune di venti abitanti al capo di stato. Da noi non funziona così, e lo sappiamo bene. Ma siamo stanchi anche di questo, di dire “da noi non è così” o “da un’altra parte non sarebbe successo”. Siamo stanchi di quindici e passa anni di governo berlusconiano, di scandali, di processi rinviati, di legittimi impedimenti.

Cadono le braccia. Viene da pensare che il Silvio Berlusconi sia davvero invincibile. Rappresenta il più grosso problema della politica italiana, ne è il portabandiera: il rimanere attaccati alla propria poltrona. Poco importa il modo, l’importante è il risultato, in una distorsione totalmente negativa del machiavellico fine che giustifica i mezzi. E pazienza se si va a trans, se si va a puttane o se si manda a puttane il Paese in cui viviamo. L’importante è rimanere attaccati nella posizione più ambita da tutti, quella inattaccabile.

Immagino un normale cittadino che si fosse trovato invischiato nella stessa brutta vicenda (ultima di tante.) Sarebbe stato processato, arrestato e tutto il resto senza neanche passare dal via. Ma se sei un politico hai un’arma in più. È come pescare “uscite gratis di prigione” al Monopoly; qui si chiamerebbe “non andate mai a fare un processo”. Siamo stanchi di questo degrado politico, di questa politica vecchia. Nel 2011 stiamo ancora a farci mille domande sulle notti brave del premier, a chiederci chi sia la fidanzata immaginaria apparsa casualmente proprio in questo momento di scandalo. Cosa deve accadere perché questo Paese si indigni e si svegli una volta per tutte e mandi a casa un uomo anziano che si sta distruggendo da solo ossessionato dai suoi vizi? Possibile che dobbiamo ancora sentire frasi politically correct come quella del Presidente della Repubblica che dice “Serve chiarezza”? Serve chiarezza? Ma siamo davvero diventati così stupidi e inutilmente garantisti? Sei coinvolto in uno scandalo sessuale dai contorni inquietanti? Bene, a casa, vatti a difendere, poi se ne riparla.

È ovvio che tutte le cose andranno provate in sede giudiziaria, che le prove andranno vagliate (sebbene le evidenze di fatto siano già sotto gli occhi di tutti, ad esempio qui), che bisognerà vedere se è tutto vero  e tutto il resto, e su questo non ci piove. Ma in una situazione del genere bisogna prendersi la responsabilità morale e politica di dire “ok, mi avete accusato, mi dimetto e mi difendo in tribunale”. Tutto qua. Fantascienza.

L’Imperatore Maximo sembra davvero “invincibile”, rimane là sul suo trono, respinge ogni attacco, attorniato dai suoi fedelissimi che lo difendono a spada tratta, da una Chiesa che misteriosamente tace in questi giorni (ma d’altronde si sa, fanno più male alla famiglia i DICO che le puttane minorenni e le porno-orgie del potere)… ma sì, sarà tutto inventato, aspettiamo che si sgonfi anche questa faccenda, magari portando Ruby in TV dal suddito Signorini, rimontiamo la storia, convinciamo la gente che è stata tutta una bufala. Passate un paio di settimane ce lo saremmo dimenticati tutti questo brutto evento, si sgonfierà. Ed ecco il più grande potere dell’Imperatore: qualsiasi cosa accada, nega, evita i tribunali, si arrocca nel suo palazzo, e con un po’ di tempo e pazienza tutto si dimentica. È stato così per scandali ben più gravi (da un punto di vista politico) nel passato, dei tanti soldi pubblici sperperati, dei risultati non raggiunti e tutto il resto, figuriamoci se non ci riesce anche questa volta per quattro ragazze sgallettate. La storia della D’Addario ce lo ha dimostrato non più tardi di un anno fa. O Noemi Letizia. Che fine hanno fatto queste vicende? Ce le siamo dimenticate, semplicemente, perché si parla di altro, perché si tentenna, perché ognuno vuole rimanere al proprio posto, e guai a rompere l’equilibrio delle cose.

Poi pazienza se il nostro capo di Governo, la persona che dovrebbe rappresentare tutto il Paese, che dovrebbe essere dotata di un’etica e di una moralità al di sopra del comune, abbia il leggero vizietto di organizzare serate che manco Alvaro Vitali ai tempi d’oro avrebbe immaginato.

La cosa sconcertante e triste e che, in tutto questo, a prenderlo in quel posto siamo sempre noi comuni cittadini. E a noi manco ci pagano…

Le cavie umane del Guatemala

Certe volte leggendo il giornale ti rendi conto di quanto le assurde idee di certi film holliwoodiani possano apparire banali rispetto alla realtà… Di quanto alcune pellicole fantascientifiche dedicate ad epidemie e sperimentazioni sul genere umano somiglino maledettamente ad un documentario di denuncia…

Su “La Repubblica” del 2 ottobre, un inquietante articolo di Angelo Aquaro si ritagliava un piccolo spazio di pagina 17, come una notiziuccia di secondo piano. Un pezzo sui grandi Stati Uniti d’America, di cui si possono schiaffare in prima pagina tutti gli aggiornamenti sul colore dell’abito di Michelle Obama e sulle vicissitudini di Paris Hilton, ma non si può certo dare risalto ad un Servizio Sanitario Nazionale che paga un laboratorio per fare esperimenti su cavie umane…

“Centinaia di persone infettate con la sifilide e la gonorrea – scrive Aquaro nel suo articolo. – Bambini presi negli orfanotrofi e usati come cavie. Prostitute accoppiate ai detenuti per trasmettere il virus. Malati di mente infettati senza saperlo”.
Uno studio esportato in Guatemala, perché oltre alla democrazia ogni tanto bisogna diffondere anche altri principi del “grande occidente”… Un abominio recentemente svelato dalla ricercatrice Susan M. Reverby, su esperimenti che dal 1946 al 1948 hanno contribuito ad allungare la lista di vergogne di cui si è macchiato il governo americano. Un orrore che è andato avanti per due anni, “nel Guatemala allora posseduto e controllato dalla potentissima United Fruit Company, – prosegue l’articolo – la multinazionale USA che verrà ribattezzata Chiquita”.

Una mostruosità che si aggiunge al noto scandalo della città di Tuskegee, in Alabama, dove tra il 1932 e il 1972 vennero reclutate centinaia di persone malate di sifilide, perlopiù afroamericani, per studiare gli effetti della progressione naturale della malattia su un corpo infetto non curato. (Fonte: Wikipedia).

Due episodi disumani accomunati dal nome di John C. Cutler, un esperto di malattie sessuali che “fino alla sua morte, nel 2003, ha strenuamente giustificato, nel nome della scienza, gli orrori di Tuskegee”, come afferma l’articolo di Aquaro. Lo stesso Cutler che ha poi scelto di spostare i propri esperimenti oltre i confini statunitensi, in Guatemala, dove bambini orfani, detenuti e malati mentali si sono inconsapevolmente trasformati in cavie umane. Una sperimentazione che andò avanti per due anni e si concluse senza alcun risultato scientifico, lasciando al loro destino le settecento vittime infettate, dove un soggetto su tre venne abbandonato senza cure.

Adesso il segretario di Stato Hillary Clinton e il ministro della Sanità Kathleen Sebelius si scusano per questi comportamenti “eticamente inaccettabili”, così come fece Bill Clinton dopo i fatti di Tuskegee.

Scuse che si sommano a scuse passate e che, come sempre accade, anticiperanno scuse future…

Il vizietto del ricatto

berlusconi

Nelle scorse settimane ci siamo ritrovati ad affrontare l’argomento Berlusconi-escort, e ci siamo resi conto di come il nostro Presidente del Consiglio, valutazioni morali a parte, sia in realtà una persona “ricattabile”. E’ bastato che una delle escort che frequentava fosse “infelice” (per un impegno politico non mantenuto) per far venire fuori uno scandalo nazionale. Fiumi di parole sono stati spesi sull’argomento, discussioni su quanto sia giusto o meno, se sia morale o meno, se debba dimettersi o meno.

Giovedì scorso il presidente  (ormai ex) della Regione Lazio Piero Marrazzo si è trovato coinvolto in un nuovo scandalo a sfondo sessuale tutto all’italiana. Nel mese di Luglio scorso viene beccato in flagrante da quattro carabinieri mentre si intrattiene con un transessuale in un’abitazione. I quattro filmano la loro irruzione nell’abitazione e, a quanto pare, imbastiscono una scena ancora più umiliante (si parla di immagini che ritraggono della cocaina vicino alla tessera del presidente), al fine di estorcere dei soldi al politico. Un ricatto in piena regola. Tu mi dai dei soldi, io non dico niente a nessuno e non ti rovino la vita.

In quel momento Piero Marrazzo commette il terribile errore (che, se vogliamo, è anche comprensibile vista la situazione) di piegarsi a quel ricatto. Dà così dei soldi ai carabinieri, firma quattro assegni (secondo le ipotesi di indagine, ma l’istruttoria ancora non ha chiarito precisamente questa vicenda) e spera che tutto finisca nel dimenticatoio. Dimenticando però la componente essenziale di ogni ricatto: da un ricatto non si esce. Il ricatto non finisce mai. Si assopisce soltanto, finché il ricattatore non avrà bisogno di ottenere qualcos’altro.
La settimana scorsa accade un fatto ancora più inquietante. Il filmato –che gli indagati hanno provato a vendere per tutto il periodo estivo– comincia a girare per i giornali scandalistici più famosi, fino ad arrivare nelle mani di Alfonso Signorini, attuale direttore della rivista di gossip “Chi”. Signorini, per chi non lo sapesse, fa capo alla casa editrice della figlia del nostro Premier, Marina Berlusconi, la quale, convocata, non ci pensa su due volte e avvisa il Papi, che a sua volta fa un colpo di telefono a Marrazzo, facendogli sapere del filmato e promettendogli che loro non lo pubblicheranno. Come dire “il filmato ce l’abbiamo noi, è al sicuro“. Passano i giorni e Marrazzo, forse per la pressione terribile a cui è sottoposto, forse in un tardivo slancio di coscienza, si decide a denunciare tutto l’accaduto. Scoppia l’inevitabile scandalo, il pressing mediatico si fa insostenibile, e l’ex presidente tenta prima in maniera un po’ goffa di negare, per poi raccontare tutto l’accaduto sia ai giudici che alla stampa.

Questo, in sintesi, cio che è accaduto nei movimentatissimi ultimi giorni.

Il viziettoNon voglio addentrarmi troppo sul discorso morale, non è questa la sede, e in fondo interessa anche poco al nostro ragionamento. Marrazzo ha commesso degli errori, ma questi errori non sono da ricercare nel suo “vizietto”, bisogna andare ben più a monte del problema. Marrazzo si è prima di tutto rovinato con le sue stesse mani. Ha permesso ad una sua debolezza di prendere il sopravvento, di mettere a rischio non solo la sua vita politica, ma anche quella personale, con la sua famiglia. Insomma, non ci vuole molto a capire che se proprio hai il bisogno di andare con un trans, magari puoi evitare di farlo con l’auto blu, di andare sempre nello stesso posto, di metterti nella condizione di essere riconosciuto. Un uomo politico dovrebbe prendere delle precauzioni. E non mi sto riferendo a quelle per le malattie veneree.
Un uomo politico non si dovrebbe mai mettere nelle condizioni di essere ricattato. Il comportamento in sé sarà forse discutibile, ma rimane comunque una faccenda che riguarda la sua vita privata. Nel momento in cui cede al ricatto, però, diventa “inabile” a fare politica. Si mette sotto il giogo di qualcuno (poco importa chi sia questo qualcuno), gli permette di controllare la sua vita e con essa le sue decisioni politiche. Non è riuscito a denunciare tutto subito? Benissimo, lo si può accettare, ma non appena confessa deve abbandonare le sue cariche. L’ex presidente della regione Lazio in effetti si dimette, è di oggi l’annuncio dell’abbandono totale della vita politica. Fine dei giochi, adesso lasciamolo in pace a sistemare la sua vita privata.
Questo stesso discorso lo possiamo allargare al caso Berlusconi-escort. Nel momento in cui una escort, Patrizia D’Addario, dimostra che il premier può essere messo sotto ricatto, automaticamente quest’ultimo dovrebbe rassegnare le dimissioni, perché “inabile” a fare politica. Se può essere ricattato da lei -e sappiamo che nei famosi festini Patrizia non era la sola- senza parlare dei collegamenti di alcuni dei suoi alleati con ben peggiori realtà, chi ci assicura che non sia attualmente sotto il  ricatto di qualcuno? La sua storia recente ci ha dimostrato che è ricattabile. E quando una persona diventa ricattabile deve lasciare immediatamente la gestione della cosa pubblica. Non ce n’è, inutile girarci tanto intorno. E’ una questione, questa sì, di correttezza morale nei confronti di chi gli ha dato mandato di governare.

Mi viene in mente un esempio recente, una lezione di stile in piena regola. Lo statunitense conduttore del Late Show, il famosissimo David Letterman, si è ritrovato invischiato qualche tempo fa in uno scandalo analogo. Qualcuno ha scoperto le sue scappatelle extraconiugali con una autrice del programma, e ha deciso di ricattare il presentatore. Soldi in cambio di silenzio. E cosa ha fatto David Letterman? Ha raccontato tutto in diretta, nella sua puntata dello show serale, davanti a milioni di ascoltatori. Ha denunciato il ricattatore, lo ha letteralmente sputtanato in pubblico, e ne è uscito in qualche maniera pulito. L’unico modo per rendere inutile un ricatto è rivelarlo. A volte essere chiari, dire la verità, evitare di voler tenere nascoste le cose, è la strada migliore da percorrere. Anzi, togliamoci pure quel “a volte”.

Rimane un ultimo, inevitabile dubbio. Lecito chiedersi quanti dei nostri politici, dei nostri governanti, dei nostri rappresentanti (da una parte e dall’altra) abbiano qualche scheletro nell’armadio, siano persone ricattabili o siano addirittura già sotto un qualche tipo di ricatto.

E non è detto che si tratti sempre di puttane e transessuali.

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Web Comics

L’articolo di oggi è arricchito da una strip di ENTJ autore del web-comic satirico Caos Deterministico che vi invitiamo a leggere. Ringraziamo l’autore per questa strip in esclusiva per Camminando Scalzi.it[/stextbox]

Caos Deterministico in esclusiva per Camminando Scalzi.it