F1 – Il dominio tecnico Red Bull e la crisi Ferrari.

Il Gp di Spagna di domenica scorsa è stato vinto da Sebastian Vettel e dalla Red Bull per l’ennesima volta in stagione, anche se spuntandola per soli sei decimi sul combattivo Lewis Hamilton. Dopo poche gare il campionato sembra non suggerire più niente alla Ferrari, troppo indietro dai primi e con un divario di prestazioni incolmabile. Nell’ultimo Gp è parso anche chiaro che il distacco di un secondo subito in qualifica da Mclaren e Ferrari è stato recuperato in gara soltanto dal team anglosassone. É naturale chiedersi i motivi di prestazioni così diverse tra qualifica e gara tra i top team: pur non avendo fonti certe, si proverà ad illustrare la situazione.

 

Secondo rumors provenienti dal paddock, sembra che il DRS, il sistema di flap mobile posteriore introdotto quest’anno, sia di gran lunga più efficiente sulla Red Bull che su tutti gli altri team. In qualifica l’utilizzo di tale dispositivo è consentito per tutto il tracciato e la Red Bull beneficia pertanto di un vantaggio tecnico considerevole.

Inoltre la macchina sembra che abbia il sistema di scarichi più efficiente del mondiale, capace di garantire maggiore deportanza al posteriore con l’emissione di gas caldi anche in fase di rilascio dell’acceleratore. Questo sistema tuttavia richiede maggiori consumi di carburante, che non incidono  tanto sul giro secco della qualifica piuttosto in gara, con un carico di benzina supplementare nell’ordine dei quindici chili, con un handicap stimabile in  due decimi al giro. Il dispositivo imbarazza non poco la FIA, che se da un lato lo considera illecito dall’altro ne permette l’utilizzo, almeno fino alla riunione tecnica dei team prevista per il Gp del Canada. Decretarne l’abolizione significherebbe vanificare milioni di euro spesi per progettazione e realizzazione, contrariamente allo spirito della politica di risparmi messa in vigore da qualche anno.

 

Il tallone d’achille della Red Bull, elemento risaputo, è il KERS, utilizzato rispetto agli altri team con parsimonia per problemi di surriscaldamento; questa scelta può far perdere due, tre decimi al giro. In linea di massima,  risulterebbe chiaro che è la Red Bull che vede svanire in gara l’ enorme vantaggio delle qualifiche e che non sono le altre squadre ad andare più forti sul ritmo gara.

 

 

 

 

La situazione Ferrari è ben sintetizzata dalla gara spagnola: ha il miglior pilota del mondiale, Fernando Alonso, ed una macchina dalle prestazioni mediocri. Infatti, lo spagnolo dopo aver tenuto testa per ben diciotto giri, in soli quaranta ha subito il doppiaggio. Colpa di scelte tecniche conservative, che alla luce di modifiche regolamentari così importanti quest’anno non hanno pagato. La situazione è allarmante se poi  a nulla sono valse le novità aerodinamiche per il Gp di Spagna: la F150 Italia allo stato attuale è più lenta della vettura dell’ anno scorso. Di conseguenza, nel periodo di progettazione della vettura del prossimo anno, notizia di ieri, è stato rimosso dall’incarico di direttore tecnico l’ing. Aldo Costa. Per i tifosi non rimane altro che sperare nei circuiti dove conterà più il pilota, come quello di Montecarlo dove si può sperare di rivedere già questa domenica la Ferrari tra i primi, grazie al talento straordinario di Alonso.

F1 Gp Abu Dhabi. Profondo rosso.

Sebastian Vettel ha vinto il mondiale di F1 con ampio merito. E’ il pilota iridato più giovane della storia: con i suoi 23 anni e 4 mesi ha battuto il record di 23 anni e 9 mesi di Lewis Hamilton. Cinque vittorie, conquistate dominando. Dieci pole position in una stagione, solo come i grandi piloti Ayrton Senna e Michael Schumacher hanno fatto.  I due ritiri quando era saldamente al comando della gara, a vantaggio di  Fernando Alonso, hanno solo messo in dubbio un mondiale piloti che sembrava anche questo appannaggio del tedesco.

Gli errori che  Vettel ha commesso in questa stagione sono stati,tuttavia, molto pesanti: gli schianti prima in Turchia contro il compagno di squadra Webber e poi a Spa contro Jenson Button, hanno messo in luce una certa fragilità psicologica del pilota. Errori di gioventù che non gli hanno fatto perdere, per sua fortuna, il mondiale.

Il talento del pilota non si mette in discussione: è stato il più giovane ad aver ottenuto l’accoppiata pole position/vittoria di una gara, conquistata con la Toro Rosso al Gp di Monza 2008, a soli 21 anni e 73 giorni. In quella corsa sotto l’acqua, Vettel mostrò una classe straordinaria, alla sua prima stagione effettiva di F1.  Colpì l’autorevolezza con cui andò a vincere quella gara, dominata in pieno,  tant’è che il team Red Bull, che lo aveva già in opzione,  decise di farlo correre già per l’anno successivo.

Ora avrà le spalle più larghe il tedeschino, con un titolo piloti che gli darà molte più sicurezze e meno ansie. Lo stesso Schumacher nutre amicizia e simpatia per Sebastian, che però potrebbe stabilire mano mano nuovi record. Ha una vita intera davanti e  sembra logico che un giorno, dopo il ritiro di Alonso, la Ferrari vorrà Vettel, tra l’altro già sponsorizzato in passato da Schumi.

Strategia perdente

La Ferrari ha perso il titolo per errori di strategia, non perché  è caduta nella trappola della Red Bull. Infatti non credo che ci sia stato un gioco strategico premeditato, perché Webber aveva toccato con la posteriore destra le barriere ed aveva inoltre le gomme finite. Tuttavia siamo sicurissimi che la Ferrari ha sbagliato tutto, facendo ciecamente gara sull’australiano. Trappola o meno resterà per sempre l’errore di valutazione strategica.

Chiaro che una serie di fattori ha girato male per la Rossa: la safety car (ancora lei!), con il suo ingresso in pista al secondo giro, non ha permesso al plotone di sgranarsi ed ha favorito la strategia di chi non aveva niente da perdere, come Rosberg, Kubica e Petrov. Alla Ferrari si è sbagliato perché non si è avuta una visione più ampia della gara e ciò è spiegabile con la paura di vincere. Si è marcato un Webber ormai fuori dai giochi.

I responsabili di questo disastro sono il team principal Domenicali e gli ingegneri di pista di Alonso  Stella e Dyer, che varie volte si sono dimostrati non all’altezza di situazioni delicate. Stella dopo gara ha spiegato che sbagliando s’impara. Ecco: vada a sbagliare e ad imparare nei team inferiori. La Ferrari non deve prendere lezioni, semmai darle. Se Montezemolo, infuriato come non mai,  ha il polso della situazione, dovrà prendere qualche decisione, perlomeno ridisegnare il team in pista, assegnando nuovi incarichi. Qualche testa dovrà pur cadere.

Altra critica da sollevare è contro la Fia e quell’affarista di Bernie Ecclestone: questo gran premio ad Abu Dhabi è stato una chiusura indegna per un mondiale. I petrol-dollari hanno un forte potere è vero, ma se si vuole salvaguardare lo sport, questa gara almeno dovrebbe essere di transizione nel mondiale. I nuovi circuiti disegnati dall’architetto Tilke sono tutti belli e avvenieristici, ma sono totalmente inutili, con scarse possibilità di sorpasso: Alonso non ha potuto lottare ed abbiamo assistito ad una delle tante sfilate di parata delle F1, una cosa mortificante per i piloti, che vogliono lottare, e per il pubblico, che vuole lo spettacolo.

Bisogna aggiungere che ad aver voluto questo Gp,  in uno stato dove non c’è una minima tradizione motoristica, è stata anche la Ferrari, con la sue partnership finanziarie ad Abu Dhabi e il non casuale parco tematico Ferrari World.  I soldi muovono lo sport,  con la conseguenza di uno spettacolo poco edificante. Chi se ne frega in fondo del buongusto.

L’unica cosa che fa ben sperare per i ferraristi è lo straordinario talento di Alonso: ha tenuto a galla la Ferrari, sbagliando come colui che è sempre al limite e vincendo con una vettura sempre inferiore. Al momento la F1 premia macchina e strategia più forti e la Ferrari non ha più queste pecularietà, una volta di spicco.

Fernando resti un campione, ti rifarai l’anno prossimo.

F1 Gp del Brasile. Alonso tiene duro alle Red Bull mondiali

Sebastian Vettel si aggiudica il Gp del Brasile, secondo Mark Webber, terzo Fernando Alonso. Quarto Lewis Hamilton, quinto Jenson Button che esce matematicamente dalla lotta mondiale, Massa quindicesimo e non pervenuto.

Onore ai vincitori

Con il gran premio del Brasile, si è assegnato il primo titolo mondiale. La Red Bull-Renault con la doppietta di oggi vince il mondiale Costruttori di F1 dopo solo sei anni di attività. Un ottimo risultato per una squadra così giovane, ora nuovo top team che rompe il duopolio dell’ultimo decennio Ferrari-McLaren.

Un titolo ampiamente meritato, certificato da 8 vittorie e quattro doppiette per un totale di 19 podi.  E’ stata sempre la macchina da battere quest’anno, con 14 pole position conquistate su 18, di cui sette consecutive. Avevano proprio le “ali” in qualifica; tuttavia in gara per il team non sono mancati dei problemi di affidabilità, soprattutto di motore, che ancor preoccupano i tecnici per l’ultima gara prevista ad Abu Dhabi: Vettel per due volte si è dovuto ritirare per un guasto al suo propulsore, quando era al comando della gara (Bahrain e Corea), alla vettura di Webber oggi è occorso un preoccupante surriscaldamento del motore.

Inoltre la cattiva gestione dei piloti ha portato al comico autoscontro in Turchia tra i due, oltre a qualche errore di troppo. Soprattutto Webber ha patito il clima non idilliaco in seno al team, tutto sbilanciato a favore del tedesco. Nonostante i parecchi punti persi per strada, la Red Bull ha dominato e vinto ugualmente la classifica marche.

Piloti in ballo

Discorso apertissimo per il titolo piloti: Alonso tiene ancora la testa del mondiale con 8 punti di vantaggio su Webber, 15 su Vettel, 24 su Hamilton.

Con una Red bull così forte, per Alonso e la Ferrari ci sarà da soffrire: lo spagnolo dovrà provare a piazzarsi in seconda posizione e scardinare quindi lo strapotere del duo Webber-Vettel. Infatti è molto probabile che i due si giochino ancora una volta la vittoria proprio come è successo in Brasile e sarebbe altissimo il rischio di “biscotto” mondiale,  visto che il team  favorirebbe per forza di cose la vittoria dell’australiano.

Si corre ad Abu Dhabi e la pioggia, amica della Ferrari, è soltanto un miraggio, come quello che vede ora Hamilton a riguardo del titolo mondiale; solo con un miracolo potrebbe vincerlo l’inglese: vittoria della gara con contestuali disgrazie per i primi tre davanti. Nemmeno lui sembra crederci con una McLaren poco competitiva.

E’ un miracolo invece che Alonso sia primo nel mondiale e sia riuscito a vincere cinque gare. E’ vero che la Ferrari in gara ha dimostrato un passo diverso dal giro secco della qualifica, ma si rivela una vettura inferiore alla Red Bull, con lo spagnolo che ha sempre rincorso, eccetto poche occasioni. Si tenga conto che Massa non esprime solo tutta la sua scarsa vena a correre queste gare, ma anche la mediocre competitività della rossa. Alonso: stoico.

Forza Fernando, tieni duro!

F1 Gp di Corea ¡Va de mùsica, Alonso!

E’ bello sentire l’inno italiano che risuona in diretta mondiale: grazie alla Ferrari, grazie a Fernando Alonso, vittoriosi nel Gp di Corea. A Maranello non si è mai smesso di credere ad una rimonta che pareva improbabile.Secondo Hamilton, a podio anche Massa, ma sempre in versione triste di se stesso.

La gara si è corsa in condizioni difficili per i piloti, qui per la prima volta su questo inedito circuito in condizioni da bagnato. Sulla pista si è abbattuta la propaggine di un tifone che ha imperversato in Cina, ma la causa di tutti i mali è stato l’asfalto, gettato a terra appena pochi giorni fa. Questo, ancora fresco, non si è stabilizzato e non ha garantito il necessario drenaggio: la pista si è allagata ed è stato necessario, per renderla praticabile, che la pioggia smettesse unitamente a parecchi giri dietro la safety car. Se il tracciato è stato apprezzato da tutti gli addetti ai lavori, ciò che ci ha lasciato perplessi è la sicurezza, per tre principali motivi: ingresso e uscita box, in piena traiettoria, sono molto pericolosi;  i muretti sul rettilineo troppo vicini alla pista; l’inesperienza dei commissari coreani, anche se supportati per questa volta dai colleghi australiani, non garantisce efficienza nei punti critici del tracciato.

“In corea nessuno vincerà il mondiale ma qualcuno lo perderà”. Così ha dichiarato profeticamente Alonso.

Escono perdenti da questa gara le Red Bull, da un mondiale che era in pugno… ora con due piloti costretti ad inseguire. Nell’ultimo articolo abbiamo detto che squadre come Ferrari e McLaren avrebbero potuto spuntarla in questa gara. La Red Bull si è dimostrata ancora una volta la vettura più competitiva ma paga l’inesperienza ad alti livelli. Chris Horner non ha saputo gestire i suoi piloti nel corso della stagione e Webber ha pagato la pressione con un errore all’undicesimo giro: cordolo, erba sintetica , testacoda e … boom con Rosberg che non è riuscito ad evitarlo. Ancora peggio è andata a Vettel, ritiratosi per la rottura del motore quando era saldamente al comando,  un guasto che un top team non può concedersi a fine stagione.

Classifica mondiale piloti

Fernando Alonso  231 punti

Mark Webber         220 p.

Lewis Hamilton     210 p.

Sebastian Vettel   206 p.

Jenson Button       189 p.

tutta la classifica

Gioisce Alonso, che dal suo ultimo ritiro del Gp del Belgio ha portato a termine una rimonta fantastica, vincendo tre gp e andando sempre a podio.  Con 50 punti a disposizione e con 42 di distacco, è praticamente tagliato fuori Jenson Button. E’ improbabile anche il recupero di Vettel, con  – 25 punti da Alonso.

Se pare scontata la scelta del team McLaren di puntare tutto su Hamilton per le ultime due corse, non è altrettanto così ovvia un’ analoga decisione per Webber in seno alla Red Bull: vorrebbe dire sconfessare in parte la politica di gestione dei due piloti fin qui adottata di pari opportunità per entrambi, come ha dichiarato lo stesso boss Red Bull Mateschitz. E Vettel è  il pupillo della scuderia. Quindi si prenderanno in considerazione ordini di scuderia in base ai risultati delle qualifiche della prossima gara: con Webber in pole o davanti al compagno di squadra, si deciderà di puntare tutto sull’australiano.

Vittoria mondiale

Alonso potrebbe vincere  il mondiale se arriva primo e Webber non fa meglio del quinto posto. Con il secondo posto, è mondiale se Vettel non vince, Webber non fa meglio del quinto posto ed Hamiltont  del quarto. Con Alonso terzo, Vettel dovrebbe arrivare dietro lo spagnolo,  Webber non dovrebbe finire la gara e Hamilton non dovrebbe fare  meglio del quinto posto. Button e Vettel per poter rientrare in gioco realisticamente dovrebbero sperare nelle sfortune dei primi tre e puntare solo alla vittoria.

Per il titolo costruttori la Ferrari tiene una piccola luce accesa, anche se il titolo è in ballo tra Red Bull e McLaren, con la prima avvantaggiata se non altro per avere due piloti entrambi competitivi: Button avrà avuto un duro colpo psicologico con questa gara e tirerà un po’ i remi in barca a differenza di Vettel che tenterà il tutto per tutto per rientrare in gioco. Prossimo appuntamento è il Gp del Brasile il 7 novembre. Alè Fernando!

F1 Gp Giappone: Alonso in scia alle Red Bull.

La gara nel circuito del sol levante è stata la più dura dell’anno per piloti e team. La pioggia torrenziale ha impedito lo svolgersi delle qualifiche nella giornata di ieri per impraticabilità di pista, costringendo la direzione gara a spostare le qualifiche nello stesso giorno di corsa. Per piloti e meccanici si è deciso tutto nel giro di poche ore, con le qualifiche disputatesi alle ore 9 del mattino (ora locale) e la gara dopo sole cinque ore. Una domenica di duro lavoro per tutti gli addetti.

Le qualifiche

I primi cinque della classifica mondiale sono molto vicini: Vettel ha strappato la pole su Webber, terzo Kubica, a seguire Alonso, Button, Rosberg ed Hamilton, quest’ultimo retrocesso di cinque posizioni per aver sostituito il cambio della sua McLaren. Massa non riesce a passare in q3, piazzandosi al 12° posto. Button è l’unico ad aver scelto gomme dure per la partenza, provando a giocarsi il tutto per tutto con una strategia diversa.

La gara

Pronti via: Vettel scatta bene, Kubica supera Webber. Alonso rischia di farsi soffiare il quarto posto da Button con uno start mediocre ma rimedia alla prima curva, brivido per lo spagnolo. Incidente tra Petrov e Hulkenberg sullo starting grid. Massa è subito fuori alla prima curva: con una manovra da suicidio sperona l’incolpevole Liuzzi. E’ un altro zero per il brasiliano. Entra immediatamente in pista la safety car, troppi detriti e macchine da rimuovere dal tracciato.  Nei giri a regime di sicurezza, Kubica si ritira per il distacco della ruota posteriore, con Alonso che agguanta così provvisoriamente il podio.
La gara si vive sul marcamento a distanza di sicurezza tra i cinque pretendenti al titolo. I due Red Bull e Alonso (dopo il primo pit stop) sembrano avere qualcosa in più delle due McLaren. Hamilton ha un nuovo problema al cambio, con la terza marcia fuori uso; Button fa un pit stop molto ritardato, mettendo le morbide per l’ultimo stint, ma la strategia non incide. Danno spettacolo i due piloti di casa, Yamamoto e soprattutto Kobayashi, combattivo e audace. Il pilota della Sauber ha vivacizzato questa gara noiosetta con le sue abili manovre di sorpasso, è un giovane di 23 anni, di belle speranze per il Giappone.
Vince la gara Vettel, secondo Webber, terzo Alonso, quarto Button, quinto Hamilton, poi a seguire Schumacher, l’ottimo Kobayashi, Heidefeld con la seconda Sauber, Barrichello; chiude la zona punti Buemi. I primi tre passano sotto la bandiera a scacchi nello spazio di due secondi, a testimonianza di una corsa davvero tiratissima.


Il punto sul mondiale
Webber ha controllato bene i suoi avversari, limitando i danni sul pazzo Vettel – guai ad avvicinarsi – e guadagnando tre punti su Alonso. Ora deve guardarsi principalmente le spalle da questo duo, che lo segue a 14 punti di distacco. Button ed Hamilton perdono contatto e sembrano progressivamente svanire le loro speranze mondiali.

La matematica condanna definitivamente Felipe Massa, giusto per chiarezza. E’ vergognoso come il brasiliano non stia correndo per la squadra, non facendo il proprio dovere. E’ triste, non fa altro che lamentarsi da qualche gara, piagnucolando che non farà il “Barrichello 2a versione“. Segnala il traffico come motivo/scusa della sua pessima qualifica. Fa un incidente senza senso al via con Liuzzi. Non dà sostegno ad Alonso in un momento così delicato, non porta punti al team per la classifica costruttori – che ormai è persa – insomma è già in vacanzaMassa te ne devi andare! Non sei degno di guidare una Ferrari!

Men che se ne dica, la lotta al titolo è ancora aperta ai primi cinque. Se pur Button ed Hamilton hanno 28 e 32 punti di distacco dalla vetta, ci sono ancora in palio 75 punti e in Formula Uno tutto è possibile. Il prossimo gran premio di Corea tra due settimane ci dirà se La McLaren potrà ancora dire la sua. E’ un circuito inedito per tutti, ma sarà importante l’esperienza tecnica dei team: Ferrari e McLaren hanno qualcosa in più rispetto alla Red Bull.


Outsider è la Renault di Kubica, che può approfittare del marcamento a uomo tra i rivali al titolo. Inoltre il meteo potrebbe di nuovo giocare brutti scherzi, in una regione in cui è la stagione dei monsoni.
La Ferrari per le ultime tre gare porterà ulteriori novità tecniche, soprattutto una di tipo aerodinamica, nella zona del posteriore che sarà molto visibile, a dimostrazione dello spirito di squadra di non mollare mai. Il sogno è lì a 14 punti e si può fare, perchè team e pilota sono in uno stato di grazia tecnico-mentale. Il mondiale costruttori è ormai svanito,  quindi tutte le energie di sviluppo della macchina sono concentrate per lo stile di guida di Alonso.

Forza ragazzi!


Classifica piloti


Classifica costruttori

F1 Gp Singapore: kaiser Alonso!

La gara di Fernando è stata fantastica. Se in precedenza a Monza è stato il team ad avere una grossa fetta di merito nella vittoria, questa volta il pilota ha dimostrato di poter essere decisivo. Alonso ha conquistato la pole position in una qualifica tiratissima con i suoi rivali, ha effettuato una buona partenza, mantenendo la prima posizione fino al traguardo di una gara difficilissima: sotto il pressing costante di Vettel, le insidie dei doppiati, dei muretti da sfiorare e delle due ripartenze a seguito della safety car. Singapore è stata una prova difficile per tutti i piloti perché è un circuito cittadino con poche vie di fuga, si gira in senso antiorario (a differenza della maggioranza dei circuiti) e c’è molto caldo ed umidità. Inoltre è l’unico su cui si corre di notte, un po’ kitch se vogliamo tra i suoi mille colori e ologrammi laser, tra i grattacieli imponenti. Anche quest’anno si è sfiorato il limite delle due ore di gara, un difficile test di resistenza fisica e mentale dei piloti.
Vettel ha dimostrato comunque di essere un buon pilota, ma non ancora pronto per poter vincere il titolo. E’ sconfitto da Alonso nelle qualifiche, ai box commette un piccolo errore, ripartendo dopo il pit stop con la seconda marcia: è fortunato che abbia perso solo qualche decimo e nulla più. Sono dettagli che non fanno del tedesco il campione che è Alonso. Lo spagnolo con il suo ritmo da qualifica e sul filo del rasoio, ha ricordato a tutti i tifosi le gare di kaiser Michael Schumacher. Ecco Schumacher, ormai sei solo un ricordo…
Webber ha la stoffa del campione, audace e razionale allo stesso tempo. Non ha trovato il ritmo su questo circuito ma è stato bravo a contenere i danni, con una strategia di gara che lo ha premiato. Ha eliminato Hamilton con malizia. Ecco: se proprio non dovesse vincere Alonso il titolo, spero che lo vinca lui, è un gran pilota.
Purtroppo è stato un week end a tinte chiaro-scure per la Ferrari, con un Alonso super ed un Massa sfortunato. Il brasiliano ormai è il personaggio triste di sé stesso, non ha più mordente e grinta da quando è Sancho Panza… Se si aggiunge anche la sfortuna dei problemi di affidabilità… In questo caso la Ferrari può scordarsi il mondiale Costruttori, obiettivo sempre caro al cavallin; ma diciamoci la verità: è la coppa di cartone della Formula 1.
Che lo vinca la Red Bull il titolo costruttori! In fondo se lo merita, ha il pacchetto macchina-piloti migliore della F1 e sarebbe la consacrazione ideale tra i top team. L’importante che non vincano alcunché Hamilton e la McLaren, da sempre storici e odiati rivali inglesi della Ferrari.
Un ultima considerazione da fare è sulla sicurezza del circuito. E’ ridicolo e pericoloso che Kovalainen abbia dovuto spegnere egli stesso l’incendio alla sua Lotus, in pieno rettilineo del traguardo. I commissari di percorso dov’erano in quel momento?

F1 Gp d'Ungheria: Mondiale riaperto!

Dopo 12 gare, con 7 alla fine, le possibilità di vincere il campionato del mondo sono aperte a 5 piloti! Merito soprattutto del nuovo sistema di punteggio, che consente grandi rimonte. Come quella di Alonso, fino a due gare fa a -47 dal leader ed ora a – 20. La Ferrari ha saputo rispondere ai due appuntamenti disastrosi di Valencia e Silverstone con due gare notevoli, sebbene in Ungheria abbia dovuto cedere il passo alla Red Bull, la squadra da battere.

Non è stata una gara esaltante: il motivo per cui si continua a correre su questo circuito è che in Ungheria la pubblicità al tabacco non è vietata. Difatti il tracciato non offre possibilità di sorpasso: è più adatto ai go-kart ed alle serie minori che a delle formula uno.

Alonso si è piazzato secondo ottenendo il massimo risultato possibile: la Ferrari qui ha giocato in difesa, Webber era di un altro pianeta. Dobbiamo ringraziare anche noi Vettel, che si è dimenticato come stare dietro alla Safety Car – ancora una volta capace di portare scompiglio – e per questo giustamente penalizzato. Si è anche lamentato platealmente. Decisamente pollo.

Come il capomeccanico Renault che ha dato il via libera in corsia box a Kubica mentre sopraggiungeva Sutil, con conseguente patatrac. In effetti sia nella conoscenza delle regole che nella visione della corsa, tra molti piloti e molti team è emerso negli ultimi tempi una preparazione insufficiente. Da dilettanti.

Ma arriviamo al fattaccio tanto discusso in questa gara: il sorpasso tra Schumi e Barrichello. L’unico vero momento di brivido.Barrichello in corsa ha protestato via radio richiedendo addirittura la bandiera nera per il tedesco. Vediamo il perchè.

Schumacher dice di aver lasciato spazio al brasiliano: in effetti se notate bene non supera la linea bianca che delimita la zona parcheggio a fianco del muretto. Certo è che Rubens ha sfiorato il muretto a 300 km/h dimostrando di non farsi intimidire dal panzer. La manovra è stata pericolosa ed i commissari hanno sanzionato un’arretramento in griglia per Michael di dieci posizioni da scontare per il prossimo Gp. Tutto questo per un decimo posto che assegna un solo punto, quindi tanti rischi inutili. Non sarei stato d’accordo con la decisione dei commissari solo se ci fosse stato in gioco la vittoria del gp.

Diamo un’occhiata al prossimo appuntamento, il Gp del Belgio, un circuito tradizionalmente favorevole alla Ferrari. Volendo fare una previsione, troveremo una Red Bull molto forte, capace di sfruttare tutto il suo potenziale aereodinamico. Alonso farà valere il proprio talento su una delle piste più tecniche del mondiale. La McLaren tornerà in auge, copiando gli alettoni anteriori (oggetto di discussione tecnica in Ungheria) di Ferrari e Red Bull; ma soprattutto potrà sfruttare in pieno l’ F-duct, il sistema di stallo dell’alettone posteriore, e sarà probabilmente la vettura più veloce in rettilineo su un circuito che è medio-veloce.

Staremo a vedere. Buone vacanze e forza Ferrari!

F1 Gp di Silverstone: Ferrari alla frutta.

E’ una domenica, undici di luglio,  molto caldo. Il mare può attendere. Decidiamo di entrare in quel bar munito di televisore. Facciamo cambiare immediatamente canale. Mezz’ora d’attesa: un caffè, un bicchiere d’acqua,  una sigaretta. La brezza rinfrescante, l’ombra, il silenzio. Che relax. Saranno queste le cose più piacevoli della giornata sportiva.

La Ferrari è competitiva, si è fiduciosi. Noi, che abbiamo rinunciato al relax del mare, crediamo nel Santo Cavallino. La religione è “Rossa”. Il diavolo guida una Red Bull, una McLaren, una Mercedes. E la sfiga.

Ci appelliamo a San Fernando, a cui tutti i ferraristi sono devoti, per rinfrancare lo spirito guerriero che ognuno custodisce gelosamente. Ci appelliamo a San Felipe, affinché scacci la “saudade” con una qualche prestazione di rilievo.

Primo giro: Alonso toppa la partenza. Colpisce Massa, che fora. Pessimo preludio.
Sorpasso a Kubica: che illegalità… Penalità, safety car – ancora lei. Gruppo compatto e penalità da scontare rigorosamente a sfiga compiuta: game over. Ma che disastro. Ma non se ne può più. E allora cominci ad imprecare i vari santi della FIA, che fanno di regolamento politica. E sì, dopo due gran premi la situazione è chiara.

Domenicali si chiude nel silenzio: quattro punti in due gare con una Ferrari competitiva credo che non sia mai successo. San Fernando e San Felipe da scomunicare.  I ferraristi non stanno credendo più a questo clero comunista.  Manca un leader carismatico,in pista, al muretto, ovunque. Intanto i britannici, che siano scuderie o piloti, sono lì che hanno preso il largo in classifica, al giro di boa di metà campionato.Maledizione.

Webber poi manda a cagare il team a fine gara in diretta mondiale, perchè il cocco di papà è Vettel. Idolo.
Noi mandiamo al diavolo questo staff Ferrari, catto-comunisti incompetenti. Rivogliamo Alvaro Vitali, con Michele il Calzolaio. “Maradona è meglio ‘e Pelè”, mare che torna nei miei occhi, gara disastrosa che torna nella mia mente. Ed io che ora sono a casa.

Ma secondo voi Montezemolo a che santo si starà appellando?

Lo spettacolo premia Lewis Hamilton.

Appuntamento nordamericano per il Circus, che sbarca in Canada, sul circuito cittadino di Montreal, l’anno scorso non presente nel calendario. Il ritorno a Montreal è stato benefico per lo spettacolo: abbiamo assistito, a mio avviso, alla gara più bella finora disputata. Che sia stata la pista, le gomme che non tenevano a noi non importa: vogliamo sempre vedere corse così avvincenti.

Doppietta McLaren, con un Hamilton arrembante, Button solito marpione e Alonso terzo: in Ferrari, su un circuito favorevole, trionfa la sfiga. Alonso avrebbe potuto vincere, ha corso una gara da toro, incornando Hamilton alla corsia box. Aveva un ottimo ritmo, ma è stato superato dalle due McLaren per il traffico davanti. Peccato. Oggi in pista sembrava di stare sul Grande Raccordo Anulare, le McLaren avevano il telepass… ed ora conducono anche la classifica iridata, incertissima: l’inglesino è il quinto pilota ad avvicendarsi al vertice.

Tante macchine, in virtù dei nuovi team ed ecco quelle incognite che si sono realizzate: a danno di Alonso questa volta, a danni di altri la prossima, secondo un mio personalissimo augurio.

E gli altri “tori” cosa hanno combinato? Vettel e Webber, dopo il favoloso rendez-vous al Gp di Turchia, sono naufragati a causa della pista, delle difficoltà del boss Chris Horner nella giusta strategia in una pista mangia gomme. Tutto sommato il quarto e quinto posto sono buoni piazzamenti per fare punti. E anche la sorella minore Toro rosso, con Buemi, ottiene un ottimo ottavo posto. Ma lo cito soprattutto perché ha causato il controsorpasso Hamilton ai danni di Alonso. Dannati automobilisti della domenica. Un po’ di sfiga anche a te.

Il rammarico Ferrari è ancor più grande per il potenziale inespresso da Massa. Autore di una gara orribile, coinvolto nell’incidente iniziale con Liuzzi, comincia la sua gara dall’ultimo posto. Rimane imbottigliato neltraffico, anche se recupera discretamente. Poi lo schianta Panzer Schumi, che di farsi passare non ha nessuna voglia e che per sicurezza gli pizzica l’alettone per estrometterlo definitivamente. Caro Massa sei caduto nel trappolone del tedesco come un topo, peccato per te. Peccato per Alonso. Peccato per la Ferrari.  Gufate anche voi in coro contro gli altri.

Gran Premio della Malesia: la rivincita della Red Bull

La terza prova del mondiale di F1 vede la doppietta Red Bull, con Vettel vittorioso su Webber. Rosberg, Kubica e Sutil a seguire. Per trovare un altro pretendente alla vittoria mondiale scendiamo al sesto posto con Hamilton, partito 20°, seguito da Massa e il campione in carica Button. Primi punti per Alguersuari su Toro Rosso e Hulkenberg su Williams. Alonso e Schumi ritirati. Red Bull in ottima forma e “no problem at all”, come dichiara un felice Chris Horner, team principal, a fine gara. C’è stata molta competizione dal sesto posto in giù; noia davanti e bagarre dietro, questo il fattore comune alle tre gare sin ad ora disputate.

Risultati
via | gazzetta.it

Le Ferrari purtroppo hanno pagato dazio per le qualifiche disastrose, a causa di un errore di valutazione a cui non siamo nuovi dal dopo Todt. In breve è successo: la giornata di sabato è piovuto e nel primo turno di qualifica, spinti dalle previsioni meteo che davano il calare della pioggia, le Ferrari – ma soprattutto Alonso – hanno aspettato troppo tempo ai box. La pioggia invece si è intensificata, compromettendo le qualifiche – e risultato in gara. Difatti i ferraristi hanno avuto grosse difficoltà nel rimontare e Massa ha concluso soltanto settimo, soffrendo per lunghi tratti chi lo precedeva. Ha avuto il merito di compiere un bel sorpasso su Button (finalmente!), verso fine gara. Per Alonso, reo-confesso della strategia disastrosa in qualifica – scelte sbagliate anche in gara: rispetto a Massa ritarda il pit stop nella speranza della pioggia, ma nemmeno una goccia; sprofonda in nona posizione rimanendo dietro a Button. Nel tentativo estremo di superarlo il motore di Alonso esala l’ultimo respiro; tuttavia per due punti persi i rimpianti non sono poi così tanti.  Il rammarico c’è per scelte scellerate in qualifica, dove davvero non capiamo un azzardo del genere, assolutamente inutile.

Se analizziamo la classifica (via gazzetta.it), possiamo apprezzare il sistema di punteggio introdotto quest’anno, che rende i ranghi molto serrati. Come testimonia la posizione di Vettel, basta una vittoria per rientrare in corsa al mondiale.  Sarà un mondiale dove conta anche andare continuamente a punti tra i primi cinque, come testimoniano le posizioni di Rosberg e di Kubica, l’outsider di questo primo scorcio di mondiale.  Una buona gara si costruisce dalla posizione in qualifica e questo in Ferrari lo sanno bene, perché gli errori si pagano davvero caro. Anche in questo circuito la Ferrari poteva piazzare i due piloti tra i primi, ma sono mancati i nervi saldi per gestire situazioni mutevoli e la Red Bull, questa volta, è stata lei ad approfittare delle debolezze degli avversari.