Addio ad Apertura e Clausura: peccato

In Argentina si sta per arrivare ad una svolta storica per il calcio del paese che ha dato i natali a Diego Armando Maradona, colui che dello sport più seguito del mondo è stato il miglior interprete mai esistito. Dopo quasi mezzo secolo l’Afa (non la calura che a breve ci attanaglierà, ma la Federazione Argentina) ha deciso di ritornare alla formula europea del “torneo lungo”, abbandonando il doppio campionato in una stagione. Per chi non lo sapesse in pratica in Argentina fino a quest’anno si giocavano due campionati, il Torneo di Apertura ed il Torneo di Clausura.

La formula è esattamente la stessa della nostra Serie A, solo che alla fine di quello che da noi sarebbe il girone di andata chi è in testa alla classifica è campione nazionale. C’è poi la fase di mercato, la nuova preparazione e si riparte, con il calendario che rimane uguale (ovviamente si gioca poi a campi invertiti) e così via. Poi dopo il Clausura cambiava il calendario. Si può discutere su questa formula, ma onestamente sembra corretta. Abbiamo spiegato in passato della follia di assegnare un titolo del genere tramite playoff, ma la formula del tutti contro tutti all’italiana è sempre stata la più giusta. Qual’è era il grande vantaggio di tutto ciò? Semplice, la costante alternanza del campione nazionale. Tanto per fare un esempio negli ultimi otto campionati ci sono state otto squadre diverse campioni.

Alcune squadre poi hanno trovato vittorie storiche, come il San Lorenzo del Clausura 2007, oppure il Lanus, che subito dopo ha vinto il primo e finora unico titolo della sua storia. Non si possono però dimenticare i successi del Banfield (anche in questo caso primo titolo della storia per il “Taladro”) e quello dell’Argentinos Juniors dell’ex-giocatore del Napoli (probabilmente i tifosi azzurri si metteranno a ridere ricordandolo) Calderòn. Non mancano campioni illustri come River Plate e Boca Juniors, che poi magari nel torneo successivo arrivano penultimi (senza retrocedere però, perchè in Argentina si usa un curioso metodo che fa andare in Primera Division B le due squadre con il coefficiente punti degli ultimi tre anni più basso).

Ma perchè è più facile avere sorprese in campionati così? Magari perchè i valori alla fine vengono sempre fuori e più lungo è il campionato e più possibilità ci sono che le “big” abbiano la meglio. La preparazione è diversa e lo sprint più breve. Tanto per capirci, anche da noi qualche sorpresa ci sarebbe stata, come la Fiorentina campione nel 1998. Ma venendo a quest’anno sempre per spiegarlo meglio, la classifica sarebbe stata la seguente:

Milan 40
Lazio 34
Napoli 33
Roma 32
Juventus 31
Palermo 31
Inter 29
Udinese 27
Sampdoria 26
Bologna 24
Genoa 23
Cagliari 23
Fiorentina 23
Chievo 22
Parma 22
Catania 21
Cesena 19
Lecce 18
Brescia 15
Bari 14

Dunque sempre Milan in testa, ma Lazio seconda e soprattutto Inter settima. Ora si potrà discutere tanto se sia o meno opportuno, ma in un calcio così caldo ed appassionato come quello argentino onestamente dispiace una decisione del genere. Da un punto di vista sportivo è sicuramente la più corretta, ma quanto ci piaceva vedere Lanus, Banfield ed altri alzare un trofeo perchè in diciannove partite avevano fatto un punto più di Boca o River.

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El clásico de los clásicos

Ci sono partite che sono incandescenti, rivalità che nascono, scontri tra tifosi, litigi fra le società, scontri memorabili, imprese e vergogne. E poi c’è Boca Juniors-River Plate. Oltre tutto. Perchè non è una partita, ma è LA partita. El clásico. In questo fine settimana si sarebbe dovuta giocare, ma una pioggia torrenziale abbattutasi su Buenos Aires ha portato l’arbitro a sospendere (giustamente) l’incontro.

Ma come si è arrivati fino ad oggi? Cosa portava la questura a vietare la trasferta ai tifosi di una squadra nello stadio dell’altra come accadde nella semifinale della Libertadores del 2004? Molto prima di Maroni e del Casms! Le due squadre, anche se sembra strano, sono nate nello stesso quartiere, sui lati opposti del fiume. Davanti alla stamperia Gentile in via Almirante Brown, nel pieno centro del quartiere Boca, delle persone fondarono una squadra e le diedero il nome dopo aver letto nel porto su delle casse provenienti dall’Inghilterra la destinazione: The River Plate (El Rio del Plata). Quattro anni dopo un gruppo di immigranti genovesi (mi piace ricordare che entrambe le squadre hanno origini e storie italiane al 100%) seduti su una panchina sempre vicino al porto decisero di fondare un’altra squadra, con sentimenti diversi, ma intenti simili. Prendendo spunto dai colori di una bandiera che videro (era quella della Svezia) deciso per “azul y oro” e decisero di chiamare la squadra “Hijos de la Boca” (“Figli della Boca”), inglesizzandolo in Boca Juniors (un soprannome che resite a tuttoggi è “xeneizes“, ovvero…genovesi!). Il River Plate, squadra aristocratica, ed il Boca Juniors, i plebei, il popolino. Vicini di casa come Paperino ed Anacleto Mitraglia…in pratica non si sono mai amati (eufemismo). Quando il calcio era ancora amatoriale si affrontarono per la prima volta, ed il River si impose con ampio scarto. Per anni il Boca non riuscì a vincere. Un bel giorno, i “millonarios” (“i milionari”) decisero di spostarsi nel quartiere Palermo, la zona più in della città.

Nei primi anni 30′, quelli del professionismo, cominciarono le super-battaglie. Nel 1931 il primo titolo boquense, strappato proprio ai rivali nel finale. Il River spese una fortuna per porvi rimedio (capito ora perchè “millonarios”?) ma i successi si alternavano ed il Boca acquistava consensi. Nel 1939 la prima vittoria gialloblu in campo avverso all’Antonio Vespucio Liberti, meglio noto come Monumental, restituita dai biancorossi nel 1942 alla Bombonera. Venne un periodo duro per i “bosteros” (“netturbini”, indovinate perchè…), visto che il River aveva un saldo nettamente positivo. Poi negli anni ’60 con ll’arrivo degli stranieri il Boca cominciò ad andare alla grande. Rivalità sempre accesissime, decenni di alti e bassi per entrambe le squadre, poi la parentesi di Maradona e i fasti degli xeneizes, fino ad arrivare alle sfide poù moderne come la semifinale storica di Libertadores o gli scontri del nuovo millennio. Parliamo anche di qualche personaggio, di ambo le parti. Per il Boca Maradona è fuori concorso, visto che una frase degli azul y oro a tuttoggi è “El Diego es de Boca, y està todo dicho“, ma ricorderei il brasiliano Paulo Valentim autore di dieci gol nei derby (otto al povero portiere Carrizo), Ruben Suñe, autore di un gol storico su calcio di punzione che diede la vittora ed il titolo alla squadra ed anche l’uruguayano Severino Varela, che giocava con una coppola della quale si diceva avesse messo una punta di cuoi per fare colpi di testa più potenti. Per il River Plate da citare Angel Labruna, massimo bomber della sfida con sedici gol, oppure Norberto Alonso, odiatissimo dal pubblico dell’Alberto Armando (la Bombonera), così come Carlos Morete, perchè ogni volta che segnava…il River vinceva. Chiudiamo con due momenti storici, uno per parte. 8 novembre 1942: tre giornate al termine del campionato, al River bastava un pari per vincere il titolo, ma mai aveva vinto in campo avverso. Il Boca si portò sul due a zero ma la doppietta di Pedernera fece piangere i boquenses e diede il trionfo ai millonarios. 9 diciembre 1962: lo hanno chiamato “El clásico del siglo”. Pari punti nella penultima giornata, derby. Rigore per il Boca e Valentim segna. A sei dal termine…rigore per il River. Tira Delem ma “El Tano” (“L’Italiano”) Antonio Roma para il penalty…ed il Boca è campione.

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