Cosa resterà del tg1?

Sono rimasti in pochi, ormai, gli italiani che, più per abitudine che per un reale interesse, si sintonizzano alle 20.00 su Rai 1. Sono scioccanti gli ultimi dati d’ascolto del telegiornale diretto da Augusto Minzolini, che scende al di sotto del 20% di share. Si tratta di un calo storico, giustificato da una diminuzione della qualità senza precedenti. Il tg1, ormai dominato dalla cronaca multicolore, è stato ridotto ad una vetrina in grado di offrire solo una visione parziale degli avvenimenti, deformata sovente dalle parole del direttore stesso che si perde, con cadenza regolare, in prolissi editoriali in difesa del presidente del consiglio. Memorabile è quello del 19/09/2011, dal quale si è dissociato perfino il presidente della RAI Paolo Garimberti: ”Non parla a nome della RAI”.  Nel comunicato il direttorissimo manifesta la propria contrarietà alla tesi di Pierluigi Battista, editorialista che sul Corriere della sera invita il centrodestra a considerare, alla luce delle ultime intercettazioni, un eventuale nuovo governo. Non essendo caduto all’epoca del Rubygate e delle scissioni interne della maggioranza, Minzolini proprio non capisce perché il premier dovrebbe dimettersi ora che (per una volta) non è né indagato né imputato, ma parte lesa.

Il direttore, si scaglia, in seguito, contro la stampa, contro un’opposizione considerata incapace di rappresentare una reale alternativa politica e di “varare una qualsiasi manovra in una situazione di emergenza”. Sono parole interessanti, soprattutto se pronunciate nel periodo in cui le borse bocciano il provvedimento promulgato dalla maggioranza. La palese faziosità delle affermazioni di Minzolini, però, è qualcosa a cui tutti gli spettatori si sono abituati, anzi, ciò che più ha stupito l’italiano medio è stata la scelta del giornalista di affrontare un simile argomento. Si, perché sempre più spesso, ormai, il tg1 distoglie la nostra attenzione dai problemi reali del paese con notizie della rilevanza de:”Il maggior numero di cani in grado di saltare la corda contemporaneamente”,  “La vendetta di Elisabetta Canalis” o “Il divieto di offrire al bar”, in un escalation che culmina quando, a telegiornale inoltrato, viene offerto ai (pochi) telespettatori  l’ennesimo servizio sul caso  Melania Rea, ormai privo di novità concrete ma sempre calzante.

Mentre  si concludono le indagini dell’inchiesta che vede il direttore indagato per il reato di Peculato ( reato compiuto da chi, nell’esercizio del pubblico servizio, disponendo di denaro o altra cosa mobile altrui, se ne appropria ), atto che di solito precede il rinvio a giudizio, qualcuno potrebbe chiedersi come sia possibile che, pur avendo speso ben 68 mila euro nell’arco di 13 mesi  con la carta aziendale, il direttore non sia ancora incorso in alcuna sanzione proporzionale. [Fonte: Il Fatto Quotidiano]
Ma in una Rai che perde pezzi come la Dandini, Santoro, Saviano e Ruffini e che si sgretola inesorabilmente, questa è forse l’ultima di una lunga serie di domande che andrebbero poste al direttore generale Lorenza Lei. Tutto ciò, ovviamente, a vantaggio di altre reti, che acquistano potere e credibilità. Ne è un esempio il tg7 che vince, non di rado, il confronto con il tg1. Ed è semplice intuire il perché.

Al servizio pubblico ormai c’è solo posto per i Ferrara, i Vespa e i Minzolini e per chiunque abbia parole lusinghiere da dedicare alla casta. Le domande sono acerrime nemiche della politica contemporanea e il buon giornalismo, quello meticoloso e imparziale sembra solo un lontano ricordo. Sono emblematiche in tal senso le parole di Carlo Verna, segretario Usigrai :

Augusto Minzolini è riuscito nell’impresa di far perdere autorevolezza al più importante telegiornale della storia della televisione. Grandi professionalità mortificate, un prodotto fazioso e di parte. Fino a quando il servizio pubblico potrà continuare ad abusare della pazienza dei suoi utenti? “[Fonte]

Già. E fino a quando questi resteranno in silenzio a guardare?

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Non è la Rai…

Giovedì 20 maggio 2010. Sono le ore 21 e Rai2 trasmette una delle ultime puntate di Annozero. Michele Santoro apre il programma col suo solito editoriale, lanciato in una strenua difesa del proprio diritto a lavorare liberamente, con l’auspicio di poter conoscere una Rai diversa, quella stessa del Paladozza di Bologna, quella stessa della storica serata di “Raiperunanotte”.

Su “Il fatto quotidiano” dello stesso giorno, Marco Travaglio commenta la questione riguardante la possibilità che il suo collega continui a lavorare per la Rai solo da esterno, con le parole tristi ma comprensive di uno che conosce la vicenda da vicino. “So che nessuno può lavorare per un’azienda che non lo vuole – scrive Travaglio – e non solo non gli dice grazie, ma lo prende pure a calci in culo. Santoro l’ha fatto per 4 anni, più per tigna politica che per motivi professionali, consumandosi una bella fetta di fegato e di sistema nervoso, mobbizzato ogni giorno a colpi di telefonate, minacce, proiettili, pressioni, avvertimenti, multe, ammonimenti, sabotaggi, bastoni fra le ruote, fango a mezzo stampa e tv (persino su Rai2)”.

Nel frattempo quotidiani e tg, a braccetto con un malpensante entourage politico, commentano la notizia della possibile chiusura di Annozero parlando di denaro e buonuscite, e mentre Santoro attende il temine della contrattazione per spiegare le proprie motivazioni, si diffonde l’ipotesi che le sue dimissioni siano state “comprate” da un’allettante liquidazione.

Un pubblico di affezionati alla trasmissione commenta la notizia sulla pagina Facebook di Annozero, tra biasimi, condanne e frasi d’incoraggiamento affinché non venga più chiuso il programma. Cinque milioni di telespettatori a puntata che oggi non vogliono rinunciare a uno dei pochi spazi alternativi del panorama culturale ed informativo italiano. Una trasmissione che in più di un’occasione ha dato spazio a quelle deboli voci che in quello studio hanno avuto la possibilità di gridare al Paese la propria opinione. Un elenco di puntate e di consecutive polemiche, sempre immancabili verso qualunque programma osi osteggiare i poteri forti di questa folle Italia, tra le serate dedicate alla Chiesa, ai casi di pedofilia e ai video-scandalo che nessun’altra trasmissione si è mai sognata di rendere pubblici. Tra la fortissima puntata su Gaza e le innumerevoli accuse di antisemitismo, per continuare con l’esclusiva intervista in diretta a Patrizia D’Addario, contro ogni autorizzazione e tutela da parte dei vertici Rai.

Uno dei programmi più seguiti e meno costosi dell’intero palinsesto Rai, con uno share medio di 20,34%, si ritrova oggi a dover fare i conti con l’incapacità di una rete pubblica che non riesce a distaccarsi dagli interessi partitici che siedono al tavolo del Consiglio di amministrazione. Una trasmissione che neppure la più cruda logica di mercato è riuscita a salvaguardare, perché non è sufficiente essere uno dei programmi maggiormente seguiti della tv quando il record di ascolti è garantito dagli interventi di giornalisti come Santoro, Travaglio, Ruotolo o Vauro.

Ma un’altra televisione è possibile, e la serata del 26 marzo 2010 a Bologna ce lo ha già dimostrato…

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Un'indimenticabile "Raiperunanotte"…

Una scena in bianco e nero apre la diretta. È una piazza stipata di persone definite da sfumature di grigio, esattamente come il Ventennio che evocano. Una folla di automi che inneggia un leader urlante che pensa, parla e decide per loro, per tutti loro…
La scena cambia. L’immagine prende colore e la sbiadita figura di quel passato si tinteggia delle vivaci tonalità del presente in una Piazza San Giovanni che acclama un solo uomo, beatificandolo come un martire e venerandolo come colui che indosserà le vesti del salvatore d’Italia.

Il filmato termina e le luci si accendono su un enorme Paladozza colmo di persone euforiche ed entusiaste per il valore della storica serata a cui stanno prendendo parte. Michele Santoro apre il programma con un efficace editoriale che richiama alla memoria la data del 25 marzo e l’apertura di quella che fu la prima trasmissione radiofonica libera in Italia: Radio Libera Partinico di Danilo Dolci. Gli incisivi interventi di Marco Travaglio, l’ironica genialità musicale di Elio e le Storie Tese e le sagge considerazioni di un Mario Monicelli che critica la passiva concezione di “speranza” auspicando a quella “rivoluzione” che l’Italia non ha mai avuto…

La greve e particolareggiata descrizione di un metaforico rapporto anale mandato in scena dalla satirica rappresentazione di un esilarante Daniele Luttazzi, che non manca di citare la cultura con una celebre frase del greco Aristofane: “Odiare i mascalzoni è cosa nobile, perché onora gli onesti”…

Milena Gabanelli, il racconto di un padre che le ha insegnato e trasmesso il valore della pluralità di pensiero e l’importanza della capacità di critica, e la “normalità” che dovrebbe contraddistinguere quelle scelte che oggi appaiono come eroiche. Un Riccardo Iacona che mette in risalto le differenze che intercorrono tra il significato di Politica in Italia e nei tanti altri Paesi europei dove nessun capo di Governo sarebbe uscito incolume dalla serie di scandali che hanno coinvolto il nostro Premier.
Il caso di Trani, riprodotto con disegni animati e raccontato dal testo delle scottanti intercettazioni tra Innocenzi, Masi e Berlusconi.
Le cassa integrate della “Omsa” e la voce dei troppi posti di lavoro perduti. La pazza comicità del celebre Benigni e gli informati interventi dei grandi nomi del giornalismo che hanno partecipato all’evento, da Gad Lerner a Barbara Sanna, da Norma Rangeri a Giovanni Floris

La meravigliosa interpretazione di un Crozza “mascherato” da ministro Brunetta, l’escalation di ilarità del sintetico tratto di matita della genialità di Vauro, e persino la voce del contraddittorio nello spazio riservato all’intervista di Emilio Fede.

L’orologio decreta che la mezzanotte è oramai passata e l’appuntamento con “Raiperunanotte” sta per volgere la termine. Una mano sul cuore di tutti i presenti suggella un ironico giuramento: il patto tra il diritto di espressione dei giornalisti e il diritto di informazione dei cittadini. Santoro afferra la mano di una cassaintegrata Omsa originando una catena umana di persone che corrono verso la piazza esterna al Paladozza.
Un record di connessioni alla Rete, un record di ascolti, un record di partecipazione popolare, e soprattutto un record di orgoglio, nell’idea che sia ancora possibile realizzare qualcosa di tanto eccezionale e poter affermare di averne fatto parte…

Per chi volesse guardare tutta la puntata in replica su youtube, basta partire da questo video: Raiperunanotte – Annozero – Replica integrale.

Raiperunanotte su Camminando Scalzi

50 mila persone hanno scelto di donare 2,50 euro affinché l’evento venisse realizzato…
Sono previsti oltre 50 appuntamenti pubblici tra piazze, circoli e locali in diverse città di tutte le regioni italiane, a cui si sommano i due appuntamenti esteri di Londra e La Paz (Bolivia)… La diretta sarà trasmessa dal canale inglese Skytg24 e da Current tv, il network d’informazione indipendente fondato dall’ex vicepresidente USA Al Gore, il quale si è detto orgoglioso di dare spazio all’iniziativa.

In Italia l’evento andrà in onda su Repubblica tv, Rainews24, Youdem, Tele Lombardia, Napoli Tv, Antenna Sud, Tele Studio, Quinta e Sesta Rete, Canale 6, Antenna Tre, E’T v, Rete sette, Tv centro Marche, Tele regione, Tvr Voxson e tante altre televisioni regionali e locali.
Renderanno lo stesso servizio le onde radiofoniche di Radio Popolare, Radio Città Futura, Radio Nostalgia, Radio Città Aperta e diverse altre trasmissioni collegate da ogni parte d’Italia…

L’appuntamento è con “Raiperunanotte”, questa sera dalle ore 20 alle 24, in diretta streaming su una trentina di siti web, ma soprattutto in diretta sull’immancabile Camminando Scalzi.it, come già preannunciato in un recente articolo di Griso. Apriremo una finestra sul Paladozza della Piazza Annarita di Bologna, là dove la FNSI – (Federazione Nazionale della Stampa Italiana) e l’USIGRai (Unione Sindacale Giornalisti Rai), hanno deciso di organizzare un incontro per la difesa della libertà di stampa e d’informazione.

Uno “sciopero bianco” contro la censura imposta dalla recente norma sulla par condicio e il suo divieto di mandare in onda dibattiti e approfondimenti politici per l’intero mese “pre-elettorale”: esattamente durante quei 30 giorni in cui i cittadini avrebbero maggiore bisogno di informarsi per fare una scelta politica ponderata e consapevole.

Una manifestazione diretta da Michele Santoro con la collaborazione dell’intera “squadra” di Annozero e la partecipazione di svariati ospiti dal mondo del giornalismo e dello spettacolo.
Marco Travaglio, Vauro, Daniele Luttazzi, Roberto Benigni, Elio e le Storie Tese, Milena Gabanelli, Sabina Guzzanti, Riccardo Iacona, Teresa De Sio, Gillo Dorfles, Antonio Cornacchione, Emilio Fede, Giovanni Floris, Giulia Innocenzi, Gad Lerner, Antonello Venditti, Barbara Serra, Mario Monicelli, Morgan, Nicola Piovani, Norma Rangeri, Filippo Rossi, e il Trio Medusa. Diversi nomi per differenti personalità, in cui ciascuno avrà l’opportunità di dare il proprio soggettivo contributo a questa iniziativa eccezionalmente unica nel suo genere.

Per promuovere l’evento Roberto Benigni ha preparato un ironico spot pubblicitario che già preannuncia il sarcasmo del suo intervento nella diretta del Paladozza di Bologna…
In Piazza Annarita ci sarà un Giovanni Floris temprato dalla sospensione di Ballarò e dall’ideazione di “Giro D’Italia”, il programma d’approfondimento che sfrutta la libertà della Rete per informare senza i limitanti vincoli della TV. Daniele Luttazzi tornerà sul piccolo schermo dopo un lungo periodo di assenza, accompagnato dalla cinica irriverenza che lo contraddistingue.

Andranno in onda tutti assieme, sostenuti dalle migliaia di persone che sceglieranno di seguire l’iniziativa e dare forza a questo grido di protesta collettiva… “Andremo in onda per riaccendere la libertà d’informazione che è stata spenta – afferma Santoro. – Andremo in onda per rompere il silenzio”, e Camminando Scalzi sarà lì con loro!

www.raiperunanotte.it

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Meridiano Zero – Mia nonna decide le sorti dell'Italia

Ieri ero da mia nonna. Con mia nonna non ho un buon rapporto, anzi, è uno di quei rapporti basati sull’ipocrisia e le frecciatine mai abbastanza velate, di quelli che può avere una suocera con una nuora, non la nonna col nipote più grande. Fatto sta che ero da lei per mantenere ben saldo il velo di ipocrisia che tutto ammanta, e lei se ne stava lì a parlarmi a guardarmi con i suoi occhi infossati e non so come, ha iniziato a parlare di Berlusconi.

Ho sempre saputo che mia nonna fosse destroide, ma è stata venti minuti buoni a difendere Berlusconi, il povero Berlusconi, quello colpito perseguitato malmenato squarciato affondato vessato oppresso tormentato dalla sinistra infame. Quello preso di mira dai giudici rossi, quello invidiato per i suoi successi, quello che lotta per noi, al nostro fianco, che non ha paura di metterci la faccia e di sporcarsi le mani. Quello che ha ricostruito L’Aquila, quello che ha aiutato Messina, quello che ha reso grande l’Italia.

Quindi, gentile Dottor Masi, non è corretto dire “neanche in Zimbabwe“, perché secondo la Freedom House (http://goo.gl/Y2bg), l’Italia si piazza 73esima, ben 100 posizioni al di sopra dello Zimbabwe. Avrebbe potuto dire “neanche in Bulgaria”, o “neanche in India”, ecco, sarebbe stato più giusto e gli interlocutori – magistrati, spioni e noi tutti compresi – avremmo capito subito a cosa si stava riferendo. Il problema vero non sono io, non è la mia generazione, quella che è abituata a sgassare con il mouse invece che con la Lambretta, che si sa informare, che sa ascoltare più campane e giungere ad una verità che non è assoluta, ma per lo meno si avvicina ad una oggettività apprezzabile. Il problema è mia nonna e la sua generazione, con la manifesta passività all’informazione; perché in fondo mia nonna è rimasta a Radio Londra ascoltata nel sotto scala, quando la voce parlante era un po’ come l’arcangelo Gabriele per Maria, quando ambasciatore e quando boia a dar notizie a rinsaldare speranze ad asciugar lacrime.

E a mia nonna quello che le metti davanti è quello a cui crede: i Travaglio e i Luttazzi sono solo fumo negli occhi, sono comunisti perseguitatori e basta, proprio come dice Berlusconi. Ed è giusto che abbiano chiuso i talk show, perché tanto era solo un processo mediatico continuo ed immorale contro il Presidente del Consiglio, proprio come dice Berlusconi.

Si crea quindi un’avaria informatica; mentre si imbavagliano i giornalisti di sinistra, mentre si chiudono i talk show, mentre da Trani vengono fuori intercettazioni che legittime o meno fotografano bene la realtà istituzionale che amministra l’informazione, e che quindi dovrebbero quantomeno aprire gli occhi su chi ci governa, mia nonna è ancora lì, radicata nella congiura di sinistra, agitando i pugni al cielo contro l’ingiustizia che affligge Berlusconi.

Rimane da chiedersi quante “mia nonna” ci siano in Italia.

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L’interlocutore … legorroico

[stextbox id=”custom” big=”true”]Vincenzo Pascuzzi, ex docente precario, ci ha inviato questa “nota semi-seria” in relazione ai dibattiti politici in tv. A fine articolo trovate l’estratto della trasmissione Annozero del 7 gennaio scorso[/stextbox]

La precaria siciliana Barbara Avola che ha messo ko Castelli ad Annozero.

Forse può essere di qualche utilità introdurre un neologismo: l’aggettivo “legorroico”. Chiaramente è un ibrido ottenuto mediante incrocio fra l’esistente logorroico e il sostantivo Lega (quella di Bossi e della c.d. Padania).

Descriviamone il significato con un esempio unendo l’aggettivo ad un sostantivo. Chi è l’interlocutore legorroico? Appartiene di preferenza alla Lega, ma può appartenere anche agli altri partiti che compongono l’attuale governo.
L’interlocutore legorroico si rivela quando partecipa a dibattiti in tv e si riconosce facilmente dai comportamenti che manifesta nei confronti degli interlocutori che non la pensano come lui, in pratica i suoi avversari politici. Non appena un suo interlocutore parla e comincia ad esporre il proprio punto di vista, il legorroico comincia ad usare abbondantemente il linguaggio non-verbale del corpo, usa in particolare la faccia e il capo -ma anche le mani e le braccia-  per dissentire fortemente poi, appena può, interviene verbalmente e interrompe continuamente, a raffica,  facendo perdere il filo a chi sta parlando, deviando il discorso e polarizzando, in questo modo, l’attenzione su di sé. Inoltre urla o alza la voce senza che sia necessario, si sovrappone, aggredisce con domande non attinenti, a volte insiste petulante e sfacciato per pretendere una risposta (mi risponda, mi risponda!).

Insomma, più che all’interlocutore che ha di fronte, si rivolge direttamente e astutamente  al telespettatore medio (precisamente a quello identificato con le caratteristiche di un ragazzo di 11-12 anni), usa una mimica appropriata,  frasi ed espressioni  verbali molto semplici, non importa se false e rozze, l’importante è che siano facili da “capire” e ricordare. Fa un po’ uno spot pubblicitario per sé stesso e per la sua parte politica. È quasi inutile rimarcare l’infimo livello culturale di certe pubblicità delle tv che però, se vengono trasmesse , devono pur risultare efficaci!

Mi sono convinto che l’interlocutore legorroico, per comportarsi come si comporta,  debba aver prima seguito un corso apposito , un training intensivo ed efficace, sicuramente con esercitazioni pratiche e magari anche simulazioni specifiche immediatamente prima del confronto in tv. Ci deve essere una scuola segreta che provvede con docenti e anche controfigure per allenarsi.

Queste considerazioni, dapprima latenti e vaghe, hanno cominciato a assumere concretezza e forma dopo il confronto tra il viceministro leghista Roberto Castelli e la precaria siciliana Barbara Avola. Era la puntata del  7 gennaio 2010 di Annozero e Barbara Avola, determinata e implacabile, ha però annullato il povero e legorroico Castelli.

Obbiettivo Annozero.

Ormai in Italia si va avanti così, a minacce. Non si fa in tempo a festeggiare la nascita di un quotidiano libero, che ci ritroviamo subito sommersi da nuove polemiche.

Marco Travaglio, "ospite" ad Annozero
Marco Travaglio, "ospite" ad Annozero

Dopo la prima puntata di Annozero, di Michele Santoro, nonostante Travaglio sia stato “ospite” (cioè, il suo contratto non è stato regolarizzato), nonostante l’imbarazzante conferenza stampa di presentazione del programma, dove il direttore di rete Liofredi dice di non condividere la trasmissione (dove si è mai visto?), le polemiche non si sono fermate. Annozero va in onda, con Travaglio, con una interessantissima puntata sulla libertà di stampa e sul caso escort (ancora additato come semplicissimo Gossip dalla maggioranza), fa ascolti enormi (secondi solo alla “bellissima” fiction Don Matteo, quella sera)  eppure…

Eppure il giorno dopo Scajola dichiara: “E’ ora di finirla. Quella di ieri è l’ennesima puntata di una campagna mediatica basata sui pruriti, sulla spazzatura, sulla vergogna, sull’infamia, sulle porcherie” ed aggiunge, come se non bastasse, “Convocherò i vertici della Rai per verificare se trasmissioni come Annozero rispettino l’impegno, assunto dalla Rai nel contratto di servizio, a garantire un’informazione completa e imparziale” (via | Repubblica.it). Ora, bisognerebbe spiegare a questi signori che la Rai radiotelevisione italiana non è una “Televisione di Stato“. Non decide il governo cosa può andare in onda e cosa non può andarci, siamo decisamente stanchi di editti bulgari. Siamo arrivati alla minaccia, a quel “convocare i vertici Rai”. Ma per fare cosa? La Rai appartiene agli abbonati italiani, la Rai appartiene ai cittadini, non è l’organo di stampa del governo, ce lo vogliamo mettere in testa una volta per tutte? Eppure le polemiche non si placano, Schifani oggi tenta di minimizzare, parlando ancora di gossip riguardo al caso escort, e viene annunciata addirittura un’istruttoria sul programma dal viceministro delle Comunicazioni.

Claudio Scajola, Ministro dello Sviluppo economico
Claudio Scajola, Ministro dello Sviluppo economico

L’opposizione, dal canto suo, si comporta come al solito, si indigna, si smuove, alza la manina per parlare e poi finisce tutto là. Giusto D’Alema si spinge un po’ oltre etichettando con un terribiledel tutto inopportuno” la dichiarazione di Scajola. Gentiloni concluderà poi: “Il governo non ha alcun potere di istruttoria su singoli programmi della Rai. In quindici anni di vigenza dei contratti di servizio non si è mai visto un intervento del genere. Si tratta di un abuso di potere e di un’invasione delle competenze di Agcom e commissione di Vigilanza ribadite proprio dall’articolo 39 del contratto di servizio.”

Ma spostiamo un attimo la discussione. Questi sono i fatti, sono gli avvenimenti. Sono sotto gli occhi di tutti i cittadini, di qualunque fede politica.

Possibile che nessuno riesca veramente ad indignarsi? Questo è un attacco continuo alla libertà di informazione, non si ferma mai un giorno, è una costanta. Tutto comincio con l’ormai -purtroppo- famoso editto bulgaro, dove un mostro sacro del giornalismo italiano fu semplicemente messo alla porta. Motivo? Dava fastidio, diceva le cose come stavano, e dava quindi fastidio. E poi via Luttazzi (che si macchiò della terribile intervista di Marco Travaglio, entrambe le cause furono vinte tra l’altro), via Santoro (una prima volta, anche lui vinse la causa). E si è continuato anno per anno. Dapprima le querele ad ogni starnuto fatto dai giornali che seguivano la linea dell’opposizione, poi l’anomalia tutta italiana di querelare le DOMANDE di un giornale (la Repubblica ndr). Non importa in questo momento di che “fede” siate, chiedetevelo sinceramente: in una democrazia che prevedere in uno dei suoi articoli la totale libertà di stampa e informazione, secondo voi è normale che delle domande (a cui si può rispondere e negare, tuttalpiù), siano oggetto di querela per calunnia e diffamazione? E i suddetti signori non si fermano davanti a niente, continuando con questa continua “minaccia”, spesso seguita dai fatti, altre volte rimangono solo parole. ù

Ma sono parole pesanti. Sono parole che rappresentanti del governo non dovrebbero poter dire così con leggerezza. E’ una minaccia bell’e buona. Inutile stare tanto a girarci intorno. Si sta cercando in tutti i modi di controllare e normalizzare l’informazione. E questo lo sapete in che paesi capita? Non so, fatevi un po’ un giro, chiedetevi ad esempio in Cina come sono messi. E fate 2+2. Fatelo però, fatelo per davvero.

Concludo con la dichiarazione di oggi di Marco Travaglio, che più di mille parole spiega la totale anomalia di una situazione simile:

“Quello che è successo ieri è più grave dell’editto bulgaro è una dichiarazione illegale ed eversiva che pretende di istituzionalizzare il controllo del governo sulla televisione“.