Il potere della televisione.

Negli ultimi due mesi in Italia non si è fatto altro che parlare dell’ultimo caso di cronaca che ha tenuto con il fiato sospeso l’Italia. La povera Sarah Scazzi, trucidata poco più che adolescente, pare con una violenza inaudita, ha tenuto banco in tutte le trasmissioni di approfondimento televisive (non tutte, diciamo la stragrande maggioranza).

Partendo da questo avvenimento (di cui, per rispetto, vorrei parlare poco), c’è da rimanere ancora una volta sbalorditi di fronte al terribile potere mediatico che ha la televisione sulle persone, sulla gente. Proprio l’altro ieri si leggeva di “turismo del macabro”, flottiglie di persone che si muovevano da un luogo all’altro della ormai tristemente nota Avetrana, un pellegrinaggio dell’orrido in cui le persone, spinte da una morbosa curiosità, andavano a visitare i luoghi in cui si è consumato il terribile delitto.

Si è completamente perso il contatto con la realtà. Dalla rivelazione dell’assassino alla povera madre sparata in faccia alla gente in prima serata, in diretta a Chi l’ha visto, fino all’ennesimo e, sinceramente, patetico plastico con tanto di modellini di automobili, immancabile a Porta a porta. Sì, stentate pure a crederci, ma anche questa volta a Porta a porta hanno tirato su il plastico per raccontarci nei minimi dettagli cosa è accaduto sul luogo del delitto. Il passaggio è semplice. Da un lato la TV che bombarda dalla mattina alla sera (è stato praticamente impossibile trovare un momento in cui almeno una trasmissione non parlasse del delitto), dall’altro la curiosità ultra-morbosa del pubblico, abituato ai Grandi Fratelli, che vuole sapere tutto, che si interroga, che si incuriosisce, come fosse l’ennesima puntata del serial televisivo preferito. E alla fine giudica, fa i suoi processi, decide chi deve essere il colpevole, chi deve stare in galera e marcire, chi invece deve essere libero, tanto abituato a decidere chi esce alle nomination con il televoto, forse il popolo sarebbe pronto anche a decidere così chi va in galera e chi resta fuori. Il contatto con la realtà si rompe, la fiction entra prepotentemente nel mondo reale, i confini tra le due si confondono, non si capisce più cosa è vero, cosa è drammatico e reale, e cosa è falso, finzione, romanzo.

Il surreale plastico di Porta a Porta

Ma è solo colpa di un popolino gretto, basso, morboso? O c’è qualcosa di più? E se invece fosse proprio l’enorme potere mediatico della televisione (e dei media in generale) a indirizzare le persone verso un determinato “modus pensandi”, nella finzione tanto quanto nella realtà? Sarebbe davvero così difficile presentare le notizie di cronaca in una maniera fredda, distaccata, senza musiche tristi di sottofondo, senza le inutili trasmissioni di approfondimento che durano interi pomeriggi (perché si sa, la casalinga mentre fa i lavori domestici guarda la TV) su Canale 5, con ospiti esperti discutibili che sezionano e impacchettano la verità e la rivendono ai migliori offerenti (gli spettatori), così tanto affamati di orrore?

La verità è un’altra a mio parere. La verità risiede nel fatto che la televisione è uno strumento (sì, strumento) pericolosissimo, dal potere enorme, che, come il terrore dei ’50, quando era vista come “lavaggio del cervello”, bombarda, orienta, sposta le idee delle persone comuni. Le fa concentrare su altro, indirizza l’informazione in un’unica direzione, tiene la gente lontano da altri problemi.

E in un paese come il nostro, dove il 100% delle televisioni è in mano ad una sola persona, questo dovrebbe far rabbrividire. Ben più del terribile delitto di Sarah Scazzi.

Fatevi un piacere, spegnete la TV per una settimana, e riaccendetela una settimana dopo: improvvisamente vi sembrerà tutto dannatamente finto e artefatto, un’enorme presa in giro.

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Meridiano Zero – Il popolo dei pecoroni

Il popolo dei pecoroni,  è così che ci devono vedere quelli dei “piani alti”. Il popolo, esattamente come duemila anni fa al tempo dei gladiatori, che vuole e si nutre di spettacolo, di sangue, di dettagli. Duemila anni fa attorno all’arena e agli spettacoli che lì si tenevano si decideva la popolarità di un imperatore.

11 milioni per lo spettacolo di Ivan martedì sera, roba che la Nazionale normalmente se la sogna; e poi gli innumerevoli spettacoli di approfondimento dedicati alla triste vicenda di Sarah, dei suoi account su Facebook e degli sms che mandava e via discorrendo.

E chi comanda, ovviamente, si adegua, visto che più  cruento è il linciaggio e più favori incontra. Castrazione chimica per i pedofili, urla Calderoli, pistole ai tassisti risponde Salvini, bombe sui bombardieri fa eco La Russa (sempre scenico).

E un po’ si fa finta di dimenticare che la castrazione chimica, pur impedendo ai pedofili di avere erezioni, non gli impedisce di pensare come pedofili, nè tantomeno di agire come tali. I tassisti, avessero pistole e le usassero, sarebbero tacciati di violenza gratuita, al primo colpo sparato contro un cliente facinoroso. E vorrei vedere il bombardiere che mentre il terrorista imbraccia un bazooka contro un nostro mezzo blindato, decolla, raggiunge la quota stabilita, arma le bombe, le sgancia e salva i soldati in pericolo. E anche se le bombe fossero sugli elicotteri che proteggono dall’alto i mezzi blindati per le strade Irachene, vorrei capire di quali bombe sta parlando il ministro La Russa, visto che bombe in grado di identificare le mine piazzate lungo le strade non ne esistono.

Ci importa una beatissima, tra l’altro, che “gli altri le bombe ce le hanno”, visto che l’articolo 11, seppur applicato come ci pare e aggirato da sofismi letterari che evitano di dire “guerra” ma piuttosto “regole di ingaggio”, comunque sta lì a dire che l’Italia, la guerra, anche chiamata come preferiscono quelli dei piani alti, la ripudia.

Il PD riesce a spaccarsi anche in questa occasione: chi si ricorda di essere di sinistra e si oppone, chi se lo dimentica e avalla, c’è chi come Bersani mantiene salda la linea del PD seguita fin’ora: non si oppone e non avalla, semplicemente non si sbilancia.

E tutti i pecoroni a seguire, a destra e a manca, senza soluzione di continuità.

Usciamo dal gregge. È ora.