Il Papero dai muscoli di stoffa

Voi cedereste un giocatore che in pratica segna una partita si e una no? Naturalmente in genere no, ma nel caso di Pato la cosa sembra non essere così sicura. Alexandre Rodrigues da Silva è conosciuto da tutti col nome della città dov’è nato, ovvero Pato Branco (in teoria dunque il papero non c’entra niente, ma vallo a spiegare a chi ama i soprannomi senza informarsi sul loro perchè), nel 1989. Tutta la sua trafila delle giovanili la vive con l’Internacional de Porto Alegre, ma si capisce praticamente subito che la sua permanenza in territorio carioca sarà di breve durata. Anche un mito brasiliano come Falcao esalta subito le sue doti, dichiarando che è pronto per i campionati europei. Ad avere l’occhio più vigile sono gli osservatori del Milan, che alla tenera età di diciassette anni lo acquistano per una cifra pari a ventidue milioni di euro, scatenando l’indignazione di qualcuno. Tra l’altro accade anche qualcosa di inusuale: a causa delle norme FIFA che impediscono i trasferimenti internazionali di minorenni, il team rossonero ha dovuto aspettare la riapertura invernale del mercato per tesserarlo ufficialmente. Infatti, fino al 3 gennaio 2008, ha potuto disputare con i rossoneri solo partite amichevoli. L’esordio avviene con il Napoli e giusto per zittire chi non credeva alla sua favola…segna immediatamente. A fine anno saranno nove reti in diciotto presenze.

Gli anni successivi continua a bucare reti in maniera impressionante, ma le sue presenze in campionato sono quasi pari alle assenze. Questo perchè il ragazzo si infortuna con una costanza disarmante. Muscoli fragili come stoffa che lo tradiscono continuamente e mettono a repentaglio il suo posto in squadra. Come fa a mantenerlo? Semplice. Ogni volta che gioca in quanto sano compie prodigi straordinari.

Chi non ricorda la meravigliosa doppietta messa a segno al “Santiago Bernabeu” contro il mirabolante Real Madrid nella vittoria per 3-2 del “diavolo”?

httpv://www.youtube.com/watch?v=IIfYFCZRk8s

Sono le cifre però a parlare per lui, con la media che è superiore ad un gol ogni due partite (nessuno in Italia riesce a tenere il suo passo). Il suo andirivieni con l’infermeria diventa una costante, tanto che i tifosi quasi non si stupiscono più. Attenendoci solo a quest’anno: segna un gol straordinario in trasferta contro la squadra più forte al mondo e nove giorni dopo si procura una distrazione muscolare al bicipite della coscia destra, porta il Milan ai quarti di finale di Coppa Italia con un gol nei supplementari contro il Novara ed esce a fine partita indolenzito (sembra una sciocchezza, in realtà vorrà dire un altro mese fuori).

Tutto qui? No. Incredibilmente c’è anche il lato tecnico. Da due anni a questa parte la incontrastata stella del Milan è lo svedese Zlatan Ibrahimovic, che per rendere al meglio ha bisogno di giocare di fianco ad una seconda punta, mentre Pato si è adattato a fare la prima. Si dice che non possano coesistere (Pato effettivamente rende al meglio quando Ibra non c’è, ma solo perchè diventa lui il principale terminale offensivo) e l’allenatore rossonero Allegri comincia a tenerlo fuori preferendogli Robinho e Cassano. Quindi a cosa si arriva? Si arriva all’idea di cedere Pato. Perchè? Per prendere Carlos Tevez, argentino talentuoso ma bizzoso e incostante del Manchester City. L’accordo, anzi, gli accordi ci sono, anche perchè il nuovo tecnico della squadra che dovrebbe comprare Pato (il Paris Saint-Germain) è Carlo Ancelotti, che lo stima tantissimo. Alla fine però salta tutto. Già, perchè c’è anche un lato sentimentale. Pato ha una vita amorosa fin troppo movimentata per un ragazzo della sua età. A vent’anni si sposa con l’attrice Stefhany Brito, a ventuno è già divorziato, a ventidue si fidanza con Barbara Berlusconi, figlia del presidente rossonero (e padrone di tante altre cose, ma non è qui che ne parleremo). Proprio il numero uno milanista sembra porre il veto alla sua cessione, scontentando chi voleva Tevez, chi non voleva Pato (Allegri?) e chi invece lo voleva (Ancelotti). La cosa più particolare però è l’incredibile spaccatura che si è creata nel popolo rossonero quando si era ventilata la cessione del numero sette. C’era chi era a favore e chi invece considerava il tutto una follia.

Citando Marzullo la domanda nasce spontanea: un giocatore che segna tantissimo, che sembra non rientrare nei piani del tecnico, che si infortuna spesso, che ha solo ventidue anni….è meglio cederlo o tenerlo stretto???

Mai più Silvio Berlusconi

Ieri era uno degli hashtag -in breve, le parole chiave degli argomenti “caldi” del momento- più seguiti su Twitter è stato #maipiù, insieme a tanti altri che hanno costellato tutta la lunga giornata di sabato. Dopo diciassette anni e spiccioli, Silvio Berlusconi si è dimesso.
Durante tutta l’infinita serata di ieri, in attesa della dichiarazione che ponesse fine a tutto, si sono susseguite manifestazioni di giubilo in tutte le piazze antistanti gli edifici della nostra Repubblica. Bottiglie di spumante, hallelujah, una generale aria di “liberazione”, un lungo sospiro di sollievo tirato dalle tantissime persone che dopo diciassette anni non ne potevano veramente più.

Non ci sono riuscite le opposizioni (che, a dire il vero, hanno spesso fatto i suoi comodi), non ci sono riuscite le megamanifestazioni popolari, non c’è riuscito Fini con la sua “scissione”, non c’è riuscita una maggioranza risicata salvata dal più squallido dei mercati del trasformismo politico. Sono servite il crollo dell’economia mondiale ed europea, la mancanza di fiducia del mondo della finanza nei confronti del nostro Paese, le “imposizioni” della Comunità Europea. E dopo l’ennesima settimana di stallo, Silvio ha finalmente (e giustamente) rassegnato queste benedette dimissioni.

Un’epoca della Repubblica italiana (una brutta epoca, permettetemi) si chiude così; dopo nipoti di Mubarak, bunga bunga, corna agli incontri istituzionali, “culone inchiavabili”, smentite e controsmentite, cacciate dei personaggi scomodi dalle TV nazionali, alla fine tutto questo teatrino si è infranto contro la macchina della crisi e del denaro. Ci rimane un Paese in enorme difficoltà, un cumulo di macerie su cui dover ricostruire il nostro futuro, la nostra reputazione, la nostra credibilità internazionale. Adesso toccherà al tecnico Mario Monti sistemare (o almeno provarci) la situazione, così è stato deciso dalle forze politiche. Un governo auspicabilmente “tecnico” che vada a mettere in atto le misure che possano tirarci fuori da questa situazione di enorme difficoltà. Osserveremo con attenzione il suo operato. Monti è un uomo delle banche, è un finanziere, e la paura che si sia finiti dalla padella alla brace è tanta. Certo, fare peggio di quanto s’è fatto finora è difficile, ma diciassette anni di Silvio Berlusconi ci hanno insegnato che al peggio, da noi, non c’è mai fine. Stiamo attenti!

L’opposizione reagisce gioiosa, Bersani arriva addirittura a dire che è merito suo e del PD se Berlusconi si è dimesso, continuando in quella strada “saltocarrista” intrapresa ai tempi del referendum e delle elezioni amministrative scorse. Qualcuno dovrebbe spiegargli che è anche grazie al centro-sinistra, a quella famosa legge sul conflitto di interessi (di cui nessuno parla più, lasciata a marcire in un passato lontano) che avrebbe potuto evitare tutto questo, se Silvio è rimasto al governo tanto a lungo. Stendiamo un velo pietoso.

Mi hanno colpito anche le reazioni degli irriducibili pessimisti di Sinistra, che non hanno perso tempo a urlare che ora sarà peggio di prima, che Monti è un guaio, che bisognava ricorrere alle elezioni subito (come dice anche la Lega); continuo a chiedermi quanto possano giovare, in un momento simile, due mesi di campagna elettorale con i nostri politici, con la nostra legge elettorale ecc ecc. Non abbiamo bisogno di altra immobilità. Per una volta, pessimisti di Sinistra, provate a rilassarvi e a gioire della fine di un’epoca buia, di un taglio con il passato.

L’altra categoria che in questi giorni invece sembra assolutamente scomparsa sono i militanti del PDL, i Berluscones. Ragazzi, parliamoci chiaro, il signor Silvio Berlusconi non è stato al governo per diciassette anni per magia, ma perché qualcuno (la maggioranza degli italiani) l’ha votato. Oggi i berlusconiani sembrano scomparsi, approfittano della caduta dell’Imperatore Maximo per rifarsi una reputazione, un “chi io? Mai votato Silvio”. Ad esempio mi ha fatto specie assistere a miei amici e amiche, un tempo berlusconiani convinti, festeggiare sui social network e nelle piazze la caduta di questo governo. Gente che sin dalla prima ora ha votato questo baraccone che si è trascinato (e ci ha trascinato nel baratro) in questi diciassette anni, oggi fa finta di niente, fischietta sul cadavere del suo stesso Imperatore. Questo mi spinge a riflettere molto sulla cultura dell’italiano medio (senza generalizzare troppo), ma forse sono stato sfortunato io ad avere tanti ex-berlusconiani convinti intorno. Chi lo sa. Fatto sta che io e tanti altri non vogliamo che si mischino a noi, oggi. Puntualizziamolo.

E adesso? Adesso si vedrà, abbiamo poco tempo come Paese per sistemare le cose, abbiamo poco tempo per rimboccarci le maniche e uscire da questa stramaledetta “crisi”, una parola che sentiamo ogni giorno, e che sinceramente non vorremmo ascoltare più.

Resta da dimenticare il più in fretta possibile (anche se le cicatrici le porteremo per sempre) quest’uomo che inseguendo i suoi interessi ha fatto così poco per l’Italia e così tanto per sé stesso. Mi auguro che riusciremo a parlarne sempre meno (o a non parlarne proprio) in futuro.

Mai più Silvio Berlusconi. In tutti i sensi.

Ballottaggi: il vento è cambiato

I risultati di questa seconda tornata elettorale, così importante e così sentita, sono ormai noti a tutti: Pisapia è il nuovo sindaco di Milano, De Magistris ha trionfato a Napoli.

Una sconfitta su tutti i fronti per il nostro Premier Silvio Berlusconi, che si aveva messo la sua faccia su queste elezioni, che si era giocato tutto, e che oggi si ritrova con una sconfitta totale. Primo fra tutti ovviamente Milano, il suo bastione, la sua fortezza. Il primo soffio di questo vento di cambiamento proviene dalla città che ha dato la fortuna a Berlusconi, la sua roccaforte. È da lì che due settimane fa si è innescato il meccanismo, che qualcosa nell’oliato e funzionale centrodestra ha cominciato ad incepparsi. A poco sono serviti gli attacchi diretti, l’alzare i toni, l’utilizzare un modo di fare politica che ha palesemente stancato gli italiani. Ed è da lì che parte quel vento che porta l’immenso cambiamento in tutto il Paese. Sta cominciando adesso, sta accadendo oggi, e noi siamo qui, tutti testimoni.

Napoli è una sorpresa ancora più grande da un certo punto di vista. Considerato il risultato alle regionali (dove il centrodestra vinse), pochi speravano veramente che ci potesse essere una vittoria del centrosinistra, soprattutto viste le immense difficoltà in cui versa la città da anni, probabilmente in parte anche per una cattiva gestione dei vari Bassolino – Iervolino. Ma il vento napoletano questa volta è armato da una voglia di libertà, di assoluto cambiamento e, soprattutto, di legalità. La speranza è immensa, ed è insita proprio in questo. Non sono servite a niente le promesse di condoni (vediamo se ora verranno comunque mantenute, io scommetterei il contrario) o di tasse sui rifiuti momentaneamente congelate. Di fronte ad una campagna che puntava su una legalità quantomeno latente, Napoli ha scelto un ex magistrato, un uomo dell’Italia dei Valori, e gli ha dato il 65% di preferenze. Una vittoria strabordante. Napoli ha voglia di cambiamento, i napoletani si sono stancati delle promesse mai mantenute, si sono stancati di essere considerati un problema dell’Italia.

Oggi i napoletani e i milanesi (in questo curioso connubio sancitosi dietro il vento del cambiamento) hanno detto all’Italia che si può cambiare, che la speranza non deve andare mai perduta, che le cose vanno male, e i cittadini hanno bisogno di altro. Oggi finisce un’epoca, il famoso “tappo” più volte citato da Paolo Mieli è saltato definitivamente, adesso è soltanto una questione di tempo.

Tante responsabilità nelle mani di Pisapia, forse ancora di più in quelle di De Magistris. Adesso tocca a loro, i cittadini il loro dovere lo hanno fatto, hanno urlato a piena voce che un’altra Italia è possibile, auspicata, desiderata. Oggi ricomincia tutto.

Chiudiamo questo breve editoriale riportando una dichiarazione di Marco Travaglio che ci è piaciuta molto: ‎“Nel momento della prova suprema, il nostro pensiero va a Silvio. A furia di evocare il cadavere del comunismo, ha finalmente portato un comunista a sindaco della sua città. A furia di chiedere un voto contro i magistrati, è riuscito a far eleggere un magistrato a sindaco di Napoli. Grazie Silvio, avanti così.”

Forse gli italiani non sono tutti deficienti, forse chi vota a sinistra non è così tanto un coglione o un pazzo, come più spesso detto nei giorni scorsi. Forse la gente ha la voglia concreta di un cambiamento. Pensaci Silvio.

Il vento del cambiamento ha cominciato a soffiare anche in Italia. E questo, a prescindere dalle libere idee di ognuno, è sempre un bene.

L’invincibile B.

Parlare di politica in questi giorni tumultuosi è veramente difficile. L’ennesima vicenda giudiziaria che ha colpito il nostro Imperatore Maximo la fa da padrone su tutti gli organi di stampa. Non si sente parlare d’altro: Ruby, Nicole Minetti, il giro di squillo, le notti bunga bunga

Un’atmosfera desolante, in un momento in cui il Paese ha tantissimi problemi, problemi di non facile soluzione, mentre tutta l’attenzione si sposta sull’ennesimo vizietto politico, sull’ennesima vicenda degradante che coinvolge il Presidente del Consiglio. Siamo stanchi. Siamo stanchi di vederci rappresentati da una persona che ha degli evidenti problemi a rapportarsi con le donne (per dirla politically correct), che viene coinvolto in uno scandalo che in qualsiasi altro paese occidentale avrebbe portato alle immediate dimissioni di chiunque, dal sottosegretario al ministro, dall’assessore del comune di venti abitanti al capo di stato. Da noi non funziona così, e lo sappiamo bene. Ma siamo stanchi anche di questo, di dire “da noi non è così” o “da un’altra parte non sarebbe successo”. Siamo stanchi di quindici e passa anni di governo berlusconiano, di scandali, di processi rinviati, di legittimi impedimenti.

Cadono le braccia. Viene da pensare che il Silvio Berlusconi sia davvero invincibile. Rappresenta il più grosso problema della politica italiana, ne è il portabandiera: il rimanere attaccati alla propria poltrona. Poco importa il modo, l’importante è il risultato, in una distorsione totalmente negativa del machiavellico fine che giustifica i mezzi. E pazienza se si va a trans, se si va a puttane o se si manda a puttane il Paese in cui viviamo. L’importante è rimanere attaccati nella posizione più ambita da tutti, quella inattaccabile.

Immagino un normale cittadino che si fosse trovato invischiato nella stessa brutta vicenda (ultima di tante.) Sarebbe stato processato, arrestato e tutto il resto senza neanche passare dal via. Ma se sei un politico hai un’arma in più. È come pescare “uscite gratis di prigione” al Monopoly; qui si chiamerebbe “non andate mai a fare un processo”. Siamo stanchi di questo degrado politico, di questa politica vecchia. Nel 2011 stiamo ancora a farci mille domande sulle notti brave del premier, a chiederci chi sia la fidanzata immaginaria apparsa casualmente proprio in questo momento di scandalo. Cosa deve accadere perché questo Paese si indigni e si svegli una volta per tutte e mandi a casa un uomo anziano che si sta distruggendo da solo ossessionato dai suoi vizi? Possibile che dobbiamo ancora sentire frasi politically correct come quella del Presidente della Repubblica che dice “Serve chiarezza”? Serve chiarezza? Ma siamo davvero diventati così stupidi e inutilmente garantisti? Sei coinvolto in uno scandalo sessuale dai contorni inquietanti? Bene, a casa, vatti a difendere, poi se ne riparla.

È ovvio che tutte le cose andranno provate in sede giudiziaria, che le prove andranno vagliate (sebbene le evidenze di fatto siano già sotto gli occhi di tutti, ad esempio qui), che bisognerà vedere se è tutto vero  e tutto il resto, e su questo non ci piove. Ma in una situazione del genere bisogna prendersi la responsabilità morale e politica di dire “ok, mi avete accusato, mi dimetto e mi difendo in tribunale”. Tutto qua. Fantascienza.

L’Imperatore Maximo sembra davvero “invincibile”, rimane là sul suo trono, respinge ogni attacco, attorniato dai suoi fedelissimi che lo difendono a spada tratta, da una Chiesa che misteriosamente tace in questi giorni (ma d’altronde si sa, fanno più male alla famiglia i DICO che le puttane minorenni e le porno-orgie del potere)… ma sì, sarà tutto inventato, aspettiamo che si sgonfi anche questa faccenda, magari portando Ruby in TV dal suddito Signorini, rimontiamo la storia, convinciamo la gente che è stata tutta una bufala. Passate un paio di settimane ce lo saremmo dimenticati tutti questo brutto evento, si sgonfierà. Ed ecco il più grande potere dell’Imperatore: qualsiasi cosa accada, nega, evita i tribunali, si arrocca nel suo palazzo, e con un po’ di tempo e pazienza tutto si dimentica. È stato così per scandali ben più gravi (da un punto di vista politico) nel passato, dei tanti soldi pubblici sperperati, dei risultati non raggiunti e tutto il resto, figuriamoci se non ci riesce anche questa volta per quattro ragazze sgallettate. La storia della D’Addario ce lo ha dimostrato non più tardi di un anno fa. O Noemi Letizia. Che fine hanno fatto queste vicende? Ce le siamo dimenticate, semplicemente, perché si parla di altro, perché si tentenna, perché ognuno vuole rimanere al proprio posto, e guai a rompere l’equilibrio delle cose.

Poi pazienza se il nostro capo di Governo, la persona che dovrebbe rappresentare tutto il Paese, che dovrebbe essere dotata di un’etica e di una moralità al di sopra del comune, abbia il leggero vizietto di organizzare serate che manco Alvaro Vitali ai tempi d’oro avrebbe immaginato.

La cosa sconcertante e triste e che, in tutto questo, a prenderlo in quel posto siamo sempre noi comuni cittadini. E a noi manco ci pagano…

Quando l'Informazione mente.

Sì è concluso il processo d’appello di Marcello Dell’Utri, e la Corte ha deciso, dopo cinque giorni di camera di consiglio, di confermare la sua condanna a 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Rispetto alla precedente sentenza, i giudici lo ritengono colpevole fino al 1992, tenendo fuori i presunti rapporti tra Stato e Mafia successivi a quegli anni, non dando quindi credibilità alle rivelazioni di Gaspare Spatuzza.

Dell’Utri è quindi colpevole. Colpevole di aver intrattenuto rapporti con esponenti delle cosche mafiose in tutto il periodo della scalata al potere e ai soldi di Silvio Berlusconi. E questo non lo dicono i comunisti, la sinistra sospettosa e cattiva, o qualcuno che se lo è inventato tanto per screditare il senatore Pdl. E’ una condanna di un tribunale, in corte d’appello.

Questo che cosa vuol dire? Semplice, che Dell’Utri è condannato.

Quindi cosa ci si aspetta dall’Informazione, dal primo TG nazionale, quello della TV pubblica, pagata dagli abbonamenti dei cittadini? Beh, la risposta è ovvia. Dell’Utri è colpevole ed è stato condannato a sette anni.

Ma attenzione! Noi siamo in Italia, e quindi il nostro “prestigioso” TG1 mostra il seguente servizio per parlare dell’accaduto:

La prima parola del servizio è “assolto”, e tutto il video viene impostato in maniera da minimizzare totalmente la condanna per concorso esterno in associazione mafiosa. Quando la giustizia proprio non può fare a meno di condannare qualcuno colpevole, qualcuno che è Senatore del Pdl, qualcuno che ha contribuito alla nascita di Forza Italia ed è stato uno stretto collaboratore di Silvio Berlusconi, lo stesso qualcuno che ha dichiarato “Mangano è il mio eroe” e “Io faccio politica solo perché altrimenti mi sbattono in prigione” (bisogna quantomeno premiarne l’onestà intelletuale), ci pensa il TG1 a mostrare all’opinione pubblica come in fondo questa storia non sia poi così tanto grave. Questo spinge ad un’ennesima riflessione sulla libertà di informazione, alla vigilia del No-Bavaglio Day che si terrà proprio domani, quando da un lato la stampa viene attaccata e si creano inutili ddl per la difesa della privacy dei soliti ignoti che vogliono fare le cose liberamente, dall’altro il principale organo di informazione (o meglio, quello che dovrebbe essere il principale organo di informazione), il TG minzoliniano distorce le notizie in modo che un CONDANNATO PER CONCORSO ESTERNO IN ASSOCIAZIONE MAFIOSA (c’è proprio la voglia di scriverlo il più grande possibile) debba passare addirittura per “assolto”.

Ecco perché bisogna combattere per un’Informazione Libera, perché la gente deve sapere, nel modo più trasparente possibile, tutti i fatti che riguardano i nostri governanti, soprattutto se di mezzo c’è la criminalità organizzata. Distorcere la verità, far credere al popolo che le cose non stiano come in effetti stanno è l’ennesimo modo per controllare, subdolamente, la coscienza collettiva. Bisogna ribellarsi a tutto ciò.

Concludiamo con la simpatica trasmissione di Gossip Studio Aperto, che visto il lavorone fatto da Minzolini, non voleva essere da meno, e per bocca del suo direttore Toti fa questo simpatico editoriale che non fa altro che alimentare le nostre matte (e amare) risate.

Oggi muore un pezzo di libertà

Alla fine ci sono riusciti. Il Senato ha votato in tarda mattina la fiducia sul discusso ddl intercettazioni. Un incubo per la libertà di stampa, un attacco diretto e senza pietà alla democrazia. Oggi l’Italia perde un altro pezzo di libertà, la libertà di essere informati.

Dimenticatevi delle risate la notte di L’Aquila, dimenticatevi il lettone grande, dimenticatevi le banche dei partiti… Dimenticatevi di tutto questo, perché non sentiremo parlare più di nessuna intercettazione. E non bisogna essere di chissà quale fede politica sinistroide per ritenersi derubati di questa libertà, perché a destra e a sinistra, a chi non ha nulla da nascondere, a chi è veramente onesto, poco importa delle intercettazioni. La maggioranza ha dipinto questo provvedimento come una grande libertà, una difesa della privacy, l’ha definito democratico, ha venduto una pillola che puzza di escrementi come fosse una squisita caramella alla frutta. La gente insorge, l’opposizione timidamente protesta, persino i finiani ci trovano qualcosa di male (per poi fare dietrofront). Il testo viene rimandato, modificato, fino a che il nostro futuro Sovrano Maximo si infuria, si innervosisce, sbraita che con la nostra Costituzione non si può governare (e vattene allora!), e decide di blindare il decreto e porlo sotto fiducia. Insomma, qui si fa come dice lui, è bene che tutti se lo ricordino, e non sono ammesse repliche. Kaputt!

La gravità del momento è enorme, e c’è da chiedersi quante persone se ne stiano veramente rendendo conto. Ieri sera l’Italia dei Valori ha occupato i banchi del Senato, oggi sono stati espulsi da Schifani. Il resto dell’opposizione non ha saputo far altro che rilasciare un’accesa e accorata dichiarazione del Presidente dei Senatori democratici Anna finocchiaro: “Il Pd non parteciperà al voto. Questa legge non tutela la privacy dei soggetti ma i criminali, uccide la libertà di informazione e limita i mezzi a disposizione degli investigatori per individuare e punire i colpevoli”. (fonte | Repubblica.it). Poi i senatori del PD lasciano l’aula, ritirandosi dalle operazioni di voto (perché non votare contro?). Di Pietro tuonerà ancora contro il resto dell’opposizione, colpevole di aver fatto troppo poco per impedire questo ddl (“Voi dell’opposizione e voi cittadini svegliatevi perchè fare Ponzio Pilato e anche peggio di Erode”), e annuncia una raccolta firme per un referendum abrogativo. Nel frattempo fuori dal palazzo si affolla un sit-in del Popolo Viola.

La Fnsi annuncia che il 9 luglio ci sarà “una giornata del silenzio per la stampa italiana con lo sciopero generale contro il ddl intercettazioni”. Persino i comitati di redazione della Mediaset (TG5, TG4, Studio Aperto, News Mediaset, Sport Mediaset) annunciano il loro completo sostegno a qualsiasi iniziativa di protesta che prenderà la Federazione nei confronti del decreto.

Questo decreto, insomma, non va bene a nessuno, tranne che a pochi: i soliti pochi. Chissà come mai si affrettano tanto a risolvere un “problema” del genere quando l’Italia sta vivendo una profonda crisi economica. È successo già altre volte, questa è l’ennesima legge ad personam di una casta che non vuole più essere toccata, che sta limitando la libertà dei cittadini lentamente, rosicchiandola piano piano, senza che questi se ne accorgano. È come una gangrena, un processo necrotico irreversibile, indolore, che piano piano finisce per mangiarti pezzi del tuo corpo, senza che quasi te ne accorga.

Oggi è morto un altro pezzo di Libertà. L’informazione permette alle menti di rimanere sveglie, di stare attente ai dettagli, di farsi le proprie opinioni sulla nostra classe dirigente. Meglio che non sappiano niente di niente, meglio che il lettone di Putin e le puttane rimangano nel segreto, meglio che le risate di L’Aquila si perdano in quella notte tremenda.

Il controllo dà fastidio a chi deve fare cose turpi.

La stampa è per eccellenza lo strumento democratico della libertà. (Alexis de Tocqueville)

Meridiano Zero – Facce da culo

Diciamo che tu diventi premier di un paese industrializzato, di quelli di prima fascia. Proclami, feste, sorrisi, foto, coriandoli eccetera eccetera. Poi c’è la crisi, c’è bisogno di tirare la cinghia e fai una manovra finanziaria molto impopolare, tra l’altro fortemente attaccata da una parte della stampa locale (ma comunque necessaria) ridistribuendo pressione fiscale e cotillon assortiti in maniera opinabile. Successivamente rimani invischiato in uno scandalo sulla corruzione e fai la figura del cretino ad una cerimonia ufficiale.
Oppure possiamo dire che non tu, ma tua moglie, si diverte con il ragazzo (maggiorenne) che pulisce la piscina.
Anzi no. Diciamo che tu hai vinto le elezioni e il tuo partito è anche il più votato. Ma non hai i numeri per governare e devi formare una coalizione con partiti che non la pensano sempre esattamente come te.
Ti beccano con le escort.
Vieni trombato in sede europea.
Vai in Afghanistan e ricevi critiche, non solo dall’opposizione ma anche dalla coalizione di governo.
Hai un crollo nella popolarità.

Diciamo che tu, contrariamente a quello che potresti pensare, non sei Berlusconi, ma Yukio Hatoyama e tutta una serie di premier che negli ultimi anni hanno fatto la stessa fine del nipponico. Dimessi. Ho esteso la lista a premier di mezzo mondo, dall’India, alla Repubblica Ceca, alla Croazia, proprio per cercare di dare uno spessore globale a quella cosa che in Italia abbonda e non riusciamo proprio ad esportare: la faccia da culo. Quelli sopraccitati sono i motivi che li hanno portati alle dimissioni, tutti (e dico tutti, nessuno escluso) in comune con il nostro presidentissimo. Non è stupefacente? Ora, io non chiedo la solerzia del Sol Levante, dove ti dimetti se i tuoi treni arrivano in ritardo, ma comunque è evidente che i nostri parlamentari&funzionari mancano di quella dote in cui dovrebbero eccellere, l’onorabilità. Se un Presidente del Consiglio irrompe in un dibattito (dove era rappresentato dal suo ministro del tesoro, non l’ultimo pirletti che passava di là), se un ministro usa una casa non sua, la cui proprietà non è nota, chi paga l’affitto non è noto (e si dimette solo perché costretto), e lo stesso fa il capo del Dipartimento di Protezione Civile mentre sua moglie ristruttura giardinetti di impresari collusi un po’ ovunque, si potrebbe avere l’ardire di pensare che c’è qualcosa che non va. La conferma la si dovrebbe ottenere dalla querela perpetrata da quel capo del Dipartimento di Protezione Civile nei confronti di Marco Travaglio e l’Antefatto per aver dipinto la questione a tinte troppo forti. Senza contare che le tinte usate erano virgolettati del Gup che si sta occupando delle indagini. E noi? Zitti. Fermi. Schiacciati sotto i servizi sui cani abbandonati, il caldo record (ma non pioveva fino a ieri?), le letterine, le pupe e i secchioni, Mastella all’Isola dei Famosi, i dati inventati di sana pianta, i giudizi sommari, le gogne mediatiche.

Un Tremonti nei panni di Visco

Sono passati circa due anni da quando Silvio Berlusconi incantava le facce degli Italiani promettendo un miracolo economico fatto di nuovi posti di lavoro, pensioni più alte e meno tasse per tutti… Ma oggi si ritrova in mezzo a due fuochi, conteso tra la necessità di chiedere dei sacrifici economici ai tanti fiduciosi che lo hanno votato e il bisogno di mantenere alto il suo consenso al fine di portare a termine il “programma” di Governo.

“Via libera del Consiglio dei ministri alla manovra correttiva da 24 miliardi messa a punto dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti. – scrive Rosaria Amato in un articolo de “La Repubblica.it” del 25 maggio – Ma è un via libera con riserva, senza conferenza stampa finale, senza l’invio del documento finanziario alla Gazzetta Ufficiale per la pubblicazione, e con l’ammissione che “ulteriori aggiustamenti” vanno fatti su misure tutt’altro che laterali”.

Nel frattempo il debito pubblico dello Stato italiano si appresta a superare il 118 per cento del PIL, e il Governo taglia stipendi e allunga i tempi di pensionamento per coprire il buco nel bilancio del governo entro il 2012, mentre la classe politica affoga negli scandali. Dall’ingenua innocenza di un Claudio Scajola che è stato costretto alle dimissioni nonostante la sua completa estraneità ai fatti, sino alle accuse che hanno coinvolto Guido Bertolaso e la tanto rinomata Protezione Civile. Una interminabile lista di scandali accomunati dal nome dell’imprenditore Diego Anemone. Per tranquillizzare gli animi “Berlusconi ha assicurato – afferma Guy Dinmore del Financial Times su un articolo dell’Internazionale del 21 maggio – che nessuno dei colpevoli resterà impunito. Ma allo stesso tempo ha criticato la pubblicazione dell’elenco dei clienti di Anemone, tra cui figurano anche Palazzo Chigi e Palazzo Grazioli, gli uffici e la residenza romana del premier”.

Tra servizi segreti, mafie e Vaticano, oltre 400 persone sono inserite nella lunga lista di amici-debitori del costruttore Anemone e del suo importante collaboratore Angelo Balducci, ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici che al momento è ancora in carcere. Il recente film “Draquila”, di Sabina Guzzanti, riesce a dare un’idea molto chiara e documentata del giro di incompetenza e corruzione che ha coinvolto il Governo assieme ai suoi “protetti”, limitandosi a descrivere solo un piccolo frammento dell’attualità di questo Paese. Un focus sulla “non ricostruzione” dell’Aquila, sostituita dalla edificazione di una nuova città parallela, dove i vecchi Aquilani si sono ritrovati a dover ricostruire la propria vita al posto della loro precedente casa.

E mentre l’establishment politico affoga in questo schifo, la priorità principale di questo Governo continua a essere la legge sulle intercettazioni, quelle stesse che hanno contribuito a portare a galla questi scandali. Ma tutto ciò non è bastato a ridurre i consensi del premier più amato d’Italia, e adesso resta solo da vedere se il buon Silvio riuscirà a cavarsela anche con la caterva di tagli che dovrà apportare, soprattutto all’interno delle pubbliche amministrazioni.

“Si andrà in pensione più tardi: un anno per i dipendenti, diciotto mesi per gli autonomi. – spiega il giornalista Roberto Petrini su “La Repubblica.it” del 26 maggio – Gli statali dovranno fare qualche sacrificio: i loro stipendi resteranno congelati per quattro anni e saranno bloccati tutti gli automatismi. Stretta anche sulle pensioni di invalidità mentre le donne della pubblica amministrazione dovranno attendere di più per avere i requisiti della pensione. Più della metà della manovra (13 miliardi) è costituita da tagli a Comuni, Province e Regioni”.
Oltre a ciò questa manovra può vantare il merito di abbattere una serie di spese spesso inutili, dalle consulenze alle spese per sponsorizzazioni e pubbliche relazioni. E i dirigenti della pubblica amministrazione che guadagnano più di 90 mila euro dovranno rinunciare ad un 5 per cento del loro stipendio, con un rialzo al 10 per cento per chi incassa oltre i 130 mila euro.

A controbilanciare i meriti arriva però l’ennesimo condono edilizio, con “una maxisanatoria catastale che comprende anche una sanatoria ai fini fiscali degli abusi edilizi”, giusto per conservare almeno i consensi dell’elettorato migliore…

Meridiano Zero – "Draquila – L'Italia che trema"

Ore 3:32 del 6 Aprile 2009. L’Italia trema. Una parte di essa, ferita mortalmente, cade. Dalla fine della scossa, pochi secondi forse, poi le urla, le sirene. E Draquila. Draquila non è Silvio Berlusconi. Nel film della Guzzanti, Berlusconi non è l’antagonista, quello che ti aspetteresti da un documentario della Guzzanti, ne fa parte, ma non è lui. Draquila è “la macchina”. Quella macchina, alimentata a corruzione, collusioni e connivenze, guidata da pochi (amici e amici di amici) che si mette in moto subito, pochi minuti dopo, assetata, inarrestabile. Ce lo dicono le intercettazioni, i documenti. Una marea di soldi sotto forma di macerie, tragedie, vite spezzate, famiglie distrutte, sangue e lacrime, da depredare, da stillare dal collo dello Stato. 93 minuti di documentario, implacabile, che silenzioso si muove tra le macerie, che dà voce a quella parte d’Italia inascoltata, quella che rimane lontana dai riflettori berlusconiani della consegna delle case comprate con i soldi della Croce Rossa e che urla, disperata, tutto il suo malcontento, la sua tristezza, tutte le incongruenze e i limiti di una gestione mediocre. Il lavoro della Guzzanti è martellante e meticoloso, si espande inesorabile in ogni direzione, Napoli, La Maddalena, Roma, alternando dati a fatti (alcuni noti, altri meno noti) a considerazioni e ragionamenti precisi e pertinenti (a volte più, a volte meno: la gestione di un campo non è stata inventata da Bertolaso).
La Guzzanti già con “Viva Zapatero!” ci aveva mostrato tutto il suo disagio verso i confini del documentario nel senso stretto del termine, e anche qui si allarga, svaria, si pone come : abiti normali, gente normale, fatti. Niente green screen, niente effetti speciali, niente 3d, solo la realtà, cruda. Questo è il grande pregio e il grande difetto del film: Draquila è di parte e non nasconde di esserlo e per questo rischia di parlare a chi già la pensa allo stesso modo senza suscitare il minimo interesse dall’altra parte, al di là dei Bondi, Cannes & Co. Ha il merito di evidenziare il peso del PD in tutta la faccenda, ovvero nullo. L’opposizione è assente, connivente con il Draquila assetato di sangue e l’immagine del tendone, chiuso di giorno come di notte, d’estate come d’inverno, dà perfettamente l’idea di come opposizione, nell’immaginario collettivo, faccia ormai rima con desolazione.

Vi lasciamo al trailer…

Compagno Fini – Reprise

Ci risiamo.

Continua la lenta ma inesorabile separazione di Fini dal Pdl (lo so, sono parole grosse, ma leggiamo il perché…)

este_01140116_03030Il 6 Novembre scorso si tiene a Pescara la giornata conclusiva del “Premio Borsellino”. Fini, credendo di essere a microfoni spenti si ritrova a parlare con il Procuratore della Repubblica Nicola Trifuoggi, e in maniera colloquiale affronta i temi più “caldi” del momento, in particolare sulle posizioni del Premier Silvio Berlusoni. Ecco alcuni stralci della conversazione (via | Repubblica.it, che ieri ha pubblicato lo scoop):

Fini: “Il riscontro delle dichiarazioni di Spatuzza… speriamo che lo facciano con uno scrupolo tale da… perché è una bomba atomica” 

Trifuoggi: “Assolutamente si… non ci si può permettere un errore neanche minimo” 

Fini: “Si perché non sarebbe solo un errore giudiziario, è una tale bomba che… lei lo saprà .. Spatuzza parla apertamente di Mancino, che è stato ministro degli Interni, e di … … uno è vice presidente del CSM e l’altro è il Presidente del Consiglio…” 

Trifuoggi: “Pare che basti, no” 

Fini: “Pare che basti” 

Trifuoggi: “Però comunque si devono fare queste indagini” 

Fini: “E ci mancherebbe altro” 

Fini: “No ma lui, l’uomo confonde il consenso popolare che ovviamente ha e che lo legittima a governare, con una sorta di immunità nei confronti di… qualsiasi altra autorità di garanzia e di controllo… magistratura, Corte dei Conti, Cassazione, Capo dello Stato, Parlamento… siccome è eletto dal popolo… 

Trifuoggi: “E’ nato con qualche millennio di ritardo, voleva fare l’imperatore romano” 

Fini: “Ma io gliel’ho detto… confonde la leadership con la monarchia assoluta…. poi in privato gli ho detto… ricordati che gli hanno tagliato la testa a… quindi statte quieto”

Ieri (1 dicembre ndr) la storia viene fuori, e se ne parla nella puntata di Ballarò andata in onda come di consueto al martedì sera. Il Presidente della Camera è poi intervenuto in trasmissione per chiarire le sue posizioni, ribadendo che non cambia idea e che quello che afferma in privato lo conferma anche in pubblico. Apriti cielo.
fini-berlusconiNel Pdl gli animi si sono subito accesi, già ieri sera il ministro Bondi chiedeva spiegazioni definendosi “amareggiato”, Gasparri dice che certe affermazioni sulla Mafia non andrebbero neanche fatte, e c’è una gran confusione in tutto il centro-destra. Berlusconi commenta con un deciso “Di fatto ormai è fuori dal Pdl, ci si è messo da solo”, e oggi il ministro Scajola invoca addirittura le dimissioni di Gianfranco Fini. E’ una vera è propria bomba scoppiata forse nel momento meno opportuno per la coalizione di maggioranza, visto che siamo alla vigilia di due processi importanti, il caso Mills (che Berlusconi eviterà, tanto per cambiare) e l’udienza del pentito Gaspare Spatuzza, da cui potrebbero venir fuori importanti rivelazioni per quanto riguarda l’ipotetica relazione tra Mafia e Stato negli anni delle stragi. Senza considerare l’arrivo della manifestazione di sabato, quel famoso No Berlusconi Day che porterà in piazza tanti manifestanti. Questi sono i fatti.

Riflettiamo un momento sulle dichiarazioni di Fini, visto ormai come una mina vagante da tutti gli esponenti di centro-destra ex forzisti. Il primo argomento che lui affronta è quello del processo Spatuzza, invocando una indagine precisa, fatta con tutti i crismi del caso, senza commettere errori. Non capisco per quale ragione queste frasi dovrebbero scandalizzare il Pdl. Stiamo parlando di un’indagine importantissima, ed è ovvio che tutti si debbano augurare che venga condotta senza alcun errore, analizzando ogni minimo dettaglio. Insomma, non penso che questo debba spaventare il Pdl, che si è sempre fatto forte di una lotta alla Mafia senza quartiere, e dei suoi risultati in tale campo negli anni di governo recenti. Se le dichiarazioni del pentito fossero false e non trovassero riscontro, di cosa si preoccupa il Pdl? Stiamo parlando di una possibile ipotesi di collusione tra Stato e Mafia, una cosa talmente grave da far venire i brividi, e penso che ogni cittadino abbia il diritto di conoscere la verità. Che non diventi una storia all’Italiana, cada nel dimenticatoio (come forse lo è stata finora). E se fosse tutto falso? Beh, tanto meglio così. Ma è importante che la verità venga fuori, qualsiasi essa sia.

BERLUSCONI, FINIIl punto cruciale che ha fatto imbestialire tutti gli alfieri di mister B, però, sono le affermazioni che Fini fa nella seconda parte dell’estratto, criticando apertamente e aspramente il pensiero berlusconiano, quel “consenso popolare” che lo leggittima -secondo lui, s’intende- a fare un po’ quello che gli pare. Ed è proprio qui il punto che ha dato più fastidio al Pdl e a Silvio in primis: Fini mette in dubbio il potere dell’imperatore, e questa è una cosa totalmente inaccettabile in ogni Impero che si rispetti. Peccato che stiano un po’ tutti dimenticando che noi siamo una democrazia, che quello stesso consenso popolare è una responsabilità, è lui che lavora per i cittadini, e non il contrario.

Ci ritroviamo così da una parte un sol uomo (perché, parliamoci chiaro, ormai l’opposizione la fa lui) politico che crede ancora nei valori e negli ideali della Repubblica, e dall’altra un mondo che crede che sia tutto dovuto, che avere una grossa fetta di elettorato dalla propria parte significhi scansare processi, essere immuni, essere imperituri, inamovibili, immortali. Come un Imperatore appunto.

Dove si andrà a finire? Il disordine e lo sbando nel centro-destra sembra ormai palese, resta da capire se decideranno di far saltare Fini, se ci sarà una nuova separazione, se questo è soltanto l’inizio di una crisi: non è troppo lontana l’ipotesi di una caduta del Governo, in questo momento.

E il No B-Day arriverà tra un paio di giorni soltanto.