Mafia interiore

Senti un boato, il rumore di uno sparo, le grida di qualcuno. Nell’aria percepisci una certa tensione, il macabro profumo della vendetta e della morte. Poi sfogli le pagine del giornale locale e apprendi che il vicino di casa è stato prima minacciato e poi ucciso per motivi economici, motivi ancora non del tutto chiari, motivi che tuttavia non ti giustificano nulla. Infine tornano a galla le storie ormai obsolete che i media tirano fuori dal cassetto quando è il momento giusto per creare maggior allarmismo, tornano sui giornali i nomi, i cognomi e i soprannomi di chi furtivamente fa del male a noi e allo Stato, tornano a singhiozzo le sensibilità collettive riguardo alla malavita, al degrado sociale, alle ingiustizie più nascoste, tornano le consapevolezze mai costanti e incrollabili. Scoppia uno scandalo e tutto il mondo ne parla, le voci dilagano fluidamente in cunicoli che portano l’opinione pubblica a essere una voce frenata e spezzata dalla prepotenza mediatica, che riesce a calmare il panico sociale e al contempo lo riesce ad aizzare.

Di rado sentiamo raccontare e ripetere alla radio o alla TV qualcosa che i media volontariamente vogliono sbiadire o ridimensionare, o qualcosa di cui tutti insieme ci vergogniamo perché all’estero ci fa fare brutta figura. Sarebbe scandaloso per il pubblico sapere che un tempo si usava gettare i bambini nell’acido, eppure lo si faceva, e forse lo si fa tuttora. Bimbi innocenti e immacolati, annientati perché il padreContinua a leggere…

Il dono della vita

[stextbox id=”custom” big=”true”]Torniamo ad occuparci di trapianto d’organi, argomento già trattato in un articolo dello scorso anno. Il post di oggi è scritto da Luigi Sambataro, al suo secondo contributo per Camminando Scalzi.it . Buona lettura. [/stextbox]

Il 30 maggio 2010 si svolgerà in Italia la “Giornata nazionale per la donazione degli organi“. In teoria in questi casi di direbbe: ” In tutte le piazze italiane…“, purtroppo in questa occasione non sarà così. Non sarà così per diversi motivi: perché in Italia la donazione di organi è quasi ignorata a livello pubblicitario, perché a molti fa paura l’idea di dover pensare da vivi alla morte o forse solo perché per molti è una cosa non condivisa come ideale. Tutto ciò porta anche ad un numero basso di volontari.

Avendo firmato la mia prima tessera di assenso alla donazione all’età di 16 anni ed essendomi iscritto all’Aido all’età di 20, mi sono sempre impegnato affinché il messaggio “donare gli organi è essenziale, è giusto, è un grande gesto” prendesse piede il più possibile nella mentalità della gente comune. Mi sono venuto quindi a trovare spesso in conversazioni sul tema anche con molte persone che non la pensavano come me ma che , allo stesso tempo, mi hanno un po’ illuminato su quali fossero le remore più grandi in merito all’argomento. Ne è venuto fuori che le paure più grandi sono essenzialmente due.

La prima paura è questa: “Ho paura che essendo in lista per la donazione, se un giorno dovesse accadermi qualcosa, i medici potrebbero non fare tutto il possibile per salvarmi” .
Già in questa prima affermazione, a parte una grande paura della possibilità di quel momento, emerge tanta disinformazione. Innanzi tutto si mette in dubbio la professionalità del medico e il suo giuramento d’Ippocrate, che lo obbliga a ” […] perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale; di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di un paziente […] “. In secondo luogo si disconosce qual è il momento esatto in cui si può effettivamente dichiarare un paziente deceduto e quando si può effettivamente procedere con l’espianto “[…] Quando sia stata accertata e documentata la morte encefalica o morte cerebrale, stato definitivo e irreversibile. L’accertamento e la certificazione di morte sono effettuati da un collegio di tre medici (medico legale, anestesista-rianimatore, neurofisiopatologo) diversi da chi ha constatato per primo la morte e indipendenti dall’équipe che effettuerà il prelievo e trapianto. Questi medici accertano la cessazione totale e irreversibile di ogni attività del cervello per un periodo di osservazione non inferiore a 6 ore.”

La seconda grande paura è questa: ” Mi rifiuto di pensare al corpo mio o di un mio caro martoriato e sezionato dopo la morte“. Anche questa potrebbe essere una paura o meglio ancora un rifiuto plausibile, ma su questo cosa si potrebbe dire? Non ci basta un’intera vita terrena per preoccuparci del nostro aspetto esteriore? Non potremmo smettere, almeno dopo morti, di preoccuparci di noi stessi e pensare magari agli altri? E poi, hai mai pensato a cosa succederebbe in ogni caso a un corpo umano diversi giorni dopo la cessazione di tutte le funzioni vitali? Quale vantaggio ne deriverebbe per te dall’ottima conservazione del suo stato esteriore dopo la morte?

Queste sono solo le paure che maggiormente la gente mi ha manifestato, paure lecite, ma che non sforziamo molto di lenire. Poca informazione, poca pubblicità, poco interesse in merito all’argomento.

Da qualche tempo ho anche fondato un gruppo su Facebook, al quale hanno aderito tantissime persone, tra le quali medici, trapiantati, familiari di trapiantati e familiari di donatori, che sono lì per raccontare la loro esperienza, per dare informazioni utili e reali. Io credo che basti parlare 10 secondi con una persona trapiantata, che si è vista salvare la vita, per capire quanto importante per loro possa essere un gesto che, in fin dei conti, una volta deceduti per noi non ha più alcuna conseguenza se non quella di aver ridato la vita o la gioia di vivere a un’altra persona. Sul sito AIDO, a questa pagina http://www.aido.it/index.php?id=1&faq=14 trovate tutte le risposte ai vostri possibili dubbi, incertezze ed anche il modulo per aderire formalmente all’associazione.

La donazione d’organi, a mio modesto parere, verrebbe agevolata se in Italia venisse data la possibilità di scegliere anche sull’eutanasia, ma questo è un altro discorso che affronteremo magari un’altra volta.

Concludo esprimendo ciò che rappresenta per me la donazione di organi e facendo un appello a tutti voi. Io non lo vedo neanche come un gesto di generosità, ma esclusivamente come un gesto dovuto nei confronti di chi avrà ancora un’intera vita davanti… Per una vita che si spegne ne possiamo illuminare molte altre, quindi doniamo e diffondiamo il valore di questo gesto.

Luigi Sambataro

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Dov'è finita la speranza?

A volte ci si sveglia la mattina e ci si sente semplicemente pessimisti. Inizia così questo 2010, e non so quanto sia poi diverso dal 2009 appena trascorso. Quello che si sente, che si tasta con mano, è che la Speranza la stiamo perdendo un po’ tutti.

Viviamo in un Paese in cui la democrazia viene costantemente calpestata giorno per giorno, senza che nemmeno ce ne rendiamo conto. Semplicemente uno non ci fa più caso. E’ un paese diventato ormai palesemente razzista (vedi i fatti di Rosarno), che si concentra tanto a criticare le parole di un calciatore di nome Balotelli che si è permesso di dire che il pubblico che lo insulta “fa schifo”. Pensate un po’, fa più scandalo questo, che il coro razzista e i buu ai giocatori di colore.

Viviamo in un Paese in cui un giovane ha pochissime speranze di fare quello che desidera nella vita. Un Paese in cui per quanto tu possa essere laureato a pieni voti, nessuno ti cerca, nessuno ti vuole. Ah no, qualcuno sì, i call center. Di quelli sembra non esserci mai penuria in Italia, rappresentazione tangibile di quell’incubo che sono i contratti a tempo determinato, che non ti permettono di organizzare un qualsiasi progetto di vita perché si sa, tra un anno sarò di nuovo in mezzo alla strada.

Viviamo in un Paese in cui l’arte e la creatività vengono in tutti i modi bistrattate, in cui un creativo ha possibilità pari a zero di mostrare le proprie capacità. Semplicemente, da noi, la cultura non esiste. Guardate un po’ alla Musica Italiana ad esempio… Sempre le stesse facce, sempre le stesse canzoni, incastrati come siamo tra un presunto gotha della canzone autoriale (mi viene in mente Vasco) e i mostri che vengono fuori dal reality show di turno, destinati, come le farfalle, a durare soltanto una stagione, e poi addio. Proponendo rigorosamente musica melodica di cinquant’anni fa, si intende. Per non parlare dell’aspetto televisivo, dove ci tocca barcamenarci tra fiction qualitativamente degne della peggior telenovela sudamericana, a fronte di produzioni internazionali che ormai poco si discostano da un prodotto di qualità cinematografica. Nel 2010 noi abbiamo sempre le stesse facce in televisione, un’intera schiera di attorucoli che si contendono il posto nella “nomeacasofiction 3, 4, 5, ventimila”.

Viviamo in un Paese in cui la televisione pubblica è in mano a pochi elementi, in cui la diversificazione non esiste, in cui la tanto decantata libertà di scelta offertaci dal mirabolante digitale terrestre non si riduce altro che ad una semplice moltiplicazione per dieci di tutto quello che già abbiamo. E’ un paese in cui la contro-informazione è vista di malocchio, continuamente attaccata, continuamente bistrattata: un dictat qua, una cancellazione di là, un editto bulgaro e così via.

Siamo un Paese in cui il Digital Divide la fa ancora da padrone, in cui ci sono zone ancora difficilmente raggiunte da internet, vera ultima frontiera di libertà di espressione e di informazione. La TV però, quella si prende dappertutto. Per carità, che non si perda l’occasione di indottrinarci nella giusta maniera.

Viviamo in un Paese in cui la classe politica è troppo impegnata a cercare di risolvere i propri problemi piuttosto che pensare a quelli della gente. A fare proclami su inutili e costosissime opere pubbliche che poi alla fine funzionano anche male (vedi Alta Velocità), mentre per fare un viaggio in treno intercity le persone se la devono vedere con il Signore, sperando di non morire assiderati/bolliti/malati. E guai a chiedere un risarcimento, guai a chiedere informazioni. Nella migliore delle ipotesi si viene trattati a pesci in faccia. Mancano le infrastrutture ferroviarie, e ci imbarchiamo in un progetto quale il ponte sullo stretto.

E certo non si occupa della gente, la classe politica; la gente comune, quella stessa gente che poi inevitabilmente continuerà a dare la vittoria allo stesso schieramento, sebbene nulla sia stato fatto, le pensioni scendano, non ci sia lavoro, non ci siano soldi, tutti si lamentino. Continua però imperterrita a votare da una sola parte (ma guai ad ammetterlo in giro eh!). D’altronde l’alternativa non esiste, stanno semplicemente facendo di tutto per rimanere ognuno al proprio posto, perché conviene così, perché dei problemi veri del Paese non frega niente a nessuno.

Viviamo in un Paese in cui ogni decisione etica deve passare per bocca di esponenti dello Stato Vaticano; gente, per capirci, che continua ad essere contro all’uso del preservativo, unico vero strumento di prevenzione di malattie che hanno fatto ecatombi nel mondo. Dove se una persona ormai ridotta ad un vegetale ha intenzione consapevolmente di andarsene da questo posto in cui siamo tutti di passaggio, deve affrontare inferni che sono solo in terra.

Viviamo in un Paese dalla memoria corta, dove tante emergenze vengono risolte con semplici proclami, una soluzione immediata che faccia tanta scena da mostrare nel salotto televisivo di turno, e poi tutti dimenticano. E le persone passano gli inverni nelle tende. Intere stagioni. Mesi. E poi anni. Ma insomma, in TV hanno detto che il problema è risolto, quindi possiamo dimenticarcelo.

Viviamo in un Paese in cui quei pochi che riescono a trovare un lavoro decente rischiano spesso la vita ogni giorno, per un salario da fame, solo per tenere su una famiglia e crescere dei figli, figli che rappresentano il nostro futuro. Un futuro che però non è mai stato tanto incerto come oggi. Fate un po’ il conto di quante notizie di incidenti mortali sul lavoro ci sono ogni anno… Ma è più importante chi esce dal Grande Fratello, quella sì che è una grande tragedia.

Viviamo in un Paese dove ogni discussione tra giovani riguardo al loro futuro finisce per essere intrisa di un malcelato sconforto, della consapevolezza che tutto quello che si è provato a costruire negli anni non servirà a niente. E ci si chiede un domani cosa fare, e sempre più spesso si sente paventare l’ipotesi di andare all’estero, di scappare da questo posto che sembra non funzionare più. Ma è davvero così?

Cosa saranno i prossimi dieci anni di questo nuovo millennio nessuno può dirlo, anche se le prospettive, al giorno d’oggi, sembrano tutt’altro che rosee. Le scelte rimangono poche. O si va via, si scappa il più lontano possibile, o si resta a combattere cercando di tenere in piedi i cocci di ciò che rimane della parola “Speranza”.

Donatori di vita

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Una nuova autrice su Camminando Scalzi.it

Abbiamo il piacere di presentarvi miosina81, medico specializzando in Anestesia e Rianimazione. Affronterà un tema molto delicato, quello del trapianto d’organi, legandolo ad una sua esperienza in ospedale. Fin dove ha potuto ha utilizzato un linguaggio il meno complicato possibile, inoltre abbiamo aggiunto vari link che vi aiuteranno con alcuni termini medici. In ogni caso l’autrice sarà disponibile a rispondere alle vostre domande. Espimente la vostra opinione sul tema commentando l’articolo.

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Paolo, 60 anni, è un grave cardiopatico. E’ affetto da una patologia chiamata cardiopatia ipertrofico – ischemica, tre pregressi infarti del miocardio di cui due a 40 anni, una grave insufficienza aortica e mitralica, uno scompenso del ventricolo sinistro con riduzione globale della contrattilità. In pochi termini ha un cuore praticamente fermo.

Arriva in Unità di Terapia Intensiva con un quadro clinico gravissimo, un episodio di tachicardia ventricolare seguito da immediato arresto cardiaco dopo l’ennesima coronarografia (la coronarografia è un esame che permette la visualizzazione diretta delle arterie coronarie mediante l’introduzione di mezzo di contrasto attraverso un catetere guida introdotto in arteria femorale). Viene sottoposto quindi a massaggio cardiaco esterno, defibrillazione, fiale di adrenalina, dopamina e atropina, e dopo aver tenuto col fiato sospeso per diversi minuti, ecco che ricompare quel bip rassicurante che così bruscamente si era interrotto. Una giornata di coma e la mattina seguente lo ritrovo sveglio e cosciente, ancora collegato al respiratore con una ventilazione non invasiva, più stabile emodinamicamente. Tuttavia nuove complicanze sono subentrate: un’ edema polmonare da scompenso cardiaco e una insufficienza renale acuta che poco risponde alla terapia farmacologica. Il rene è ormai danneggiato dall’ipoperfusione ematica, ovvero dalla scarsa circolazione sanguigna periferica, è necessaria quindi la dialisi.

trapianti 1

Il paziente è  in lista d’attesa per trapianto cardiaco da 15 anni; intanto affronta una serie di degenze più o meno complicate tra i reparti di Cardiologia e Rianimazione.

Le indicazioni cliniche all’esecuzione di un trapianto cardiaco comprendono le cardiopatie congenite, le cardiomiopatie primitive (ipertrofiche, dilatative e restrittive) e secondarie a malattia ischemica e malattie valvolari. Le indicazioni emodinamiche comprendono la stima di una serie di indici specifici cardiaci intesi a valutare l’efficienza di pompa cardiaca e di circolo (per esempio la frazione di eiezione, l’indice cardiaco e la pressione di incuneamento polmonare). Controindicazioni sono l’età, neoplasie maligne negli ultimi 5 anni, infezioni sistemiche in fase attiva ( per esempio da HIV, da HCV e HBV), il diabete mellito complicato, l’insufficienza renale primaria cioè indipendente dallo scompenso cardiaco, l’insufficienza epatica, l’infarto polmonare recente, patologie vascolari cerebrali, alcolismo, ipertensione, collagenopatie, malattie sistemiche in generale con limitata prognosi.

Paolo vive con la speranza di un imminente trapianto di cuore. Mi sottolinea che nonostante abbia compreso la serietà della sua condizione clinica è sereno, si sente comunque una persona fortunata perché dice di aver avuto tutto dalla vita. Rimango colpita da questa affermazione e dall’utilizzo di  questo preciso termine “fortunato”, ha avuto tutto dalla vita, eccetto un cuore che funzioni. Lui non lo sa, ma in realtà non verrà maooi trapiantato, me lo comunica il Centro Trapianti presso il quale è seguito perché, mi ribadiscono, è considerato troppo vecchio. Infatti data la maggiore incidenza di complicanze nei soggetti anziani, il limite di età per la candidatura al trapianto è intorno ai 55/65 anni a seconda dei Centri. Naturalmente il paziente deve essere inquadrato nelle sue condizioni cliniche generali tali da permettergli una aspettativa di vita di almeno 10 anni. Il numero di trapianti di cuore ammissibili per anno dipende ovviamente dal numero di donatori disponibili e dalla mortalità in attesa di trapianto. In ogni caso i candidati risultano essere in numero nettamente superiore rispetto alla disponibilità effettiva d’organo.

Al 16/10/09 risultano: 713 pazienti in lista d’attesa per un cuore (ai quali se ne aggiungono 26 pediatrici); 257 trapianti cardiaci eseguiti da inizio anno. Il tempo medio di attesa dei pazienti in lista è di circa 2,5 anni, la mortalità in attesa di trapianto è piuttosto elevata, 8,6% (fonte: Sistema Informativo Trapianti)

trapianti 2

La donazione d’organi è un atto irrinunciabile ed è un invito alla possibilità di salvare vite umane qualora la nostra dovesse cessare. Il prelievo di tessuti e organi viene effettuato solo dopo l’accertamento assoluto della morte biologica che equivale alla cessazione dell’attività elettrica cerebrale, questo è tutelato dalla legge italiana, aldilà di tutte le diversità culturali, le credenze religiose, le influenze ambientali. Ognuno di noi ha la responsabilità e il dovere morale di diventare potenziale donatore d’organi e manifestare la propria volontà attraverso la dichiarazione di donazione: basta anche solo la dichiarazione e la firma su un foglio in carta semplice e possibilmente la comunicazione ai familiari o all’ ASL di appartenenza.

Tante persone muoiono ogni giorno, tante altre vivono sperando come Paolo, solo alcune avranno la possibilità di credere realmente in una guarigione … ma essere favorevoli alla donazione è un modo per tutelare la vita. Non restiamo indifferenti.

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