Concorso in magistratura: poche consegne per tanti supereroi

Mercoledì 15 giugno, esattamente le ore 06:44 del mattino. Ho aperto gli occhi e mi sono accorto che la sveglia sarebbe suonata esattamente un minuto dopo il mio risveglio. Una doccia, una colazione veloce, giusto il tempo di un caffè, un bicchiere d’acqua e poi via di corsa verso la Nuova Fiera di Roma. Lunedì 13 e martedì 14 giugno erano stati i giorni della consegna dei codici e fino a quel momento, in fin dei conti, le emozioni ancora erano latitanti. In realtà il mio umore saltellava su e giù come un grillo e l’ansia saliva precipitosamente da giorni. Ma quella mattina mi sono accorto subito che era diverso, quella mattina era il giorno della prima prova del concorso in magistratura.

Si sono presentate circa 4.200 persone delle ventimila che si erano iscritte. Arrivo all’immenso parcheggio che giganteggia dinanzi l’ingresso nord della Nuova Fiera e mi trovo davanti un mare umano. Ciascuno dotato di una propria busta (tutte buste della spesa trasparenti) dove venivano custoditi gelosamente viveri, penne, documenti e poco altro, insomma il necessario per passare il tempo dalle otto del mattino sino alle sette della sera. Dopo circa un’ora e qualcosa di fila finalmente ognuno arriva al proprio padiglione. Eravamo divisi in quattro immenso blocchi, solitamente atti ad accogliere eventi fieristici, ma questa volta adibiti a enormi sale dove vi erano infinite file di banchi, ognuno con un nome, una data e una matricola.

Arrivo al mio posto, con non poca adrenalina nel sangue e, agitatissimo, mi siedo. Mi guardo intorno e vedo gente di ogni età. Gente alla sua prima volta, ma anche veterani alle terza, altri anche alla quarta. La legge consente tre consegne nell’arco di una vita; la quarta consegna è consentita in via eccezionale per coloro i quali si siano iscritti al bando di concorso prima dell’uscita dei risultati del concorso precedente. Sostanzialmente tutti hanno diritto a quattro consegne, tranne casi estremamente rari. È molto difficile, infatti, che escano i risultati del concorso precedente prima dell’uscita del bando del concorso successivo, dato che per le correzioni occorrono spesso molti mesi.

La commissione, seduta in cima alla sala su un’immensa cattedra, il primo dei tre giorni ha optato per il tema in materia di diritto amministrativo. Non vi nascondo che si è trattata di una vera e propria strage. In circa cinquecento si sono alzati allo scadere della quarta ora, limite minimo per potersi alzare e abbandonare la gara. I 3.700 candidati rimasti seduti hanno dovuto confrontarsi con una traccia estremamente complessa su un argomento tanto inaspettato quanto angusto. Alla fine della prima giornata non hanno consegnato più di 3.300 persone. Del resto, il giorno dopo è stato estratto il tema di diritto civile e la carneficina è proseguita incalzante. L’ultimo giorno, infine, la traccia di penale ha dato il colpo di grazia a un concorso che, a dire dei più, non era così difficile da anni. Le consegne effettive dovrebbero aggirarsi intorno alle duemila persone. Ricordo che il concorso era stato bandito per un numero pari a 360 posti, che verosimilmente non verranno integralmente coperti, come al solito. Tracce strane, imprevedibili, ma soprattutto dai titoli fuorvianti, a dire di molti finalizzate a testare la lucidità, più che la preparazione, dei candidati.

Facendo un calcolo approssimativo, e tenendo conto del fatto che delle ventimila iscrizioni siamo rimasti in meno di duemila, la percentuale di possibilità di essere promossi alle prove scritte si aggira attorno al 18%, più o meno uno su cinque verosimilmente ce la farà. Una percentuale altissima considerando che ci si attendeva quasi il doppio delle consegne, e quindi la metà della percentuale. Tirando le somme di questa tre giorni posso dire che, prima di tutto, è stata una grande esperienza di vita, nonché una dura prova di nervi, lucidità e ragionamento. È stata davvero dura soprattutto per chi, come me, era seduto lì per la prima volta.

D’altra parte è stata anche una prova di enorme crescita personale. Niente a che vedere con l’esame di abilitazione alla professione di avvocato, tutta un’altra musica, tutta un’altra aria e soprattutto tutta un’altra tensione. I risultati, a questo punto e dato il numero esiguo di consegne, sono previsti non più tardi dell’inizio del prossimo inverno; diciamo che, se tutto dovesse filare liscio, entro la fine di gennaio saranno esaurite le correzioni. Nell’articolo che scrissi prima del concorso avevo parlato di supereroi. Oggi più che mai mi sembra ampiamente azzeccata questa definizione; adatta non soltanto a chi avrà avuto la bravura e la fortuna di passare, ma anche a chi pur non risultando idoneo avrà avuto il coraggio di consegnare tutte e tre le prove, e a coloro che non se la sono sentita nemmeno di consegnare, e giorno dopo giorno hanno abbandonato il campo. Concludo questo articolo come conclusi il precedente: in bocca al lupo a tutti, supereroi e non.

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Concorso in magistratura: la carica dei ventimila

Tra poco più di due settimane si terrà presso la Nuova Fiera di Roma il concorso in magistratura per trecentosessanta posti, bandito lo scorso autunno dal Ministero della Giustizia. I giorni 15, 16 e 17 giugno migliaia di persone, giovani e meno giovani, si riverseranno nella capitale piene di speranze, sogni e disillusioni. Da fonti ministeriali circola la voce che risultano iscritte circa ventimila persone; nella migliore delle ipotesi (o peggiore, dipende dai punti di vista) se ne presenteranno circa cinquemila. Questo perché, nei sei mesi che sono passati dalla chiusura del bando di partecipazione, qualcuno degli iscritti avrà inevitabilmente deciso di rinunciare.

Alcuni perché si saranno arresi all’immensa mole di studio, altri si saranno semplicemente dimenticati di essersi precedentemente iscritti, altri ancora perché, al tempo, si erano iscritti esclusivamente per tenersi viva fino all’ultimo la possibilità di scegliere se partecipare o meno. Del resto le spese da sostenere, anche solo per presentarsi, in quei giorni a Roma non sono di poco conto. Innanzitutto le almeno tre notti d’albergo, da sommare ai trasporti per recarsi nella capitale, cui va aggiunto il costo esuberante dei codici giuridici da portare in sede di concorso. Il conto, approssimando per difetto, è presto fatto. Quaranta euro al giorno per dormire, che moltiplicati per almeno tre notti (che diventano quattro per la metà dei candidati, dato che le consegne dei codici sono previste a seconda della lettera alfabetica il giorno 13 e 14 giugno) fanno centoventi euro. Poi il prezzo del viaggio che, tanto per tenersi bassi, non viene a costare meno di cento euro a testa, oltre ovviamente ai vari spostamenti in città. Dulcis in fundo non possiamo non annotare sul nostro bel taccuino il prezzo dei codici che, per quei quattro giorni, saranno gli unici compagni di viaggio di tutti i candidati. Sicuramente ho dimenticato qualche scontrino nella tasca di qualche giacca, ma ciò non toglie che le spese che ognuno dovrà sostenere ammonteranno all’incirca sui cinquecento euro. Tralasciamo le spese per mangiare, al limite ci penserà il “buon Dio” – come direbbe De André – a trovare il modo per saziargli lo stomaco.

Riassumendo, cinquecento euro in mezza settimana per sperare di rientrare in quel 7,2%, qualora si presentassero “solo” in cinquemila, percentuale che scende vertiginosamente all’1,8% circa qualora si presentassero tutti e ventimila. Insomma, se non si è preparati sembra davvero inutile presentarsi, motivo per cui saranno circa in tremila a consegnare tutte e tre le prove. Questo anche perché ogni persona può consegnare i tre scritti per tre soli tentativi nell’arco della sua vita.

Il fatto di essere in tanti può consolare, perché si possono condividere con tante altre persone le  emozioni e i sentimenti che pervadono i candidati; ma può anche abbattere, perché la carica dei ventimila farebbe paura anche a un supereroe di fama conclamata. Da qualunque lato la si guardi, ne resteranno poco più di trecento e l’imperativo è crederci.

In bocca al lupo a tutti, supereroi e non.