Parlando di progresso e povertà

Chiunque non abbia avuto l’occasione di leggere l’Internazionale n° 980, forse potrà essere interessato a leggere questo articolo. È un numero in gran parte dedicato a economia, mercati e finanza, al termine del quale ti pare quasi di aver trovato l’antidoto di ogni male e la soluzione a molti dei problemi della società.

ProgressAndPovertyBookA colpire particolarmente è il pezzo di Christopher Ketcham dello statunitense Harper’s Magazine, dedicato alla storia del Monopoli, il celebre gioco da tavolo “giocato da almeno un miliardo di persone in centoundici Paesi e quarantatre lingue”, inizialmente ideato con lo scopo di insegnare a combattere i monopòli, e poi tramutatosi in una gara dove l’accumulo dei monopòli è invece il principale obiettivo dei giocatori che s’impossessano della pedina a forma di funghetto, bottiglione etc…

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Equo dissenso sull'equo compenso

Comincio l’articolo con una premessa: non parlerò di diritti d’autore, del ruolo della SIAE come intermediario nel percepire i proventi di questi diritti o della effettiva redistribuzione che ne viene fatta; parlerò invece dell’ennesimo tentativo dello Stato di rallentare lo sviluppo tecnologico di questo paese, imponendo una tassa che costringe un italiano a pagare cifre sensibilmente più alte di un qualsiasi cittadino europeo per beni ormai entrati a far parte dell’uso comune.

L’equo compenso è una somma di denaro versata a priori alle società preposte alla protezione ed all’esercizio dei diritti d’autore (nel nostro paese la SIAE) e serve a compensare le presunte perdite che l’industria discografica e cinematografica affermano di subire a causa della condivisione illegale di brani musicali e film. Questa tassa, diffusa in tutta Europa, viene versata dai consumatori solo in seguito all’acquisto di Cd, Dvd e masterizzatori, oltre a supporti ormai obsoleti come VHS ed audiocassette.

Lo scorso 30 dicembre però qualcosa è cambiato: il ministro dei Beni e delle Attività Culturali Sandro Bondi, sfruttando il ben noto trucchetto di utilizzare il periodo festivo di fine anno per far uscire in sordina leggi scomode – vedi gli articoli sul digitale terrestre (decreto salva Rete4) e sul wireless (proroghe al decreto Pisanu) per altri esempi – ha firmato un decreto legge che estende il range di applicabilità dell’equo compenso ad un numero di dispositivi e supporti molto più ampio di quello precedente. In sostanza, qualunque dispositivo dotato di “supporto registrabile” come ad esempio pendrive, schede di memoria, hard disk, cellulari, console, decoder viene interessato dall’applicazione della tassa, con un contributo fisso o in proporzione alla quantità di dati stoccabile, secondo delle tabelle presenti nello stesso decreto.

Facciamo qualche esempio, tenendo conto di alcuni tra i prodotti tecnologici più diffusi :

  • Un hard disk esterno da oltre 400 Gbyte (la quasi totalità di quelli attualmente in vendita) verrà tassato per 0,01 € al Gbyte. Considerando che l’attuale street price di un’unità da 1 Terabyte è intorno agli 80 €, si avrà un aumento di 10 €, pari ad oltre il 10%.
  • Un lettore Mp3 con una capacità tra i 2 e gli 8 Gbyte (i più venduti attualmente) vedrà aumentare il suo prezzo dai 5,15 € ai 6,44 €, quelli di capacità superiori arriveranno ad aumenti fino a 12,88 € .
  • Per quanto riguarda i cellulari, la cifra da pagare sarebbe di soli 0,90 € ad apparecchio; ma il decreto specifica che per gli apparecchi polifunzionali dotati di memoria (in pratica tutti i cellulari di ultima generazione) bisogna pagare invece in base alle dimensioni di quest’ultima, ad esempio un Iphone da 32 GB costerà 6,44 € in più.

Provate anche voi come Giacomo Dotta ad effettuare, basandovi sulle tabelle del decreto, un rapido calcolo di quanto vi sarebbero costati in più i vari prodotti tecnologici che avete in casa. Io, arrivato a cifre vicine ai 200 euro, ho dovuto smettere per sopraggiunto esaurimento nervoso.

La manovra farà confluire ingenti flussi di denaro nelle casse della Società Italiana Autori ed Editori: secondo le stime di Confindustria e Assinform infatti, vedrà i suoi introiti per l’equo compenso quadruplicare nel solo 2010, passando dagli attuali circa 70 milioni di euro a oltre 300, recuperati a danno dei consumatori in un periodo di feroce crisi economica. La cosa in assoluto più grave è che si tratta, per la prima volta nella storia, di una tassa sullo sviluppo tecnologico: al migliorare delle tecnologie aumenta la quantità di dati che è possibile registrare su di un supporto e quindi anche l’obolo dovuto alla SIAE. Inoltre il decreto prevede una revisione delle tabelle dopo 3 anni che porterà certamente, visti i precedenti, ad ulteriori aumenti.

La SIAE si difende comunicando che queste entrate saranno redistribuite agli autori, editori, artisti ed a tutti gli aventi diritto, affermando inoltre che non si tratta di una tassa ma di diritti d’autore e quindi dello stipendio di chi produce opere (film, canzoni, ecc). Come scritto nell’introduzione, non è mia intenzione trattare in questo articolo del diritto d’autore (che ritengo sacrosanto) né di quanta parte dei soldi raccolti vadano davvero a finire agli autori (si parla di cifre prossime al 76% del bilancio della società utilizzate per pagare il solo personale); proverò invece a fare alcune considerazioni, ovviamente passibili di smentite, sui possibili effetti che questa legge potrebbe portare a tutto il mercato tecnologico italiano.

Per i consumatori di beni tecnologici di tutto il mondo, gli effetti della crisi economica si faranno sentire con maggior forza nel corso del 2010. L’anno appena trascorso ha visto infatti una riduzione del volume di produzione di componentistica, dovuto alla minor richiesta, e una riduzione degli investimenti in nuove fabbriche. Quindi i previsti aumenti della domanda nel corso dell’anno faranno sì che ci sia un aumento generalizzato dei prezzi, in particolare nel mercato delle memorie, dove i produttori operano in sofferenza già da un paio di anni. A questi andrà sommato soltanto in Italia quanto dovuto a causa del decreto Bondi, portando i consumatori italiani a subire aumenti anche superiori alle 2 cifre percentuali. Quanto impatterà questa situazione sui consumi, nel paese dei 1000 euro al mese?

Gli effetti più gravi però si avranno probabilmente nel mercato professionale. Le nostre aziende, già martoriate dalla crisi e dal sistema fiscale, messe in difficoltà dalle resistenze delle banche a concedere prestiti ed in costante debito di competitività nei confronti delle aziende straniere, si troveranno a dover fronteggiare gli aumenti nel momento peggiore. Questo porterà ad un ulteriore decremento di quegli investimenti in nuova tecnologia che sono indispensabili per uscire dalla crisi e per competere con le aziende estere, relegando sempre di più il nostro paese in quel terzo mondo tecnologico nel quale stiamo scivolando.

Ovviamente non pretendo di trattare in maniera esaustiva un argomento così complesso e sfaccettato, spero però di essere riuscito a dare sufficienti spunti a chi intenda approfondire. Si parla da tempo di azzeramento del digital divide, dell’idea di un pc con collegamento ad internet in tutte le case ed in tutte le scuole, della digitalizzazione della pubblica amministrazione; ma a tutti questi buoni propositi si contrappone l’attuale movimento politico, che sembra fare di tutto per svilire ogni tentativo del nostro paese di risalire la china. Il decreto Bondi non farà altro che precipitare ancora di più il nostro paese verso l’abisso della mediocrità e dell’arretratezza, e a farne le spese non saremo soltanto noi, ma soprattutto le future generazioni. Abbiamo soltanto un’arma a disposizione: persone in grado di prendere decisioni simili, miopi e dannose, non sono degne di essere elette. Quando lo capiremo?