Il silenzio rubato

“Certe volte per dormire mi metto a leggere,

e invece avrei bisogno di attimi di silenzio”.

Un’altra vita, F. Battiato.

Credo che la tecnologia sia una buona cosa sotto molti aspetti: grazie a essa riusciamo a comunicare le nostre idee a più persone e più lontano, possiamo avere versioni diverse di uno stesso accadimento, siamo più indipendenti, possiamo imparare molte cose gratuitamente, etc.

Ci sono però alcuni aspetti della tecnologia in relazione ai quali vorrei proporre qui una riflessione. Perché se la tecnologia dà, alla stessa maniera può togliere. Ecco un breve elenco delle mie impressioni:Continua a leggere…

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La "biophilia" di Bjork fra tecnologia e natura

“Biophilia” è il titolo del più recente album di Bjӧrk, uscito qualche mese fa. Ha avuto dunque il tempo di decantare nella mente di chi scrive questa recensione. Cosa si può dire ora di questo album che, come un fulmine a ciel sereno, ha portato una ventata di futuro nell’industria discografica?

Perché Biophilia è più di un album: è un progetto musicale, scientifico, didattico e tecnologico. Può essere acquistato infatti sotto forma di cd o di “app album”, ossia un pacchetto di dieci applicazioni per ipad, una per ogni brano, tenute insieme da un’”applicazione madre”. Un lavoro davvero pioneristico che non mancherà di influenzare la storia della musica pop del domani.

Biophilia  è un tentativo di dimostrare come la tecnologia e la natura si stiano avvicinando sempre di più, e come in futuro esse possano divenire finalmente compatibili. Tale unione viene celebrata nel linguaggio universale per eccellenza: la musica.

Su youtube si trovano diverse presentazioni delle applicazioni. In queste si può vedere come ogni canzone richiami un elemento naturale, con la possibilità per l’utente di modificare la struttura ritmica o melodica di ogni brano ed esplorare al tempo stesso diversi aspetti della musicologia e della scienza.

Parliamo ora delle tracce.

Dal silenzio siderale e dal buio sorge la prima canzone, “Moon”. Un suono arpeggiato segue un ritmo circolare di 17/8, atto a imitare i diversi tempi di una fase lunare. Il testo sembra parlare di rinascita, come la luna che decresce e poi cresce nuovamente. Un brano che introduce al mondo sonoro straniante ma al tempo stesso pieno di fascino di Biophilia. Con il tempo si riesce ad abbracciare il ritmo circolare e ci si può rilassare in questa atmosfera. Ci attendono brani lontani dalla struttura regolare che siamo soliti ascoltare. La loro costruzione è organica, asimmetrica, simile a quella delle piante.

Una bobina di Tesla

Con il secondo brano entriamo nel regno di “Thunderbolt”, che ritengo uno dei brani migliori dell’album.  Ha un che di epico, sia nel testo che nella melodia. La forza naturale dell’elettricità è qui la fonte dell’ispirazione. Straordinaria l’idea di utilizzare come strumento una bobina di Tesla, ovvero un dispositivo creato dall’omonimo inventore, capace di creare fulmini del tutto simili a quelli atmosferici. I suoi impulsi elettrici creano un arpeggio che si ferma giusto per il tempo che solitamente intercorre fra il fulmine e il tuono. La potente voce di Bjӧrk si leva su di esso, domandandosi se sia possibile desiderare un miracolo, un fulmine che venga a sconvolgere e al tempo stesso purificare ogni cosa.

Si passa a “Cristalline”. Lo strumento che ci introduce al brano, con i suoi tocchi acuti in 17/8, è il gameleste, un incrocio fra un gamelan e una celesta creato per l’occasione e suonato a distanza grazie a un tablet. Non mi fa impazzire la scelta di utilizzare, ancora una volta dai tempi di Vespertine, suoni acuti e martellanti, i quali alla lunga possono stancare. Ciò che amo di Cristalline è il testo: un inno gioioso che esplode in un finale in stile breakcore che davvero vale tutto il brano e che ha l’unico difetto di durare troppo poco.

Scivoliamo nella maestosa “Cosmogony”, l’“applicazione madre” da dove tutto si diparte. I solenni fiati ci riportano ai suoni caldi dell’album Volta. Ha un’aria teatrale questa canzone. Il testo racconta diversi miti cosmogonici ed esprime meraviglia di fronte ai corpi celesti. È un pausa melodica che ci riporta a casa e che si apprezza con il tempo.

Uno screenshot dell'applicazione per "Virus".

Con “Dark Matter” Bjӧrk si esprime nelle dissonanze.  Chiamerei Dark Matter una traccia da “cuffia”, ossia un brano che andrebbe ascoltato in completa solitudine, con le cuffie, cercando di entrare nel mondo che la musica descrive. All’apparenza cacofonica e senza senso (è glossolalia, il linguaggio che si ascolta), nasconde una sua architettura. È musica del futuro, o forse una melodia di migliaia di anni fa. Sfuggente, incoerente e misteriosa come solo la materia oscura sa essere.

Su questa scia continuiamo con “Hollow” e finiamo dritti dentro un lungo filamento di DNA, visto come una collana fatta di antenati di cui noi siamo una perla. Atmosfera inquietante e un po’ gotica. Da cuffia.

Passiamo a “Virus”. Canzone d’amore per voce e gameleste dalla melodia armoniosa e di ampio respiro. Nonostante l’indiscussa  godibilità, percepisco un che di troppo studiato, sia nel testo che nella metafora virus-amante. Non mi entusiasma.

Sacrifice” è l’ottava traccia, una toccante composizione accompagnata da un harpsichord, (un cilindro di metallo che girando fa vibrare alcuni tasti, una specie di enorme carillon). L’effetto è ancestrale e il testo vibra di sincero sentimento.

Eccoci a “Mutual Core”. Il lugubre organo descrive la relazione fra due persone come quella fra due zolle tettoniche adiacenti che si contrastano ma al tempo stesso cercano di adattare sé stesse ai movimenti tellurici. Improvvisamente, con una ritmica aggressiva, esplode il sisma, ponendo fine all’immobilità. Bellissima.

Con “Solstice” arriviamo all’ultima traccia, in 7/4 scanditi da pendoli a undici corde, i cui movimenti oscillatori prendono ispirazione dai movimenti dei pianeti e dalla rotazione terrestre. Semplice, dall’atmosfera vagamente nipponica e dal testo colmo di gratitudine, il brano chiude il viaggio con una nota di bellezza e meraviglia.

Insomma, un progetto interessante sia dal punto di vista musicale che tecnologico. Al di là del livello di gradimento dell’album, non si può non riconoscere a Bjӧrk il titolo di grande musicista, dotata di rara sincerità e amore per il proprio lavoro.

E infine: sarebbe bello se il mondo descritto da Biophilia fosse quello del futuro?

Un anno insieme: buon compleanno Camminando Scalzi!

“Qualche anno fa, con un gruppo di amici decidemmo di mettere su una blog-zine, spinti dalla semplice passione di scrivere…”

Con queste parole si apriva il primissimo articolo di Camminando Scalzi, una presentazione, una dichiarazione di intenti di un esperimento più volte rimandato, che era diventato finalmente realtà. Nessuno di noi ancora sapeva che saremmo riusciti a fare quello che abbiamo fatto, la redazione era composta da pochissime persone, e si cominciò con una recensione, quella dell’album dei Muse. Eravamo ai tempi ospitati dalla wordpress.com, avevamo tantissime idee, tanto entusiasmo, e la voglia di fare informazione tutta nostra, un’informazione che fosse libera, che venisse dal basso, che fosse disponibile per tutti.

Mentre la redazione cominciava ad allargarsi, si decise di dare a tutti la possibilità di dire la propria, e si cominciarono ad affrontare i temi di attualità più importanti, dalla politica al lavoro, dall’ambiente alla cultura, qualsiasi cosa noi (e voi) ritenessimo interessante trovava posto sulla nostra blogzine libera. Le difficoltà non erano poche, ma i collaboratori erano tutti molto entusiasti e validi, e cominciamo dapprima a migliorare la grafica, poi ad aggiungere un sacco di feature, e alla fine passammo ad un dominio tutto nostro (quello attuale) e sbarcammo anche sui social network.

Di quei mesi ricordiamo con piacere le interviste importantissime che vi abbiamo proposto (Neil Blevins di Pixar, la Repubblica degli stagisti), il tema del lavoro, con un occhio di riguardo alla crisi e ai precari della scuola. Si parlava anche di musica, con gli interessanti approfondimenti di Listening, le recensioni cinematografiche e tanto altro. La redazione cresceva, tante persone cominciavano a seguirci, e tante altre a voler collaborare con noi. Anche l’area tecnica dei nostri collaboratori migliorava sempre di più l’interfaccia del blog, e le possibilità di interazione da parte dei nostri lettori.

L’attualità e la politica sono stati altri due fiori all’occhiello di Camminando Scalzi, e abbiamo seguito per voi e con voi il primo No B-Day del Popolo Viola, con la cronaca in diretta e la trasmissione in streaming. E siamo stati sempre in prima fila per la lotta della libertà di informare, basti ricordare che abbiamo dedicato un articolo al Fatto Quotidiano poco dopo la sua nascita, e vi abbiamo trasmesso Raiperunanotte, evento unico della stagione passata.

Non bisogna dimenticare anche i temi legati alla tecnologia e l’Informatica, con gli ormai mitici “Sistemista Disperato”, e i tantissimi articoli scritti riguardanti la scienza e la tecnologia, sbocciati oggi in una rubrica scientifica che vi offre la possibilità di scoprire tantissime cose interessanti che forse ignoravate. E l’ambiente, l’economia, il cinema con le sue recensioni, la musica che è diventata via via sempre più ricca (con il Jazz, la musica classica dei Classics). Per non parlare dello sport, con la puntualissima rubrica dedicata al calcio, che vi ha raccontato la scorsa stagione di Serie A, e tutti i mondiali, e contemporaneamente abbiamo seguito la Formula 1, con i suoi scandali e le sue gare. E le  vignette che hanno fatto per noi i migliori vignettisti del web (le trovate tutte qua, e sulla nostra fanpage di Facebook).

Insomma, un elenco sterminato di argomenti, di articoli, di idee e di informazioni che ci hanno e vi hanno tenuto compagnia per trecentosessanticinque giorni. E’ davvero difficile elencarli tutti, ma la blogzine è qua, consultabile quando volete. Fa un certo effetto guardarsi indietro e vedere tutti i passi che abbiamo fatto. Oggi siamo orgogliosi delle quasi 125.000 visite, dei più di 1.100 fan su Facebook, dei 2018 commenti ai post del blog, e delle tantissime condivisioni su Twitter. Insomma, Camminando Scalzi è entrata nei cuori di molte persone, è seguita, e noi della redazione vogliamo ringraziare soprattutto voi lettori, senza i quali questa fantastica esperienza non sarebbe potuta continuare nel tempo con questa forza e questa brillantezza. Immaginate la nostra passione come il motore che guida questa grande macchina, un motore che ha bisogno di un carburante speciale, e questo carburante siete voi, con la vostra partecipazione a tutti i livelli (articoli, commenti, facebook e tutto il resto), la vostra interazione, il vostro confrontarvi con noi. Grazie a voi, di cuore.

E infine, come è giusto che sia, dopo questo primo anno e dopo aver tratto dei bilanci e avervi raccontato un po’ la nostra storia, vorrei ringraziare personalmente tutti i collaboratori che hanno lavorato per Camminando Scalzi in questi mesi, uno a uno. Penso sia il minimo.

Quindi GRAZIE A:

Carlo Valente, che si è occupato dei contatti con l’esterno e del reclutamento dei nuovi collaboratori. Andrea Rizzo, che ci ha dato una mano infinita con la pubblicità e per far conoscere il blog. Francesco Stefanacci, al secolo Obi-Fran Kenobi, che ci da una mano enorme con la revisione degli articoli. E poi tutti i nostri redattori e collaboratori che hanno scritto per noi in questo anno (in rigoroso ordine sparso), dal primo giorno a oggi (in grassetto i redattori fissi attuali e passati):  Alessandro Laraspata, Arianna Galati (Ari), Camilla Rotunno, Carlo Ruberto, Ciro Trocciola, Franco Cappuccio (MobyJones), Daniel Monetti, Dino Moio, Martino Nannoni (Do Urden), Enrico Renna, Erika Farris, Eugenio Romano, Eva Danese, Fabiana Mordenti, Fabio Siniscalco, Jacopo Giove, Francesco Fumarola, Giada Demurtas, Giuseppe Pirò, Giuseppe Pontoriere, Mattia Mangiavacchi (Greenwich), Jack D’Amico, Iacopo Iorio (Krop), Mauro Fava (linuxedintorni.org), Luca Manes, Luigi Sambataro, Marco Moccia, Marco Vercesi, Ina Macina (Marina), Mauro Rubin, Alessandra Ambra (millecose), Novalgina2fast, Paolo Ratto, Pier Mario Demurtas, Pietro Ilardi, Riccardo Sarta (richpoly), Roberto Pirani, Rosalinda Gianguzzi, Samanta Di Persio, Sergio Baffoni, Francesco Mazzocchi (Steppenwolf), VEERU, Vincenzo Pascuzzi.

Un grazie speciale ai nostri collaboratori dell’area tecnica, senza di loro tutta l’infrastruttura di Camminando Scalzi non esisterebbe: Luca “Jacen” Iorio per la programmazione e Andrés Roberto Miraglia (rgb) per la grafica.

Infine, l’ultimo grazie, il GRAZIE più grande, lo voglio dedicare a voi lettori:

Cercate sempre l’Informazione Libera, cercate di farla, di condividerla, di leggerla. In questi tempi in cui è sempre più difficile dire la propria opinione, noi siamo con voi. E ci auguriamo che questa lista di ringraziamenti diventi ancora più lunga l’anno prossimo.

Liberi, come ci si sente CAMMINANDO SCALZI….

La Realtà Aumentata

[stextbox id=”custom” big=”true”]Torna a scrivere per Camminando Scalzi.it Mauro Rubin, analista, sviluppatore e blogger (qui il link al suo blog “Plumfake”), ma soprattutto appassionato delle nuove forme di comunicazione web. Mauro oggi ci parla di Realtà Aumentata… buona lettura! [/stextbox]
La realtà aumentata è in questo periodo uno dei temi più quotati nella blogosfera: basta cercare sulla rete per trovare centinaia di articoli sull’argomento. Se non avete tempo o voglia vi riporto la definizione di Wikipedia: “La realtà aumentata (in inglese augmented reality, abbreviato AR) è la sovrapposizione di livelli informativi (elementi virtuali e multimediali, dati geolocalizzati, etc…) ad un flusso video che riprende la realtà di tutti i giorni. Gli elementi che “aumentano” la realtà possono essere visualizzati attraverso un device mobile, come un telefonino di ultima generazione, (es. l’iPhone 3GS o un telefono Android) o con l’uso di un pc dotato di webcam. Il sovrapporsi di elementi reali e virtuali crea una “Mixed Reality”. Insomma, voi vedete la realtà ma con qualcosa in più: dati, informazioni ed oggetti. Ecco un video dimostrativo:  http://vimeo.com/8569187
Quando sulla rete si parla molto di qualcosa che genera molta attesa e curiosità, si parla di hype. Solitamente questo trend presenta una serie di fasi: la nascita di una piccola “nicchia d’ascolto” (siti e blog altamente tecnici); un picco di aspettative con relativo aumento di diffusione; l’apprendimento dei limiti con un calo di diffusione (disillusione). Segue un periodo d’illuminazione, in cui la tecnologia viene concepita in modo nuovo e “re-inventata”, infine viene ritagliato uno spazio di mercato ben preciso. Secondo il mio modesto punto di vista attualmente la realtà aumentata si trova nella seconda fase; in questo momento si stanno testando un’infinità di applicazioni in diversi ambiti (specialmente quello militare per la pianificazione e il coordinamento delle truppe su territorio, ma anche in campo medico – vedi il progetto “MAR: Medical Augmented Reality”, per dare supporto immediato ai medici durante le operazioni o le analisi preliminari, vedi il video seguente) -.
Nelle aree marketing ed entertainment, invece, vengono prevalentemente utilizzati gli AR Tags (molto diffusi grazie anche alla libreria di ARToolkit). Questa tecnica consiste nel riconoscimento di un oggetto o di un’immagine attraverso dei sensori ottici e la ricostruzione al suo posto di un oggetto virtuale, come vediamo in questo filmato:
Ultimamente si è visto come l’AR sia facilmente integrabile con tecnologie recenti come il riconoscimento facciale (la tecnica è la stessa usata per gli AR tags). Gli effetti sono sorpendenti: è possibile ottenere tutte le informazioni presenti online su una persona scattandole semplicemente una fotografia (come in questo video). I paranoici avranno sussultato, ma state tranquilli: il processo di acquisizione dei dati disponibili è gestito tramite siti come Face.com (che ha stretto accordi con facebook).
La realtà aumentata è un fenomeno particolarmente curioso anche dal punto di vista della diffusione geografica. Il Giappone presenta una community molto sviluppata, mentre in Europa si sta dando prova di competenza tecnica e manageriale al pari di quella che si può trovare nella Silicon Valley. Un esempio concreto è Layar (azienda olandese), che offre un browser per servizi di realtà aumentata applicati alla geolocalizzazione: il servizio è gratuito e dà la possibilità di ottenere applicazioni AR a costo zero.
I servizi che nominano l’AR nelle loro descrizioni stanno aumentando a vista d’occhio, è anche vero però che molti di questi la utilizzano a sproposito, unicamente per cavalcare l’onda mediatica del momento, e di esempi di questo tipo sull’apple store per iPhone ce ne sono moltissimi.
Ma che cosa ci riserva il futuro?
Robert Rice (guru nel settore) prevede nel giro di 3 anni un investimento di capitali notevole in questa tecnologia: animali domestici virtuali, nuove forme artistiche e una posizione di rilievo sul mercato ricoperta da Vuzix, da sempre all’avanguardia sui display indossabili (alcuni già in vendita su apple store per iphone, ma non ancora per l’AR). Ma queste sono solo ipotesi, le prime risposte le avremo nei prossimi mesi quando l’AR avrà un mercato ben delineato nel mondo, fornendoci nuove esperienze di interazione e magari estendendo la nostra percezione della realtà.
E voi che ne pensate? Scrivete le vostre previsioni sull’ar e vedremo chi si avvicinerà di più!
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Cronache semiserie di un sistemista disperato – Capitolo n°2 : L'incubo delle password

[stextbox id=”custom” big=”true”]Ritornano su Camminando Scalzi.it le ironiche (ma vere) avventure del Sistemista Disperato! Per rileggere il primo capitolo della saga basta cliccare qui! Buona lettura e buon divertimento![/stextbox]

Assorto nei suoi pensieri, un’espressione serena sul volto. E’ venerdì, sono ormai le 18, ancora mezz’ora e il nostro Sistemista potrà finalmente assaporare la tanto agognata libertà. Tutti i casini settimanali sono alle spalle, il server dati fa di nuovo il backup, quello antispam ha ripreso a funzionare (niente scorte di viagra per il weekend dei nostri poveri utonti), nessun pc ha fatto le bizze nelle ultime ore. La mente vaga, comincia già ad assaporare una bella serata con gli amici, la pizza, il poker fino a tarda notte, la sveglia spenta il giorno dopo, tanto il sabato non si lavora. Ma a risvegliarlo da questo beato torpore ci pensa lo squillare del telefono. Un brivido gli corre lungo la schiena: in tanti anni di battaglie, i suoi sensi sono ormai talmente affinati da riconoscere il suono della richiesta di aiuto di un Utonto in mezzo a mille altri. Rassegnato, mentre alza la cornetta per rispondere vede chiaramente svanire davanti ai suoi occhi ogni sogno di tranquillità.

“Pronto?” esordisce con malcelato fastidio. “Sono l’Ing. Sottuttoio, il portatile non mi accetta più la password, può darmi una mano?” chiede una voce supplicante dall’altro lato della cornetta. “Certo, passi pure da me, posso resettargliela in pochi secondi.” risponde il nostro sistemista, ripresosi all’istante: per fortuna niente di grave, la sua serata è salva. “Ok, ora sono all’aeroporto, arriverò in azienda entro un’ora, grazie mille, a tra poco.” dichiara con voce ferma l’ingegnere, approfittando della sorpresa per attaccare all’istante. “Aspetti, sto per andar…” prova a replicare il nostro povero sistemista, senza successo: il pur scarso principio di felicità provato pochi minuti prima ha irrimediabilmente appannato i suoi riflessi.

Ormai rassegnato, con in cuor suo la speranza che il tutto riesca comunque a concludersi in tempo per non rinunciare alla propria serata, si avvia alla macchinetta del caffè, pronto ad ingurgitare una quantità di caffeina tale da consentirgli di accelerare il tempo percepito di attesa. “Ehi, cosa ci fai ancora qui, non dovresti andar via?” gli domanda uno dei colleghi del turno di notte, guadagnandosi la peggiore occhiata che il nostro sistemista sia in grado di lanciare dopo 5 giorni di duro lavoro. “Aspetto l’Ing. Sottuttoio, ha dimenticato la password del portatile.” “Beh, lo capisco, con tutte quelle parole d’ordine, come si fa a non dimenticarne qualcuna? Possibile che nel 2010 ancora non si utilizzino altri sistemi? Che so, le impronte digitali per esempio.” pontifica, ignorando lo sguardo carico di odio profondo. “Certo, e se poi qualcuno ti taglia il dito e lo usa per rubare tutti i tuoi dati? Molto meglio il riconoscimento dell’iride, è la nuova frontiera della protezione dati.” replica un altro collega, guadagnandosi uno sguardo a metà tra il divertito e il disgustato. “E se qualcuno ti cava gli occhi come la metti?” si oppone il terzo arrivato. “Sarebbe una buona idea.” risponde tra sé e sé il Sistemista, mentre si allontana sognando di utilizzare la stecchetta del caffè sui loro bulbi oculari.

Dopo una lunga attesa ed innumerevoli improperi lanciati contro il Dio dei sistemisti, l’Ing. Sottuttoio finalmente arriva. “Ecco il portatile, faccia in fretta che ho un lavoro da finire.” incalza con voce autoritaria. Trattenendosi a stento dal testare su di lui le appena conosciute nuove frontiere della protezione dati, rigirando tra le dita la stecchetta del caffè appuntita per l’occasione, il Sistemista porta a termine il suo compito. “Ecco, tutto a posto, adesso deve sceglierne una nuova.” “Vediamo un po’, il nome del mio cane no, quello di mia madre nemmeno… Potrei utilizzare il nome di mia moglie con la sua data di nascita.” “Si, mi sembra davvero un’ottima idea!” annuncia entusiasta il Sistemista, rinunciando a far notare la stupidità di una tale password pur di andar via il più in fretta possibile. “Ehi, perché non l’accetta?” Dopo aver letto la scritta sullo schermo, un dubbio attanaglia il nostro povero protagonista. “L’ha già utilizzata in passato, deve sceglierne un’altra.” “Ecco, ora ricordo, era questa la parola d’ordine che avevo dimenticato! Mi dispiace di averle fatto perdere tempo!”

Un dolore lancinante percorre il braccio del Sistemista: evidentemente la stecchetta attorno alla quale la mano si stringe rabbiosa è davvero troppo appuntita. Noncurante della sofferenza, con un fintissimo sorriso a 32 denti stampato in faccia, esclama: “Perfetto, meglio così, ora vado allora!” “Ok, la ringrazio ancora, passi una buona serata.” Fretta. Il cappotto afferrato al volo, si lancia a folle velocità lungo il corridoio. L’uscita è a pochi metri, la meta tanto agognata vicina. “Aspetti!! Qui non funziona niente!!!” Un grido lo blocca a mezz’aria, mentre salta gli ultimi gradini che lo separano dalla libertà. La caviglia dolorante, torna indietro disilluso, dando l’ultimo addio alla propria serata perfetta. “Non trovo più il file!!! Mi serve, devo fare la presentazione lunedì mattina!!!” Sarà una lunga nottata.

Dolore. Apre a fatica gli occhi, la coscienza torna lentamente. E’ caduto dalla sedia. La mano indolenzita nel tentativo maldestro di ripararsi, una fitta alla caviglia urtata contro la scrivania. Alza gli occhi alla parete: l’orologio segna le 18:30. Si era addormentato aspettando l’ultima mezz’ora. E’ stato solo un sogno? Non gli sembra vero. Il dolore lo rende quasi felice nel riportarlo alla realtà. La sua serata perfetta è ancora salva. Prende di corsa il giubbotto, si avvia alla porta della stanza. Ma il telefono squilla. L’incubo del Sistemista non finisce mai.

[stextbox id=”custom” caption=”Web-comics”]Come per il primo capitolo de “Il sistemista disperato” non può mancare la vignetta di Gabville (autore del fumetto Supporto Buongiorno) disegnata in esclusiva per Camminando Scalzi.it !!![/stextbox]

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Crisi economica: capitolo cinese

Chi segue Camminando Scalzi si ricorderà che tempo fa ho parlato delle conseguenze della crisi finanziaria sull’economia degli Stati Uniti. Ciò che non ho detto è che l’attuale crisi affonda le sue radici in un fattore del quale i più non parlano: la sovrapproduzione. Si è raggiunto un punto critico di produzione per il quale i redditi disponibili non sono più sufficienti a garantire il consumo dei beni e servizi prodotti, meccanismo che ha portato all’uso/abuso del debito. Questo discorso vale in primo luogo per il Paesi occidentali ma può essere esteso anche ai Paesi in via di sviluppo. Mentre il super consumatore occidentale è allo stremo e usa le poche energie residue per trovare il modo di ripagare i propri debiti, la nascente classe media dei Paesi emergenti non ha le possibilità economiche per sostituirlo e quindi garantire il continuum nella catena produzione-consumo.

La Cina ha reagito meglio alla crisi rispetto all’Occidente e questo in virtù di fattori quali la velocità decisionale, i conti pubblici in salute, impressionanti riserve valutarie accumulate attraverso l’esportazione dei suoi prodotti, piani di sviluppo incentrati sul lungo periodo, arretratezza e forte controllo da parte del governo dei mercati finanziari. Approfondiamo questi punti.

Quando gli occidentali sentono parlare del partito unico cinese storcono il naso. Ciò può essere comprensibile, eppure in una situazione di crisi come quella odierna il sistema politico cinese si è rivelato più efficace ed efficiente rispetto ai governi democratici. Questo è dovuto principalmente al fatto che le decisioni sono state prese in tempi ridotti consentendo di affrontare con tempestività i problemi. Essere in democrazia, invece, significa dover intermediare una pluralità di interessi differenti e tale processo necessita di tempi lunghi e reazioni lente.

Grazie al basso debito pubblico e alle riserve di liquidità, il governo cinese ha potuto varare piani di sviluppo economici sia di breve che di lungo termine (la cifra iniziale stanziata per i suddetti piani si aggirava intorno ai 500 miliardi di dollari). Quelli a breve servono a tappare le falle causate dalla crisi ma il vero valore aggiunto della politica economica cinese sta nell’aver pensato al lungo periodo, mossa fondamentale per gettare le basi di un’economia sana e prospera. Mentre il governo USA stanziava più di 700 miliardi di dollari per salvare banche e industrie “too big to fail” occupandosi solo dei problemi correnti e non delle necessità future, la Cina ha investito in infrastrutture, ricerca scientifica, istruzione, produzione ad alto contenuto tecnologico. Si può dire che mentre il governo americano si guardava la punta del naso quello cinese scrutava l’orizzonte.

I 500 miliardi di dollari spesi per le misure anti crisi non hanno rappresentato per il partito unico un drammatico problema. Basta sapere che le riserve valutarie estere della Cina sono le più ampie del mondo e ammontano a circa 2.270 miliardi di dollari (fonte Sole24ore). Non solo Pechino ha potuto varare le misure interne necessarie senza erodere la solidità delle casse statali, ma è anche corsa in aiuto degli Stati Uniti continuando a finanziare il debito americano attraverso l’acquisto dei  bonds del tesoro emessi da Washington, nonostante i suddetti titoli, in particolare quelli con scadenza a breve, siano ormai considerati dai più spazzatura. Si è così ulteriormente consolidata la posizione di prima creditrice mondiale che la Cina da tempo ha nei confronti degli USA.

La Cina nell’ultimo decennio si è trasformata nella fabbrica del pianeta e i suoi prodotti hanno invaso ogni angolo del globo. Mentre le potenze occidentali si lasciavano sedurre dai soldi facili – e spesso ingannevoli – della finanza, l’impero di mezzo ha costruito un apparato produttivo senza eguali che poggia le sue solide basi sulle industrie pesanti e manifatturiere ma che sta facendo progressi formidabili anche nelle produzioni ad alta tecnologia. Non smetterò mai di ripetere, ma questa è la mia opinione, che nel mondo di oggi una Nazione può vantare una economia forte solo se ha un settore secondario ben sviluppato e capace di vendere all’estero ciò che produce internamente.

Comunque sia non è tutto oro ciò che luccica. La Cina è una Nazione immensa sia per territorio che per popolazione e i problemi non mancano mai. Non voglio soffermarmi sulle difficoltà interne del Paese, reali o potenziali che siano, bensì su quelle derivanti dalla crisi, soprattutto su una in particolare: ora che l’economia mondiale è in fase stagnante come farà la Cina a mantenere l’impressionante tasso di crescita degli ultimi anni, e dunque consolidare lo status quo di potenza?

La Cina non è ancora pronta ad assumere il ruolo di leader mondiale, questo perché rimane comunque un Paese in via di sviluppo ma soprattutto perché il mondo di domani non sarà come quello che ci lasciamo alle spalle. Dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi gli USA sono stati la super potenza dominante – alcuni preferiscono usare il termine “impero” – ma in molti sono convinti che in futuro gli equilibri di potere si sposteranno da una dimensione unilaterale a una multilaterale. Già oggi si vocifera di una possibile leadership globale detenuta da un G2 – USA e Cina – o da un G3 – USA, Cina, Unione Europea -. La Cina non è in grado di “correre da sola” e probabilmente non lo sarà ancora per molto tempo, soprattutto ora che i consumi mondiali sono fermi e il principale partner commerciale, gli USA, è in difficoltà. Chi sosterrà la bilancia commerciale cinese comprando l’impressionante quantità di merci che produce  ed evitando così un dannoso calo delle esportazioni? Il partito unico vorrebbe potenziare il mercato interno ma anche facendo così i consumatori cinesi non potrebbero mai sostituire quelli d’oltreoceano.

Insomma la Cina è sempre più una super potenza eppure ha bisogno più che mai di alleati forti e in buona salute.

Il sole sorge a est eppure la Cina guarda ancora a ovest.

[stextbox id=”custom” caption=”Web-comics”]Ospitiamo oggi il famoso vignettista PV. Vi invitiamo a seguire il suo blog, aggiornato quotidianamente, ricco di “originali” personaggi e tanta, tanta satira! [/stextbox]