L'incubo del passato, la paura per il futuro

Per tutta la giornata di sabato si è vissuto un incubo. Venti anni dopo l’orribile ’92, l’ipotesi di un ritorno dell’epoca delle stragi di mafia ha fatto tremare chi ancora non si è arreso all’idea di uno Stato in balia o peggio, complice, della criminalità organizzata.

Per fortuna, paradossalmente, pare che l’esplosione alla scuola di Brindisi sia un attentato terroristico. È assurdo, ma la cosa ha relativamente tranquillizzato tutti. Cinicamente, la graduatoria dell’orrore trova forse una sua logica. Senza intaccare il rispetto per tutte le vittime degli anni di piombo, l’ultima cosa che ci si potrebbe augurare è una matrice mafiosa. La possibilità che dietro quella che poteva essere una tremenda carneficina ci siano le organizzazioni terroristiche “classiche” sembra per il momento accantonata, soprattutto per via dell’assenza di rivendicazioni.

Sembra tuttavia improbabile che una singola mente malata abbia concepito e realizzato il tutto. Si fanno sempre più numerose le voci che ipotizzano un coinvolgimento di più persone. Sarebbe imprudente e inutile lanciarsi alla rincorsa di questa o quella possibilità. Quando le indagini avranno fornito più dettagli, sarà il momento di cominciare a valutare le conseguenze. Ancora peggiore sarebbe adeguarsi ai modi del peggior giornalismo e rotolarsi nel fango del dolore della famiglia della studentessa uccisa.

Per il momento, si può solo riflettere sul clima sociale e politico che in Italia si fa sempre più cupo. La latitanza della politica – quella vera, seria – non determina il vuoto ma il caos. Non serve una particolare intelligenza politica per tracciare un triste parallelo fra l’Italia dell’inizio degli anni ’90 e quella attuale. Sperimentiamo una crisi economica asfissiante che rischia di precipitare verso abissi ancora peggiori; la fiducia del paese nei confronti della classe dirigente, annegata nella corruzione e nel malaffare, ha raggiunto livelli da lancio di monetine. Tuttavia, non si vive mai due volte la stessa epoca. Anche quando la ruota sembra compiere un giro completo, ci si trova comunque sempre su un nuovo piano. E quando in venti anni non si sono compiuti passi in avanti, si è inesorabilmente tornati indietro.

Manifesti d'Italia

Stanno facendo un enorme scandalo, giustamente, i manifesti che in questi giorni sono apparsi nelle vie di Milano. “Fuori le BR dalle procure” recita il malriuscito slogan. L’ennesima dimostrazione di come i toni siano oltre l’esasperazione, oltre ogni logica di giudizio, oltre ogni morale. Fa notizia che il sindaco di Milano ne abbia preso le distanze, così come Schifani, che ha condannato senza se e senza ma l’ignobile iniziativa. Roberto Lassini, candidato nelle liste del PDL in Lombardia, si trova al centro dello scandalo. La Moratti auspica una rinuncia alla candidatura, ma a quanto pare Lassini smentisce tutto, persino l’indagine, nonostante ancora oggi continui a dichiarare “Non sono io l’autore, non li farei, ma difendo gli autori” (via | Il Fatto Quotidiano), e si prende comunque la responsabilità essendo presidente dell’associazione “Dalla parte della Democrazia”, firmataria dei simpatici manifesti.

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è intervenuto sulla questione, stigmatizzando e difendendo a spada tratta il lavoro dei magistrati, quelle “cattive toghe rosse”, i terribili persecutori, che vengono paragonati a organizzazioni terroristiche che i magistrati li uccidevano, in una delle pagine più buie della storia italiana. “Indica come nelle contrapposizioni politiche ed elettorali, e in particolare nelle polemiche sull’amministrazione della giustizia, si stia toccando il limite oltre il quale possono insorgere le più pericolose esasperazioni e degenerazioni. Di qui il mio costante richiamo al senso della misura e della responsabilità da parte di tutti” afferma il nostro Presidente della Repubblica. Ancora un richiamo dai piani alti, ancora una dichiarazione forte contro una situazione divenuta ormai insostenibile. Ma chi è il responsabile di tutto questo?

Perché prendersela con il povero Lassini che, in fondo, non fa altro che riportare il clima che si respira da qualche tempo a questa parte nella guerra Berlusconi-giudici? Quei terribili manifesti che oggi tutti si impegnano a condannare (da una parte e dall’altra, bisogna dirlo) sono figli di un costante attacco nei confronti dei giudici da parte di questo Governo, in particolare nella persona del nostro Imperatore Maximo. Solo qualche giorno fa il nostro magnanimo dittatore illuminato ci diceva come volesse “Liberare l’Italia dai giudici politicizzati”, di come le “toghe rosse comuniste” lo stanno perseguitando, accusandolo ingiustamente, di come la magistratura sia “un’arma di lotta politica” (ne abbiamo parlato qui.) Insomma, il Grande Capo dà le sue direttive sul da farsi, e quando uno dei piccoli seguaci prende in parola la cosa e affigge i suddetti manifesti della discordia, stiamo tutti a condannarlo? Il povero Lassini fa da capro espiatorio per una questione molto più grande di lui.

Roberto Lassini
Roberto Lassini

Perché la Moratti o Schifani non hanno preso le distanze da quanto dichiarato dall’Imperatore Maximo nei giorni scorsi? Eppure il succo non cambia, cambiano le frasi usate, ma il significato è quello. La campagna elettorale è cominciata e, checché se ne dica, questi manifesti in qualche modo sono comunque passati. Ora Lassini o chi verrà ritenuto responsabile dall’indagine verrà punito, redarguito (ma anche qui non ci metterei la mano sul fuoco), ma quei manifesti sono passati. Li abbiamo letti tutti, li hanno letti i Milanesi, sono passati in televisione. Sì, d’accordo, li abbiamo condannati. Ma scripta manent, e hanno fatto molto più lavoro delle dichiarazioni a ruota libera del nostro Premier in ottica elettorale. Ci sarà qualcuno che oggi sarà ancora più convinto che i magistrati sono come le Br, che stanno perseguitando il povero Silvio, che la colpa dei mali del nostro Paese sono i giudici cattivi che vogliono mandarlo via. Il messaggio inquinato che diventa l’acqua pura del popolino.

E allora cari Schifani, Moratti, opposizioni e Presidente Napolitano, perché non vi dissociate da quello che dice Berlusconi? Perché non stigmatizzate le sue dichiarazioni? Cosa credete, che questo clima, che l’idea di Lassini -o chi per esso sia- nata da lui per caso? O forse siamo di fronte al solito mantra tutto italiano “tanto si può fare”, e quindi lo si fa? Se lo fa il Premier, perché non io, piccolo candidato di provincia?

Non ci resta neanche più la faccia per vergognarci.

Berlusconi colpito al volto

Il gesto più stupido che si potesse fare, una statuetta (pare, le notizie al momento sono ancora molto confuse) colpisce al volto il Premier, a lanciarla un uomo di circa cinquant’anni, Massimo Tartaglia, che è stato fermato. Tutto accade nelle fasi finali del comizio per la consegna delle tessere del Pdl. Berlusconi stava firmando autografi e si è ritrovato davanti questo pazzo che l’ha colpito, ferendogli il labbro. Il premier è stato portato via. Atto deprecabile, assolutamente da stigmatizzare.

berlusconi-boccaQuesti sono i fatti.

La politica però, si sa, non si limita ad analizzare i fatti. Bastava dimostrare solidarietà al Cavaliere, e invece la cosa è stata immediatamente strumentalizzata, da una parte e dell’altra. Ma soprattutto da una parte. Alcune dichiarazioni a caldo fanno pensare che non si aspettasse altro per continuare questa ormai insostenibile discussione “Berlusconi sì – Berlusconi no”. Ecco alcune dichiarazioni sparse (fonte via |Repubblica.it)

Di Pietro: “Sono contro la violenza, ma Berlusconi istiga”

Assolutamente contro questa prima esternazione del leader dell’Italia dei valori. E’ assolutamente imperdonabile un atto di violenza di questo genere e, sinceramente, questa uscita se la poteva proprio risparmiare. Non importa quanto una persona sia poco benvoluta, non è in questa maniera che si risolvono le cose. Inoltre Di Pietro ha fatto un altro errore, perché in questa maniera ha mostrato il fianco alle inevitabili critiche che arrivano dal centro-destra.

bondiC’è Bossi che parla di atto di terrorismo (“Quello che hanno fatto a Berlusconi è un atto di terrorismo”), Bondi che immediatamente riporta alla mente il complotto (“Quello che di aberrante e terribile è accaduto è il frutto di una lunga campagna di odio che è stata scatenata da precisi settori della politica e dell’informazione”), Calderoli che dice “Quando parlavo di complotto venivo preso per matto, adesso dai complotti contro Berlusconi si passa ai fatti e si vede dove sono i veri fascisti” e così via…

Quantomeno altre figure istituzionali (il Presidente della Repubblica, ma anche Gianfranco Fini) si sono limitate a stigmatizzare il gesto e a dare la giusta solidarietà al premier.

La strumentalizzazione del gesto però è già cominciata, e quello che potrebbe essere un semplice atto di follia di un uomo, è stato già trasformato nel risultato del terribile complotto ordito alle spalle del Presidente del Consiglio. Nella continua e costante ricerca di consenso popolare, dei voti, e di tutto il resto…

Massima solidarietà al Premier. Ma adesso non facciamone un martire.

Perché altrimenti davvero ci ritroviamo alla follia pura. Follia che da qualche parte deve essere cominciata.