Il dono della vita

[stextbox id=”custom” big=”true”]Torniamo ad occuparci di trapianto d’organi, argomento già trattato in un articolo dello scorso anno. Il post di oggi è scritto da Luigi Sambataro, al suo secondo contributo per Camminando Scalzi.it . Buona lettura. [/stextbox]

Il 30 maggio 2010 si svolgerà in Italia la “Giornata nazionale per la donazione degli organi“. In teoria in questi casi di direbbe: ” In tutte le piazze italiane…“, purtroppo in questa occasione non sarà così. Non sarà così per diversi motivi: perché in Italia la donazione di organi è quasi ignorata a livello pubblicitario, perché a molti fa paura l’idea di dover pensare da vivi alla morte o forse solo perché per molti è una cosa non condivisa come ideale. Tutto ciò porta anche ad un numero basso di volontari.

Avendo firmato la mia prima tessera di assenso alla donazione all’età di 16 anni ed essendomi iscritto all’Aido all’età di 20, mi sono sempre impegnato affinché il messaggio “donare gli organi è essenziale, è giusto, è un grande gesto” prendesse piede il più possibile nella mentalità della gente comune. Mi sono venuto quindi a trovare spesso in conversazioni sul tema anche con molte persone che non la pensavano come me ma che , allo stesso tempo, mi hanno un po’ illuminato su quali fossero le remore più grandi in merito all’argomento. Ne è venuto fuori che le paure più grandi sono essenzialmente due.

La prima paura è questa: “Ho paura che essendo in lista per la donazione, se un giorno dovesse accadermi qualcosa, i medici potrebbero non fare tutto il possibile per salvarmi” .
Già in questa prima affermazione, a parte una grande paura della possibilità di quel momento, emerge tanta disinformazione. Innanzi tutto si mette in dubbio la professionalità del medico e il suo giuramento d’Ippocrate, che lo obbliga a ” […] perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale; di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di un paziente […] “. In secondo luogo si disconosce qual è il momento esatto in cui si può effettivamente dichiarare un paziente deceduto e quando si può effettivamente procedere con l’espianto “[…] Quando sia stata accertata e documentata la morte encefalica o morte cerebrale, stato definitivo e irreversibile. L’accertamento e la certificazione di morte sono effettuati da un collegio di tre medici (medico legale, anestesista-rianimatore, neurofisiopatologo) diversi da chi ha constatato per primo la morte e indipendenti dall’équipe che effettuerà il prelievo e trapianto. Questi medici accertano la cessazione totale e irreversibile di ogni attività del cervello per un periodo di osservazione non inferiore a 6 ore.”

La seconda grande paura è questa: ” Mi rifiuto di pensare al corpo mio o di un mio caro martoriato e sezionato dopo la morte“. Anche questa potrebbe essere una paura o meglio ancora un rifiuto plausibile, ma su questo cosa si potrebbe dire? Non ci basta un’intera vita terrena per preoccuparci del nostro aspetto esteriore? Non potremmo smettere, almeno dopo morti, di preoccuparci di noi stessi e pensare magari agli altri? E poi, hai mai pensato a cosa succederebbe in ogni caso a un corpo umano diversi giorni dopo la cessazione di tutte le funzioni vitali? Quale vantaggio ne deriverebbe per te dall’ottima conservazione del suo stato esteriore dopo la morte?

Queste sono solo le paure che maggiormente la gente mi ha manifestato, paure lecite, ma che non sforziamo molto di lenire. Poca informazione, poca pubblicità, poco interesse in merito all’argomento.

Da qualche tempo ho anche fondato un gruppo su Facebook, al quale hanno aderito tantissime persone, tra le quali medici, trapiantati, familiari di trapiantati e familiari di donatori, che sono lì per raccontare la loro esperienza, per dare informazioni utili e reali. Io credo che basti parlare 10 secondi con una persona trapiantata, che si è vista salvare la vita, per capire quanto importante per loro possa essere un gesto che, in fin dei conti, una volta deceduti per noi non ha più alcuna conseguenza se non quella di aver ridato la vita o la gioia di vivere a un’altra persona. Sul sito AIDO, a questa pagina http://www.aido.it/index.php?id=1&faq=14 trovate tutte le risposte ai vostri possibili dubbi, incertezze ed anche il modulo per aderire formalmente all’associazione.

La donazione d’organi, a mio modesto parere, verrebbe agevolata se in Italia venisse data la possibilità di scegliere anche sull’eutanasia, ma questo è un altro discorso che affronteremo magari un’altra volta.

Concludo esprimendo ciò che rappresenta per me la donazione di organi e facendo un appello a tutti voi. Io non lo vedo neanche come un gesto di generosità, ma esclusivamente come un gesto dovuto nei confronti di chi avrà ancora un’intera vita davanti… Per una vita che si spegne ne possiamo illuminare molte altre, quindi doniamo e diffondiamo il valore di questo gesto.

Luigi Sambataro

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Donatori di vita

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Una nuova autrice su Camminando Scalzi.it

Abbiamo il piacere di presentarvi miosina81, medico specializzando in Anestesia e Rianimazione. Affronterà un tema molto delicato, quello del trapianto d’organi, legandolo ad una sua esperienza in ospedale. Fin dove ha potuto ha utilizzato un linguaggio il meno complicato possibile, inoltre abbiamo aggiunto vari link che vi aiuteranno con alcuni termini medici. In ogni caso l’autrice sarà disponibile a rispondere alle vostre domande. Espimente la vostra opinione sul tema commentando l’articolo.

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Paolo, 60 anni, è un grave cardiopatico. E’ affetto da una patologia chiamata cardiopatia ipertrofico – ischemica, tre pregressi infarti del miocardio di cui due a 40 anni, una grave insufficienza aortica e mitralica, uno scompenso del ventricolo sinistro con riduzione globale della contrattilità. In pochi termini ha un cuore praticamente fermo.

Arriva in Unità di Terapia Intensiva con un quadro clinico gravissimo, un episodio di tachicardia ventricolare seguito da immediato arresto cardiaco dopo l’ennesima coronarografia (la coronarografia è un esame che permette la visualizzazione diretta delle arterie coronarie mediante l’introduzione di mezzo di contrasto attraverso un catetere guida introdotto in arteria femorale). Viene sottoposto quindi a massaggio cardiaco esterno, defibrillazione, fiale di adrenalina, dopamina e atropina, e dopo aver tenuto col fiato sospeso per diversi minuti, ecco che ricompare quel bip rassicurante che così bruscamente si era interrotto. Una giornata di coma e la mattina seguente lo ritrovo sveglio e cosciente, ancora collegato al respiratore con una ventilazione non invasiva, più stabile emodinamicamente. Tuttavia nuove complicanze sono subentrate: un’ edema polmonare da scompenso cardiaco e una insufficienza renale acuta che poco risponde alla terapia farmacologica. Il rene è ormai danneggiato dall’ipoperfusione ematica, ovvero dalla scarsa circolazione sanguigna periferica, è necessaria quindi la dialisi.

trapianti 1

Il paziente è  in lista d’attesa per trapianto cardiaco da 15 anni; intanto affronta una serie di degenze più o meno complicate tra i reparti di Cardiologia e Rianimazione.

Le indicazioni cliniche all’esecuzione di un trapianto cardiaco comprendono le cardiopatie congenite, le cardiomiopatie primitive (ipertrofiche, dilatative e restrittive) e secondarie a malattia ischemica e malattie valvolari. Le indicazioni emodinamiche comprendono la stima di una serie di indici specifici cardiaci intesi a valutare l’efficienza di pompa cardiaca e di circolo (per esempio la frazione di eiezione, l’indice cardiaco e la pressione di incuneamento polmonare). Controindicazioni sono l’età, neoplasie maligne negli ultimi 5 anni, infezioni sistemiche in fase attiva ( per esempio da HIV, da HCV e HBV), il diabete mellito complicato, l’insufficienza renale primaria cioè indipendente dallo scompenso cardiaco, l’insufficienza epatica, l’infarto polmonare recente, patologie vascolari cerebrali, alcolismo, ipertensione, collagenopatie, malattie sistemiche in generale con limitata prognosi.

Paolo vive con la speranza di un imminente trapianto di cuore. Mi sottolinea che nonostante abbia compreso la serietà della sua condizione clinica è sereno, si sente comunque una persona fortunata perché dice di aver avuto tutto dalla vita. Rimango colpita da questa affermazione e dall’utilizzo di  questo preciso termine “fortunato”, ha avuto tutto dalla vita, eccetto un cuore che funzioni. Lui non lo sa, ma in realtà non verrà maooi trapiantato, me lo comunica il Centro Trapianti presso il quale è seguito perché, mi ribadiscono, è considerato troppo vecchio. Infatti data la maggiore incidenza di complicanze nei soggetti anziani, il limite di età per la candidatura al trapianto è intorno ai 55/65 anni a seconda dei Centri. Naturalmente il paziente deve essere inquadrato nelle sue condizioni cliniche generali tali da permettergli una aspettativa di vita di almeno 10 anni. Il numero di trapianti di cuore ammissibili per anno dipende ovviamente dal numero di donatori disponibili e dalla mortalità in attesa di trapianto. In ogni caso i candidati risultano essere in numero nettamente superiore rispetto alla disponibilità effettiva d’organo.

Al 16/10/09 risultano: 713 pazienti in lista d’attesa per un cuore (ai quali se ne aggiungono 26 pediatrici); 257 trapianti cardiaci eseguiti da inizio anno. Il tempo medio di attesa dei pazienti in lista è di circa 2,5 anni, la mortalità in attesa di trapianto è piuttosto elevata, 8,6% (fonte: Sistema Informativo Trapianti)

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La donazione d’organi è un atto irrinunciabile ed è un invito alla possibilità di salvare vite umane qualora la nostra dovesse cessare. Il prelievo di tessuti e organi viene effettuato solo dopo l’accertamento assoluto della morte biologica che equivale alla cessazione dell’attività elettrica cerebrale, questo è tutelato dalla legge italiana, aldilà di tutte le diversità culturali, le credenze religiose, le influenze ambientali. Ognuno di noi ha la responsabilità e il dovere morale di diventare potenziale donatore d’organi e manifestare la propria volontà attraverso la dichiarazione di donazione: basta anche solo la dichiarazione e la firma su un foglio in carta semplice e possibilmente la comunicazione ai familiari o all’ ASL di appartenenza.

Tante persone muoiono ogni giorno, tante altre vivono sperando come Paolo, solo alcune avranno la possibilità di credere realmente in una guarigione … ma essere favorevoli alla donazione è un modo per tutelare la vita. Non restiamo indifferenti.

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