Il passato remoto di Gobekli Tepe

Intercorre più tempo fra Gobekli Tepe e le tavolette d’argilla sumere di quanto non ve ne ne sia fra la civiltà sumera e noi”.

Gary Rollefson, archeologo.

 

Oggi voglio portarvi in un luogo sorprendente.

Il luogo si chiama Gobekli Tepe, nell’attuale Turchia, ed è situato a circa diciotto chilometri dalla città di Şanlıurfa, presso il confine con la Siria. L’aspetto è quello di una collina alta circa quindici metri, con un diametro di trecento.

Qui, nel 1963 un gruppo di ricerca archeologico notò nella zona cumuli di frammenti di selce, segno della presenza, nel passato, di un’attività umana.

123Solo trent’anni dopo, però, se ne riconobbe il potenziale: un pastore notò che dal terreno spuntavano alcune pietre di strana forma. Avvisò il responsabile del museo della città di Şanlıurfa, e di bocca in bocca la notizia arrivò all’Istituto Archeologico Germanico. Nel 1995 cominciarono gli scavi, guidati dall’archeologo Klaus Schmidt, e in seguito il tutto passò sotto la supervisione di due università tedesche.

Ciò che venne scoperto avrebbe lasciato non pochi a bocca aperta.

Vennero infatti alla luce, dopo un tempo incommensurabile, alcuni recinti circolari, delimitati da megaliti a forma di “T” di oltre quindici tonnellate ciascuno e di circa tre metri di altezza.

Risalgono al 9500 a.C.

Un’epoca in cui, fino a questo momento, gli studiosi non credevano fosse possibile per gli essere umani erigere una struttura del genere.Continua a leggere…

F1 – Gp Turchia. Doppietta Red Bull, primo podio Ferrari.

Sebastian Vettel domina il Gp di Turchia, prima gara europea dell’anno.  Il tedesco non perde un colpo, grazie alla superiorità tecnica della Red Bull e all’ottima gestione e interpretazione degli pneumatici Pirelli. Non c’è molto da dire sul piano prettamente sportivo: le gomme Pirelli, il Kers e il Drs sembrano gli unici fattori d’interesse, in uno sport giunto ad un punto anacronistico. Le voci di vendita dei diritti tv, in scadenza nel 2013, da parte di Bernie Ecclestone al binomio Murdoch-Agnelli sembrano voler restituire quella dimensione puramente sportiva, non dopata dai tecnicismi, che i nostalgici della F1 continuano a sognare.

L’unica notizia, e nota lieta per i ferraristi,  è il primo podio della stagione con Fernando Alonso che ha battagliato a lungo con l’altra Red Bull di Mark Webber. Alonso nelle prime fasi di gare riesce a superare Hamilton e Rosberg, tallonando Webber, secondo. Nel tratto centrale di corsa lo spagnolo è stato addirittura il più veloce in pista, riuscendo a superare Webber e lasciando sperare di poter conservare il secondo posto fino al traguardo. Purtroppo però nell’ultimo stint di gara Alonso viene superato e la Red Bull ancora una volta si dimostra l’auto da battere. Felipe Massa è l’ombra di se stesso dal mondiale perso all’ultima gara in Brasile: per il brasiliano, giunto undicesimo al traguardo, questa potrebbe essere l’ultima stagione in rosso. Per quanto riguarda gli altri, in crisi la Mclaren, (Hamilton quarto, Button sesto), illude la Mercedes con RosberG partito terzo e finito quinto. La Red Bull è sempre lì, davanti a tutti, con i rivali che annaspano e si alternano di gara in gara.

 

 

Il terzo posto per la Ferrari è  un risultato più importante per il morale che per la classifica. Quest’anno il divario tecnico sembra incolmabile tuttavia si può ancora sperare per una rimonta, visto che la rossa è stata autrice negli anni precedenti di rimonte impensabili. Le incognite legate alle prestazioni sono imputabili principalmente alle gomme Pirelli: senza la possibilità di test privati, si possono valutare i progressi tecnici unicamente nei weekend di gara. L’handicap Ferrari è insito nell’interpretazione delle gomme, ancora non ottimale, e nel grip aerodinamico, aspetto in cui la Rossa soffre particolarmente anche se in netta rimonta di prestazioni. La speranza è che l’esperienza della Ferrari incida in positivo nel proseguimento del campionato, evitando di poter assistere ad un monologo di Vettel e della Red Bull.

Censura, ormai una realtà

[stextbox id=”custom” big=”true”] L’articolo di oggi ci arriva da Novalgina2Fast, già autore per Camminando Scalzi.it del post dedicato all’iniziativa “Internet for Peace” [/stextbox]

Italy has one of the lowest levels of press freedom in Europe. A 2009 report by Freedom House classified Italy as “partly free”, one of only two country in western Europe (the second being Turkey), also ranking it behind most former communist states of eastern Europe. Censorship is applied in television such as in press for several reasons.”

Trad:

La mappa sulla libertà di stampa nel mondo (2009) Click per ingrandire

“L’Italia ha uno dei livelli più bassi per la libertà di stampa in Europa. Un rapporto del 2009 di Freedom House ha classificato l’Italia come “parzialmente libera“, uno degli unici due paesi in Europa occidentale (il secondo è la Turchia), dietro anche la maggior parte degli Stati ex-comunisti dell’Europa orientale. La censura è applicata in televisione come nella stampa per diverse ragioni.”

fonte | Wikipedia

Ebbene sì, abbiamo un articolo su Wikipedia dedicato alla censura nel nostro paese.

Ma adesso ricapitoliamo i vari passi che hanno portato alla censura di Internet in Italia. Sono stati poco pubblicizzati e poche testate giornalistiche se ne sono davvero occupate; il problema è che il governo attraverso alcune riforme ha progressivamente censurato il web.

  1. Inizia tutto con la legge del 7 marzo 2001 per l’editoria. Secondo questa legge si assimilano i siti web a testate giornalistiche, infatti chiunque pubblichi informazioni periodiche deve registrare il sito presso il tribunale, pena fino a due anni di reclusione.
  2. Legge del  15 aprile 2004, presentata da Giuliano Urbani, decreta che tutti i siti web italiani debbano presentare una copia elettronica del sito presso le biblioteche centrali di Roma e Firenze.
  3. La legge del 27 luglio 2005 per combattere il terrorismo, invece, impone ai provider di tenere traccia di tutto il traffico generato dagli utenti per un periodo di 6 mesi. Praticamente vengono salvate le e-mail, i siti visitati, cosa avete scaricato in p2p (emule, LimeWire e compagnia bella).
  4. I decreti dell’AMMS che nel 2006 e 2007 hanno bloccato tutti i siti di scommesse estere che ormai arrivano a quota 2073, infatti il gioco d’azzardo è Monopolio di Stato e quindi solo l’AMMS può gestirlo, inoltre per la nostra protezione sono stati oscurati anche tutti i siti di pedopornografia.
  5. Vi è anche il progetto di legge dell’ On. Carlucci secondo cui ogni video postato su Youtube, ogni commento su qualsiasi blog o sito internet e qualsiasi operazione effettuata online non può essere anonima, ovvero l’utente dovrebbe identificarsi. Per fortuna questa legge, così com’è stata presentata, non potrebbe essere applicata in quanto, come ha sottolineato l’avvocato Guido Scorza, internet non dà gli strumenti per farlo: ”scrivere il proprio nome e cognome sopra ogni commento o video non è una valida identificazione”.
  6. Infine il decreto Romani, sul quale non mi dilungo in quanto ne ha già parlato in un ottimo articolo Erika Farris qui su Camminando Scalzi.

Non siamo tanto diversi dalla Cina, dove Google ha rifiutato di mettere i filtri richiesti dal governo e minaccia di non fornire più i propri servizi; dalla Turchia, dove il governo ha praticamente bloccato l’uso di Internet alla popolazione, o da qualsiasi paese in cui vige una dittatura, o uno stato di polizia. Non possiamo esprimerci liberamente, l’informazione che riceviamo è filtrata dal governo, ed ogni notizia trasmessa alla televisione lascia spazio a molti dubbi.

Insomma, la censura in Italia è già diffusa e Berlusconi controlla già tutti i mezzi di informazione cartacei e televisivi: non può controllare anche l’informazione libera del web, ma la può censurare con “piccole riforme” rilasciate di anno in anno, che lentamente logorano il diritto di ognuno di esprimersi liberamente.

A questo punto vi chiedo una cosa: pensando a tutte le riforme, alla situazione del nostro paese, al nostro governo, in Italia, siamo davvero liberi di esprimerci?

E soprattutto, credete davvero a tutto quello che viene detto dai mezzi di informazione?

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