Buzz: Google ha sbagliato?

Qualche settimana fa Google ha introdotto una nuova e “interessate” funzione al suo già ampissimo catalogo di applicazioni web gratuite. Questa applicazione risponde al nome di Buzz, che ha lanciato Google nella sfida che ancora non è riuscita a vincere -o meglio, ancora non ha combattuto- quella riguardante il fulcro del web 2.0, ovvero i social network.

Evidentemente a Mountain View hanno fatto proprio un motto che ha reso famoso un discorso di Steve Jobs, “Siate affamati, siate visionari”. Perché Google negli ultimissimi anni sembra non accontentarsi mai, sembra essere un polipo che ha deciso di estendere i propri tentacoli su tutto quello che ha da offrire la nostra esperienza online, al grido di “Don’t be evil!”, loro famoso slogan. Ed ecco quindi che decide di cominciare un’avventura tutta made in bigG dedicata al mondo social.

Ma che cos’è Buzz? Per spiegarlo in due parole, senza addentrarci troppo nelle sue funzioni, è un social network che offre esattamente le stesse opportunità che già altri social fanno da tempo: condividere contenuti (siti, immagini, ma anche elementi di Google Reader), lasciare aggiornamenti di stato personali, commentare i post degli altri, il famoso pulsantino “Like” -il “mi piace” di Facebook (a proposito, vi siete accorti che ora potete cliccare su “mi piace” anche negli articoli di Camminando Scalzi?) e così via. Tutto questo in un’interfaccia che a me continua a sembrare assolutamente poco chiara, con un sistema di priorità e di elementi grafici che non sono propriamente ordinati e di facile lettura. Bene, quindi abbiamo Google che decide di andare a sfidare i colossi del social web, che sono nelle loro posizioni belli saldi da anni (e soprattutto nei cuori virtuali degli utenti): come fare per fare breccia? Insomma, come si fa a far provare un social Facebook-like a qualcuno che già usa Facebook?

Ed ecco che arriva l’illuminante idea: diamolo di default a tutti i milioni di utenti che usano Gmail. Anzi, integriamolo direttamente in Gmail, e installiamolo senza praticamente dare possibilità di scelta. E anzi, vi dirò di più, prendiamo i profili degli iscritti e rendiamoli pubblici, compresa la loro lista di contatti mail (che magari voleva rimanere privata), automaticamente iscritti come “follower”, senza avvisare nessuno! Naturalmente sul web una tale invasione della privacy -per giunta imposta- genera prima poche, poi tantissime voci di protesta. Tralasciando la dubbia utilità di un ennesimo social network, questo “errore” non viene perdonato facilmente, e sintomo sono i centinaia di post sui blog in giro per tutto il mondo. Immagino che un po’ tutti aspettassero al varco la bigG, e dopo il fallimento di Wave (che si è praticamente svuotato a due mesi dalla sua introduzione, quando all’inizio sembrava la next-big-thing del secolo), la casa di Mountain View ha mostrato il fianco facendo un enorme errore di valutazione.

Il “Don’t be evil!” è andato a farsi benedire, e Google è dovuta correre ai ripari (e di questo bisogna dargliene atto). Le opzioni di privacy cambiano di default, viene data la possibilità di disattivare Buzz in maniera più semplice (prima bisognava andare nelle opzioni di Gmail per farlo) e radicale, e sui vari blog internazionali di Google appaiono le scuse dell’azienda, che forse presa da troppo entusiasmo, ha lanciato sul mercato un prodotto ancora in beta (ironia della sorte, l’unico dei loro prodotti uscito senza passare da una fase di beta vera e propria). Certo, aveva una falla di privacy di cui chiunque si sarebbe accorto, ma noi vogliamo credere alla buona fede di Google.

Questa piccola storia cosa ci ha insegnato? Beh, prima di tutto a disinstallare un prodotto inutile e ridondante (almeno, questo è il mio parere), che per giunta ci è stato in qualche maniera imposto (e già questo al netizen dà parecchio fastidio, si sa), in secondo luogo che i rischi dello strapotere della grande G su internet ci sono, sono percettibili, e questa volta sono venuti fuori nel concreto. Avete idea di quanti utenti (noi compresi) utilizzino Gmail? O uno dei tantissimi servizi free offerti da Google? Una quantità di informazioni personali immensa, superata forse solo da quella detenuta da Facebook.

E, per chiudere con una nota sicuramente complottista ed esagerata, non vi è mai venuto da pensare che in fondo tutto quello che ci offrono gratis, a spese loro, sia in qualche modo pagato dal controllo totale della rete che noi gli stiamo regalando?

Riflettiamone insieme, vi aspetto nei commenti.

Internet, il più grande strumento di pace

[stextbox id=”custom” big=”true”]Una decina di giorni fa tramite Twitter abbiamo invitato i lettori del mensile Wired a scrivere un articolo sull’iniziativa “Internet for Peace“. All’appello ha risposto Novalgina2Fast, ventenne laureando in design della comunicazione al Politecnico di Milano. Benvenuto su Camminando Scalzi.it[/stextbox]

Ed eccoci qui, a parlare di internet su internet! L’umanità ha affrontato moltissime rivoluzioni nel corso degli anni, ma l’unica ad aver collegato miliardi di persone è stata la rivoluzione digitale, più precisamente quella che ha visto la comparsa di internet. La rete che oggi collega tutto il mondo in pochi (nano) secondi nasce infatti nel 1969, quando la DARPA (Agenzia per i Progetti di ricerca di Difesa Avanzata americana) affidò alla BBN la creazione dell’ arpanet, una rete di collegamento tra l’Università della California di Los Angeles, l’SRI di Stanford, l’Università della California di Santa Barbara, e l’Università dello Utah.

Questa breve introduzione mi sembrava doverosa e necessaria, in quanto il motivo per cui oggi si vuole candidare internet al Nobel per la pace è senza dubbio la sua capacità di diffondere notizie per il mondo, senza impedimenti da parte della lingua o razza, ma partiamo dall’inizio.

Shirin Ebadi

Shirin Ebadi è la donna che ha reso possibile “internet for peace”,una “lista” di persone che riconoscono internet come mezzo per evitare la censura e che per questo lo vogliono riconosciuto come mezzo di pace; Ebadi nel 1969 è stata la prima donna giudice iraniana, nel 1994 fu una dei fondatori della “Society for Protecting the Child’s Rights” un’associazione che si occupa di promuovere e far rispettare i diritti dei bambini, nel 2003 ha vinto il Nobel per la pace ed è ora portavoce del manifesto proposto da Wired per candidare internet al Nobel. Ma perché?

Internet può essere usata anche per favorire guerra e terrorismo, come dimostra l’opera di proselitismo dei talebani”. Sono queste le sue parole rilasciate ad un’intervista per Wired di dicembre, ma non bisogna dimenticare che durante la sollevazione di Teheran, quando un milione di persone ha manifestato per denunciare il presidente Ahmadinejad di brogli e chiedere nuove elezioni presidenziali, la repressione è stata documentata e mostrata al mondo tramite tweet, difatti Shirin continua “senza la Rete non sarebbe stato possibile. Non è un caso che ai primi processi contro i dimostranti il procuratore generale abbia accusato Google, Facebook e Twitter di complottare contro l’ordine costituito”. Ma questo è solo un caso: internet ha il merito di aver diffuso la voce di moltissimi blogger spesso censurati dal proprio governo, come Shiyu Zhou, cinese, e Georgy Jakhaia, georgiano, costretti a fuggire dal proprio paese per poter continuare a diffondere la propria voce online. Il sito Threatened Voices conta nel mondo 202 blogger arrestati o perseguitati, più della metà in Cina, Egitto, Iran, Tunisia, Siria, Vietnam.

La campagna a favore della rete promossa da Wired conta ora 5357 iscritti, e grazie al premio Nobel Shirin Ebadi ha tutte le carte in regola per essere candidata; ricordo infatti che una lista di firme serve solo a nominare qualcuno per un Nobel, ma per essere candidato, e quindi preso in considerazione, serve anche l’approvazione di un ex premio Nobel.

Internet è solo un mezzo, sta a noi decidere come usarlo, e sta a tutti voi decidere se supportare la campagna o meno, ma in un’epoca in cui la repressione e la censura sono all’ordine del giorno (in Italia dovremmo saperlo bene) internet è l’unico mezzo che può diffondere così tante informazioni dal rendere impossibile il censurarle tutte, o far ricordare al mondo quelle brevi ma numerose notizie su Teheran; insomma, se usato correttamente può essere davvero il più grande strumento di pace mai esistito.

[stextbox id=”info” caption=”Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?” bcolor=”4682b4″ bgcolor=”9fdaf8″ cbgcolor=”2f587a”]Collaborare con la blogzine è facile. Inviateci i vostri articoli seguendo le istruzioni che trovate qui. Siamo interessati alle vostre idee, alle vostre opinioni, alla vostra visione del mondo. Sentitevi liberi di scrivere di qualsiasi tematica vogliate. Vi aspettiamo numerosi.[/stextbox]

Camminando Scalzi compie tre mesi!

Finite le abbuffate natalizie? Siete pronti a ricominciare con la vita di tutti i giorni?

Martedì scorso Camminando Scalzi ha compiuto il suo terzo mese di vita! Dobbiamo ammettere che non ci aspettavamo tutto questo successo, tantissimi visitatori passano sulle nostre pagine ogni giorno, la pagina Fan di Facebook ha ormai superato i 300 fan, e non abbiamo certo intenzione di fermarci qui! Abbiamo però sempre bisogno di voi. Fate girare il sito, fatelo conoscere in giro. Più lettori significa sicuramente più prestigio, ma allo stesso tempo significa anche una grandissima gratificazione per noi che scriviamo e ci impegniamo giorno per giorno. E, ci piace ricordarlo, tutto questo lo facciamo senza esporre neanche una singola riga di pubblicità, cosa di cui andiamo molto orgogliosi.

Ma di cosa si è parlato in questo terzo mese di Camminando Scalzi? Senza dubbio a farla da padrone per quanto riguarda l’Attualità è stato il nostro sempre troppo chiacchierato presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, da un punto di vista o dall’altro. Prima di tutto il grandioso speciale che abbiamo tenuto per voi per il No Berlusconi-Day, seguendo l’evento in diretta e coprendo tutti i punti di vista sulla vicenda, che sicuramente è stata poco trattata dai media tradizionali. L’altro avvenimento che ha tenuto banco negli ultimi tempi è stato invece l’attacco al presidente del consiglio durante un congresso del Pdl, il famoso caso Tartaglia-Duomo di Milano. Anche qui, puntuali come sempre, abbiamo scritto parecchie opinioni e articoli a riguardo.

Grosse novità anche nell’ambito della Scienza, con l’arrivo del nostro nuovo redattore SteppenWolf che si occupa di curare questo lato che finora non avevamo ancora trattato in maniera approfondita. Sicuri di fare piacere a tutti gli amanti delle cose tecniche e, perché no, anche a chi di scienza non ne capisce niente, abbiamo analizzato ad esempio l’LHC e fatto un salto nel mondo delle nanotecnologie.

La Musica continua a rimanere uno dei nostri fiori all’occhiello, e conta ormai tre rubriche separate che sono molto amate dai nostri lettori appassionati: Listening e le sue monografie sui grandi della musica rock, Classics per gli amanti della Musica classica (ma anche per chi vuole cominciare ad avvicinarsi a questo complicato mondo) e l’ultima arrivata Jazz Session, che parla naturalmente del Jazz sotto tutti i punti di vista, con un occhio in particolare alla parte più storica di questo fantastico genere musicale.

Per quanto riguarda l’Informatica, questo mese abbiamo analizzato il tanto discusso Chrome OS, grazie agli amici di Linuxedintorni.org, o argomenti molto interessanti, come “Internet e il tutto Gratis” e un articolo sulla situazione del Wireless libero. Inoltre un nostro articolo che parla dell’evoluzione dell’identità su internet è stato pubblicato sul mensile Blogmagazine, cosa che ci ha resi ulteriormente orgogliosi.

Immancabili gli aggiornamenti per quanto riguarda tutti gli altri argomenti a cui siamo tutti abituati, come le puntuali analisi di ogni giornata calcistica ad opera della nostra redazione sportiva, e tutti gli altri argomenti che ritrovate in giro per le pagine.

Dal punto di vista delle innovazioni tecniche, a farla da padrone è stato sicuramente il nuovo tema grafico che state utilizzando proprio in questo momento, con tutte le sue funzionalità. Senza parlare di tutte le piccole migliorie che abbiamo aggiunto pian piano, come la possibilità di tradurre il blog in tante lingue diverse, o il collegamento diretto con Facebook (in modo da poter commentare con il proprio account) e con Twitter (per Twittare direttamente i nostri articoli). Inoltre siamo tra i primi e tra i pochi ad integrare Google Wave (se vi serve un invito, non esitate a contattarci!) direttamente all’interno del sito, con la nostra Wave ufficiale. Altra piccola aggiunta interessante, una pagina Web-comics che raccoglie tutte le vignette che sono state disegnate per noi in esclusiva finora.

Cosa ci aspetta in futuro? Come sempre abbiamo in mente tantissime idee, e per vederle non dovrete fare altro che aspettare e continuare a seguirci con la stessa passione che avete dimostrato finora. Ricordatevi che è sempre possibile collaborare con noi: qui trovate tutte le informazioni, e qui invece trovate un comodissimo form per un contatto diretto.

Vi aspettiamo numerosi e, mi raccomando, condividete i nostri articoli, partecipate con noi, scrivete, leggete, commentate. E sentitevi liberi, sempre, Camminando Scalzi.

Speciale No B-day – La Politica 2.0

Politica 2.0
Si è parlato tanto di questo famoso No-Berlusconi day, e alla fine c’è stato, portando in piazza più di un milione di persone.
Un milione di persone sceso in piazza da un iniziativa nata su Internet? Si, vediamo come.
La piena riuscita della manifestazione sicuramente è dipesa dal contenuto: Berlusconi è ormai mal sopportato sia dal popolo sia dai suoi stessi alleati. L’opposizione “leziosa” e “light” del PD è riuscita almeno a risvegliare un anima “popolare”, da “piazza” dei cittadini che non votano a destra.
Ma mai come in questo caso è stato di fondamentale importanza la forma: Internet e i social network.
Così, dopo l’esperienza dell’elezione di Obama, con una campagna che utilizzava moltissimo i web-media, e l’utilizzo di Twitter per la diffusione di notizie sul Governo Iraniano, anche in Italia si è avuto il primo esperimento, riuscito, di politica 2.0.
Una politica dove la condivisione e la manifestazione (elementi tipici di internet) tornano ai primi posti.
Internet (recente candidato da Wired a premio nobel per la pace 2010) è riuscito dove anni di circoli e comunicati politici dall’alto hanno fallito.
L’italia intera ha capito che dietro blog, social network, accumulatori di notizie, siti, ci sono persone che unendosi in uno scambio di informazioni, banner, link sono riusciti ad organizzare un social network istantaneo, in carne ed ossa, della durata di un giorno.
Ormai è chiaro, internet può riuscire in quello che propone perchè il concetto stesso di internet 2.0 è entrato ormai nella testa di tutti.
Un gruppo di persone partecipando e condividendo dà vita alla vera politica, quella che si era persa nei meandri delle lobby e degli incuici tra partiti.
Attraverso interazione, collaborazione, condivisione, Internet è già arrivata al 2.0.
La politica, da ieri, ci sta provando
Si è parlato tanto di questo famoso No-Berlusconi day e alla fine c’è stato, portando in piazza più di un milione di persone.
Un milione di persone sceso in piazza da un’iniziativa nata su Internet? Sì, vediamo come.
La piena riuscita della manifestazione sicuramente è dipesa dal contenuto: Berlusconi è ormai mal sopportato sia dal popolo sia dai suoi stessi alleati. L’opposizione “leziosa” e “light” del PD è riuscita almeno a risvegliare un anima “popolare”, da “piazza” dei cittadini che non votano a destra.
Ma mai come in questo caso è stato di fondamentale importanza la forma: Internet e i social network.
Così, dopo l’esperienza dell’elezione di Obama, con una campagna che utilizzava moltissimo i web-media, e l’utilizzo di Twitter per la diffusione di notizie sul Governo Iraniano, anche in Italia si è avuto il primo esperimento, riuscito, di politica 2.0.
Una politica dove la condivisione e la manifestazione (elementi tipici di internet) tornano ai primi posti.
Internet (recente candidato da Wired a premio nobel per la pace 2010) è riuscito dove anni di circoli e comunicati politici dall’alto hanno fallito.
L’italia intera ha capito che dietro blog, social network, accumulatori di notizie, siti, ci sono persone che unendosi in uno scambio di informazioni, banner, link sono riusciti ad organizzare un social network istantaneo, in carne ed ossa, della durata di un giorno.
Ormai è chiaro, internet può riuscire in quello che propone perchè il concetto stesso di internet 2.0 è entrato ormai nella testa di tutti.
Un gruppo di persone partecipando e condividendo dà vita alla vera politica, quella che si era persa nei meandri delle lobby e degli inciuci tra partiti.
Attraverso interazione, collaborazione, condivisione, Internet è già arrivata al 2.0.
La politica, da ieri, ci sta provando.

L'identità su internet

da Supereroi Mascherati a protagonisti del Grande Fratello.

[stextbox id=”custom” big=”true”]Questo articolo è stato pubblicato sul numero di Novembre della bellissima rivista online Blogmagazine. Vi invitiamo a raggiungere il sito e a leggere tutti gli articoli di questo mese, tra i quali trovate anche quello che state per leggere qui di seguito.[/stextbox]

ICQEra da poco trascorsa la prima metà degli anni novanta. La gente cominciava ad affacciarsi su internet, barcamenandosi tra una linea dial-up e l’altra, accompagnati dal cacofonico suono del modem che brontolava il numero telefonico a ogni login, annotando magari su un quaderno il tempo trascorso online, per evitare sorprese in bolletta.

Era un mondo tutto nuovo, da scoprire, ancora non consapevole di se stesso. I primi mezzi di comunicazione di massa online, superata una prima fase composta da email e newsgroup, erano principalmente due: i canali IRC e i primissimi Instant Messenger. Ci sentivamo tutti un po’ hacker, novelli Neo (e pensare che Matrix sarebbe uscito solo qualche anno dopo!), tizi a metà strada tra i Lone Gunman di X-files e Matthew Broderick in War Games, in realtà tutti un po’ spaventati da questa nuova forma di comunicazione senza controllo.
SpidermanIn questa prima fase, che noi usassimo ICQ o MSN (liste di contatti ristrettissime ovviamente… ricordo che l’indirizzo msn si dava solo a persone fidatissime!) o mIRC, l’imperativo era uno soltanto: nascondere la propria identità. Ed ecco che nascevano i nickname, i soprannomi, gli alias che ci avrebbero identificati online. Di giorno potevamo essere un Paolo Rossi qualunque, di notte, passata l’ora dello “scatto alla risposta”, assumevamo la nostra identità segreta online. Alcuni di noi erano dei veri e propri miti sui chan di discussione su IRC (ricordo diatribe infinite per avere la moderazione di un dato chan, status per pochi vip), si trattava di un’era totalmente romantica. Ci si poteva fingere chiunque. Poco importava che dall’altro lato della chat ci fosse un camionista di cinquant’anni… Lola25 per noi era la bellissima ragazza che si era descritta come tale. Ci credevamo perché volevamo così, perché eravamo protagonisti di un enorme gioco di ruolo di massa, senza regole scritte, ma rispettate da tutti. Era un po’ come essere dei supereroi, o forse è meglio dire antieroi. Si smettevano i nostri panni di studenti, lavoratori, quant’altro e si indossava la nostra maschera sotto forma di nick. Ogni nick poi aveva la sua storia, e si trovava spesso sui Forum di discussione un thread dedicato esclusivamente al significato e alla storia di ogni nickname. L’unicità era fondamentale, e andava di pari passo con il totale anonimato.

L’avvento di C6 portò l’instant messaging e la comunicazione sociale su internet alle masse. Chattare non era più una roba da soli nerd, ma cominciava a diventare il modo per conoscere gente, per comunicare, per flirtare. Internet cominciò ad essere l’estensione naturale della Smemoranda dell’adolescente di turno. Inutile dire che la prima generazione, più nerd, non vedeva molto di buon occhio questa innovazione. Tutto questo spostò lentamente il concetto di comunicazione attraverso internet verso qualcosa che fosse più massificato, qualcosa che fosse utilizzabile da tutti. La lista dei contatti di Msn cominciava ad allungarsi, ICQ passava di moda, i Forum spopolavano. Erano i primi anni ’00. Nasceva un nuovo fenomeno sociale di massa, quello dei Blog. Weblog, siti precostituiti in cui ognuno poteva scrivere i propri pensieri, anche con una conoscenza minima del codice html. I blog di allora erano totalmente diversi da oggi: era un fiorire di diari personali, di sfoghi, di considerazioni. Era cominciata l’era dell’esibizionismo su internet.
Era un periodo in cui nascevano delle vere e proprie Blogstar, personaggi della blogosfera che erano preceduti dalla loro popolarità, alcuni giunti persino a scrivere dei libri. Nascondersi stava diventando ormai fuori moda, i nick stavano cominciando a sparire a favore di persone vere, che avevano delle facce vere, magari delle foto personali, e non più avatar che li rappresentassero. Gli elfi e i cantanti rock lasciavano spazio alle facce della gente comune, il supereroe toglieva la sua maschera e si svelava per quello che era in realtà. Il “romanticismo” era finito.

Grande FratelloCi si avvicina così al giorno d’oggi, l’epoca dell’esplosione del social network. Da noi in Italia il primo boom l’ha avuto Badoo, ricettacolo dei peggiori elementi alla ricerca di una conquista facile, sintesi internettiana della discoteca nella vita reale. Snobbato dalla classe nerd, è stato il primo Social network a far parlare di sé dalle nostre parti. Nel frattempo la lista dei contatti msn è diventata spropositata, ci sono contatti che nemmeno conosciamo più, e riguardare quello screenshot di dodici anni fa, con quattro – QUATTRO – contatti totali fa quasi scendere una lacrima di commozione.

logo_facebookIl nickname perde tutto il suo valore, gli account di Gmail e di Google in generale premono per una totale “esibizione” della propria identità, fino all’arrivo di Facebook, che come uno tsunami inarrestabile spazza via tutti gli ultimi dieci anni di antieroismo virtuale. E’ finita l’era del “segreto”. Siamo entrati nell’era del Grande Fratello. Ma non un Grande Fratello Orwelliano, imposto dall’alto, gioco a cui siamo costretti. Piuttosto un Grande Fratello in salsa Endemol, dove noi tutti, nostro malgrado, ci siamo iscritti volontariamente e volontariamente facciamo a gara a scrivere di tutti i nostri più intimi fattacci. Pensateci, fate un salto su facebook e guardate un po’ quante informazioni dei vostri amici avete sott’occhio: potete sapere dov’era una data sera, con chi era, se è fidanzato o meno, se legge e cosa, che film ha visto al cinema, qual è il suo gruppo preferito. Tutto esibito, fotografato, taggato e impacchettato volontariamente. Un immenso supermercato di informazioni che costano un semplicissimo “Richiedi amicizia”, e null’altro. Internet non spaventa più come un tempo, e se nella vita reale proprio non siamo riusciti a guadagnarci il nostro quarto d’ora di celebrità tanto agognato, cerchiamo nel fluire della vita telematica uno scampolo di notorietà di cui tanto abbiamo bisogno.
A pensarci bene, che lo facessimo –nei primi tempi- nascondendoci dietro un nick e fingendoci altri da noi, o lo facciamo oggi mostrando tutte le volte che andiamo in bagno, rimane ancora un fattore in comune: la continua e costante fuga dalla vita reale.

Prevedere il prossimo web-business

[stextbox id=”custom” big=”true”]
Un nuovo collaboratore su Camminando Scalzi.it

Camminando Scalzi è lieta di presentarvi un nuovo autore della nostra blog-zine: Mauro Rubin. Analista, sviluppatore e blogger, ma soprattutto appassionato delle nuove forme di comunicazione web, Mauro ci spiega oggi se è possibile prevedere i nuovi trend informatici di internet, e soprattutto come si potrebbe fare per prevederli. Ovviamente vi invitiamo a fare un salto sul suo blog, che è davvero interessante.[/stextbox]

Esiste uno strumento per prevedere i nuovi trends o le nuove mode del futuro?

La risposta è semplice e banale: no.

Twitter

E’ anche vero che alcune esperienze collettive che hanno fatto storia possono aiutarci nell’intento (un po’ come ha fatto lo staff di YouNoodle con questo test). La prima cosa che dovremmo chiarire è la definizione di trend su wikipedia:

L’analisi delle serie storiche raggruppa una serie di metodi statistici atti a indagare una serie storica, determinare il processo alla base della stessa e a trarre previsioni.

Una traduzione semplificata è la seguente: un trend è lo studio di una serie di eventi finalizzato a creare un modello statistico su cui fare delle previsioni. Cerchiamo di capire meglio con un esempio: l’avvento di Twitter. Twitter è un sistema di microblogging pubblico, che permette di inviare messaggi di 140 caratteri. Nel marzo del 2006, quando il sistema venne pubblicato, la situazione era la seguente: i blog erano un sistema di comunicazione ormai consolidato e i nuovi social network moltiplicavano le informazioni da gestire, aggregare rss per ogni fonte era diventata una cosa praticamente impossibile da gestire. Twitter inizialmente veniva utilizzato per gestire il proprio stato (sistema che verrà poi integrato su Facebook) ma presto, grazie alla flessibilità dello strumento che permette di sviluppare applicazioni esterne intorno al servizio base, nascono molto velocemente nuovi servizi (anche mobile) e nuovi modi di utilizzo, la diffusione di twitter porta i giornali e i blogger a pubblicare i link degli articoli attraverso il servizio di microblogging, spostando il target dell’utenza che si rivolge così ad un bacino più grande.

Ho preso come esempio Twitter ma potrei portarne altri (come google, youtube e facebook), la cosa intressante è che per determinare se un servizio appena nato potrà far nascere una nuova moda, l’unico modo possibile è isolare alcuni fattori comuni ai nostri casi di studio ed analizzarli. Ho provato a farne un elenco che riporto qui sotto:

Scopo: la vostra applicazione deve essere utile.

Utilizzo del servizio: il servizio deve essere semplice, chiaro e alla portata di tutti.

Integrazione: deve esistere la possibilità di integrare il servizio in altri già esistenti, come le piattaforme blogger e i socialnetwork.

Estensione: la possibilità di creare nuove applicazioni svilupate da terze parti è un’occasione da non perdere. Questo solitamente serve a stimolare la creatività degli utenti.

Appurati questi fattori le cose importanti sono quelle che io chiamerei “gli effetti collaterali”, ovvero, quali cambiamenti apporterà il vostro servizio all’interno della società? Se la vostra startup creerà nuove community o -ancora meglio- genererà nuove forme di business (come ebay o paypal) le possibilità che questo servizio diventi il prossimo google sono molto alte.

Facebook
Facebook

Stare al passo con le nuove tendenze della rete, con costanza e dedizione non è da tutti e va fatto con un’apertura mentale notevole, se non avete questa capacità ma volete avere successo, pagate qualcun’altro al posto vostro per farlo, in modo da poter fiutare business dove c’è ancora solo del potenziale.

Prevedere il prossimo web-business
Esiste uno strumento per prevedere i nuovi trends o le nuove mode del futuro? La risposta è
semplice e banale: no, ma è anche vero che alcune esperienze collettive che hanno fatto storia
possono aiutarci nell’intento (un po’ come ha fatto lo staff di YouNoodle con questo test)
La prima cosa che dovremmo chiarire è la definizione di trend su wikipedia:
“L’analisi delle serie storiche raggruppa una serie di metodi statistici atti a indagare una
serie storica, determinare il processo alla base della stessa e a trarre previsioni.”
Una traduzione seplificata è la seguente: un trend è lo studio di una serie di eventi finalizzato
a creare un modello statistico su cui fare delle previsioni.
Cerchiamo di capire meglio con un esempio: l’avvento di twitter. Twitter è un sistema di
microblogging pubblico, che ti permette di inviare messaggi di 140 caratteri. Nel marzo del
2006 quando il sistema venne pubblicato la situazione era la seguente: i blog erano un
sistema di comunicazione ormai consolidato e i nuovi social network moltiplicavano le
informazioni da gestire, aggregare rss per ogni fonte era diventato ormai impossibile da
gestire. Twitter inizialmente viene utilizzato pe gestire il proprio stato (sistema che verrà poi
integrato su facebook) ma presto, grazie alla flessibilità dello strumento che permette di
sviluppare applicazioni esterne intorno al servizio base, nascono molto velocemente nuovi
servizi (anche mobile) e nuovi modi di utilizzo, la diffusione di twitter porta i giornali e i
blogger a pubblicare i link degli articoli attraverso il servizio di microblogging, spostando il
taget dell’utenza ad un bacino più grande.
Ho preso come esempio Twitter ma potrei portarne altri (come google, youtube e facebook),
la cosa intressante è che per determinare se un servizio appena nato potrà far nascere una
nuova moda, l’unico modo possibile è isolare alcuni fattori comuni ai nostri casi di studio ed
analizzarli. Ho provato a farne un elenco che riporto qui sotto:
Scopo: la vostra applicazione deve essere utile
Utilizzo del servizio: il servizio deve essere semplice, chiaro e alla portata di tutti.
Integrazione: deve esistere la possibilità di integrare il servizio in altri già esistenti, come le
piattaforme blogger e i socialnetwork
Estensione: la possibilità di creare nuove applicazioni svilupate da terze parti è un’occasione
da non perdere. Questo solitamente serve a stimolare la creatività degli utenti.
Appurati questi fattori la cosa importante sono quelli che io chiamerei “gli effetti collaterali”,
ovvero quali cambiamenti apporterà il vostro servizio all’interno della società? Se la vostra
startup creerà nuove community o ancora meglio genererà nuove forme di business (come
ebay o paypal) le possibilità che questo servizio diventi il prossimo google sono molto alte.
Stare al passo con le nuove tendenze della rete, con costanza e dedizione non è da tutti e va
fatto con un’apertura mentale notevole, se non avete questa capacità ma volete avere
successo, pagate qualcun’altro al posto vostro per farlo, in modo da poter fiutare business
dove c’è ancora solo del potenziale