Brian Clough: miglior bomber e miglior allenatore di sempre?

In Inghilterra è un’icona da sempre, anche se otto anni fa è venuto a mancare. Qui da noi però è un personaggio troppo poco conosciuto ed è un sacrilegio per ogni amante del calcio, visti i suoi numeri e i suoi straordinari record. Parliamo di Brian Clough, centravanti e successivamente allenatore inglese, che ha realizzato cose attualmente difficili da eguagliare. Ma andiamo con ordine.Continua a leggere…

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I miei giochi (London 2012) – Partre V

Immancabile la visita ai magazzini di Harrods. Anche se la parola magazzini, accanto ad Harrods, secondo me non è molto appropriata. Tutto sembra, tranne che un magazzino. Cinque piani di balocchi, anche se un’annotazione particolare merita il piano dedicato al Food. Una sorta di gioielleria che vende caffè, cioccolato, biscotti, vino, caramelle, dolci di ogni genere, e poi la zona fast-food dove ci si può fermare a bere una coppa di champagne, o a degustare il tacchino arrosto. Chi vi accoglierà al di là del bancone per servirvi la merce sembrerà tutto, tranne che un semplice commesso; la divisa di Harrods, grembiule e cappello, rende infatti tutti coloro che lavorano in questo storico piano di questo incredibile palazzo dei personaggi da favola. Se le scatole in latta piene zeppe di biscotti non fanno per voi, salite e scendete tra i piani e sbizzarritevi tra Prada, Gucci, ecc. Non dimenticatevi la carta di credito, qui dicono che sia la tipica “thing you can’t live without” . Usciti da Harrods potrete noleggiare le bici come ho fatto io e perdervi dentro Hyde Park; attenzione però, a Londra si guida a sinistra e si sorpassa a destra, anche se siete in bici dentro un parco. Questa cosa mi ha confuso tantissimo, non so se una volta in Italia riuscirò a regolarmi al volo. Questa cosa del guidare a sinistra è strana e secondo me insensata; anche le porte di casa hanno la fermatura inglese. Per chiudere, bisogna girare la chiave come se in Italia chiudessimo, e per aprire in senso contrario. Sulle scale mobili della metro vi sarà però chiesto di mantenere la destra, cosicché chi dovrà sorpassarvi andrà a sinistra. Un apposito cartello vi indicherà la posizione da mantenere. Stand on the right. Questa dei cartelli è stata per me una sorpresa curiosa e inattesa. Se mi chiedessero di sintetizzare il pensiero e la cultura degli inglesi infatti utilizzerei sicuramente uno slogan che campeggia nelle underground. È una frase che vi ripeteranno fino alla nausea e che mi ha colpito. Mind the Gap. Se questo mio racconto diventasse un libro, certamente il titolo sarebbe Mind The Gap, e il catenaccio La mia Londra.

Mind the gap, letteralmente si traduce Attento al vuoto; la frase è poi completata da between train and platform. Insomma è un avvertimento a non dimenticare che quando si apriranno le porte del treno, ci saranno 10 cm di vuoto, e bisogna fare attenzione. Mi ha colpito, sia per la frequenza dell’avvertimento, dichiarato a voce, scritto all’interno del treno e a terra sulla piattaforma, ma soprattutto perché a mio parere in questa frase si sintetizza Londra e forse l’intero popolo inglese. Un consiglio per non farti male, un aiuto per te turista e per l’intera comunità. Gli ingredienti del perfetto inglese sono rigidità, precisione, organizzazione e educazione. Qui si dice Polite, e vuol dire educazione, compito da seguire, anche se letteralmente proviene dal greco Polites – Cittadino. I comportamenti che deve avere un bravo cittadino. Questo concetto si respira dappertutto, ma per la Cerimonia d’Apertura me ne sono reso conto definitivamente. Non avete idea di cosa è accaduto nel pub all’interno del quale stavo guardando la cerimonia, quando dalla porta d’ingresso si è presentato un anziano signore. Ma lo stesso sarebbe avvenuto se fosse entrato un disabile o una donna in cinta (priority seat). Si è scatenata la ola; tutti, e dico tutti, nessuno escluso si sono staccati dalla sedia per cedere il posto. Una sorta di devozione verso gli anziani e rispetto in generale verso gli altri. Ecco mind the gap (mind vuol dire anche testa, cervello; una sorta di usa il cervello, metti testa) cementifica il senso di comunità; aiutare gli altri a Londra, vuol dire aiutare se stessi a crescere e migliorare. Qui è ritenuto ingeneroso soffiarsi il naso in pubblico, o gettare qualsiasi cosa per terra e lo stesso vale per la tonalità da tenere nel parlare al telefono quando si è in un luogo pubblico, ma in generale per il senso civico da tenere. Rispetto, in una parola sola.

Questo è quanto ho scoperto a Londra, della Londra città, e dei londinesi; ero venuto per visitare la città, per studiare l’inglese e per i Giochi. Il bilancio è più che positivo; la città è incredibile, ho studiato bene e ringrazio il mio teacher Peter e tutti i ragazzi che con me hanno seguito le lezioni, e poi ho seguito i Giochi, un po’ in tv grazie alla BBC, e anche live (Waterpolo F, Semifinal ITALY vs CHINA e USA vs AUSTRALIA, Marathon F & M). Ho girato tanto e ho raccontato quello che mi è capitato, ho scoperto una città incantevole con centinaia di luoghi da scoprire, e un popolo che racchiude decine e decine di razze e culture, ma che non ha perso le proprie radici. Il viaggio più bello della mia vita è arrivato a 26 anni, al momento giusto credo, mi aspettavo 80, e ho ricevuto 110. Adesso ritorno in Italia, e spero di avervi raccontato abbastanza di questa City meravigliosa.

Andrea Cataldo

Euro 2012: riparla il campo, riparliamo anche noi

Ad inizio della scorsa stagione tentammo una ipotetica griglia di partenza in puro stile Formula 1 per analizzare quello che sarebbe stato il campionato vinto meritatamente dalla Juventus di Antonio Conte. Alcune previsioni si sono rivelate azzeccatissime, altre meno, a dimostrazione del fatto che i pronostici lasciano il tempo che trovano. Ma siccome il bello del mondo pallonaro è proprio questo ce ne possiamo fregare e ritentare lo stesso anche in ottica Euro 2012. Dopo un periodo nerissimo del nostro movimento calcistico, conciso con l’ennesimo scandalo legato alle scommesse, si può tornare a parlare di calcio giocato, lasciando che i tribunali facciano (speriamo, sarebbe veramente un’occasione da non perdere) piazza pulita di chi inquina questo sport già di per sé non proprio lindo come i pavimenti di un hotel a cinque stelle. Fare paragoni con quanto accaduto nel 2006 è simpatico e sicuramente non privo di fondamento, ma meglio lasciar perdere la cabala e concentrarsi sui dati oggettivi. Andiamo quindi ad azzardare la griglia delle sedici magnifiche, premettendo che il livello di un europeo è per certi versi anche più difficile di un mondiale, perchè non ci sono Arabia Saudita e Corea del Nord a fare da materasso, ma tutte squadre che hanno sudato sette camice per arrivare in Polonia ed Ucraina.

Prima fila: la finale dello scorso mondiale era assolutamente quella più giusta ed i valori in cima non sono poi così diversi. La Spagna parte in pole position nonostante qualche pecca in più rispetto al passato: mancherà un fuoriclasse come Puyol ed il bomber di sempre David Villa (entrambi infortunati) ma Del Bosque ha a disposizione un bacino importante in difesa e soprattutto sembra aver recuperato “El niño” Torres, che fu proprio il protagonista dell’Europeo del 2008. Otto vittorie su otto nelle qualificazioni, ventisei gol fatti e solo sei subiti. Aggiungiamoci anche che l’ossatura è composta da giocatori di Real Madrid e Barcellona, ovvero le squadre più forti del pianeta. Può bastare direi. Al suo fianco ancora l’Olanda, che ha giocatori importanti come Robben, Sneijder e soprattutto Van Persie (che potrebbe scatenarsi in questa competizione), ma paga il fatto di essere una delle squadre più “sfigate” della storia. Altro neo è la totale incapacità di vincere ai calci di rigore (quel che accadde a Euro 2000 per loro non è una eccezione, ma la regola), ma a parte questo la rosa è completa (oddio, un portiere forte magari) ed esprimono il miglior gioco del continente.

Seconda fila: Germana senza dubbio, e molto molto vicina alle prime due. Tanti giovani che non sono più promesse bensì certezze. Gente dai piedi buoni e tanti “naturalizzati” indovinati. Molto dipenderà da Gomez, che può far sfracelli e deve dimostrare di saper fare come Klose, ovvero segnare a raffica con la maglia della nazionale. Punto debole sembra essere la difesa, a volte troppo perforabile e poco sicura, ma ci sono sia i nomi sia il fatto di essere appunto “tedeschi”, ovvero freddi come non mai, capaci di arrivare fino in fondo quasi sempre e…sempre vincenti dal dischetto. Accanto a loro, ma con un secondo e mezzo automobilistico di distacco ci siamo noi. Già, noi. Le scelte fatte da Prandelli hanno convinto quasi tutti. Forse una vera prima punta sarebbe servita ma il nostro commissario tecnico ha deciso di puntare su attaccanti rapidi e che soprattutto giocano con la squadra. Siamo la miglior difesa delle qualificazioni ed è un punto basilare nel calcio moderno. Per l’attacco…dipenderà molto da Cassano e Balotelli, che se si sono ricordati di mettere il cervello in valigia (nel caso di SuperMario quel che ne rimane) possono veramente, ma veramente fare grandi cose. Ave Cesare, lavora bene.

Terza fila: Francia e Inghilterra. Le separa la manica, le unisce il gruppo D. I transalpini si sono finalmente liberati di Domenech (e non è poco) ma Blanc dovrà dimostrare ancora tanto. Certo, Benzema, Ribery ed altri sono fuoriclasse e quindi si può fare bene, ma è troppo tempo che toppano di brutto agli appuntamenti importanti e c’è ancora un clima di sfiducia verso di loro. Sono comunque in grado di vincere il girone e di giocarsela bene ai quarti. Gli inglesi invece arrivano all’appuntamento con qualche acciaccato di troppo, ma soprattutto senza Capello. Che vuol dire? Vuol dire che solo giocando all’italiana i sudditi di Sua Maestà sono in grado di vincere qualcosa (Di Matteo docet) e che se continuano a preferire il tipico gioco britannico…peggio per loro e meglio per noi. La squadra però è solida e può sicuramente dire la sua, anche se avrà un accoppiamento difficile nei quarti (se ci arriva).

Quarta fila: Portogallo e Russia. Perchè i lusitani così indietro? Eh semplice, perchè nel loro girone hanno Olanda e Germania, quindi il loro percorso è immensamente più difficile rispetto a tutte le altre squadre che sognano la finale. Cristiano Ronaldo è il miglior giocatore del nostro continente ma purtroppo non ha compagni alla sua altezza, anche se giocatori di livello importante ce ne sono. Se passano il girone possono anche arrivare in fondo però, visto l’accoppiamento possibile nei quarti. Per quanto riguarda la Russia invece c’è da dire che ha una buonissima difesa (seconda per reti subite, dopo l’Italia) ma manca un vero bomber. Talenti come Arshavin sono in declino ma potrebbero stupire come hanno già fatto quattro anni fa.

Quinta fila: Polonia e Svezia. I polacchi giocano in casa ed il sorteggio gli ha regalato il girone più abbordabile possibile (si, anche io penso sia tutto preparato a tavolino, ma tant’è), ma soprattutto non sono scarsi come austriaci e svizzeri che nonostante lo stesso trattamento quattro anni fa fecero quattro punti in due finendo fuori subito. La loro possibilità è arrivare ai quarti, ma difficilmente andare oltre. Gli svedesi sono guidati da uno dei calciatori più chiacchierati del nostro paese, ovvero il re dei bomber Zlatan Ibrahimovic, che ha attorno una squadra che gioca per lui ma anche con lui. In nazionale ha sempre fatto meno capricci (vai a capire perchè) e quindi potrebbero essere la vera e propria mina vagante, non soltanto del loro gruppo, ma in generale.

Sesta fila: Ucraina e Irlanda. Gli ucraini come i polacchi giocano in casa ma l’urna li ha aiutati molto molto meno. Sono poco conosciuti, non sono niente male ma hanno un gruppo sulla carta troppo tosto per far bastare la regola della squadra locale aiutata da tutto e tutti. Soprattutto non avendo fatto le qualificazioni si ritroveranno in una realtà a loro sconosciuta, senza dimenticare che non sarà come per le squadre di club, imbottite di brasiliani ed altri stranieri a noleggio. L’Irlanda del Trap invece…piace. Non ha grossi campioni da un bel pezzo, ma quella vecchia volte di Giovanni una sorpresa può sempre regalarla. Il girone è duro perchè c’è la superfavorita Spagna ed anche una Italia tutta da decifrare, ma si può cercare il miracolo.

Settima fila: Croazia e Danimarca: i croati hanno perso il giocatore più importante, ovvero il bomber Olic, vedendo così crollare le loro quotazioni. Squadra tosta, ma il talento è quello che è e se non si registrano praticamente da subito rischiano una imbarcata colossale. I danesi invece…poverini. Se qualcuno di loro è anticlericale credo che non si saranno contate le bestemmie dopo il sorteggio. Sono un buonissimo team e sarebbero stati sicuramente qualche fila avanti, ma onestamente passare il gruppo B è una impresa che davvero rasenta l’impossibile.

Ottava fila: Repubblica Ceca e Grecia. Bentornati ai cechi che finalmente si riaffacciano nel calcio che conta, ma i tempi d’oro sono sicuramente andati. Cammino troppo altalenante nelle qualificazioni e troppa discontinuità di risultati. Nonostante questo però per assurdo hanno chance di andare ai quarti, semplicemente perchè sono nel girone nettamente più scarso. Stesso discorso si può fare per gli ellenici, ma per loro basta dire questo: i miracoli nel calcio ti succedono una volta sola e non ci sarà un altro Charisteas.

Backstage di una rivoluzione dal basso

Gheddafi è morto. Il rais, il dittatore, dipinto dall’opinione pubblica occidentale come il male assoluto, forse dietro solo a Saddam Hussein e Adolf Hitler, è stato finalmente sconfitto e a lungo resterà impressa nella memoria dei popoli africani l’immagine del cielo notturno di Misurata, solcato dalle scie luminose dei fuochi di artificio. Ci sentiamo tutti un po’ più sicuri ora che finalmente il tiranno è stato abbattuto e il suo cadavere sfigurato.  Si aprirà per la Libia una nuova era di libertà e prosperità, come i media ci hanno promesso. Abbiamo esportato la democrazia, ancora una volta.

C’è una storia, però,  che i media non hanno raccontato, una vicenda dai retroscena agghiaccianti in cui il reale protagonista di questo barbaro scempio non sarebbe il malvagio despota, ma l’Occidente, un Occidente manovrato da interessi economici e imperialistici di notevole portata. Qui, sia chiaro, non si intende elevare o celebrare la figura di Muhammar Gheddafi, quanto sollevare alcune questioni non trascurabili inerenti alle dinamiche dell’intervento, alla genuinità della rivoluzione e alle soluzioni adottate.

È sufficiente una breve ricerca su Internet, infatti, per svelare alcuni dei drammatici risvolti di questo conflitto, a partire dalle famose fosse comuni, in cui si supponeva che fossero stati sepolti i cadaveri dei poveri manifestanti uccisi nel corso delle proteste, rivelatesi in seguito “buche singole” scavate con una certa minuziosità in quello che altro non è che il cimitero di Sidi Hamed, in prossimità del quartiere residenziale di Gargaresh a Tripoli. Il dato emerge chiaramente in questo video.

httpv://www.youtube.com/watch?v=7yy3V_tYbZQ

Diversi mesi fa, a pochi giorni dallo scoppio del conflitto, nel corso della trasmissione “Porta a porta” Giulio Giammaria, corrispondente dall’estero, interrogò Ibrahim Moussa, portavoce di Gheddafi, e Ramadan Braiky, editorialista di un celebre giornale di Bengasi (link al video), sulla questione della guerra e, soprattutto, sulla gestione della vicenda dal punto di vista internazionale.

httpv://www.youtube.com/watch?v=n1ZH6UDRleU

«Noi abbiamo accettato la risoluzione dell’ONU» sostenne il primo «Abbiamo annunciato un cessate il fuoco, abbiamo chiesto una missione esplorativa, abbiamo chiesto degli osservatori internazionali per assicurare che non stiamo ammazzando nessuno. Gli osservatori non li stanno inviando ma invece mandano i missili, perché? Le persone vengono ammazzate tutte le sere, le persone hanno paura, la vita a Tripoli è molto difficile, non ci sono ospedali che funzionano, le scuole non funzionano, i mercati non funzionano.
Allora perché la comunità internazionale, compresa l’Italia, non ci manda una missione esplorativa per fare in modo che noi manteniamo il cessate il fuoco, perché solo noi l’abbiamo annunciato.
Venite a vedere sul campo che le cose sono sicure, c’è pace in Libia, e noi chiediamo un dialogo con tutti. Noi stiamo facendo il possibile, tutto ciò che ci viene chiesto di fare, eppure ci cadono i missili sulla testa, sui nostri figli che muoiono per nessuna valida ragione. Un missile costerebbe quanto qualsiasi missione esplorativa e centinaia di esploratori. Noi vogliamo paesi come l’Italia, con cui abbiamo un rapporto molto speciale, e vogliamo un loro coinvolgimento politico e diplomatico nell’aiutarci ad andare avanti. Invece l’Italia, un grande paese, sta seguendo il comando della Francia, anziché prendere una posizione diversa e dire: “Guardate ragazzi, dobbiamo pensarci un attimo a questo, da un punto di vista politico-diplomatico, parliamo con Gheddafi, parliamo con il governo libico, parliamo con i ribelli e cerchiamo di trovare una soluzione. Perché quando si tratta di mandare morte, aerei da guerra, siete sempre molto veloci, molto efficienti?”».

 Avrebbero potuto essere menzogne, dopotutto a parlare era pur sempre il portavoce del capo di stato. Poco dopo, però, la parola venne data al giornalista del quotidiano bengasino, al quale fu chiesto chi fossero questi ribelli e come mai avessero intrapreso una strada così nettamente violenta.

«Alcuni di loro, almeno quattro o cinque, anche il portavoce dei ribelli, scrivevano con noi nel nostro giornale perché il nostro giornale chiede sempre riforme costituzionali e libertà d’espressione. Ricordo che nel primo e nel secondo giorno chiedevano le riforme costituzionali, continuavano a farlo. Il terzo giorno, però, da quando sono cominciati questi eventi hanno cominciato ad attaccare altre persone. Diverse città libiche hanno ottenuto le armi e la situazione è diventata completamente diversa. Sono diventati ribelli con le armi pesanti. Le persone che noi conoscevamo erano scrittori che chiedevano rispetto dei diritti umani, credevano nella libertà di stampa e queste persone una volta lavoravano con me in ufficio e non chiedevano certo la guerra, l’attacco di Tripoli o di altre città. La situazione adesso si è complicata molto. Sono trascorsi  sei giorni da quando la città è passata sotto il controllo dei ribelli, la situazione è terribile, non c’è sicurezza, non ci sono scuole e non c’è neanche una stazione di polizia per risolvere qualunque problema, qualunque controversia. Non puoi neanche aprire il negozio, se ce l’hai. La situazione è diventata molto pericolosa. La popolazione di Bengasi è di circa un milione di persone e non è minimamente soddisfatta. Nessuno sarebbe felice a Roma o in Italia se ci fosse gente che va in giro con le armi. È davvero terribile per la gente comune… come me. Neanche io posso entrare nel mio giornale. Tutti i giornalisti hanno paura perché se scrivi qualcosa, qualunque cosa, se pubblichi una notizia sul sito web contro l’interesse dei ribelli, sei in pericolo. Ti potrebbero attaccare e anche ammazzare».

Senza porre alcuna etichetta, rinunciando per un attimo a una visione bicromatica della realtà (bianco/nero), occorre ammettere che simili dichiarazioni, quanto meno, stupiscono. Sì, perché l’immagine di individui armati che si aggirano minacciosi per i vicoli, come black bloc qualunque, e di interi centri paralizzati, non corrisponde proprio a quella descritta dalle televisioni (nei rari casi in cui qualche organo di stampa si sia soffermato a considerare le città dopo la conquista dei rivoltosi). Inoltre ciò che è curioso è il processo di rapida (quasi fulminea) degenerazione dell’iniziativa insurrezionale che dapprima sembra concentrata sulla rivendicazione di precisi diritti costituzionali e che, in un secondo momento, si evolve in un attacco preciso a un obiettivo ormai noto: Muhammar Gheddafi.

Sarebbe tanto pazzesco considerare una manina invisibile che possa aver dato una spinta, anche significativa, al movimento? È da folli chiedersi perché in Libia si sia intervenuti e in Siria no? E, a proposito di tattiche militari, non si era parlato di bombardamenti intelligenti?  I danni al 70% dell’acquedotto libico sono da ritenersi tali?
La memoria corre a un’altra intervista (link al video), quella della iena Enrico Lucci al presidente degli studenti libici in Italia, Nouri Hussein.

E: «Come valuti questa rivoluzione in Libia?»

N: «Volevano fregare il nostro petrolio»

E: «Ci sono i ribelli»

N: «Sì, ma sono cinque persone!»

E: «E come è possibile che loro abbiano tutta questa forza se sono quattro gatti?»

N: «Non hanno tutta questa forza, senza la Nato la prova [incomprensibile] è finita»

E: «Sarebbe finita perché avrebbero massacrato tutti»

N: «No… no, tutti vogliono Gheddafi! I media non mostrano questa cosa!»

E: «Quindi è tutta una forzatura dei media quello che vediamo?»

N: «Sì, tutto!»

E: «Quindi, Gheddafi non ha bombardato nessuno?»

N: «Non ha bombardato il popolo, Gheddafi!»

E: «Però si sono viste anche delle immagini fatte coi telefonini…»

N: «Ma quelle vengono dalla guerra di Iraq,  Afghanistan!»

E: «Quindi sono immagini finte?»

N: «Finte, di altre guerre»

E: «C’è il pericolo che Al Quaeda prenda il potere in Libia?»

N: «Sicuro»

E: «E quindi gli Occidentali sono scemi?»

N: «Loro questo non lo sanno, vogliono il petrolio»

E: «Allora Sarkozy è scemo?»

N: «Scemissimo»

E: «Non è che Gheddafi  utilizza questo spauracchio per mettere paura agli Occidentali?»

N: «Gheddafi dice la verità»

E: «Sei a favore della rivoluzione Tunisina ed Egiziana?»

N: «Sì, perché la gente sta malissimo»

E: «E invece in Libia?»

N: «Le cose ci sono in Libia»

E: «Perché in Egitto e in Tunisia hanno lottato contro Mubarak e Ben Alì ed invece in Libia Gheddafi andava bene?»

N: «Perché lì la teoria è diversa»

E: «Ma lui sta comunque al potere da quarantatré anni»

N: «Ma lui non sta al potere, lui sta come un leader»

E: «E allora anche Mubarak era un leader»

N: «No, un presidente della repubblica»

E: «E’ giusto che questi stiano lì per tanti anni?»

N: «E’ giusto così per noi, è giusto che i nostri capi rimangano capi finché muoiano»

E: «Gheddafi si può definire un leader democratico?»

N: «Sì, non è stato come immaginate voi»

E: «Lui ha i suoi meriti, ha liberato il paese dal colonialismo, dal re, però ti sembra giusto che nessuno lo contrasti?»

N: «Puoi dire quello che vuoi in Libia»

E: «Potresti anche dire che Gheddafi è uno stronzo e non ti succederebbe nulla?»

N: «No, da cinque anni puoi dire qualsiasi cosa»

E: «Perché solo da cinque anni?»

N: «Hanno cambiato le leggi! Hanno liberato la stampa, però se dici cazzate ti arrestano!»

E: «Se Gheddafi scegliesse di fare solo il padre della patria per lasciare liberi voi con le elezioni, a voi andrebbe bene?»

N: «»

E: «Lui lo farà?»

N: «Forse sì, però loro (le potenze della NATO, ndA) non vogliono la pace, vogliono il petrolio»

E: «Il petrolio, però, potreste pure difenderlo con un sistema democratico»

N: «Tu dici “democratico”, “democratico”, ma perché in Italia c’è la democrazia? A nessuno piace Berlusconi»

E: «Si, però si vota, l’hanno votato!»

N: «Anche noi votiamo, nella nostra maniera. Votiamo come tribù, ogni tribù ha un capo»

E: «Non è meglio la democrazia di un posto in cui comandi solo uno?»

N: «Non comanda solo uno… Il pensiero arabo, islamico è diverso, la vostra democrazia nel nostro paese non vale niente»

La discussione continua sugli stessi punti, su una diversa visione della democrazia e della scelta politica, finché allo studente non viene offerta la possibilità di chiamare la propria famiglia, residente a Sebha, città della Libia centro-meridionale bombardata proprio quello stesso giorno. Quando la madre del ragazzo risponde, la ricostruzione dello scenario libico è spaventosa. A quanto pare gli inglesi stanno bombardando civili, vecchi, bambini e pare che sia stata distrutta, tra gli altri edifici, anche una scuola. I negozi sono stati chiusi e i cittadini sono disorientati da un’azione militare confusionaria, invasiva. La conversazione si conclude con una richiesta d’aiuto.

«Se potete fare qualcosa, vi prego fatelo, parlate con l’ONU per fermare questo massacro»

Nell’apprendere simili notizie, ci si sente un po’ meno eroi e un po’ più imperialisti. Magari un po’ assassini, ma giusto un po’. Gheddafi non può sterminare il popolo libico ma a quanto pare la NATO sì. Basta con queste teorie del complotto, però! Ci hanno insegnato che questo dittatore stava commettendo crimini contro l’umanità e che per questo andava processato. Anche se a quanto pare non ce l’ha fatta a raggiungere la corte per un altro sfortunato caso.

Sulla copertina de “Il fatto quotidiano” di domenica 23 ottobre si menziona addirittura un video in cui il rais verrebbe violentato con un bastone dai nobili ribelli. E sul web sono davvero decine i video che documentano il potere della disinformazione e il clima d’odio che una corretta campagna diffamatoria potrebbe aver instaurato intorno a un personaggio già di per sé discutibile. Chissà se ci sarà bisogno dell’aiuto delle potenze straniere, adesso, per ricostruire la Libia? Chissà se avremo modo di conoscere davvero colui che sostituirà il crudele leader? Chissà se verrà mai creato un fondo monetario africano come Gheddafi auspicava?

È tempo di (semi)finali

Sabato e domenica prossima, in un tabellone nord vs sud, si sfideranno per accedere alla finalissima dei mondiali Galles – Francia da una parte e Australia – Nuova Zelanda dall’altra.

Vediamo di analizzare le squadre.
Il Galles è la sorpresa del lotto. È la squadra rilevazione di questo mondiale, ha saputo interpretare magnificamente il quarto con l’Irlanda (nettamente favorita) e si merita di essere dove è. Contro l’Irlanda ha fatto la parte di Davide contro Golia, difendendo caparbiamente per la maggior parte del tempo e punendo poi gli irlandesi al primo errore. Diciamo che è la nostra Cenerentola, quella che si tifa perché è meno grande delle altre.
La Francia ha pescato il jolly contro l’Inghilterra, nel relativo quarto di finale. Lievremont, coach dei transalpini, ha vissuto una fase premondiale e tutto il periodo dei gironi con il fiato dei media sul collo, reo di far giocare i suoi ragazzi fuori ruolo e decisamente male (verissimo). Lui ha sempre risposto cercando di far gruppo, insultando, alzando i toni, evidentemente memore dell’effetto Lippi al mondiale 2006 o guardando al Mourinho del presente. Fatto sta che la Francia ha già un piede in finale, essendo nettamente favorita nello scontro con i gallesi, ha un organico che non ha nulla da invidiare a quello della Nuova Zelanda (nel 2007 gli All Blacks furono proprio rimandati a casa dai francesi ai quarti) e ha battuto l’odiata Inghilterra ai quarti grazie ad un’intensità ed una determinazione sconosciuta agli inglesi e ad un primo tempo da favola terminato sul 16 a 0. Pronostico: Francia (ma il cuore è con i gallesi)
Andiamo dall’altra parte del tabellone.
L’Australia ha già giocato una prima teorica finale nel quarto contro il Sud Africa, campione uscente. La partita di sabato mattina è stata al cardiopalma; mentre gli italiani facevano colazione, l’Australia, demeritando, è riuscita a pescare il jolly contro la squadra più forte vista fin’ora, quel Sud Africa campione uscente e zeppo di campioni alla fine della loro carriera. Proprio questa è stata la chiave del match. 70 minuti di fuoco (ricordiamo che una partita ne dura 80), con la squadra africana avanti 9 a 8 e a dettare il gioco ma che non riesce a fare il break quando dovrebbe e potrebbe, punizione (sacrosanta) per l’Australia ed è James O’Connor (classe 1990), con una fucilata tra i pali, a marcare i 3 punti che portano gli australiani alla corte degli All Blacks. L’Australia parte da sfavorita; ha una squadra giovanissima, piena di campioncini con poca esperienza sulle spalle ma con quella genialità e quel tocco di irresponsabilità che potrebbe essere invece la chiave di volta della semifinale.
La Nuova Zelanda è la squadra da battere, quella più forte, quella che tutti si aspettano che domini l’avversario. Cosa che non è riuscita domenica mattina contro l’Argentina. Una partita che doveva essere a senso unico e piena di mete, è stata invece una bolgia infernale, che ha visto da una parte i Pumas combattere fino alla fine su ogni pallone rovinando il gioco e i piani degli All Blacks che pensavano di fare una passeggiata e che di mete ne hanno segnate solo 2 e la prima al 67′. Il problema principale degli All Blacks è l’infortunio di Dan Carter, mediano d’apertura e giocatore più forte del mondo. Il problema muscolare alla coscia ha mescolato le carte in casa Nuova Zelanda e chi dovrebbe prenderne il posto (Slade in prima battuta e Cruden in seconda) appare non all’altezza.
Che questo possa rivoluzionare una coppa del mondo che all’inizio appariva già scritta?
Pronostico: All Blacks (ma il cuore è con gli australiani)

Attaccateci e sarà l'inferno.

Con questa dichiarazione il leader libico Gheddafi ha risposto alla risoluzione decisa dell’ONU. Dopo giorni di colpevole ritardo (ne avevamo parlato nel recente articolo Ribaltone Libico), la comunità internazionale si è finalmente mossa sulla questione libica decidendo una “no-fly zone” per preservare le vite e la sicurezza dei civili.

La “no-fly zone” vieta tutti i voli nello spazio aereo della Libia che non siano voli umanitari, e autorizza i vari stati a intervenire – militarmente; con i caccia, insomma – per garantirne l’attuazione. Francia e Gran Bretagna sono in prima linea, e hanno già annunciato l’invio di caccia, così come il Canada. L’Italia per il momento non prende una posizione netta, ma dovrà mettere a disposizione delle forze Nato le proprie basi militari. L’Europa sembra comunque tutta unita sulla decisione di intervenire: anche Spagna, Belgio e Grecia hanno dato la loro adesione, adesione che crescerà sicuramente nelle prossime ore e nei prossimi giorni. Cosa accadrà a Gheddafi non è ancora dato saperlo (sebbene si prospettino per lui accuse di crimini contro l’umanità), ma sentendo le sue parole minacciose aumenta il sentimento di vergogna nel ricordare baciamani e circhi equestri.

La reazione del dittatore libico, come dicevamo, non si è fatta attendere. In un’intervista alla tv locale ha dichiarato candidamente: “Se il mondo è impazzito, diventeremo matti anche noi. Risponderemo. Trasformeremo la loro vita in un inferno” (via | Repubblica.it ) Minacce di un dittatore ormai alla canna del gas (ed è proprio il caso di dirlo, visti gli interessi energetici dell’Europa con la Libia). Il popolo in rivolta ha accolto la notizia dell’intervento internazionale con scene di giubilo, hanno visto nell'”occidente salvatore” la possibilità di una riscossa, visti i terribili scontri e le perdite dei giorni scorsi. Esclusa per il momento l’idea di un’occupazione militare diretta, la “no-fly zone” non è l’unico intervento deciso nei confronti della Libia: sanzioni economiche, l’embargo forzato e la chiusura pressoché totale dei canali diplomatici prospettano una situazione non certo florida per il regime.

Di sicuro sconvolgono le parole usate dal rais, quella minaccia (forse esagerata, forse no) ai paesi del Mediterraneo e all’occidente “impazzito” rende ancora più delicata la situazione. L’intervento necessario è però arrivato, e nei prossimi giorni finalmente capiremo cosa accadrà nella povera Libia, un paese ormai martoriato dalla guerra civile, dove sono morte centinaia di persone bombardate dal loro stesso leader sotto gli occhi di un’Europa attonita, quasi bloccata dagli interessi economici nella regione. Il popolo si augurava una rivolta lampo e un rovesciamento del regime come era accaduto in Tunisia e in Egitto. Purtroppo non è andata così.

Un deja vù targato Roberto Carlos

Era il 1997, era estate. L’anno successivo si sarebbero giocati i mondiali di calcio in Francia, quindi si pensò di “testare” il terreno con un torneo internazionale con alcune delle nazionali più importanti e che sarebbero state fra le favorite. Si affrontavano Italia, Brasile, Francia ed Inghilterra. Fra i ventidue azzurri convocati c’erano ad esempio un giovanissimo Inzaghi, un altrettanto giovane Del Piero, e nomi che solo i più appassionati ricorderanno come Maini del Vicenza e Torrisi del Bologna. Più ovviamente il mitico Attilio Lombardo, che siglò anche una sfortunata autorete contro il Brasile. Già, perchè la formula era del “tutti contro tutti”, ovvero girone all’italiana con la squadra che avrebbe fatto più punti che sarebbe stata campione. Vinse l’Inghilterra, che ci sconfisse nella prima partita per due a zero. Facemmo poi due pareggi, tre a tre col Brasile (ma li massacrammo) e due a due con la Francia (dove furono loro a giocare meglio). Del Piero segno tre reti in tre partite, grande protagonista. L’anno dopo nacque il dualismo con Baggio. Ora vi domanderete il perché di questo lungo preambolo. Semplice, perché di quel torneo nessuno ricorda niente, tranne una incredibile rete di Roberto Carlos. Si era a Lione, il tre di giugno. Al ventiduesimo del primo tempo il terzino sinistro a quei tempi al Real Madrid sparò un siluro dall’effetto pazzesco che sorprese Barthez (ma avrebbe sorpreso anche Jascin) per una delle reti a tuttoggi più incredibili della storia. Sono passati quasi quattordici anni, Roberto Carlos adesso gioca nel Corinthians, col quale sta affrontando il “Paulistao”, il campionato statale (in Brasile prima che inizi quello nazionale ogni stato gioca un campionato a parte). Nel match contro il Portuguesa, ha segnato direttamente da calcio d’angolo. Un tiro improvviso, forte, rasoterra, che si è infilato all’altezza del secondo palo. Magari cercava il cross, ma poco importa. Perchè mi ha riportato a quando avevo quattordici anni, visto che ricordo perfettamente dov’ero in quel momento, nell’unico momento in cui non ho odiato calcisticamente parlando il Brasile.

La scissione delle opinioni…

“Si riaccendono le polemiche su una possibile scelta della Sardegna come sede di una delle centrali nucleari da realizzare in Italia” – si legge tra le notizie ANSA del 18 settembre 2010, nella stessa giornata in cui il noto oncologo Umberto Veronesi, nella sua recente visita a Cagliari, ha affermato che “i sardi dovrebbero essere contenti se dovesse essere costruita una centrale nella regione. Non ci sono pericoli e la contrarietà al nucleare è solo ideologica, non supportata da argomentazioni scientifiche”.

A rispondere al caro Veronesi è bastata l’ultima puntata di “Presadiretta”, la trasmissione di Riccardo Iacona che è andata in onda su Rai 3 domenica 19 settembre, interamente dedicata al nucleare. Un viaggio tra i tanti Paesi europei che da tempo hanno scelto di sfruttare l’uranio come fonte d’energia, e che quotidianamente si ritrovano a fare i conti con gli effetti collaterali dell’atomo…

Il servizio comincia da Kromberg, in Germania, con una terrificante intervista a una madre di famiglia residente in una casa costruita nei pressi di una centrale nucleare. “In questa zona – afferma la donna – tra le persone che conosco ci sono ben quattro famiglie in cui vi sono stati dei casi di leucemia infantile”, e risulta difficile pensare che sia stata solo una coincidenza, considerata la rarità della malattia.

A Sellafield (in Inghilterra) una madre intervistata affermava che “la centrale scaricava in mare materiale radioattivo (scorie liquide) all’insaputa degli abitanti della zona”, che inconsapevoli portavano i propri figli a fare il bagno in quelle stesse acque contaminate.
“Secondo le stime – ha affermato il giornalista durante il servizio – nel Mare d’Irlanda oggi dovrebbero esservi depositati circa 200 kg di plutonio, lungo le coste di un paese in cui già dagli anni cinquanta si parla di latte radioattivo.

In Francia, nella Terra di San Pier, da una misurazione “CRIRAD” (Commissione di ricerca e informazione indipendente sulla radioattività) è stata ritrovata una quantità enorme di “Yellow cake” (uranio concentrato) nel sottosuolo di terreni edificati e abitati da diverse famiglie.
È la stessa Francia che ora sta sperimentando la costruzione delle nuove centrali EPR, di ultimissima generazione. Prototipi attualmente inesistenti, che il Governo italiano prevede di acquistare in caso di investimenti sul nucleare. Un “esperimento” che già in Francia ha portato a ritardi di oltre tre anni, con costanti negligenze di costruzione, tra saldature ultimate senza supervisioni e ritardi nell’arrivo dei progetti.

Il servizio di “Presadiretta” si è poi concluso parlando della miniera di Hasse, nella bassa Sassonia. Una cava scelta per il deposito delle scorie, escludendo la possibilità che in una miniera di sale potesse arrivare l’acqua, sebbene le recenti infiltrazioni che rischiano di far crollare la miniera provino l’esatto contrario. Oggi una grande “A” di legno simboleggia l’avviso “Achtung” (Attenzione) all’ingresso della città, dove i cittadini vivono nella costante paura che possa accadere il peggio e che quelle scorie possano raggiungere le falde acquifere contaminando l’acqua potabile. Nel frattempo politici e scienziati si arrabattano nella ricerca di una soluzione, e le attuali stime prevedono almeno dieci anni di lavori e un costo di minimo due miliardi di euro…

Siamo davvero sicuri che si tratti semplicemente di “contrarietà ideologica”?

Day 17 Mondiali di Calcio: vincono gli orrori arbitrali

Due ottavi di finale, entrambi decisi da clamorose sviste arbitrali. Germania-Inghilterra è una sfida storica, che rievoca una marea di ricordi. Ricordate il famoso gol-fantasma di Hurst che decise la finale del 1966? Dopo quarantaquattro anni i tedeschi sono stati risarciti. Ma andiamo con ordine. La difesa inglese balla come non mai e Klose e Podolski la scherzano segnando due reti in pochi minuti (clamorosa quella di Klose, che raccoglie addirittura un rilancio da fondo del portiere). Upson però accorcia le distanze e subito dopo un tiro di Lampard colpisce la traversa e ricade un metro e mezzo oltre la linea di porta: il centrocampista esulta ma poi si accorge che incredibilmente la rete non è stata concessa. Nella ripresa l’Inghilterra si lancia in avanti e viene punita da due contropiedi finalizzati dall’ottimo Mueller. 4-1 ed inglesi a casa.

Anche in Argentina-Messico protagonista assoluta in negativo è la terna arbitrale. I messicani colpiscono una traversa con Salcido e sfiorano il gol con Guardado ma vengono condannati da un incredibile gol in fuorigioco di Tevez. Rosetti si accorge dell’errore rivedendolo sul maxischermo ma ricordandosi l’arrabbiatura di Blatter per l’espulsione di Zidane decide di continuare a sbagliare convalidando la rete. Al Messico crollano i nervi e Osorio regala il raddoppio ad Higuain. Nella ripresa un altro gol (stupendo però) di Tevez e quello di Javier “El chicharito” Hernandez.

Argentina-Germania nei quarti…chi avrà esaurito il credito con la buona sorte??

Day 8 Mondiali di calcio: Dio salvi l'Inghilterra!

Passi l’uno a uno con gli Stati Uniti visto che è frutto dell’erroraccio di Green, ma pareggiare a reti bianche contro la modesta Algeria dopo una partita priva di spunti è davvero troppo. L’Inghilterra è scomparsa, della squadra che tanti applausi aveva strappato durante le qualificazioni non è rimasto quasi nulla. Gioco latitante, voglia di proporsi zero, e stavolta non c’entrano le mani bucate del portiere (che tra l’altro stavolta era “Calamity” James). Capello stavolta non solo ha molto da lavorare, ma anche molto da salvare. Eh si, perché per quanto incredibile possa sembrare, gli inglesi rischiano seriamente l’eliminazione. Se non battono la Slovenia al 90% la truppa di Sua Maestà tornerà alla Madre Patria. Questo perché nel pomeriggio proprio gli sloveni e gli “yankees” impattano due a due dopo una bella partita, con un tempo per parte. Prima metà di marca slava, con Birsa e Liubijankic che bucano la porta di Howard (il primo con una sassata dai venti metri, il secondo lanciato proprio da Birsa sul filo del fuorigioco), secondo tempo tutto appannaggio degli statunitensi, che grazie alle mosse di Bradley che toglie “El gringo” Torres e l’impalpabile Findley per inserire il vivace Edu e Feilhaber impattano con le reti di Donovan (cannonata sulla quale Handanovic si scansa per salvare la faccia, nel vero senso della parola) e Bradley (il figlio dell’allenatore). Slovenia quattro punti, Usa ed Inghilterra due, Algeria uno. Rischio England. Nell’altra gara di giornata poi gran successo della Serbia sulla Germania (la squadra che meglio aveva impressionato nella prima tornata). Uno a zero targato Jovanovic, con gli attaccanti teutonici in giornata nera: Klose espulso per una stupidaggine e Podolski che sbaglia un rigore. Anche qui situazione completamente riaperta e si attende Ghana-Australia, decisiva soprattutto per gli africani.