Addio, o Ramadan

[stextbox id=”custom” big=”true”]L’ articolo che state per leggere è scritto da Federica Di Martino, 24 anni, di Salerno. Da oggi Federica è ufficialmente un nuovo blogger della redazione di Camminando Scalzi. Benvenuta![/stextbox]

Si sono conclusi da poco in tutto il mondo i festeggiamenti del 1432° Ramadan, intenso momento religioso che unisce gli islamici di tutto il mondo, in particolare i credenti residenti in Italia, in cui l’Islam è la seconda confessione religiosa dopo il Cattolicesimo.

Circa 1.293.704, secondo la stima del Dossier Statistico 2011 della Caritas, i musulmani in Italia, che sono numericamente nulla rispetto al numero di giudizi, pregiudizi e credenze che ci portiamo dietro quando parliamo di Islam (che in arabo significa “dare il proprio volto a Dio”). Poiché la questione si presenta molto delicata, mi piacerebbe descrivere lo svolgimento del Ramadan e raccontare dei luoghi di culto presenti attualmente sul territorio italiano. Questo può aiutarci ad avere un’idea chiara, formarci un opinione personale sull’argomento e uscire dal baratro dell’ignoranza religiosa poiché, come appurato da celebri studi scientifici, i tre quarti degli italiani crede fermamente che il mercoledì delle Ceneri sia la commemorazione dell’eruzione del Vesuvio.

Il Ramadan, il cui significato è “mese caldo” perché inizialmente celebrato esclusivamente nei mesi estivi, assume una durata di 29 o 30 giorni ed è legato nel calendario musulmano al nono mese. Il Ramadan consiste nel rigoroso digiuno e si fonda nella tradizione secondo cui, in questa mensilità, Maometto avesse ricevuto la visita dell’arcangelo Gabriele.

Nel corso del mese preposto i musulmani sono obbligati, dall’alba al tramonto, ad astenersi dal bere, mangiare, fumare ed avere rapporti sessuali.  Poiché il digiuno nasce dal bisogno di purificarsi dal mondo corrotto, ogni ingestione viene considerata come corruzione del corpo e dell’anima, finanche quando ci si lava i denti bisogna fare attenzione a non ingerire acqua o dentifricio.

Inoltre all’interno del Ramadan una delle prescrizioni principali è quella di evitare ogni forma di ira e violenza.

Sono esenti dal digiuno i bambini in età prepuberale, le persone incapaci di intendere e di volere, le donne gravide e gli anziani. L’aspetto interessante è che coloro i quali sono dispensati da questa pratica, devono cercare di mettere in atto opere di carità durante tutto il periodo del Ramadan, prestando soccorso agli indigenti o preparando pasti per le categorie più povere.

Per quanto concerne i luoghi, nel 2002 l’Ucoii (Unione Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia) ha dichiarato la presenza di 133 luoghi di culto, ma allo stato attuale appare impossibile indicarne un numero preciso, in quanto molti luoghi di culto non sono riconosciuti e come ben sappiamo quando si profila la possibilità di costruire nuove moschee, le polemiche sono assicurate.

Le moschee in Italia hanno provocato innumerevoli critiche e non solo quelle purtroppo, come evidenziato dalle numerose protese “pacifiste” di cui mi sembra giusto fare un piccolo riepilogo:

-Il 24 aprile 1994 una molotov causa un incendio alla piccola moschea nel centro storico di Albenga

-Il 24 gennaio 2004 un sasso scagliato infrange la vetrata dell’ingresso della moschea di Segrate, Milano

-Nel 2004, la moschea di Savona, è stata fatta oggetto di scritte razziste (una svastica) sul portone

-Il 2 febbraio 2007 è stato fatto esplodere un ordigno nella moschea di Milano a via Quaranta

-Il 26 luglio, 9 agosto e 23 ottobre sono state fatte esplodere delle bombe nella moschea di Abbiategrasso

-Il 15 agosto del 2007 molotov contro la moschea di Brescia

-Il 4 agosto è stata incendiata la moschea di Bologna

“E se andassimo noi lì che trattamento ci riserverebbero?” Questa la giustificazione che tante volte ho sentito e che devo dire ben si adatta a un popolo laico che vive fortemente la propria religione, fondata sulla carità e l’accoglienza. Questi carismi sono ben evidenti negli episodi sopracitati e si alimentano con svariate polemiche, tra cui quella del crocifisso all’interno luoghi pubblici a cui mai abbiamo fatto caso prima, ma che diventa necessario quando ci viene tolto.

Circa due anni fa, mentre passavo per Napoli a piazza Garibaldi, ho visto lo spazio del mercato completamente adibito a luogo di culto per la comunità islamica tra immondizia, automobili e passanti.

Allora mi dico che quel Cristo in croce che apre le braccia, le apre per accogliere davvero tutti. Poi mi dico che il 1976 non è poi tanto lontano e ancora mi dico che “Se questo è un uomo”, allora io voglio essere altro.

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