SPECIALE CLASSICS – Wozzeck e Histoire du Soldat, opere di guerra.

Wozzeck di Alban Berg e Histoire du Soldate di Igor Stravinsky sono due opere-capolavoro per teatro in musica, scritte negli anni della grande guerra: la prima, composta negli anni 1917 -1921, fu messa in scena nel 1925; la seconda risale al 1918.

SFONDO STORICO CULTURALE DELL’EUROPA DEL XIX SECOLO

Fino allo scoppio della “grande guerra” l’Europa, a partire dal 1815 – data della sconfitta di Napoleone –  aveva trascorso un secolo di moti insurrezionali sulla scia delle nuove idee liberali della neonata repubblica francesce, specie in Italia. Ci fu un secolo di costanti e profondi mutamenti, dal punto di vista politico, culturale e del progresso economico. Si venne ad affermare la nuova potenza della Germania, ora al pari dei paesi leader nel mondo, dopo la prestigiosa vittoria nella guerra franco-prussiana. Nel corso dell’800 si sviluppò la società industriale, con la nascita della borghesia e della classe operaia. In Europa avvenne una grande espansione economica e demografica, un boom dei trasporti marittimi che favorì il neonato fenomeno del turismo. L’invenzione del telegrafo segnò un netto cambiamento nel campo delle comunicazioni. La scienza abbandonò l’illimitata fiducia nelle leggi e negli schemi costituiti in cui si era illusa di poter racchiudere l’infinita ricchezza dell’universo.  Con l’avvento delle equazioni di Maxwell, delle trasformazioni di Lorentz e infine della relatività di Einstein venne meno il concetto, fino ad allora dato per scontato, di tempo assoluto. Il tempo e lo spazio sono legati insieme a formare quello che viene chiamato spaziotempo. Nel 1896 Freud in un suo articolo parlò esplicitamente di “psicoanalisi” come metodo di ricerca e trattamento terapeutico nel settore della psicopatologia. Lo stesso Freud, dopo la prima guerra mondiale affermò l’impossibilità della fine delle guerre, in quanto l’aggressività, fondamento di ogni guerra, è radicata indissolubilmente nell’uomo.

Si ebbe mano a mano una percezione generalizzata del progressivo tramonto di un vecchio mondo. Di pari passo il crollo di strutture statali e di valori considerati immutabili favorì il sorgere di movimenti artistici e filosofici miranti alla piena giustificazione e spiegazione della nuova realtà.  L’atteggiamento dominante di molti letterati, poeti, drammaturghi, pittori, musicisti sembrò essere quello della rivolta al passato. La necessità degli artisti di sentirsi all’avanguardia divenne una dichiarata e programmatica volontà di modificare profondamente il contenuto culturale della tradizione. Fu un atteggiamento che senza dubbio ha la sua radice nel romanticismo ottocentesco. Ma mentre l’arte dell’ottocento aveva cercato costantemente un equilibrio tra il vecchio e il nuovo, tra i modelli tradizionali e la soggettività dell’individuo, una buona parte dell’arte del ‘900, invece, sancì l’annullamento dei modi espressivi correnti e abusati. Tuttavia ci fu chi reagì all’eccesso di radicalismo delle avanguardie evocando stilemi espressivi di una tradizione lontana o vicina, di valori acquisiti dal passato.

LA PRIMA GUERRA MONDIALE

In Europa, al fianco delle superpotenze secolari come Inghilterra e Francia, emerse la Germania. Nel giovane stato tedesco – inesperto in politica internazionale – si insinuò, in maniera del tutto particolare, l’idea che non si doveva mai smettere di crescere sul piano politico ed economico. Quest’ideologia, detta darwinismo sociale, decretò nei tedeschi non solo invidia e rabbia nei confronti degli stati nemici, ma sovvertì anche i motivi della guerra: una guerra non di offesa, come in effetti fu, ma di difesa dai vicini malvagi che ledevano le ambizioni espansionistiche della Germania.

La prima guerra mondiale (1914-1918) fu la prima guerra “totale” perché non impegnò solo gli eserciti ma la vita intera degli Stati nei suoi vari aspetti, politici, sociali, economici e persino culturali; fu guerra di massa: gli uomini al fronte, le donne in fabbrica. Si svolse in terra, in mare e, per la prima volta, in cielo, con l’impiego di armi mai prima usate (aerei, carri armati, sommergibili, gas asfissianti). Fu la prima “grande guerra”, combattuta fino all’esaurimento delle risorse dei belligeranti e si concluse con il crollo di quattro imperi; Austria-Ungheria, Germania, Russia, Turchia.
Le cause profonde che scatenarono il primo conflitto mondiale vanno ricercate innanzitutto nella crisi spirituale e culturale che, alla fine del XIX secolo, aveva provocato la decadenza dei valori tradizionali e la perdita della fiducia nella ragione e nelle idealità liberali e democratiche per lasciar posto a teorie che esaltavano il superuomo e la guerra come “selezione naturale” e  sola “igiene del mondo”.  A questa profonda crisi dello spirito vanno aggiunte le tensioni provocate dallo sviluppo del capitalismo, che aveva trasformato il nazionalismo del primo ’800 in imperialismo.

La guerra fu caratterizzata sul fronte occidentale da staticità: Francia e Inghilterra si scontrarono con la Germania per lunghi anni su posizioni di trincea, senza ottenere significative vittorie. La vita dei soldati lungo la linea di combattimento era un incubo: costretti a vivere nascosti, sporchi tra fango e topi, senza possibilità di lavarsi per settimane, sotto la minaccia costante del fuoco nemico. Assistiamo alla perdita di qualsiasi significato della vita umana, un’intera generazione è falcidiata. Le esperienze della guerra portarono a una sorta di trauma collettivo in tutte le nazioni partecipanti.

Pertanto l’ottimismo svanì quasi completamente e gli ex-combattenti iniziarono a esser conosciuti come la “Generazione Perduta” poiché non si ripresero mai completamente da quell’esperienza. Molti soldati furono affetti da  disturbo post-traumatico da stress, fenomeno ancora sconosciuto alla psicologia di allora.

In Francia moltissimi giovani erano stati uccisi o feriti durante il conflitto. Negli anni seguenti molte nazioni (fra cui anche l’Italia) vollero celebrare il proprio dolore per i tanti propri figli persi e migliaia di memoriali vennero eretti in molti centri grandi e piccoli d’Europa.

GRANDI STATISTICHE

VITTIME CIVILI – ALLEATI

▪       Belgio 30.000

▪       Regno Unito 30.000

▪       Romania    270.000

▪       Francia 40.000

▪       Russia     1.500.000

▪       Grecia 7.000

▪       Serbia     270.000

▪       Italia   50.000

Totale:             2.197.000


VITTIME CIVILI – IMPERI CENTRALI

▪       Austria-Ungheria 300.000

▪       Bulgaria 275.000

▪       Germania 750.000

▪       Turchia 2.000.000

Totale:                  3.325.000

Totale complessivo: 5.522.000 vittime

Nazione Mobilitati Morti Feriti Dispersi o prigionieri
– Imperi Centrali –
Impero austro-ungarico 7.800.000 1.200.000 3.620.000 2.220.000
Impero Germanico 11.000.000 1.773.700 4.216.058 1.152.800
Impero Ottomano 2.850.000 325.000 400.000 250.000
Bulgaria 1.200.000 87.500 152.390 27.029
– Intesa –
Belgio 267.000 13.716 44.686 34.659
Impero britannico 8.904.467 908.371 2.090.312 191.652
Francia 8.410.000 1.357.800 4.266.000 537.000
Grecia 230.000 5.000 21.000 1.000
Regno d’Italia 5.615.000 650.000 947.000 600.000
Giappone 800.000 300 907 3
Montenegro 50.000 3.000 10.000 7.000
Portogallo 100.000 7.222 13.751 12.318
Romania 750.000 335.706 120.000 80.000
Impero russo (fino al 1917) 12.000.000 1.700.000 4.950.000 2.500.000
Serbia 707.343 45.000 133.148 152.958
Stati Uniti 4.355.000 126.000 234.300 4.500
Totale 65.018.810 8.678.013 21.187.715 7.687.798

WOZZECK

Il Wozzeck di Berg è il capolavoro della seconda “Scuola di Vienna”, un’opera espressionista esemplare. Fu composta nel 1917-1921 ed andò in scena per la prima volta all’Opera di Stato di Berlino il 25 dicembre 1925, ottenendo un successo immediato. Fu eseguita nel decennio successivo ben 166 volte, tra Europa e America.

Il testo dell’opera fu ricavato dal Woyzeck (1836) di Georg Buchner, reputato il massimo drammaturgo tedesco nell’epoca di Berg. L’opera è divisa in tre atti, ognuno dei quali suddiviso in cinque scene.

– Nel primo atto si ha la presentazione dei personaggi principali: il soldato Wozzeck, la sua compagna Maria, il capitano, il dottore, il tamburmaggiore. Alla fine del primo atto si consuma il tradimento di Maria.

– Il secondo atto sancisce l’impossibilità di Wozzeck di riscattarsi dai soprusi dei suoi aguzzini.

– Nel terzo atto, la redenzione di Wozzeck dalla sua sofferenza: uccide Maria e muore annegato.

I contorni temporali non vengono specificati nell’opera. Il nucleo tematico del dramma di Buchner è la condanna di una società che non ha saputo riscattare i personaggi dalla loro miseria morale e materiale, li ha sfruttati e quasi costretti fatalmente a compiere atti delittuosi. Il misero soldato, attorno al quale ruota la tragica vicenda, si trova chiuso tra un mondo feroce e ingiusto e la sua personale disintegrazione psichica – tipica tematica espressionista. Berg ha il merito di condensare il testo originario di 29 scene in sole 15 scene, sperimentando, prima di tutti gli altri, con grande arditezza i nuovi mezzi di composizione su lunghe durate di tempo: la ricchezza e la varietà dei caratteri musicali è nel Wozzeck inesauribile, e la grandiosità della disposizione architettonica le si dimostra pari in tutto.

HISTOIRE DU SOLDAT

Durante la permanenza in Svizzera, dove si trasferì appena prima della Grande guerra, Stravinsky scrisse Histoire du soldat (1918), un’opera da camera articolata in 19 numeri musicali e comprendente narrazione, mimica e danza, su libretto in francese di Charles-Ferdinand Ramuz. Il clarinettista ed industriale Werner Reinhart, in seguito dedicatario dell’ Histoire du soldat, fu il finanziatore dell’impresa. Stravinsky scelse sette strumenti appartenenti ognuno ai tipi rappresentativi delle varie famiglie strumentali per registro acuto e grave: violino, contrabbasso, fagotto, clarinetto, tromba (cornetta a pistoni in Fa/Si bemolle), trombone e percussioni. L’organico è quindi un piccolo ensemble, che doveva quindi girare non solo per le grandi città svizzere ma anche tra i vari paesini montani. Fu anche una scelta dettata, probabilmente, anche per compensare la mancanza di strumentisti a causa del conflitto mondiale.

L’opera narra la storia di un soldato, Josef, che cede il suo violino al diavolo in cambio di un libro magico che gli procurerà denaro e potere. Le vicende sono  raccontate  e recitate da tre attori: il narratore,  il soldato e il diavolo. Dall’opera Stravinsky ricavò una suite da concerto di cinque numeri dedicata al suo mecenate Werner Reinhart, per clarinetto, violino e pianoforte. Fu messa in atto successivamente una versione per balletto.

TRAMA E STRUTTURA

I/1 Marcia del soldato.
Il soldato torna al suo villaggio natale per una licenza di quindici giorni.

Piccola aria presso il ruscello.
Viene avvicinato dal diavolo, travestito da vecchio acchiappafarfalle. Il diavolo ottiene il violino del soldato in cambio di un libro magico e lo invita a passare tre giorni insieme.

Breve ripresa della marcia del soldato

I/2 Pastorale.
Il soldato, raggiunto il paese natale, scopre che sono passati in realtà tre anni e tutto è cambiato. Il diavolo, travestito da mercante di bestiame, lo invita a far fortuna con il libro magico.

Ripresa piccola aria presso il ruscello

I/3 Il soldato scopre che il libro funziona ma dopo poco tempo è ormai completamente disilluso dalla ricchezza. Il diavolo, vestito da mezzana, gli mostra le sue merci, fra cui il suo violino: lo ricompra ma non riesce a farlo suonare così lo scaglia dietro le quinte con il libro.

Piccola aria presso il ruscello

II/4 Marcia del soldato.
Il soldato, povero, giunge in una città dove la figlia del re è malata e viene promessa in sposa a chi la guarirà.

Marcia reale.
Il soldato incontra il diavolo, vestito da virtuoso violinista, e gioca a carte con lui facendolo ubriacare per recuperare il violino.

Piccolo concerto.
II/5 Il soldato suonando guarisce la principessa che balla un tango, un valzer e un ragtime.

Tango, valzer e ragtime.
Poi abbraccia il soldato ma entra il diavolo: il soldato lo costringe a ballare (Danza del diavolo), riabbraccia la principessa (Piccolo corale) e poi trascina il corpo dietro le quinte. Mentre il diavolo pronuncia la sua maledizione (Canzone del diavolo).  Soldato e principessa sono di nuovo abbracciati. (Grande corale).

II/6 Poco dopo il matrimonio i due vanno nel paese natio di lui ma, varcata la frontiera, il soldato cade in potere del diavolo che ha di nuovo il suo violino.

Marcia trionfale del diavolo.
Il soldato lo segue senza opporre resistenza.

LA GUERRA VISTA DAI DUE AUTORI

A inizio ‘900 in campo musicale esisteva una pluralità di tendenze senza dubbio sconosciuta a qualsiasi altro secolo,  con compositori talvolta assai lontani nei loro mondi espressivi, con caratteri e connotazioni ideologiche fra loro molto diverse. Berg e Stravinsky sono due figure emblematiche di questo periodo, entrambi compositori innovativi e di grande talento, molto diversi tra loro. Eppure entrambi hanno avuto l’esigenza, per motivi differenti, di riferirsi al tema della guerra.

Wozzeck e Histoire du Soldate sono entrambe opere frutto di percorsi diversi che si riproducono ciclicamente sull’evento Grande Guerra, pur tuttavia non facendo mai un esplicito riferimento ad essa. Berg opta per un’opera sperimentale che presenti inequivocabilmente gli chocs, puntando a impressionare molto gli spettatori; Stravinsky invece, dovendo tenere conto dei gusti del pubblico, si affida ad una visione edulcorata, meno traumatica, quale ci offre la fiaba, il racconto epico, che tra l’altro collima pienamente con la sua aspirazione di diventare un classico. Volendo obiettare un gesto “snob” del compositore russo, perché volutamente distaccato dagli orrori dei conflitti bellici, si potrebbe commettere un errore: la scelta della fiaba può essere ragionevolmente valida ad instillare una morale che ha sua ragion d’essere nell’infantilismo, lo stato primigenio di ogni coscienza, quindi volta a scuotere inconsciamente i nostri animi. Mentre l’operazione di denuncia di Berg è evidente, in Stravinsky apparentemente potrebbe essere assente: in realtà essa rifugge da qualsiasi ragionamento a priori, presentando le vicende come “classiche”.

Nel quadro generale del primo novecento entrambi i compositori hanno in comune il desiderio di un’aumentata complessità della musica, volta a dare un esplicito significato spirituale e filosofico. In Stravinsky gli ammiccamenti al jazz, ciò che è semplice e chiaro, istintivo ed ingenuo, si disgregano. Berg concepisce il materiale già svincolato dalla tonalità e disgregato in elementi cellulari del ritmo, accordo o singola altezza.

Riprendendo il discorso di denuncia consapevole in Berg e subdola in Stravinsky, si noti come questa finalità sia raggiunta per antitesi di linguaggio tra le due opere: atonalità per il Wozzeck contro tonalità (se pur allargata) della Histoire;  massima varietà delle forme, di verso coesione; aspetto intellettuale della composizione contro ammiccamento a generi di massa. Ma entrambe le composizioni portano a questa conclusione: i due soldati sono due uomini non liberi per loro stessa condizione in essere. La guerra forgia degli schiavi: in Berg il protagonista è reietto dalla società ed è succube della sua follia; in Stravinsky diviene servo del diavolo, delle tentazioni, dell’ambizione sfrenata. Si assiste alla perdita di qualsiasi moralità, l’aspetto comune che entrambi i musicisti vogliono esprimere, se pur a tinte diverse. La scelta di abbracciare una determinata forma o stile che sia, non deve far perdere di vista la causa di tutti i mali – che è la guerra – e l’effetto, ossia la disumanazione dell’individuo, la perdita di valore della vita umana, a prescindere appunto da qualsiasi mera speculazione intellettuale. Ai due compositori questo va dato atto indistintamente.

E in questo caso, quando si affronta di argomenti che sconvolgono l’animo umano, non può meravigliare che il Wozzeck, se pur possa risultare un’opera ostica per le orecchie del pubblico e dura da assorbire, tuttavia abbia riscosso un grande successo, replicato diverse centinaia di volte.  Il rapporto con il pubblico, a confronto del sec. XIX, è sì cambiato, ma altrettanto le coscienze, e il Wozzeck è segno di questo cambio di passo, e per questo un capolavoro. Di certo Berg non rincorreva il successo o tantomeno i denari.

Stravinsky invece ci lascia una fiaba  morbida e delicata, per gli spettatori monito da raccontare a tutte le età, con un auspicio: che ognuno di noi non si venda la propria anima al diavolo. E se pure a volte il compositore strizza l’occhio alla massa, prendendo spunti compositivi da repertori commerciali,  in realtà egli non ricerca necessariamente il denaro; egli cerca gli aspetti più ingenui (e logori) della società, quasi in una sorta di rituale feticistico. L’ingenuità è per Stravinsky una buona pietra per scolpire un’opera d’arte, nel suo caso un capolavoro.

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